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Gli Usa possono comprare davvero la Groelandia e quanto costerebbe? Una stima del prezzo e cosa dice il diritto internazionale

di Marcello Tansini pubblicato il
groenlandia, una nazione si può comprare

Gli Stati Uniti mostrano da decenni interesse per la Groenlandia, crocevia strategico, ricco di risorse e oggetto di offerte d'acquisto storiche. Analisi di valore, ostacoli giuridici ed implicazioni geopolitiche per il suo futuro.

La più vasta isola del pianeta, ricoperta da calotte di ghiaccio e abitata da una popolazione di circa 57.000 persone, continua a essere al centro delle attenzioni di Washington. Da oltre 150 anni, trattative formali e informali hanno alimentato l’interesse statunitense verso questo territorio. Nel tempo, leader americani hanno valutato sia formule innovative sia tentativi più diretti per acquisire l’isola o garantirsi un’influenza crescente. L’attuale ripresa del dibattito trova origine nelle strategie di difesa e nell’incremento del valore economico, con dichiarazioni recenti di amministrazioni USA e reazioni ferme sia da Copenhagen che da Nuuk. Nonostante la modernità delle questioni trattate, il tema porta con sé retaggi storici, domande giuridiche e nuove sfide geopolitiche.

Perché la Groenlandia è strategicamente rilevante per gli USA

La posizione geografica dell’isola tra l’Atlantico Settentrionale e l’Artico rende la Groenlandia un elemento strategico determinante per le maggiori potenze mondiali. Il passaggio tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito – noto come GIUK Gap – rappresenta una delle principali vie di accesso per sottomarini e flotte militari, particolarmente monitorata in ambito NATO per contenere eventuali mosse di Russia e Cina.

Gli Stati Uniti considerano la presenza stabile nell’isola cruciale per il sistema di allarme antimissile e la difesa dello spazio euro-atlantico. La Pituffik Space Base (già Thule), infrastruttura americana, svolge un ruolo centrale nelle attività di sorveglianza avanzata e nella raccolta di dati strategici.

In un contesto di crescente competizione per le rotte artiche e le risorse naturali sottostanti ai ghiacci, la Groenlandia costituisce non soltanto un punto nevralgico per il controllo delle vie commerciali emergenti, ma anche un baluardo per la sicurezza nazionale USA. Inoltre, lo scioglimento dei ghiacci accelera l’interesse per il controllo di nuove rotte e risorse, accrescendo il peso geopolitico dell’isola a livello globale. L’interesse statunitense va quindi ben oltre la mera agenda economica, abbracciando le dinamiche di sicurezza internazionale e di bilanciamento tra grandi potenze.

Le risorse della Groenlandia: valore economico, minerario e immobiliare

Sotto la superficie gelata della Groenlandia si cela una quantità significativa di risorse naturali. Le stime raccolte da analisti e istituzioni finanziarie indicano che il territorio ospiti:

  • Riserve di petrolio e gas naturale valutate attorno a 1.700 miliardi di dollari;
  • Minerali strategici – in particolare terre rare, rame e litio – dal valore complessivo stimato in circa 2.700 miliardi di dollari;
  • Un patrimonio immobiliare e territoriale dalle proporzioni gigantesche, con territori ancora parzialmente inesplorati e potenzialmente sfruttabili in futuro.
Tuttavia, la complessità climatica e logistico-infrastrutturale limita oggi una piena valorizzazione di queste risorse. Gli investimenti sono frenati da condizioni ambientali estreme, scarso sviluppo delle infrastrutture terrestri e restrizioni sull’attività estrattiva in vigore sia a livello locale che internazionale. Nonostante ciò, il valore potenziale resta elevatissimo e attira le attenzioni di investitori globali e governi.

Secondo il Financial Times e altri think tank economici, il valore complessivo delle sole riserve minerarie sfruttabili potrebbe attestarsi, realisticamente, attorno ai 186 miliardi di dollari, mentre il PIL annuale gira sui 3,3 miliardi. L’isola è dunque vista non solo come giacimento di ricchezza futura, ma anche come enorme "operazione immobiliare" nel contesto delle grandi acquisizioni statali.

Le offerte storiche: i tentativi americani di acquistare la Groenlandia

La storia delle trattative per l’acquisto della Groenlandia affonda le proprie radici nell’Ottocento, quando nel 1867, subito dopo aver concluso l’acquisto dell’Alaska, il Segretario di Stato americano Seward valutò la possibilità di acquisire l’isola insieme all’Islanda, senza però giungere a un’offerta ufficiale. Nel 1910 emerse una nuova ipotesi, poi naufragata, mentre nel 1916 la questione tornò a galla con la cessione delle Indie Occidentali danesi. Il trattato di quell’epoca consolidò il diritto danese su tutta la Groenlandia.

Dopo la Seconda guerra mondiale, il presidente Truman formulò un’offerta ufficiale nel 1946: 100 milioni di dollari in oro per rilevare il territorio. La Danimarca rifiutò, nonostante la presenza militare americana già allora consolidata. Da allora, vari presidenti statunitensi hanno ripreso – con toni più o meno pressanti – la discussione, in particolare negli ultimi anni, come mostrato dall’amministrazione Trump. Le ragioni di questi tentativi sono rimaste legate sia a logiche di sicurezza sia al valore economico latente dell’isola.

Quanto potrebbe costare davvero la Groenlandia? Valutazioni e stime attuali

Attribuire un prezzo a un territorio così vasto e ricco di risorse è un esercizio complesso, che coinvolge parametri storici, economici e politici. Un metodo di valutazione consiste nell’aggiornare al presente le cifre delle offerte passate. L’offerta di Truman del 1946, attualizzata in base al PIL statunitense, oggi equivarrebbe a circa 12,9 miliardi di dollari. Tuttavia, questa cifra non considera l’accresciuto valore delle risorse strategiche e minerarie.

Stime recenti pongono il valore immobiliare del territorio tra 12,5 e 77 miliardi di dollari, mentre la valutazione totale del potenziale minerario arriva a cifre come 1,1 trilioni (1.100 miliardi) di dollari. Altre analisi applicano il valore immobiliare medio per chilometro quadrato di paesi simili e stimano una cifra di circa 2.760 miliardi, ovvero il 9% del PIL statunitense. Il valore effettivo, quindi, dipende sia dallo sfruttamento futuro delle risorse sia dal valore strategico-militare, molto più difficile da tradurre in termini monetari.

Seguendo i precedenti – ad esempio l’acquisto della Louisiana (3% del PIL USA di allora) o delle Isole Vergini americane (0,04% del PIL) – la valutazione mostra come, oggi, l’ipotesi di una compravendita reale appare sempre più lontana dalle logiche del mercato immobiliare puro. Si tratta di una cifra "ipotetica" che molto difficilmente potrebbe tradursi in una reale trattativa.

Gli ostacoli politici e il diritto internazionale: si può comprare davvero una nazione e un Paese?

I vincoli giuridici e politici che regolano la sovranità territoriale sono profondamente cambiati dall’epoca delle grandi acquisizioni storiche. Attualmente, il quadro è definito dalla prevalenza del principio di autodeterminazione e dalla sovranità nazionale, sancita dal diritto internazionale, in particolare dalla Carta delle Nazioni Unite.

La Groenlandia, pur dotata di ampia autonomia e di un proprio governo territoriale dal 2009, resta parte integrante del Regno di Danimarca: ogni eventuale modifica del suo status dovrebbe essere decisa sia da Copenhagen sia dalla popolazione groenlandese mediante strumenti democratici. Nessuna trattativa diretta USA-Groenlandia può essere legalmente avviata senza la partecipazione della Danimarca, secondo quanto ribadito da numerosi esperti e supportato dalla prassi storica e giurisprudenza internazionale.

Nonostante il diritto internazionale non escluda a priori la cessione di territori, l’epoca delle vendite “bilaterali” è superata. Gli accordi devono rispettare la volontà dei popoli e il consenso di tutti gli attori legittimati. Come sottolinea il caso groenlandese, il territorio non può essere considerato alla stregua di un bene patrimoniale privato. Le dichiarazioni degli ultimi governi danesi e le reazioni della società groenlandese escludono attualmente qualsiasi ipotesi di cessione, rendendo de facto impossibile la vendita.

I modelli alternativi: il Compact of Free Association e la presenza militare USA sull'isola

Poiché l’acquisto diretto non trova basi legali o politiche concrete, si stanno proliferando ipotesi alternative di accordo. Tra queste, il Compact of Free Association rappresenta il modello più discusso: già sperimentato dagli Stati Uniti con micro-stati del Pacifico, prevede autonomia interna e difesa assicurata dagli USA in cambio di accesso militare e finanziamenti. Applicarlo alla Groenlandia richiederebbe tuttavia massima collaborazione con la Danimarca e il consenso della popolazione locale, cosa che ad oggi manca.

Nel frattempo, la presenza militare americana esistente nell’isola si basa su accordi di cooperazione bilaterale stipulati nel 1951, che hanno consentito a Washington di mantenere infrastrutture strategiche come la base di Pituffik. Qualsiasi ampliamento di questa presenza o nuova formula associativa dovrebbe essere oggetto di accordo multilaterale e rispettare i parametri internazionali attuali.

Tra geopolitica, economia e diritto, il futuro della Groenlandia

L’interesse statunitense per la Groenlandia esemplifica le dinamiche complesse in cui convergono economia, sicurezza, risorse naturali e diritto internazionale. Se, un tempo, le grandi potenze potevano aspirare ad acquisire territori attraverso trattative bilaterali, oggi la titolarità delle scelte spetta congiuntamente agli Stati e alle popolazioni interessate.

I recenti sviluppi riaffermano il valore geopolitico ed economico di quest’isola, ma evidenziano soprattutto i limiti pratici e giuridici di qualunque tentativo di “acquisto diretto”. Non mancano alternative diplomatiche, ma ogni soluzione futura dovrà passare attraverso il rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione, in un quadro multilaterale che riconosca le aspirazioni di Nuuk e Copenhagen. La Groenlandia rimarrà per lungo tempo al centro dell’attenzione internazionale, simbolo di un nuovo equilibrio tra potenza, diritto e risorse strategiche.