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Dopo Eni, anche Ip fissa un prezzo fisso per diesel e benzina: i rischi per i consumatori come accaduto in Francia

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il tetto fissato da Eni, in vigore dal 28 settembre, riduce di circa 17 centesimi al litro il prezzo medio praticato nelle proprie stazioni. Ip ha scelto di seguire lo stesso schema

Il fronte dei prezzi calmierati dei carburanti si allarga in Italia. Da lunedì 28 settembre, Eni applica per 30 giorni un prezzo massimo di 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina venduti dalla rete Enilive. La società indica una riduzione di circa 17 centesimi al litro rispetto ai livelli medi considerati al momento dell’annuncio e lascia aperta la possibilità di prolungare la misura fino alla fine dell’anno, secondo l’andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Si tratta di un tetto: se il prezzo di mercato scendesse sotto quei valori, il limite non obbligherebbe a vendere a 2,19 o 1,99 euro.

A seguire Eni è Ip, controllata dal gruppo energetico azero Socar. L’azienda ha annunciato un limite ai prezzi di benzina e gasolio da introdurre progressivamente sulla rete a marchio Ip. Sta valutando anche come estendere il meccanismo alle stazioni Esso e agli altri operatori che si riforniscono da Ip. Al momento dell’annuncio, però, Socar non ha indicato un prezzo massimo unico né un calendario preciso per tutti gli impianti. Per gli automobilisti, dunque, la novità non equivale ancora a trovare lo stesso sconto in ogni distributore Ip.

L’iniziativa ha ricevuto il plauso del governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un prezzo più basso alla pompa può alleggerire subito la spesa di chi usa l’auto ogni giorno. Resta però una domanda: quanti automobilisti riusciranno davvero a fare rifornimento al prezzo annunciato, senza trovare code o carburante esaurito? La Francia, dove TotalEnergies applica da mesi un tetto ai listini, mostra perché la risposta dipenda anche dalla capacità di rifornire le stazioni.

La mossa di Ip segue quella di Eni

Il possibile effetto boomerang nasce dalla concentrazione della domanda. Se un numero elevato di automobilisti si dirige verso gli stessi distributori, le vendite possono aumentare più rapidamente delle consegne. Le cisterne della stazione hanno una capacità limitata; rifornirle richiede mezzi, personale e tempi logistici. Una pompa può così esaurire temporaneamente un carburante anche quando nel Paese non manca il prodotto in termini generali.

Per il consumatore la conseguenza è concreta. Il viaggio verso la stazione conveniente può concludersi con una lunga attesa o con la necessità di cercare un altro impianto. Il risparmio promesso si riduce se bisogna percorrere chilometri aggiuntivi; può sparire del tutto se, dopo una deviazione, si è costretti a comprare il carburante altrove a un prezzo più alto. Il rischio cresce nelle ore di punta e dove pochi distributori applicano il tetto mentre quelli vicini mantengono listini sensibilmente superiori.

C’è poi un effetto sulla concorrenza locale. Gli operatori che restano fuori dall’iniziativa possono perdere volumi di vendita senza avere la possibilità economica di pareggiare il prezzo. La Figisc, federazione italiana dei gestori, ha riconosciuto il sollievo che la misura Eni può offrire agli automobilisti, ma ha espresso preoccupazione per la tenuta delle stazioni indipendenti e per le difficoltà di rifornimento che potrebbero incontrare gli impianti più frequentati. Le accuse di concorrenza sleale sono, allo stato, contestazioni e timori degli operatori, non un accertamento delle autorità.

Cosa è già successo in Francia

Il precedente è quello di TotalEnergies, che in Francia ha fissato un massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il diesel nelle proprie stazioni della Francia continentale. Il prezzo favorevole ha attirato automobilisti verso la rete del gruppo. Durante un’audizione parlamentare, l’amministratore delegato Patrick Pouyanné ha riferito che alcune stazioni hanno avuto bisogno di circa il 15% di consegne in più e che, in certi fine settimana, l’affluenza è cresciuta del 30%, provocando code.

A settembre, le difficoltà sono diventate visibili nei dati sulle scorte. Il 23 settembre, un’analisi delle dichiarazioni delle stazioni francesi ha rilevato la mancanza temporanea di almeno un carburante in 951 dei 6.279 impianti che avevano aggiornato i prezzi nelle 48 ore precedenti: il 15,1% del campione. Circa nove stazioni in difficoltà su dieci appartenevano alla rete TotalEnergies. Il 15,1%, quindi, non descrive la quota dei soli distributori TotalEnergies rimasti a secco; indica la quota degli impianti in difficoltà nel campione esaminato.

Il prezzo calmierato ha aperto anche un confronto sulla concorrenza. La federazione francese FF3C, che rappresenta gestori indipendenti, si è rivolta all’Autorità della concorrenza contestando gli effetti della politica commerciale di TotalEnergies sulle piccole stazioni. La presentazione di un esposto, però, non dimostra di per sé un illecito: segnala una controversia che spetta all’autorità valutare.

Che cosa può accadere ora in Italia

Lo scenario francese non è destinato a ripetersi automaticamente. Molto dipenderà dalla differenza effettiva di prezzo rispetto agli altri distributori, dal numero di impianti coinvolti e dalla frequenza delle consegne. Se più reti applicheranno limiti competitivi, la domanda potrebbe distribuirsi su un maggior numero di stazioni. Se invece lo sconto sarà concentrato in pochi punti vendita, quei distributori potrebbero subire una pressione maggiore. Sono possibilità da verificare nelle prossime settimane, non effetti già osservati in Italia.

Per valutare il risultato dell’iniziativa servirà guardare oltre il prezzo pubblicizzato. Contano quante stazioni applicano davvero il tetto, quali carburanti restano disponibili, quanto durano le eventuali code e quale risparmio ottiene chi fa rifornimento. Nel caso di Ip, il primo passaggio sarà conoscere i prezzi massimi e i tempi dell’applicazione progressiva; nel caso di Eni, sarà verificare come la rete reggerà l’aumento della domanda durante i 30 giorni iniziali.

Il beneficio immediato per gli automobilisti è possibile, e in molti casi sarà tangibile. Il rischio boomerang riguarda la sua accessibilità: un prezzo conveniente aiuta chi riesce a fare rifornimento, mentre code, deviazioni e pompe temporaneamente vuote ne riducono il valore. Il precedente francese invita a misurare entrambe le cose, prezzo e disponibilità del carburante, prima di giudicare l’esito dei tetti annunciati in Italia.

La conferma che anche Ip segua l'esempio di Eni è un segnale politico importante, ma la sua efficacia per i consumatori dipenderà da come verrà gestita la fase applicativa. Senza un coordinamento più ampio tra i principali operatori del settore e senza garanzie sulla continuità delle forniture, il rischio è che il risparmio alla pompa si accompagni a code, disagi e tensioni sulla rete distributiva, ripetendo lo scenario già visto in Francia. Per ora, il prezzo fisso resta una misura temporanea e circoscritta, non un cambio strutturale del mercato dei carburanti italiano.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...