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Imprese italiane, le previsioni su crescita ed economia nel 2026 sono positive secondo nuovo studio Bankitalia

di Marcello Tansini pubblicato il
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Le imprese italiane si preparano a un 2026 segnato da prospettive economiche favorevoli. Secondo uno studio della Bankitalia, domanda interna, investimenti e occupazione sosterranno la crescita, in un contesto di prezzi e salari stabili.

Il tessuto imprenditoriale italiano mostra segnali di graduale miglioramento secondo le più recenti indagini pubblicate dalla Banca d’Italia sul finire del 2025. Dopo un periodo di incertezza e rallentamenti, i dati più aggiornati riflettono una fiducia crescente tra le aziende di medio-grandi dimensioni, che percepiscono prospettive favorevoli per i mesi a venire. Il clima di ottimismo è principalmente frutto della combinazione di vari elementi: domanda interna ed esterna in ripresa, stabilità dei prezzi e politiche di incentivo alle imprese, come i crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0.

L’indagine condotta tra novembre e dicembre 2025 ha rilevato che la percezione positiva non si limita a un singolo comparto, ma si diffonde tra industria e servizi, con una netta riduzione dei giudizi sfavorevoli rispetto alle rilevazioni precedenti. Tuttavia, il comparto delle costruzioni presenta ancora alcune incertezze, specie per le aziende più legate a progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Nonostante ciò, la prevalente valutazione di stabilità e un costante rafforzamento delle aspettative economiche sostengono l’ipotesi di una crescita moderata e progressiva nel corso del 2026.

Domanda, investimenti e occupazione: fattori chiave della crescita attesa

L’analisi degli ultimi trimestri evidenzia come la ripresa della domanda rappresenti uno dei principali motori delle prospettive di crescita economica. Nonostante le difficoltà degli scorsi anni e le tensioni globali causate, tra l’altro, da mutamenti politici negli Stati Uniti e dalle nuove dinamiche commerciali internazionali, la quota di imprese che segnala aumenti della domanda è in deciso incremento rispetto a precedenti indagini. L’industria, i servizi e, in misura inferiore ma significativa, le costruzioni, hanno beneficiato di questa ripresa che interessa sia il mercato interno sia quello estero.

  • La domanda interna è tornata a crescere in modo più sostenuto a partire dal secondo trimestre 2025, riflettendo una maggiore fiducia dei consumatori e delle stesse imprese nella stabilità del quadro macroeconomico.
  • L’export vede un rafforzamento particolarmente marcato nel comparto dei servizi, dove le aspettative di vendita per l’inizio 2026 risultano particolarmente elevate soprattutto per le aziende di maggiore dimensione.
  • Nelle costruzioni, se da un lato il saldo delle imprese ottimiste resta superiore ad altri comparti, le attese si sono ridotte rispetto a metà 2025, a causa della normalizzazione dei progetti legati al Pnrr.
Parallelamente, gli investimenti si confermano un punto centrale nelle strategie di sviluppo. Secondo i dati più recenti:
  • Circa un terzo delle imprese prevede un’espansione della spesa nominale per investimenti sia nel primo semestre del 2026 che nell’intero anno rispetto al 2025.
  • I crediti d’imposta dei programmi Transizione 4.0 e 5.0, menzionati tra gli incentivi pubblici più utilizzati, stimolano l’adozione di tecnologie innovative e la modernizzazione produttiva soprattutto nell’industria manifatturiera.
  • Nel comparto costruzioni il clima per gli investimenti si mostra invece più incerto: il 30% delle realtà legate al Pnrr segnala una possibile riduzione della spesa nei prossimi mesi, anche se permangono condizioni di liquidità generalmente stabili e accesso al credito invariato.
Sul fronte occupazionale, le recenti rilevazioni confermano una previsione di crescita nei prossimi tre mesi, con ritmi più pronunciati nelle costruzioni e andamento stabile in industria e servizi. Questa dinamica si accompagna a una riduzione delle incertezze legate al contesto economico e politico, offrendo una prospettiva positiva in termini di occupazione e stabilità sociale.

La fiducia delle imprese, sebbene ancora prudente per quanto riguarda le condizioni operative, si va consolidando grazie all’attenuazione degli effetti negativi dell’incertezza e al progressivo recupero del saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento. Quest’ultima dinamica appare particolarmente evidente tra le aziende di dimensioni maggiori, che rappresentano un motore importante per la crescita attesa nel 2026.

Prezzi, salari e inflazione: stabilità e moderazione nel quadro futuro

L’andamento dei prezzi di vendita e l’evoluzione dei salari rappresentano temi centrali nelle valutazioni per il prossimo futuro dell’economia italiana. Il quadro che si delinea dalle ultime indagini suggerisce una moderazione delle dinamiche inflazionistiche, elemento chiave per la sostenibilità della crescita e la tutela del potere d’acquisto.

Settore Incremento annuo prezzi di vendita
Industria 1,9%
Servizi 1,7%
Costruzioni 3,4-3,6%

L’incremento dei prezzi si mantiene, in generale, sotto il 2% per industria e servizi, mentre risulta più marcato nelle costruzioni. Questa moderazione riflette una normalizzazione del costo delle materie prime e del costo del lavoro, elementi che avevano in precedenza alimentato maggiori pressioni inflazionistiche.

Le aspettative sulle dinamiche retributive indicano un aumento medio dei salari nominali pari al 2,2% nei dodici mesi a venire. La quota di imprese che prevede incrementi superiori al 4% risulta oggi più contenuta rispetto al recente passato, soprattutto nell’industria e nei servizi. Tale evoluzione risponde alla necessità di equilibrare la crescita dei costi con la moderazione inflazionistica osservata e attesa.

L’inflazione al consumo, secondo le rilevazioni Bankitalia, si stabilizza ormai tra l’1,6% a sei mesi e l’1,8% a due anni, confermando una distribuzione omogenea di queste attese su tutto il territorio nazionale e tra i diversi comparti produttivi.

L’attuale scenario offre quindi un quadro di prezzi stabili, sostenuto dall’ancoraggio delle aspettative inflazionistiche e da una ridotta volatilità delle principali variabili macroeconomiche. Questi elementi continuano a supportare le politiche monetarie orientate alla stabilità e favoriscono una maggiore prevedibilità sulle condizioni di mercato, sia per le imprese sia per i lavoratori.

Secondo gli operatori del settore finanziario e produttivo, la combinazione di stabilità dei prezzi e incremento moderato dei salari permetterà di mantenere un livello di competitività adeguato, favorendo la prosecuzione della crescita delle imprese e la realizzazione di nuove strategie di investimento. Il sistema si avvia così verso una fase di consolidamento che, pur all’interno di uno scenario globale complesso, vede l’Italia proiettata verso prospettive di crescita e innovazione nel 2026.