Sfatiamo i luoghi comuni sui guadagni degli influencer italiani: dai numeri reali di mercato alle differenze tra profili, piattaforme e categorie, passando per compensi, disparità di genere e retroscena contrattuali.
Il fenomeno degli influencer in Italia è spesso al centro di dibattiti e leggende metropolitane, tra chi li immagina milionari senza sforzi e chi invece li considera una moda passeggera. In realtà, la scena è ben più articolata. Secondo recenti indagini di settore, sebbene alcune celebrità digitali siano arrivate a cifre impressionanti, la maggioranza si districa tra compensi fluttuanti e redditi non sempre così elevati come si potrebbe immaginare.
Da Repubblica.it e le analisi svolte dal giornalista Giulia Cimpanelli si evince che solo una minima percentuale di creator italiani riesce realmente a raggiungere guadagni sopra i 5.000 euro mensili, mentre per molti altri si tratta di entrate più contenute, spesso integrate da altre attività lavorative. Chi sognava facili arricchimenti deve dunque fare i conti con un mercato che premia pochi, mentre la maggioranza si muove tra sforzi costanti, collaborazioni variabili e adeguamento continuo a una domanda sempre più selettiva e consapevole. Fra narrazioni esagerate e storielle social, è opportuno puntare lo sguardo alla realtà dei numeri, delle esperienze e delle regole che oggi definiscono i ricavi dei creator italiani.
Nel panorama europeo, l’Italia occupa una posizione di rilievo tanto da essere il terzo paese per numero di influencer e creator professionali con oltre 37.000 profili certificati. Si parla in media di 82 influencer ogni centomila residenti, un dato che supera persino il numero dei panifici sul territorio nazionale. Instagram si conferma la piattaforma dominante: origina il 53% degli introiti della creator economy locale, con un giro d’affari stimato in 3,3 miliardi di euro. Alle sue spalle si collocano TikTok (446 milioni di euro) e YouTube (279 milioni di euro). LinkedIn, seppur ancora sottostimato rispetto agli altri canali, rappresenta il principale veicolo economico per il 9% dei professionisti del settore.
Rispetto alla distribuzione dei ricavi:
L’universo degli influencer è caratterizzato da plurime opportunità di monetizzazione. Le principali fonti di guadagno includono:
Le taglie degli introiti variano sensibilmente a seconda della piattaforma e della base di follower. Ecco una sintesi riassuntiva tramite tabella dei compensi medi per un singolo contenuto sponsorizzato nel 2025, basata sui principali dati pubblici:
| Categoria | Follower | Instagram (€/post) | TikTok (€/video) | YouTube (€/video) |
| Nano | 5-10k | 100 – 350 | 50 – 250 | 10 – 100 |
| Micro | 10k-50k | 350 – 1.500 | 100 – 750 | 100 – 500 |
| Mid-tier | 50k-300k | 1.500 – 5.000 | 750 – 3.500 | 2.000 – 8.000 |
| Macro | 300k-1M | 5.000 – 9.000 | 3.500 – 7.000 | 8.000 – 25.000 |
| Mega/Celebrity | 1M+ | fino a 50.000 | fino a 75.000 | fino a 80.000 |
Sul piano delle medie annue, si rilevano dati come:
Il settore della creator economy è colpito da significative disparità di genere nei compensi. Le ricerche realizzate da Kolsquare e rilanciate dalla stampa nazionale mostrano che il 43% delle donne dichiara introiti inferiori ai 1.000 euro mensili a fronte del 24% degli uomini. Questo disequilibrio deriva non solo dalla concentrazione dei contratti più ricchi verso i profili maschili, ma anche dalla diversa accessibilità a campagne ad alto budget e brand partnership.
Altre forme di disparità sono legate alla tipologia di piattaforma utilizzata, alla nicchia tematica, al tasso di engagement e alla localizzazione geografica. L’Italia, pur presentando un’alta percentuale di creator che operano a tempo pieno, non è esente da queste differenze che incidono direttamente sull’effettivo potere di acquisto degli influencer.
Moda, beauty, tecnologia, food e viaggi rappresentano i comparti che generano i ricavi più alti nelle strategie di influencer marketing in Italia. Nel dettaglio:
Il vertice della classifica degli influencer italiani più influenti e redditizi è dominato da alcuni nomi divenuti ormai veri e propri marchi:
Il lavoro dietro la presenza social di un influencer è spesso sottovalutato. I compensi di rilievo derivano da contratti specifici, spesso articolati in fee base per contenuto, diritti di utilizzo per i brand (+20%-30%), bonus sulla performance e accordi di esclusività per settore o piattaforma. L’intermediazione di agenzie e manager risulta quasi imprescindibile, con commissioni fino al 20% sulle somme incassate.
Dietro la realizzazione di un singolo post, si cela un team di professionisti: fotografi, videomaker, social manager, avvocati specializzati e, nei casi più strutturati, agenzie di PR dedicate alla gestione della reputazione online e delle crisi mediatiche.
Sul piano normativo, l’intervento dell’Agcom e dell’AGCM ha portato a una maggiore trasparenza e al rafforzamento delle regole sulla segnalazione dei contenuti sponsorizzati (obbligo di inserire #adv o #sponsorizzato). Le nuove linee guida pubblicate dopo il cosiddetto Pandoro Gate richiedono che i creator più rilevanti siano iscritti a un elenco pubblico e soggetti a una serie di verifiche, incluse le visite fiscali che hanno coinvolto figure di spicco per casi di presunta evasione.
Casi di utilizzo di bot, orchestrazione di controversie e fake engagement rappresentano i rischi tuttora esistenti, così come l’attenzione verso il fisco e l’etica della comunicazione pubblicitaria.
L’economia della creator economy italiana, pur con qualche flessione nelle fasce più alte, rimane solida e proiettata verso una crescita selettiva. La trasparenza, la qualità delle relazioni con i follower, la sostenibilità delle collaborazioni e l’allineamento valoriale con i brand sono diventati i parametri guida per il successo.
Per i nuovi aspiranti influencer, l’accesso ai grandi guadagni è meno immediato rispetto agli anni passati, ma chi riesce a strutturare professionalmente la propria attività, a puntare su autenticità, competenza e conformità alle regole può ancora ambire a risultati economici importanti.
L’epoca del “diventare ricchi da un giorno all’altro” sui social sembra destinata a cedere il passo a una nuova stagione di consapevolezza, selezione e normalizzazione, nella quale la competenza e l’affidabilità vengono finalmente riconosciute dal mercato.