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I veri guadagni degli influencer italiani, sfatiamo i miti e torniamo alla realtà

di Marcello Tansini pubblicato il
i guadagni reali degli influencer

Sfatiamo i luoghi comuni sui guadagni degli influencer italiani: dai numeri reali di mercato alle differenze tra profili, piattaforme e categorie, passando per compensi, disparità di genere e retroscena contrattuali.

Il fenomeno degli influencer in Italia è spesso al centro di dibattiti e leggende metropolitane, tra chi li immagina milionari senza sforzi e chi invece li considera una moda passeggera. In realtà, la scena è ben più articolata. Secondo recenti indagini di settore, sebbene alcune celebrità digitali siano arrivate a cifre impressionanti, la maggioranza si districa tra compensi fluttuanti e redditi non sempre così elevati come si potrebbe immaginare.

Da Repubblica.it e le analisi svolte dal giornalista Giulia Cimpanelli si evince che solo una minima percentuale di creator italiani riesce realmente a raggiungere guadagni sopra i 5.000 euro mensili, mentre per molti altri si tratta di entrate più contenute, spesso integrate da altre attività lavorative. Chi sognava facili arricchimenti deve dunque fare i conti con un mercato che premia pochi, mentre la maggioranza si muove tra sforzi costanti, collaborazioni variabili e adeguamento continuo a una domanda sempre più selettiva e consapevole. Fra narrazioni esagerate e storielle social, è opportuno puntare lo sguardo alla realtà dei numeri, delle esperienze e delle regole che oggi definiscono i ricavi dei creator italiani.

La situazione del mercato italiano: numeri, profili e piattaforme di riferimento

Nel panorama europeo, l’Italia occupa una posizione di rilievo tanto da essere il terzo paese per numero di influencer e creator professionali con oltre 37.000 profili certificati. Si parla in media di 82 influencer ogni centomila residenti, un dato che supera persino il numero dei panifici sul territorio nazionale. Instagram si conferma la piattaforma dominante: origina il 53% degli introiti della creator economy locale, con un giro d’affari stimato in 3,3 miliardi di euro. Alle sue spalle si collocano TikTok (446 milioni di euro) e YouTube (279 milioni di euro). LinkedIn, seppur ancora sottostimato rispetto agli altri canali, rappresenta il principale veicolo economico per il 9% dei professionisti del settore.
Rispetto alla distribuzione dei ricavi:

  • Il 34% del valore totale è collegato ai creator con meno di 50.000 follower.
  • Il 23% va invece agli influencer con più di 1 milione di seguaci.
Secondo dati trasmessi anche dal giornalista di Repubblica e confermati dalle analisi di Kolsquare e DeRev, il settore genera annualmente oltre quattro miliardi di euro e contribuisce per più di 51.000 posti di lavoro considerando sia le posizioni dirette che l’indotto collegato.
Tra il 2024 e il 2025, il mercato influencer in Italia ha continuato a crescere (fino a 375 milioni per l’influencer marketing stretto), ma i compensi sono diventati oggetto di una maggiore selezione. L’attenzione dei brand si è spostata su creator di nicchia con comunità più coinvolte, limitando il rischio di crisi reputazionali e valorizzando il rapporto di fiducia.
Il modus operandi degli italiani si distingue anche per un dato peculiare: il 62% sceglie i partner commerciali sulla base di valori comuni, relegando il compenso a una motivazione secondaria rispetto alla simbiosi valoriale con i brand (36%).

Come guadagna un influencer: fonti di reddito, collaborazioni, affiliazioni

L’universo degli influencer è caratterizzato da plurime opportunità di monetizzazione. Le principali fonti di guadagno includono:

  • Collaborazioni sponsorizzate: contenuti promozionali per prodotti o servizi, comprensivi di post, storie, reel e video, spesso organizzati in campagne pluripiattaforma. Il compenso è stabilito in base al numero di follower, al tasso di engagement e al settore di appartenenza.
  • Affiliazioni: consiste nella generazione di commissioni tramite link o codici personalizzati su vendite attivate dalla community, posizionati in bio o nelle didascalie dei contenuti.
  • Vendita diretta di prodotti o servizi: molti creator consolidati sfruttano la loro popolarità per lanciare linee di abbigliamento, cosmetici, libri o offrire corsi online e consulenze a brand terzi.
  • Programmi di monetizzazione delle piattaforme: abbonamenti, pubblicità, donazioni e sistemi di premiazione direttamente accessibili dai social network (ad esempio, AdSense su YouTube o subscriptions su Twitch).
  • Regali e partnership non retribuite: in alcuni casi, soprattutto nelle collaborazioni iniziali, vengono offerte esperienze, viaggi o prodotti in cambio di visibilità senza un reale compenso economico.
Il ruolo delle agenzie o dei manager è sempre più rilevante, specie per i profili con numeri consistenti, con percentuali di trattenuta fino al 20% sui contratti gestiti.

Quanto guadagna davvero un influencer in base a follower e piattaforma

Le taglie degli introiti variano sensibilmente a seconda della piattaforma e della base di follower. Ecco una sintesi riassuntiva tramite tabella dei compensi medi per un singolo contenuto sponsorizzato nel 2025, basata sui principali dati pubblici:

Categoria Follower Instagram (€/post) TikTok (€/video) YouTube (€/video)
Nano 5-10k 100 – 350 50 – 250 10 – 100
Micro 10k-50k 350 – 1.500 100 – 750 100 – 500
Mid-tier 50k-300k 1.500 – 5.000 750 – 3.500 2.000 – 8.000
Macro 300k-1M 5.000 – 9.000 3.500 – 7.000 8.000 – 25.000
Mega/Celebrity 1M+ fino a 50.000 fino a 75.000 fino a 80.000

Sul piano delle medie annue, si rilevano dati come:

  • 84.000 euro di guadagno medio annuo (dati raccolti da I-Com e DeRev)
  • Solo il 13% degli influencer italiani supera i 5.000 euro mensili
  • Il 35% resta sotto i 1.000 euro al mese
Va segnalato che i valori più elevati sono appannaggio di una minoranza. Alcuni esempi tratti da casi concreti riportano:
  • Una micro-influencer nel settore beauty con 30.000 follower può ottenere un range mensile compreso tra 1.500 e 2.800 euro lordi
  • Un mid-tier che opera su più piattaforme può arrivare anche a 12.000 euro lordi al mese
L’analisi è confermata anche da Repubblica.it, che formula una netta distinzione tra il mito del “guadagno facile” e la realtà fatta di impegno, costanza e margini di guadagno legati alle oscillazioni del mercato e della popolarità personale. Le tariffe aumentano per le celebrities, con punte come Chiara Ferragni che può superare i 100.000 euro a post.

Il gender pay gap e altre discrepanze nei compensi

Il settore della creator economy è colpito da significative disparità di genere nei compensi. Le ricerche realizzate da Kolsquare e rilanciate dalla stampa nazionale mostrano che il 43% delle donne dichiara introiti inferiori ai 1.000 euro mensili a fronte del 24% degli uomini. Questo disequilibrio deriva non solo dalla concentrazione dei contratti più ricchi verso i profili maschili, ma anche dalla diversa accessibilità a campagne ad alto budget e brand partnership.
Altre forme di disparità sono legate alla tipologia di piattaforma utilizzata, alla nicchia tematica, al tasso di engagement e alla localizzazione geografica. L’Italia, pur presentando un’alta percentuale di creator che operano a tempo pieno, non è esente da queste differenze che incidono direttamente sull’effettivo potere di acquisto degli influencer.

Settori trainanti, tariffe e differenze di crescita tra le categorie

Moda, beauty, tecnologia, food e viaggi rappresentano i comparti che generano i ricavi più alti nelle strategie di influencer marketing in Italia. Nel dettaglio:

  • Fashion & Beauty: 26% della spesa totale
  • Food & Beverage: 18,2%
  • Gaming & Tech: 15%
  • Travel & Lifestyle: 12,5%
Il trend più recente evidenzia un balzo dei compensi soprattutto tra i micro e mid-tier influencer:
  • Micro-influencer su Instagram (+33% rispetto all’anno precedente)
  • Mid-tier su Instagram (+8,3%) e TikTok (+13,3%)
  • Macro in crescita su TikTok (+6,2%) e YouTube (+5%)
Al contrario, le celebrities registrano una flessione nei compensi su Instagram (-19,2%) e YouTube (-15%), a causa dello spostamento delle strategie di brand verso creator di nicchia con un’audience più reattiva e fedele.
L’evoluzione delle tariffe riflette una maggiore attenzione alla qualità, autenticità e coerenza dei creator rispetto al semplice numero di follower.

Chi sono i top influencer italiani: storie e nomi, da Ferragni a Khaby Lame

Il vertice della classifica degli influencer italiani più influenti e redditizi è dominato da alcuni nomi divenuti ormai veri e propri marchi:

  • Chiara Ferragni: regina indiscussa di Instagram, le sue entrate derivano sia dai post sponsorizzati (fino a oltre 100.000 euro ciascuno) che dall’imprenditoria digitale e dalle partecipazioni.
  • Khaby Lame: recordman di follower tra TikTok e Instagram, partnership globali con Hugo Boss e presenza a eventi internazionali. Ha reso virale la semplicità dei suoi sketch, raccogliendo un pubblico globale.
  • Gianluca Vacchi: lifestyle e lusso su Instagram e TikTok, fatturati alimentati da contenuti, DJ set e promozione dei suoi brand.
  • Fedez: tra musica, progetti digitali e gestione di talent, le sue collaborazioni pubblicitarie generano introiti importanti.
  • Benedetta Rossi: punto di riferimento food, mixa ricette, libri e presenza sui principali canali video.
  • Fabrizio Romano: giornalista sportivo, punto di riferimento mondiale per le notizie di calciomercato, con rapporti commerciali trasversali tra social, media e club.
  • Davie504: bassista e creator YouTube, valorizza l’intrattenimento educativo e la vendita di merchandising.
  • Mariano Di Vaio, Giulia De Lellis e Le Twins: rappresentano altri esempi di successo e diversificazione di fonti di guadagno fra moda, beauty e tecnologia.
I guadagni dei top influencer italiani rimangono elevati: per alcuni si parla di oltre 10 milioni di euro annui, se si sommano tutte le attività e i ricavi paralleli. Tuttavia, la distinzione tra top creator e la media degli influencer rimane notevole sia in termini numerici che qualitativi.

Dietro le quinte: retroscena, contratti e normativa di settore

Il lavoro dietro la presenza social di un influencer è spesso sottovalutato. I compensi di rilievo derivano da contratti specifici, spesso articolati in fee base per contenuto, diritti di utilizzo per i brand (+20%-30%), bonus sulla performance e accordi di esclusività per settore o piattaforma. L’intermediazione di agenzie e manager risulta quasi imprescindibile, con commissioni fino al 20% sulle somme incassate.
Dietro la realizzazione di un singolo post, si cela un team di professionisti: fotografi, videomaker, social manager, avvocati specializzati e, nei casi più strutturati, agenzie di PR dedicate alla gestione della reputazione online e delle crisi mediatiche.
Sul piano normativo, l’intervento dell’Agcom e dell’AGCM ha portato a una maggiore trasparenza e al rafforzamento delle regole sulla segnalazione dei contenuti sponsorizzati (obbligo di inserire #adv o #sponsorizzato). Le nuove linee guida pubblicate dopo il cosiddetto Pandoro Gate richiedono che i creator più rilevanti siano iscritti a un elenco pubblico e soggetti a una serie di verifiche, incluse le visite fiscali che hanno coinvolto figure di spicco per casi di presunta evasione.
Casi di utilizzo di bot, orchestrazione di controversie e fake engagement rappresentano i rischi tuttora esistenti, così come l’attenzione verso il fisco e l’etica della comunicazione pubblicitaria.

Il futuro dei guadagni e la normalizzazione del mercato degli influencer

L’economia della creator economy italiana, pur con qualche flessione nelle fasce più alte, rimane solida e proiettata verso una crescita selettiva. La trasparenza, la qualità delle relazioni con i follower, la sostenibilità delle collaborazioni e l’allineamento valoriale con i brand sono diventati i parametri guida per il successo.
Per i nuovi aspiranti influencer, l’accesso ai grandi guadagni è meno immediato rispetto agli anni passati, ma chi riesce a strutturare professionalmente la propria attività, a puntare su autenticità, competenza e conformità alle regole può ancora ambire a risultati economici importanti.
L’epoca del “diventare ricchi da un giorno all’altro” sui social sembra destinata a cedere il passo a una nuova stagione di consapevolezza, selezione e normalizzazione, nella quale la competenza e l’affidabilità vengono finalmente riconosciute dal mercato.



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