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Ho provato la nuova Dacia Bigster 2026, 4 pregi e 2 difetti: il rapporto qualità-prezzo vince su tutto

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di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Tra i motivi d’interesse della Bigster Hybrid riconosco percorrenze che, in diverse prove indipendenti, si sono rivelate competitive per un SUV di queste dimensioni.

La Dacia Bigster si presenta come un SUV di segmento C che punta su spazio, consumi contenuti e un listino competitivo più che su finiture ricercate o guida sportiva. Nel bilancio della prova, considero come pregi più convincenti l’efficienza della versione full hybrid, l’abitabilità, il comfort sulle strade sconnesse e il rapporto tra prezzo e dotazioni. I limiti emergono soprattutto nei trasferimenti veloci: fruscii, materiali interni semplici e una dinamica poco coinvolgente. Per chi cerca una vettura familiare concreta, il mio giudizio resta favorevole, a patto di scegliere la motorizzazione e l’allestimento coerenti con il proprio uso. Nel leggere i dati di consumo, distinguo percorso e condizioni di guida.

Consumi della Dacia Bigster Hybrid: i risultati delle prove su strada

Tra i motivi d’interesse della Bigster Hybrid riconosco percorrenze che, in diverse prove indipendenti, si sono rivelate competitive per un SUV di queste dimensioni. I risultati, però, non sono direttamente sovrapponibili: cambiano itinerari, traffico, temperatura, stile di guida e configurazione dell’auto. Li considero quindi indicazioni utili per orientarmi, non una promessa di consumo identico per ogni automobilista.

Tra i risultati che metto a confronto, Motor1 ha rilevato una media di 4,20 litri ogni 100 km, un risultato particolarmente basso e migliore di quello ottenuto da varie full hybrid concorrenti nelle rispettive prove. Motorbox ha misurato 3,8 l/100 km nel tragitto casa-lavoro a Milano, dove il traffico urbano consente al sistema ibrido di sfruttare con frequenza la componente elettrica. Nello stesso resoconto, il consumo è salito a circa 6,7 l/100 km in autostrada, mentre la media complessiva d’uso si è attestata intorno a 5,4 l/100 km.

Anche nella prova di RED Live trovo valori differenti secondo il tipo di percorso: circa 17 km/l in città, oltre 22 km/l nell’extraurbano e 15,5 km/l in autostrada. Leggo un quadro coerente con il funzionamento di una full hybrid: nelle fasi di rallentamento e alle velocità contenute il recupero di energia e l’assistenza elettrica possono ridurre il lavoro del motore termico; a velocità sostenuta e costante, invece, il vantaggio tende a ridursi.

Per leggere correttamente questi numeri li converto nella stessa unità: 4,20 l/100 km corrispondono a circa 23,8 km/l, mentre 5,4 l/100 km equivalgono a circa 18,5 km/l. Una differenza ampia che dimostra quanto il risultato dipenda dal ciclo di prova. La Bigster, dunque, può essere molto parsimoniosa in città e su percorsi scorrevoli, ma l’autostrada resta lo scenario meno favorevole. In fase d’acquisto ritengo più utile confrontare le proprie tratte abituali e i consumi omologati WLTP della specifica versione, senza confondere un rilevamento giornalistico con un dato garantito.

Spazio, abitabilità e comfort: i punti di forza per viaggi e famiglia

La carrozzeria più lunga rispetto alla Duster si traduce in un abitacolo adatto a chi viaggia spesso con passeggeri e bagagli. Dalle prove ricavo che l’abitabilità è uno dei vantaggi più netti: dietro si sta comodi anche in tre, mentre il pavimento quasi piatto riduce il disagio per chi occupa il posto centrale. Ritengo che, per una famiglia, questa disponibilità di spazio possa pesare più di un abitacolo rifinito con materiali morbidi.

Il vano bagagli ha forme regolari e una capacità generosa, pensata per valigie, passeggini e attrezzatura da vacanza. La possibilità di abbattere gli schienali amplia la versatilità quando serve caricare oggetti voluminosi; sulle configurazioni che lo prevedono, la suddivisione 40/20/40 ed Easy Fold agevolano il trasporto di carichi lunghi lasciando posto a parte dei passeggeri. È una soluzione che suggerisco di verificare sul singolo allestimento, perché l’equipaggiamento può variare.

Leggo che, nel corso delle prove, le sospensioni sono state giudicate confortevoli sulle imperfezioni dell’asfalto e la posizione di guida rialzata offre una buona visuale generale. I sedili risultano adatti ai trasferimenti prolungati, mentre l’ampia disponibilità di vani e gli attacchi YouClip aiutano a organizzare gli oggetti di uso quotidiano. Non si tratta di una taratura orientata alla sportività: la priorità è assorbire le buche e mantenere un’andatura rilassata.

Per chi ama le attività all’aperto, barre sul tetto e accessori InNature aggiungono una dimensione pratica. Il Pack Sleep, per esempio, può trasformare il vano in un letto matrimoniale di 1,90 metri per un massimo di 1,30 metri di larghezza; non sostituisce una sistemazione da campeggio tradizionale, ma offre una soluzione modulare per le soste. Il tetto panoramico apribile, disponibile secondo versione, aumenta luce e aerazione. Sono elementi per cui considero la Bigster particolarmente adatta a viaggi, famiglie e tempo libero.

Il prezzo uno degli aspetti fondamentali da considerare nel bene e nel male

Misuro il valore della Bigster soprattutto nel rapporto fra prezzo d’ingresso, dimensioni, spazio e scelta di motorizzazioni. Nel materiale che ho a disposizione, la gamma parte da 24.800 euro per la mild hybrid da 140 CV e arriva a 29.700 euro per la full hybrid: prezzi di listino che vanno verificati al momento della configurazione, perché promozioni, optional e aggiornamenti possono modificarli fino ad arrivare anche a 20mila euro, e anche per questo il prezzo diventa una questione fondamentale. Per un C-SUV ibrido spazioso, la proposta si colloca in una fascia accessibile rispetto a molte rivali, pur richiedendo attenzione agli equipaggiamenti inclusi nelle singole versioni.

Tra le valutazioni che considero, Motor1 assegna alla vettura 6,6 su 10 nella valutazione “perché comprarla”, indicando tra gli aspetti più convincenti spazio, prezzo e ampiezza della gamma. Anche Fleet News, testata britannica, la considera adatta a chi cerca un mezzo semplice e capiente, sottolineando che costa meno di quasi tutte le concorrenti. Confronto però il risparmio iniziale con il costo della motorizzazione scelta e con le dotazioni realmente necessarie: una versione più ricca può avvicinarsi a modelli rivali in promozione.

Trovo la dotazione tecnologica più completa di quanto il posizionamento economico possa far pensare. Già sulle versioni d’accesso sono previsti uno schermo centrale da 10 pollici, un display digitale per il conducente da 7 pollici e la connettività per smartphone; a seconda dell’allestimento si aggiungono climatizzatore automatico, Easy Fold, accesso senza chiave, tetto panoramico o portellone elettrico. Anche i sistemi di assistenza alla guida contribuiscono alla sicurezza e alla praticità, ma contenuti e disponibilità vanno controllati sul listino della versione precisa.

Nella gamma trovo soluzioni mild hybrid, full hybrid e bifuel, con configurazioni diverse per chi privilegia prezzo, autonomia o uso urbano. La trasmissione automatica, secondo le testimonianze raccolte, è riservata alla Hybrid: un dettaglio da considerare per chi la desidera ma valuta una motorizzazione diversa. Nel complesso, il vantaggio economico non è solo il prezzo: deriva dall’unione di abitacolo grande, dotazioni adeguate e scelta meccanica ampia. Il compromesso è accettare materiali meno sofisticati rispetto a SUV più costosi.

I difetti della Dacia Bigster: rumore in autostrada, finiture e comportamento di guida

Il limite più ricorrente che individuo nei test riguarda il comfort acustico alle velocità elevate. Motor1, alVolante e altre prove segnalano fruscii e rumore aerodinamico in autostrada, coerenti con la carrozzeria alta e squadrata. In città e sulle strade secondarie il fenomeno pesa meno, ma nei lunghi trasferimenti può diventare stancante, soprattutto per chi è abituato a vetture con isolamento più curato. Il rumore non annulla la stabilità generale, ma è un compromesso concreto da mettere in conto.

Considero le finiture il secondo punto debole. Motorbox ha giudicato la qualità percepita meno convincente dopo un utilizzo su strada rispetto all’impressione iniziale osservando l’auto da ferma; altre valutazioni descrivono l’abitacolo come spartano. Le plastiche rigide e alcuni dettagli semplici rispondono alla scelta di contenere il prezzo e privilegiare superfici resistenti, ma non restituiscono la sensazione di cura di alcuni concorrenti. Distinguo quindi fra assemblaggio e qualità dei materiali: un abitacolo può apparire robusto senza essere particolarmente raffinato al tatto.

Anche nelle valutazioni sulla guida riconosco una priorità alla tranquillità. Lo sterzo leggero è comodo nelle manovre, ma comunica poco ciò che accade alle ruote anteriori; il rollio si avverte nelle curve affrontate con decisione e la vettura non invita a un ritmo sportivo. Nelle accelerazioni brusche, il cambio può risultare meno fluido e penalizzare la progressione, un comportamento da valutare durante una prova nella motorizzazione che interessa. RED Live sintetizza il compromesso: non è la più rifinita né la più divertente, ma rimane valida e concreta.

Fra le osservazioni di dettaglio considero anche i fari abbaglianti alogeni e una visibilità non ottimale nel settore anteriore a tre quarti, segnalata da Motor1. Le telecamere e i sensori aiutano nelle manovre, ma non eliminano del tutto gli angoli meno leggibili. Questi aspetti non pesano allo stesso modo per tutti: chi percorre soprattutto tragitti urbani può considerarli secondari, mentre chi viaggia spesso di notte o cerca una guida precisa potrebbe attribuire loro maggiore importanza. Il giudizio, perciò, dipende dall’uso e dalle aspettative, non soltanto dal prezzo.






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Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...