UniCredit valuta il riacquisto di FinecoBank, la piattaforma di risparmio gestito che aveva ceduto nel 2019 per 2,1 miliardi di euro. Oggi quella quota ne varrebbe quasi 5, in un risiko bancario sempre più acceso.
Il risiko bancario italiano si accende su un nuovo fronte. Dopo aver consolidato la propria presenza in Germania, dove lo scorso 3 luglio ha completato la prima fase dell'operazione su Commerzbank salendo al 49,65% del capitale, UniCredit torna al centro delle indiscrezioni per un possibile ritorno su una vecchia conoscenza: FinecoBank.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l'amministratore delegato Andrea Orcel starebbe valutando un'operazione che rappresenterebbe, per la banca di Piazza Gae Aulenti, un vero e proprio ritorno al passato. Fineco fu infatti parte del gruppo UniCredit fino al 2019, quando l'allora amministratore delegato Jean Pierre Mustier completò la cessione della partecipazione residua del 35,1% per circa 2,1 miliardi di euro, nell'ambito di una strategia di rafforzamento patrimoniale.
Ai valori di mercato attuali, quella stessa quota varrebbe oggi oltre 4,8 miliardi di euro, più del doppio rispetto al corrispettivo incassato sette anni fa. Un dettaglio che rende ancora più interessante la vicenda: Orcel non ha mai nascosto di considerare quella cessione un errore della precedente governance, soprattutto alla luce dell'evoluzione del mercato del wealth management, oggi considerato strategico per la redditività di qualsiasi grande gruppo bancario.
Il ragionamento di UniCredit nasce da un problema strutturale: a differenza del concorrente Intesa Sanpaolo, il gruppo guidato da Orcel non può vantare una rete diffusa di consulenti finanziari monomandatari. Fineco, con il suo modello fortemente orientato alla digitalizzazione e alla gestione del risparmio, offrirebbe competenze difficilmente replicabili internamente: una piattaforma digitale integrata, una clientela patrimonialmente evoluta e un modello distributivo ad alta redditività.
L'operazione consentirebbe inoltre a UniCredit di ridurre la propria dipendenza da Amundi, controllata dal gruppo Crédit Agricole, sviluppando ulteriormente la piattaforma proprietaria Onemarkets. Dal punto di vista patrimoniale, il gruppo dispone dei margini necessari per sostenere l'investimento: a fronte di un requisito minimo regolamentare fissato dalla BCE al 10,2%, il Cet1 ratio pro forma di UniCredit dopo l'operazione Commerzbank si attesta al 12,5%.
Fineco non sarebbe l'unico dossier italiano allo studio di Orcel. Secondo le stesse indiscrezioni, sul tavolo resterebbero altre due alternative, entrambe più complesse da percorrere.
Banca Generali, controllata dal gruppo Generali, rappresenta un'opzione allettante ma delicata: nel capitale della compagnia assicurativa triestina c'è anche UniCredit, con una quota dell'8,8% che ai prezzi di Borsa vale circa 5,7 miliardi di euro, e da cui il gruppo ha incassato nel 2026 ben 218 milioni di euro di dividendi. Abbandonare Trieste proprio mentre Intesa Sanpaolo si avvicina a Generali attraverso la sua manovra su Mps e Mediobanca potrebbe rivelarsi, secondo gli osservatori, tatticamente rischioso.
Banco BPM resta invece un vecchio pallino di Orcel, che nel 2024 aveva già lanciato un'offerta ostile da 10,1 miliardi di euro, respinta dal management dell'istituto. La presenza di Crédit Agricole al 30% del capitale e l'esercizio del golden power da parte del governo italiano rendono oggi questa strada particolarmente complicata da percorrere.
Un elemento che gli analisti sollevano con insistenza riguarda l'infrastruttura tecnologica di Fineco. Il sistema di core banking e il sistema operativo della banca guidata da Alessandro Foti dal 2000 sono stati sviluppati interamente in casa, una scelta che nel tempo ha garantito sicurezza informatica ed efficienza, ma che oggi presenta elevate complessità di integrazione con architetture IT esterne come quelle di UniCredit.
Questo elemento, secondo diversi osservatori, potrebbe ridefinire sensibilmente le sinergie industriali attese da un'eventuale operazione, rendendo il percorso più lungo e complesso di quanto i numeri finanziari suggeriscano a prima vista.
La vicenda Fineco si inserisce in un momento di forte fermento per l'intero sistema bancario e assicurativo italiano. Negli ultimi mesi si sono susseguite operazioni di grande portata: Intesa Sanpaolo ha lanciato un'offerta su Mps, che a sua volta ha conquistato il controllo di Mediobanca, arrivando indirettamente a influenzare gli equilibri dentro Generali. Un intreccio di partecipazioni incrociate che sta ridisegnando l'intera galassia finanziaria italiana.
Anche il fronte assicurativo non resta immune da questi movimenti: il legame sempre più stretto tra banche e assicurazioni sta ridefinendo anche la distribuzione di prodotti come le polizze vita e gli strumenti unit linked, con partnership di alto profilo che coinvolgono, oltre a UniCredit, anche Unipol e Allianz, in un contesto in cui la scadenza della partnership tra UniCredit e Allianz nel 2027 sta già accelerando le strategie di riorganizzazione delle reti distributive.
La sola indiscrezione ha già mosso i listini. Le azioni FinecoBank hanno toccato un nuovo massimo dell'ultimo anno, avvicinandosi ai livelli più alti degli ultimi dodici mesi proprio a poche settimane dalla pubblicazione dei risultati del primo semestre 2026, attesa per il 30 luglio. Banca Akros ha confermato la propria raccomandazione positiva sul titolo, con un prezzo obiettivo fissato a 24 euro, sottolineando come le indiscrezioni su un possibile interesse di UniCredit aumentino l'appeal speculativo della banca digitale.
Fonti vicine al dossier, citate da più testate, definiscono comunque "prematura" qualsiasi iniziativa vincolante, vista la mole di risorse ancora assorbita dall'integrazione regolatoria di Commerzbank in Germania. Resta il fatto che Orcel, fin dalla sua nomina nel 2021, aveva ricevuto il mandato di rafforzare la presenza di UniCredit sul mercato domestico, un obiettivo che finora non si è concretizzato né con il Monte dei Paschi di Siena né con il Banco BPM.
Con il progressivo restringimento delle occasioni di consolidamento disponibili in Italia, e con Intesa Sanpaolo che si muove rapidamente su altri fronti, Fineco resta oggi l'opzione più concreta e meno ostacolata sulla scacchiera di Orcel: una public company priva di un azionista di controllo stabile, che rappresenterebbe per UniCredit non solo un ritorno simbolico alle proprie origini nel wealth management, ma anche una delle ultime occasioni rimaste per crescere davvero in casa propria.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...