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Ferie statali non usate pagate a fine rapporto, ma solo se non rifiutate dal dipendente: le novità del decreto PA

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Il decreto PA sopprime il divieto di pagare le ferie non godute a fine rapporto, ma solo se non rifiutate dal dipendente. Dentro anche aiuti per i Campi Flegrei, Difesa e proroghe per la scuola.

Il decreto PA, approvato lunedì 28 settembre 2026 dall'aula della Camera con 133 voti favorevoli e 66 contrari, introduce una delle novità più attese dagli statali degli ultimi anni: la possibilità di ottenere il pagamento delle ferie non godute anche al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Fino ad oggi la normativa italiana prevedeva un divieto generale di monetizzazione, coerente con l'idea che le ferie servano innanzitutto al riposo del lavoratore e non possano trasformarsi in un semplice compenso economico. Con il nuovo provvedimento, ancora in attesa del passaggio definitivo al Senato entro il 6 ottobre, quel divieto viene soppresso, in un'ottica dichiarata di armonizzazione tra la legge italiana e gli orientamenti della giurisprudenza europea in materia di diritto al riposo.

La condizione che pochi conoscono sulle ferie arretrate e l'allineamento alle regole europee

La misura, contenuta in un decreto omnibus di 22 articoli che tocca settori molto diversi tra loro, dalla sanità agli enti locali fino ai Campi Flegrei, non equivale però a un assegno automatico per chiunque lasci un ufficio pubblico con ferie residue sul cedolino. Il testo introduce infatti una condizione precisa: il diritto all'indennità sostitutiva può venire meno se il dipendente ha scelto deliberatamente di non usufruire delle ferie, pur essendo stato messo dall'amministrazione nelle condizioni concrete di farlo e pur essendo stato informato in modo adeguato delle conseguenze di quella scelta. In altre parole, la nuova norma sposta l'attenzione dal semplice fatto oggettivo (le ferie non sono state godute) alla ricostruzione delle responsabilità reciproche: da un lato l'obbligo del datore di lavoro pubblico di organizzare turni e carichi in modo da permettere realmente il riposo, dall'altro l'onere di informare per iscritto il lavoratore sul rischio di perdere il diritto se decide comunque di rinunciarvi.

Questo meccanismo richiama da vicino l'impostazione già consolidata a livello europeo, dove la Corte di giustizia dell'Unione ha più volte affermato che il lavoratore non può essere privato del diritto alle ferie retribuite, né tantomeno della relativa indennità in caso di cessazione del rapporto, a meno che il datore di lavoro non dimostri di aver fatto tutto il possibile per consentirgli di goderne. È proprio a questo principio che il legislatore italiano dichiara di volersi allineare, correggendo un impianto normativo che negli anni aveva generato incertezze e contenziosi, soprattutto per i dipendenti pubblici che, per esigenze di servizio o per organizzazione degli uffici, si trovavano ad accumulare giorni di ferie mai utilizzati fino al pensionamento o al cambio di lavoro.

Un decreto omnibus tra emendamenti decaduti e polemiche

Il decreto PA non si esaurisce però in questa sola misura, e anzi rappresenta un provvedimento dal perimetro molto ampio, come dimostra il percorso complesso avuto in commissione. Su circa 250 emendamenti segnalati dai gruppi parlamentari, solo una parte minima è stata effettivamente esaminata prima della scadenza dei termini, con la conseguente decadenza della maggioranza delle proposte, tra le proteste delle opposizioni e alcuni malumori interni alla stessa maggioranza. Tra le modifiche che sono comunque riuscite a entrare nel testo figurano il riallineamento della durata dei consigli provinciali al mandato dei rispettivi presidenti, oggi sfasati tra loro, la possibilità per le amministrazioni pubbliche di riservare fino al 20% dei posti messi a bando a lavoratori flessibili già impiegati nella stessa mansione, e il ricorso a Cassa Depositi e Prestiti per accelerare la spesa in investimenti pubblici. Sono state approvate anche la proroga della validità delle graduatorie di idonei alla direzione delle Asl e una norma retroattiva sulle Camere di Commercio, che consente il conferimento di incarichi a persone già in quiescenza a partire dal 2022.

Il nodo dei 4,6 milioni presi dal fondo disabilità

Un capitolo a parte, e non privo di elementi di attenzione, riguarda l'utilizzo di 4,6 milioni di euro, attinti dal fondo destinato all'attuazione della riforma della disabilità, per finanziare pensionamenti anticipati già autorizzati dei giornalisti iscritti all'Inpgi. Si tratta di una scelta che ha attirato l'attenzione degli osservatori parlamentari proprio per l'origine delle risorse impiegate, pensate in origine per un ambito diverso. Sul fronte della Difesa, il decreto istituisce inoltre un nuovo Reparto ambientale marino da 30 unità e il Comando delle forze speciali, mentre restano fuori dal testo definitivo, per decadenza o ritiro, la proposta sulle occupazioni abusive di immobili, nota come norma anti Spin Time, e gli emendamenti relativi alla sperimentazione della telemedicina in Lazio e Lombardia e all'assunzione di 273 nuovi vigili del fuoco.

Gli aiuti per i Campi Flegrei

Non meno rilevante è il secondo capo del decreto, interamente dedicato all'emergenza sismica nei Campi Flegrei, dopo i terremoti del 31 luglio e del 1° agosto 2026. Il provvedimento consente alla Regione Campania, tramite i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Napoli, di erogare un contributo per l'autonoma sistemazione alle famiglie costrette a sgomberare le proprie abitazioni per inagibilità: gli importi vanno da 400 euro mensili per i nuclei di una sola persona fino a 900 euro per quelli composti da cinque o più componenti, con una maggiorazione fino a 200 euro per la presenza di over 65 o di persone con invalidità pari o superiore al 67%. Viene inoltre istituito un fondo da 100 milioni di euro, ripartiti tra 30 milioni per il 2026 e 70 per il 2027, destinato agli interventi di riqualificazione sismica e riparazione degli edifici. Significativamente, come ha sottolineato il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, l'intesa politica preannunciata tra maggioranza e opposizione su questo tema non si è tradotta in una riformulazione del testo, che è arrivato in aula senza modifiche nella parte relativa ai Campi Flegrei, mentre il governo lavora in parallelo a un provvedimento decennale pensato per affrontare in modo più strutturale l'intera area.

Scuola, università e i prossimi passaggi

Il decreto interviene infine su altri fronti significativi per il mondo scolastico e universitario. Viene prorogato fino all'anno scolastico 2027/2028 il regime straordinario che consente di considerare valido, al posto del titolo di abilitazione, il servizio prestato per almeno tre anni, anche non continuativi, nelle scuole paritarie negli ultimi dieci anni, per i docenti la cui iscrizione ai percorsi abilitanti non sia stata accolta per mancanza dell'offerta formativa. Nel comparto dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, i diplomi accademici di primo e secondo livello assumeranno rispettivamente la denominazione di lauree e lauree magistrali, uniformando così i titoli AFAM a quelli universitari. Il testo, ora atteso al Senato per un passaggio che secondo le prime indiscrezioni parlamentari dovrebbe essere piuttosto rapido, dovrà comunque completare l'intero iter di conversione entro il 6 ottobre, pena la decadenza dell'intero decreto legge.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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