Nel 2026 i fringe benefit per i lavoratori dipendenti assumono un ruolo chiave tra incentivi e normativa e prevedono specifici importi, limiti di esenzione per categoria e vantaggi
I sistemi di welfare aziendale si consolidano come strumenti centrali nel panorama della retribuzione in Italia, offrendo alternative concrete allo stipendio tradizionale. Nel 2026 le aziende ricorrono sempre più frequentemente a compensi in natura per rispondere meglio alle esigenze di motivazione e fidelizzazione dei dipendenti. I fringe benefit rappresentano una leva chiave per aumentare il potere d'acquisto senza incidere sull’IRPEF dei lavoratori, a patto di rimanere nei limiti stabiliti dalla normativa.
Le recenti conferme e novità introdotte dalla Manovra puntano a tutelare il benessere del personale, dare maggiore flessibilità alle policy HR e incentivare la mobilità e la produttività, sostenendo categorie specifiche come neoassunti e famiglie.
I fringe benefit rappresentano prestazioni, beni o servizi riconosciuti dall’azienda al lavoratore come parte dell’accordo retributivo ma distinti dal salario diretto. Le norme italiane li classificano come "compensi in natura". Nei limiti fissati dal legislatore, questi benefit non concorrono a formare reddito imponibile e non sono soggetti a contribuzione Inps, a meno che non vengano superate le soglie d’esenzione annua.
La Manovra 2025 ha confermato l’innalzamento dei limiti, superando la tradizionale soglia ordinaria di 258,23 euro e garantendo regole strutturali almeno fino al 2027. I fringe benefit si distinguono dai flexible benefit grazie al loro carattere non personalizzabile: sono infatti decisi unilateralmente dal datore di lavoro e non fanno parte di un piano welfare personalizzato.
Tra i principali vantaggi, vi è la possibilità per l’azienda di dedurre interamente le somme nei limiti previsti; per il lavoratore, il pacchetto retributivo risulta più ricco senza incidere sulla base IRPEF o contributiva, salvo il rispetto delle soglie specifiche di categoria.
Nel triennio 2025-2027, la legislazione conferma le tre principali soglie d'esenzione, differenziando tra categorie di lavoratori per assicurare equità e sostenere le situazioni di maggior bisogno.
I limiti devono essere rispettati con rigore, poiché il superamento anche solo di un centesimo comporta la perdita totale del beneficio fiscale sull’intero valore annuale del benefit. Il datore di lavoro mantiene ampia autonomia nella scelta dei beni/servizi da offrire ma deve tener sempre conto della corretta classificazione e delle autodichiarazioni dei dipendenti. Le soglie sono così ripartite:
Per chi non ha figli a carico, la normativa permette all’azienda di concedere fringe benefit fino a 1.000 euro annui, completamente detassati. Questo importo rappresenta il massimo cumulativo per tutti i beni e servizi ricevuti nell’anno fiscale: rientrano, ad esempio, buoni pasto, rimborso bollette, buoni carburante e convenzioni.
Se anche un solo euro viene superato (es. 1.001 euro), l’intera somma diventa imponibile ai fini fiscali e contributivi. Il beneficio si estende anche ai titolari di redditi assimilati al lavoro dipendente ma non coinvolge i collaboratori occasionali o le partite IVA. È il datore di lavoro che stabilisce, in autonomia, l’ammontare e la platea dei destinatari.
Il tetto cresce fino a 2.000 euro annui di esenzione per i lavoratori che abbiano figli fiscalmente a carico. In questa categoria rientrano i figli adottivi, riconosciuti o affidati, purché rispettino i requisiti reddituali: fino a 4.000 euro per i figli sotto i 24 anni; fino a 2.840,51 euro per i figli di età pari o superiore.
Per ottenere l’elevazione della soglia, il dipendente deve presentare una dichiarazione con i dati anagrafici e fiscali dei figli. Il limite maggiorato è riconosciuto a ciascun genitore che abbia un proprio reddito da lavoro dipendente, anche se il figlio è unico e a carico di entrambi. Il tetto comprende tutte le somme e i benefit assimilabili: pertanto, vige l'obbligo di monitoraggio delle erogazioni totali durante l’anno.
Per incentivare la mobilità lavorativa, una misura speciale coinvolge i dipendenti assunti dal 1° gennaio 2025 e che trasferiscono la residenza oltre 100 chilometri dal precedente Comune. Riservata ai contratti a tempo indeterminato e a chi nel 2024 aveva un reddito non superiore a 35.000 euro, la soglia di esenzione per il rimborso delle spese di affitto o manutenzione della casa sale fino a 5.000 euro annui, per i primi due anni dall’assunzione.
Oltre il limite, ogni cifra diventa soggetta a tassazione. È richiesta un’autocertificazione sul cambio di residenza e sulla situazione reddituale pregressa. Il vantaggio è cumulabile con altri fringe benefit ordinari, ma il totale non può superare le spese effettivamente sostenute e documentate.
La normativa italiana include una vasta gamma di fringe benefit riconosciuti e soggetti a limiti specifici. I principali rientrano nel tetto generale annuo, altri prevedono soglie giornaliere o regole dedicate a seconda della tipologia e delle esigenze aziendali o familiari dei beneficiari. Di seguito, una tabella riepilogativa che schematizza i massimali per categoria:
| Tipologia | Importo massimo (salvo specifiche agevolazioni) |
| Buoni pasto cartacei | 4 euro/giorno |
| Buoni pasto elettronici | 8 euro/giorno |
| Bonus carburante | Fino a 200 euro/anno |
| Rimborso utenze domestiche | Compreso nel tetto 1.000/2.000 euro |
| Rimborso affitto (generalità lavoratori) | Compreso nel tetto 1.000/2.000 euro |
| Bonus affitto neoassunti fuori sede | 5.000 euro/anno (per due anni) |
| Auto aziendali in uso promiscuo | Valore convenzionale calcolato su 15.000 km, % a seconda dell’alimentazione |
| Polizze sanitarie integrative | Rientrano nel plafond generale |
| Asili nido aziendali e convenzioni | Nel limite del plafond generale |
Nell’ambito degli importi massimi, il rimborso affitto costituisce una delle voci più rilevanti, specialmente per i neoassunti fuori sede che, con appositi requisiti, possono ottenere rimborsi fino a 5.000 euro. Nel caso dei lavoratori ordinari, il rimborso di affitto della prima casa è incluso nel limite di 1.000 o 2.000 euro (dipendenti con figli a carico).
Le polizze sanitarie integrative possono essere ricomprese tra i benefit se rientrano nella soglia generale; l’importo complessivo offerto dall’azienda contribuisce al raggiungimento del massimale. Anche il sostegno per asili nido aziendali rientra tra i benefit riconoscibili alle famiglie di dipendenti; la regolamentazione prevede la possibilità di coprire parte o tutte le rette annuali, sempre nel rispetto dei limiti stabiliti, tramite rimborsi documentati.
Le auto aziendali in uso promiscuo sono uno dei fringe benefit principali. Dal 2025 la normativa impone una tassazione differenziata in base al tipo di veicolo: per le auto diesel e benzina il valore imponibile è il 50% del valore di una percorrenza convenzionale di 15.000 km (calcolato secondo le tabelle ACI); per i veicoli ibridi plug-in scende al 20%; per le auto elettriche solo il 10%.
I buoni pasto sono esentasse fino a 4 euro al giorno se cartacei, 8 euro se elettronici. Il bonus carburante, introdotto temporaneamente e confermato, è esente fino a 200 euro l’anno. Le convenzioni con palestre o enti sportivi e culturali rientrano nei massimali generali; il valore dei servizi fruiti, sempre che siano messi a disposizione di tutti o parte dei dipendenti, concorre al tetto annuale.
Per le utenze domestiche di acqua, luce e gas, il rimborso offerto dall'azienda rientra nel massimale annuale (1.000 o 2.000 euro). La documentazione dovrà sempre essere idonea e attestare la spesa effettivamente sostenuta.
Altri benefit ammessi comprendono le spese per interessi passivi sul mutuo della prima casa, polizze extra professionali e beni/servizi ceduti gratuitamente. L’inclusività dei fringe benefit permette di strutturare piani variegati a vantaggio sia dell’azienda che di diverse tipologie di dipendenti, con particolare attenzione alle esigenze familiari, di mobilità e conciliazione vita-lavoro.
L’adozione dei fringe benefit offre molteplici vantaggi fiscali per aziende e dipendenti: le somme entro i limiti non sono assoggettate a contribuzione né a IRPEF e l’azienda può portare in deduzione il valore erogato. Tuttavia, il regime è rigidamente legato al rispetto puntuale dei limiti massimi. Superare anche solo di un euro le soglie determina la perdita totale del beneficio fiscale sull’intero importo annuale, il quale diventa imponibile ai fini fiscali e contributivi secondo le aliquote ordinarie.
È quindi essenziale che sia lavoratori che datori di lavoro tengano un’attenta contabilità e monitoraggio costante del valore cumulato dei fringe benefit erogati. La responsabilità in capo all’azienda prevede anche l’attivazione di controlli interni e procedure di autocertificazione, soprattutto per l’autorizzazione delle soglie maggiorate previste nei casi di genitori o neoassunti fuori sede. I rischi si estendono anche alla mancata o incompleta documentazione delle spese, con possibilità di rettifiche fiscali, recuperi e sanzioni in caso di irregolarità o omissioni.