Dopo un triennio segnato da mercati in crescita e da un incremento senza precedenti degli asset legati all'intelligenza artificiale, l'anno 2025 ha rappresentato una svolta per gli investitori sul listino italiano. Solo un gestore su tre è riuscito a battere Piazza Affari, che ha archiviato il periodo con un rialzo del 30,5%. In uno scenario di performance eccezionali, la capacità di superare il benchmark è diventata più selettiva e riservata a poche case di gestione. Il gap tra fondi attivi e passivi si è ulteriormente acuito, con i primi che si sono dovuti confrontare non solo con la forza dei titoli tecnologici e bancari, ma anche con una nuova attenzione degli investitori ai costi e alla trasparenza.
L'esperienza degli operatori ha insegnato che la persistenza della volatilità e l'evoluzione delle tendenze globali sono ora fattori determinanti per intercettare valore aggiunto attraverso la gestione attiva. All'interno di questo quadro competitivo, è emerso il tema della selezione delle strategie e dei comparti più reattivi al mutato contesto macroeconomico, rimettendo in discussione concetti come rischio, remunerazione e diversificazione.
Il mercato della Borsa Italiana nel 2025: risultati e contesto
Il 2025 è stato un anno di slancio record per Piazza Affari, superiore alla media globale e ai listini europei. L'indice FTSE Mib ha registrato un balzo superiore al 30%, posizionandosi come uno dei migliori tra i mercati avanzati. Questa performance va interpretata alla luce di tre elementi:
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Traino dei titoli bancari e industriali, che hanno beneficiato di margini d'interesse robusti e di una solidità patrimoniale ormai riconosciuta a livello continentale.
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L'entusiasmo degli investitori per le emissioni di titoli di Stato dedicate al retail, come Btp Valore e Un Btp Più, che hanno catalizzato la raccolta di liquidità in fuga dall'inflazione.
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La ripresa delle small e mid cap, sostenute da una nuova ondata di fusioni e acquisizioni e da politiche fiscali favorevoli ai settori ciclici.
A livello internazionale, la
competizione tra fondi comuni attivi e passivi si è fatta più serrata, con questi ultimi premiati dall'andamento generalizzato dei mercati azionari e dal rally della tecnologia. La raccolta netta nei fondi passivi in Europa ha toccato nuovamente livelli record, oltre i 247 miliardi di euro nei primi nove mesi dell'anno. Tuttavia, gli specialisti sottolineano che il ruolo dei fondi attivi resta centrale per intercettare trend non replicabili dagli indici: solo il 29% dei gestori azionari a grande capitalizzazione ha superato il proprio benchmark nel 2025 (dati Goldman Sachs), segnando una contrazione rispetto alla media storica (37%):
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I prodotti obbligazionari hanno dominato la scena italiana, supportati dalla stabilità dei tassi e dal ritorno della domanda di rendimento reale.
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La tendenza a concentrare l'esposizione su comparti specifici ha dato luogo a risultati molto polarizzati, tanto tra fondi azionari quanto tra obbligazionari.
Guardando ai dati macro, la liquidità delle famiglie italiane è tornata a crescere, superando i 1.860 miliardi di euro a novembre, e rappresenta il principale bacino da cui l'industria del risparmio gestito può attingere per sostenere la crescita futura.
Classifica dei migliori fondi di investimento
Il 2025 ha fornito un campo di prova per valutare l'efficacia delle strategie e delle competenze dei money manager. L'analisi dei dati Morningstar sui principali comparti evidenzia che nei fondi azionari Italia, si distingue l'High Growth di Lemanik (gestito da Andrea Scauri), che ha messo a segno un total return del 54,8%, ben sopra il benchmark Morningstar Italy (+36,5%).
La tabella seguente riassume alcuni dei fondi più performanti rispetto ai loro parametri di riferimento:
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Lemanik Sicav - High Growth: 54,83%
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World Impact Sicav - Impatto Lavoro Italia: 40,35%
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iMGP Italian Opportunities Fund: 39,22%
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Allianz Azioni Italia All Stars: 37,45%
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Fideuram Italia: 36,62%
L'analisi di Goldman Sachs sui migliori fondi di investimento sulla Borsa italiana segnala che la capacità di generare alpha resta saldamente nelle mani dei team più dotati e con strategie di consolidata affidabilità.
Il trend di raccolta e performance, però, non rassicura sulla facilità di ripetere simili exploit nel 2026: i dati storici suggeriscono infatti una rotazione naturale delle leadership tra case prodotto e categorie di fondi.
Gestione attiva vs. gestione passiva: il ruolo degli ETF
Negli ultimi anni, l'equilibrio tra fondi attivi e strumenti passivi come ETF si è modificato radicalmente. I prodotti indicizzati hanno beneficiato di mercati uniformemente rialzisti e di una spinta regolamentare in favore della trasparenza dei costi (MiFID II), ostacolando la rincorsa dei gestori attivi ai rispettivi benchmark. Solo il 29% dei fondi a grande capitalizzazione ha sovraperformato, costringendo molti operatori a ridurre la quota di liquidità nei portafogli fino a livelli minimi (1,2%), nella speranza di restare agganciati ai mercati azionari in ascesa.
Tuttavia, la crescita record dei fondi passivi non è avvenuta senza contropartita:
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I comparti attivi, specie sugli obbligazionari, sono tornati attraenti nel terzo trimestre dell'anno, superando i flussi netti dei passivi: +107 mld euro contro +58 mld.
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Le strategie ETF attive, in particolare in Europa, si sono affermate come soluzioni intermedie, capaci di abbinare diversificazione, liquidità e selezione degli asset.
Per i money manager le sfide maggiori sono rappresentante dall'
elevata concentrazione dei rendimenti (soprattutto nel comparto AI e Big Tech) e dall'estrema selettività dei temi vincenti, che in presenza di minore volatilità rendono molto più complesso distinguersi semplicemente con la gestione attiva tradizionale. Questo spiega perché le strategie multi-asset e tematiche, così come le soluzioni a rendimento assoluto, abbiano mantenuto un appeal elevato tra gli investitori professionali.
Fondi azionari, obbligazionari e ritorno assoluto: i comparti più premiati nel 2025
I vincitori della raccolta e dei rendimenti nel 2025 appartengono a tre categorie ben distinte:
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Fondi azionari tematici, soprattutto quelli legati ai metalli preziosi, minerario e small-cap europee, hanno dato luogo a ritorni a tre cifre per alcuni comparti.
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Fondi obbligazionari flessibili e scadenza, trainati da emissioni selettive di titoli governativi e dall'abbassamento dei tassi di inflazione reali.
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Strategie absolute return, risultate vincenti soprattutto nelle versioni multi-strategy e long/short, favorite dalla volatilità selettiva su tassi, valute e materie prime.
I migliori risultati sono stati raggiunti dove
la gestione attiva ha accettato rischi concentrati e scelte coraggiose, lontani dall'approccio difensivo tradizionale. I fondi a ritorno assoluto che hanno assunto posizioni direzionali nette, utilizzando leve su asset rischiosi, hanno convinto più dei comparti market neutral. In particolare, la concentrazione tematica in oro e metalli preziosi ha fatto la differenza in molti portafogli, mentre per l'obbligazionario il successo è stato legato sia alla capacità di gestire in modo attivo la duration sia ad un approccio ben bilanciato tra mercati sviluppati e emergenti.
I settori e le strategie vincenti: titoli tematici, obbligazioni e rischio remunerato
La lettura settoriale del 2025 evidenzia come la selezione attenta dei temi e la remunerazione del rischio siano state determinanti. La concentrazione dei rendimenti sui titoli auriferi e minerari, così come la selezione di azioni small cap europee o emergenti (in particolare Corea e Brasile), segnala che il mercato ha premiato scelte non convenzionali, spesso scomode ma coerenti, in relazione al contesto macro:
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Tra gli obbligazionari, spicca la preferenza per il credito emergente e per le obbligazioni convertibili asiatiche.
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L'esposizione valutaria, se ben gestita, ha favorito in particolare i fondi a gestione attiva, capaci di distinguere tra rischio sistemico e rischio premiato.
I comparti bilanciati e flessibili, che hanno saputo interpretare le dinamiche dei tassi e integrare asset alternativi, sono stati valorizzati più dalle scelte di posizionamento consapevole che dalla prudenza nella diversificazione. Le strategie tematiche hanno inoltre beneficiato del nuovo orientamento verso consumi medi e settori legati all'incremento del reddito reale, così come segnalato dalle ricerche di Goldman Sachs su trend post-AI.
Le prospettive per il 2026 tra volatilità, inflazione e opportunità per la gestione attiva
Guardando al futuro, il divario tra rendimenti attesi di azioni e obbligazioni resta contenuto ai minimi ventennali, e l'evoluzione dell'inflazione, della politica monetaria e delle valutazioni sui titoli AI rappresenterà il principale driver di selezione per i portafogli. La previsione di Goldman Sachs per l'anno in corso è di rendimenti moderati sul mercato, ma con forti differenze tra aree geografiche e settoriali. Il premio per il rischio azionario si è ridotto notevolmente per via delle alte valutazioni delle azioni e di tassi che non hanno mostrato un vero calo:
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Le banche italiane e i titoli industriali sono previsti tra i potenziali motori per la crescita domestica, mentre le small cap potrebbero beneficiarne in caso di rinnovata rotazione settoriale.
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La riduzione della liquidità globale e la maggiore attenzione alle strategie a rendimento assoluto potrebbero restituire valore aggiunto alla gestione attiva, soprattutto nei momenti di nuova volatilità.
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Ai risparmiatori sarà chiesta sempre più attenzione a costi, trasparenza e coerenza dei prodotti selezionati, considerando che le informazioni sui costi (MiFID II) sono ora facilmente accessibili e comparabili.