Xu Peng, star dei micro drama cinesi, ha lasciato il set per il mercato del suo villaggio: la causa è l’intelligenza artificiale. La sua storia.
Fino a pochi mesi fa il suo volto era ovunque sugli schermi degli smartphone cinesi. Oggi lo si trova dietro una bancarella di frutta e verdura, in un mercato di un villaggio dello Shandong. La storia di Xu Peng, attore trentenne diventato virale in tutto il mondo, è molto più di una curiosità: è il racconto più concreto di come l’intelligenza artificiale stia cambiando il mondo del lavoro, anche nell’intrattenimento.
Xu Peng è un attore cinese di 30 anni, diplomato alla prestigiosa Central Academy of Drama di Pechino, una delle scuole di recitazione più importanti del Paese. Dopo gli studi aveva lavorato nelle produzioni televisive tradizionali, ma la vera svolta è arrivata nel 2025, quando in Cina è esploso il fenomeno dei micro drama, chiamati anche vertical short drama.
Si tratta di mini serie pensate per essere guardate in verticale sullo smartphone, con episodi che durano uno o due minuti e trame costruite per catturare lo spettatore in pochi secondi. Un formato che ha conquistato centinaia di milioni di utenti e che è diventato un business enorme, capace di attrarre investimenti, piattaforme dedicate e un esercito di nuovi volti.
Xu Peng è entrato in questo mondo anche grazie all’incoraggiamento dei suoi fan, e il successo è stato immediato. È diventato popolarissimo interpretando il cosiddetto “CEO prepotente”, l’archetipo del miliardario freddo, affascinante e dominante che è il protagonista di innumerevoli storie romantiche del genere. Tra i titoli che lo hanno visto protagonista c’è Blood River, del 2025.
Il successo ha avuto un prezzo. Nel momento di massimo splendore, Xu Peng girava dalle 15 alle 16 ore al giorno. I micro drama si producono a ritmo industriale, con tempi di lavorazione ridottissimi e un bisogno costante di nuovi contenuti. Per un attore richiesto come lui, questo significava avere un calendario sempre pieno e pochissimo tempo per fermarsi.
Chi lo ha seguito in quel periodo racconta di un professionista instancabile, uno di quelli che il telefono non smette mai di squillare. Il set di riferimento era Hengdian, nella provincia di Zhejiang, la grande città del cinema cinese, una sorta di Cinecittà in versione gigante dove si concentrano gli studi di produzione.
Poi, all’improvviso, il silenzio. Xu Peng ha girato la sua ultima serie a marzo 2026. Dopo quel set, le proposte sono praticamente sparite. Nessuna chiamata, nessun provino, nessun nuovo ruolo da protagonista.
Secondo quanto raccontato dallo stesso attore ai media cinesi, la causa è stata la rapida diffusione delle produzioni generate dall’intelligenza artificiale. In poco tempo, le case di produzione hanno scoperto che era possibile realizzare un micro drama con attori virtuali, scenografie generate al computer e voci sintetiche, a una frazione del costo e dei tempi di una produzione con persone in carne e ossa.
Alcune analisi riportate dalla stampa internazionale parlano di una quota molto alta dei nuovi titoli ormai creati con strumenti di IA, con stime che superano il 95% delle nuove uscite. Sono numeri da prendere con cautela, perché difficili da verificare in modo indipendente, ma descrivono bene la direzione del mercato.
Per capire la vicenda bisogna guardare alla logica economica dei micro drama. Questo formato vive di quantità e velocità: servono centinaia di episodi, pubblicati a ritmo serrato, per tenere agganciato il pubblico e alimentare gli algoritmi delle piattaforme.
Un attore in carne e ossa ha dei costi: compenso, trasferte, trucco, costumi, set, orari, imprevisti. Un attore generato dall’intelligenza artificiale, invece, non si stanca, non ha bisogno di pause e può girare scene in pochi minuti. Con i moderni strumenti di generazione video e voce, un volto sintetico può recitare, piangere, sorridere e pronunciare dialoghi in più lingue.
Per i produttori la scelta è stata quasi obbligata. Per attori come Xu Peng, che avevano costruito la propria fama proprio su questo formato, il risultato è stato un crollo improvviso della domanda. Una parabola velocissima: da attore super richiesto a professionista senza ingaggi nel giro di pochi mesi.
Senza nuovi progetti all’orizzonte, Xu Peng ha preso una decisione concreta. Invece di restare ad aspettare una telefonata che non arrivava, ha lasciato Hengdian e fatto ritorno al suo villaggio nello Shandong, una provincia agricola nella Cina orientale.
Qui ha scelto di dare una mano alla famiglia. Ogni giorno guida il veicolo elettrico di famiglia fino al mercato locale, carico degli ortaggi coltivati dal nonno, e passa la giornata dietro il banco a vendere frutta e verdura. Un cambio di vita radicale, quasi cinematografico, per chi fino a pochi mesi prima era circondato da troupe, luci e fan.
All’inizio, a quanto raccontato, parenti e amici sono rimasti perplessi davanti a una scelta così distante dal mondo dello spettacolo. Lui, però, non l’ha vissuta come una sconfitta.
A colpire l’opinione pubblica non è stata soltanto la notizia, ma l’atteggiamento con cui Xu Peng l’ha affrontata. Intervistato dai media cinesi, ha spiegato che recitare è soltanto una professione e che, se mancano i ruoli, si può cercare un’altra strada per guadagnarsi da vivere. Il concetto che ripete è semplice: finché si lavora con onestà e impegno, non esistono ostacoli insormontabili.
Ha anche aggiunto che, per lui, nella vita non esiste davvero la pensione, ma solo un cambio di palcoscenico, e che anche cambiando mestiere resta la stessa persona. Parole che hanno fatto il giro dei social cinesi e internazionali, conquistando migliaia di commenti di sostegno.
Nel suo profilo social, inoltre, compare da tempo un messaggio che sintetizza il suo approccio: non cerca la fama, desidera soprattutto un palco dove esprimersi. Per questo, spiegano le cronache, non ha abbandonato del tutto il sogno della recitazione. Tra i suoi progetti futuri c’è l’idea di aprire un corso di formazione per attori, trasmettendo ad altri l’esperienza maturata.
Le foto e i video di Xu Peng al mercato si sono diffuse a velocità impressionante. Molti utenti hanno elogiato la sua resilienza e la sua dignità nel rimboccarsi le maniche. Alcuni fan si sono presentati di persona alla bancarella, per un saluto, un selfie o semplicemente per acquistare un po’ di verdura e dimostrargli sostegno.
La vicenda è finita sui giornali di mezzo mondo, da Singapore alla Malesia, dalle Filippine fino all’Europa, diventando un simbolo di un tema che riguarda tutti: che cosa succede alle professioni creative quando la tecnologia diventa più economica e veloce delle persone.
Gli esperti del settore sottolineano che quella di Xu Peng potrebbe non essere un’eccezione, ma un segnale d’allarme. Se in Cina i micro drama sono stati il primo terreno di scontro tra attori e intelligenza artificiale, lo stesso scenario potrebbe presentarsi altrove, in particolare nei segmenti dell’intrattenimento dove contano i costi bassi e i tempi rapidi.
Il tema è già al centro del dibattito globale. Negli ultimi anni, sindacati di attori e sceneggiatori in diversi Paesi hanno chiesto regole precise sull’uso dell’IA, a tutela di volti, voci e posti di lavoro. Il caso di Xu Peng mostra quanto questa discussione non sia teorica, ma riguardi la vita quotidiana di persone reali.
Allo stesso tempo, non mancano le voci più ottimiste: l’IA può anche ridurre i costi di produzione, aprire nuove opportunità a creatori indipendenti e generare professioni inedite, dal direttore di contenuti sintetici all’esperto di prompt. La sfida, per lavoratori e aziende, sarà riqualificarsi e adattarsi in tempi molto più rapidi che in passato.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...