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Liste d’attesa infinite, la svolta per 3mila persone: come sono riuscite a ottenere le cure

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Per risolvere il problema delle liste di attesa infinite, la legge permette di presentare istanza alla Asl in alternativa al Cup per ottenere visite ed esami nei tempi dell’impegnativa. Come fare.

Telefonare al Cup, sentirsi rispondere che non ci sono posti disponibili prima di otto o dieci mesi e rassegnarsi. Per milioni di italiani è la normalità. Eppure esiste una strada prevista dalla legge che molti non conoscono: presentare un’istanza direttamente alla Asl, in alternativa al Cup, per ottenere la prestazione nei tempi indicati sull’impegnativa. È la via che migliaia di cittadini hanno scelto per superare attese che sembravano senza fine.

Il problema: impegnativa con una scadenza, ma agenda piena

Quando il medico di base o lo specialista prescrive una visita o un esame, indica sull’impegnativa una classe di priorità. Non è un dettaglio burocratico, ma la misura del tempo entro cui il Servizio sanitario nazionale deve garantire la prestazione.

Le classi di priorità sono quattro:

  • U (urgente): da erogare entro 72 ore.
  • B (breve): da erogare entro 10 giorni.
  • D (differibile): entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli accertamenti diagnostici.
  • P (programmata): entro 120 giorni.
Il problema nasce quando il Cup, il Centro unico di prenotazione, risponde che le agende sono chiuse o che il primo posto utile è fissato ben oltre questi limiti. Il cittadino, spesso, si ferma lì. Il Cup, però, non è l’unico canale per far valere il proprio diritto.

L’articolo 3 del decreto legislativo 124 del 1998 stabilisce che, se la prestazione non può essere erogata entro i tempi massimi previsti, il cittadino ha diritto a ottenerla in alternativa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, cioè la cosiddetta intramoenia, pagando soltanto il ticket che avrebbe dovuto versare. La differenza rispetto alla tariffa piena resta a carico dell’azienda sanitaria.

Il principio è semplice: se il sistema pubblico non rispetta i propri tempi, non può scaricarne il costo sul paziente. A rafforzare il quadro sono intervenuti il Piano nazionale di governo delle liste di attesa e, più di recente, il decreto legge 73 del 2024, convertito dalla legge 107 del 2024, che ha ribadito la necessità di garantire le prestazioni entro i tempi e di rendere più efficaci gli strumenti di tutela per i cittadini.

Molte Regioni hanno poi recepito la norma con proprie delibere, definendo il cosiddetto percorso di tutela: una procedura che la Asl deve attivare quando riceve la segnalazione di un tempo di attesa fuori soglia.

La mossa chiave: l’istanza alla Asl in alternativa al Cup e come fare passo dopo passo

Qui sta il punto che fa la differenza. Il cittadino non è obbligato a limitarsi alla prenotazione tramite Cup. Se il Cup comunica l’impossibilità di prenotare entro i tempi, si può inviare un’istanza scritta alla Asl (di solito all’Ufficio relazioni con il pubblico, all’ufficio dedicato alle liste di attesa o alla direzione sanitaria) chiedendo che la prestazione venga garantita nei tempi della classe di priorità indicata sulla prescrizione.

Con questa istanza si chiede alla Asl di individuare una struttura pubblica o privata accreditata in grado di erogare la prestazione nei tempi previsti oppure di autorizzare l’erogazione in intramoenia, senza oneri aggiuntivi oltre al ticket.

Si tratta di un diritto, non di una cortesia. Ed è proprio la conoscenza di questo strumento ad aver permesso a migliaia di persone di ottenere visite ed esami in poche settimane anziché in molti mesi.

La procedura che i cittadini hanno seguito, e che ogni cittadino può fare se si trova in difficoltà con una visita importante o urgente da fare, con le avvertenze utili per non commettere errori è la seguente:

1. Verifica la classe di priorità sull’impegnativa. Deve essere indicata con chiarezza: se manca, chiedi al medico di integrarla, perché da quella lettera dipendono i tempi massimi.

2. Prova a prenotare tramite Cup. Puoi usare lo sportello, il numero telefonico, il portale regionale o le farmacie abilitate. È un passaggio importante perché serve a documentare l’impossibilità di ottenere la prestazione nei tempi.

3. Conserva la prova del rifiuto. Se possibile, fatti rilasciare una comunicazione scritta o annota data, ora e canale utilizzato, oppure salva lo screenshot della schermata in cui compare la disponibilità oltre i termini. Un riscontro documentato rende l’istanza molto più solida.

4. Compila l’istanza. Molte Asl e molte associazioni di tutela mettono a disposizione moduli precompilati. Indica i tuoi dati, gli estremi dell’impegnativa, la classe di priorità, la prestazione richiesta e i riferimenti normativi (articolo 3 del decreto legislativo 124 del 1998). Chiedi espressamente di ottenere la prestazione nei tempi previsti.

5. Invia l’istanza. Puoi consegnarla a mano all’Ufficio relazioni con il pubblico, inviarla tramite posta elettronica certificata o con raccomandata. Conserva sempre la ricevuta di consegna.

6. Attendi il contatto della Asl. L’azienda sanitaria dovrebbe proporre una soluzione: un’agenda alternativa, una struttura accreditata oppure l’intramoenia. Se non risponde entro tempi ragionevoli, puoi sollecitare per iscritto e rivolgerti all’Urp, al Difensore civico regionale o alle associazioni dei consumatori e dei pazienti.

Se l’istanza resta senza esito, ci sono ulteriori strumenti. Puoi sollecitare la Asl con una seconda comunicazione, rivolgerti al Difensore civico regionale, segnalare il caso all’Urp e ai tribunali per i diritti del malato, oppure coinvolgere le associazioni dei consumatori, che spesso offrono assistenza gratuita nella redazione dei moduli. Nei casi più gravi si può valutare anche una diffida formale tramite un legale.

Perché per tante persone ha funzionato

I cittadini che hanno ottenuto risultati hanno in comune alcuni comportamenti. Hanno trattato la prescrizione come un impegno da far rispettare, non come un semplice foglio. Hanno documentato ogni passaggio, evitando richieste vaghe. Hanno inviato l’istanza per iscritto, creando una traccia formale che la Asl non può ignorare. E non si sono accontentati di un primo no.

Un altro fattore decisivo è l’effetto di sistema: quando le istanze aumentano, le aziende sanitarie sono costrette a individuare soluzioni organizzative, riaprire agende, ampliare l’offerta o convenzionarsi con strutture esterne. Ogni richiesta ben fatta diventa anche un segnale che spinge il sistema a funzionare meglio.

Le istanze hanno riguardato soprattutto le prestazioni per cui le attese sono più lunghe: risonanze magnetiche, TAC, ecografie, mammografie, visite cardiologiche, oculistiche, dermatologiche, ortopediche e neurologiche. Sono esami e visite che possono fare la differenza nella diagnosi precoce di patologie importanti, dove ogni mese perso pesa.

Per evitare delusioni, è bene tenere a mente alcuni aspetti pratici:

  • Il diritto dipende dai tempi indicati sull’impegnativa. Se la prescrizione non riporta la priorità, o se la richiesta non rientra nelle prestazioni soggette a tempi massimi, il percorso può risultare più complesso.
  • Le regole possono variare da Regione a Regione. La norma nazionale è uniforme, ma le procedure operative, i moduli e i riferimenti da contattare cambiano a seconda del territorio. Informati presso la tua Asl o sul sito regionale.
  • Possono esserci resistenze. In alcune realtà la procedura è poco conosciuta anche dagli operatori. In questi casi non scoraggiarti: richiama espressamente la norma e chiedi una risposta scritta.
  • Il ticket resta dovuto. Se hai diritto all’esenzione, questa continua ad applicarsi. Se invece è previsto il pagamento, versi la sola quota che avresti pagato nel circuito pubblico.
  • Non è una consulenza legale. Per situazioni particolari, ad esempio un rifiuto ingiustificato o un danno derivante dal ritardo, ha senso rivolgersi a un avvocato o a un’associazione di tutela dei pazienti.



Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...