Dietro la tassa di 3 euro sui pacchi extra UE si celano obiettivi strategici: contrasto a prodotti illegali, verifica dei valori dichiarati e tutela dell'ambiente marino dai rifiuti in plastica.
L'e-commerce da Paesi extra Unione Europea sta per affrontare una svolta che cambierà le abitudini di milioni di acquirenti online. Con l'entrata in vigore di una nuova tassa fissa di 3 euro per ogni prodotto spedito da fuori UE, spedizioni provenienti da realtà come Shein e Temu saranno gravate da un costo aggiuntivo su ciascun articolo con valore inferiore a 150 euro. Dietro l'apparenza tecnica e fiscale della misura si nascondono finalità che vanno ben oltre il semplice gettito: la scelta dell'Unione Europea e del legislatore nazionale è frutto di una strategia con ripercussioni per il mercato, la sicurezza dei consumatori e l'ambiente.
L'obiettivo è garantire nuove entrate fiscali e armonizzare i flussi doganali di piccole spedizioni, ma sono almeno tre le finalità meno dichiarate che spingono questa riforma: arginare l'arrivo di prodotti non sicuri, rendere più trasparente il valore dichiarato delle merci e scoraggiare i flussi di plastica usa e getta che accompagnano il boom degli acquisti low cost. Nei prossimi paragrafi una panoramica di come il nuovo contributo cambierà il rapporto tra utenti, piattaforme e logistica internazionale e di come queste finalità impattano su imprese, ambiente e sistema fiscale italiano.
La normativa, approvata dal Consiglio UE e destinata a entrare in vigore dal 1° luglio 2026, prevede un prelievo fisso di 3 euro su ciascun articolo importato all'interno di pacchi dal valore fino a 150 euro e provenienti da Paesi extra UE. Il meccanismo di calcolo non guarda né alla quantità dei prodotti né al numero delle spedizioni, ma alla tipologia merceologica: il contributo si applica su ogni categoria doganale distinta all'interno della spedizione. Esempio: ordinando tre t-shirt uguali la tassa è di 3 euro; scegliendo invece articoli appartenenti a differenti codici doganali (ad esempio, una maglietta in cotone e una in lana), l'importo sale a 6 euro.
Il tributo è aggiuntivo rispetto all'IVA: l'importo così determinato diventa a sua volta base imponibile, generando un aggravio ulteriore per chi acquista. La riscossione viene affidata, a seconda dei casi, ai corrieri espressi, agli operatori logistici o direttamente alle stesse piattaforme e-commerce (spesso attraverso il sistema IOSS - Import One Stop Shop), che poi riversano le somme all'Agenzia delle Dogane dei rispettivi Paesi membri. Questo modello è stato scelto per ridurre il fenomeno di elusione e semplificare una mole di transazioni difficile da tracciare singolarmente:
Uno degli effetti meno discussi ma più significativi della tassa riguarda la lotta alla contraffazione e la tutela della sicurezza dei consumatori. La liberalizzazione degli acquisti internazionali di piccolo importo ha infatti facilitato l'ingresso di prodotti non conformi agli standard UE, spesso non sottoposti ad adeguati controlli doganali. Si pensi a giocattoli, cosmetici e dispositivi elettronici che, spediti in piccoli volumi, sfuggono più facilmente alle verifiche sulla sicurezza e sulla certificazione CE.
Il fenomeno delle micro-spedizioni favorisce un mercato sommerso di articoli contraffatti privo di tracciabilità, mettendo a rischio salute pubblica e diritti dei marchi italiani ed europei. Secondo i dati della Commissione Europea, oltre il 90% delle spedizioni di basso valore arriva dalla Cina ed è proprio su questa massa critica che si concentra la maggiore vulnerabilità del sistema. Il dazio fisso scoraggia l'invio seriale di pacchi singoli, incentivando invece l'utilizzo di canali più strutturati e tracciati attraverso magazzini UE sottoposti a maggiori ispezioni.
L'Unione Europea ha così scelto di colpire una dinamica che ha reso difficile fermare prodotti pericolosi e non autorizzati, dando alla dogana più strumenti non solo fiscali ma anche investigativi e autorizzando, dal 1° novembre 2026, l'obbligo di identificatori di prodotto (product identifiers) a tutela della tracciabilità e per facilitare azioni di sequestro e contrasto alla pirateria commerciale.
Uno degli abusi più diffusi nel commercio elettronico internazionale consiste nello sotterfugio della sottofatturazione: i venditori dichiarano un valore del pacco artatamente basso per restare sotto la soglia dei 150 euro e sfuggire così a dazi ordinari. Una pratica che ha privato le casse pubbliche di gettito e falsato la concorrenza tra le aziende italiane o europee e i colossi del cross-border asiatico.
L'arrivo della tassa fissa per spedizione rende meno conveniente il frazionamento artificiale degli ordini in molteplici pacchi, riducendo la convenienza di dichiarare valori inferiori alla realtà. Se prima una spedizione veniva suddivisa in tanti piccoli pacchi da 10 o 20 euro per abbattere la pressione fiscale, con il nuovo prelievo la somma dei 3 euro per ciascun articolo spedito può superare, nella pratica, il risparmio ipotizzato tramite la sottofatturazione.
Dal 2028 l'abolizione totale della franchigia e l'obbligo di dichiarare ogni singolo prodotto per il suo valore effettivo chiuderanno del tutto questa strada. La norma prevede già oggi la tracciabilità dei codici identificativi dei prodotti e dei relativi flussi, offrendo all'Agenzia delle Dogane nuovi strumenti di incrocio dei dati e analisi del rischio fiscale (sottofatturazione, evasione IVA, triangolazioni internazionali). La misura è così un passo avanti per riequilibrare i rapporti tra produzioni europee e operatori extra UE anche dal punto di vista del controllo tributario, facendo venir meno un vantaggio competitivo finora garantito dall'asimmetria dei regimi fiscali internazionali.
L'aumento esponenziale dell'e-commerce transfrontaliero ha portato non soltanto a una crescita degli acquisti, ma anche a un boom di rifiuti derivati da imballaggi in plastica e materiali monouso. Secondo gli analisti UE, l'arrivo di 4,6 miliardi di piccoli pacchi in un solo anno comporta un impatto ambientale rilevantissimo in termini di scarti da packaging.
Il fenomeno produce ricadute tangibili sugli ecosistemi marini, alimentando la presenza di microplastiche nei nostri mari e costringendo le autorità locali a gestire volumi sempre più insostenibili di rifiuti non riciclabili. Introdurre un tributo fisso rende meno attraente l'acquisto compulsivo di prodotti low cost, scoraggiando spedizioni atomizzate che comportano una quantità sproporzionata di confezioni rispetto alla merce acquistata:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...