Le imprese italiane si preparano a un 2026 segnato da prospettive economiche favorevoli. Secondo uno studio della Bankitalia, domanda interna, investimenti e occupazione sosterranno la crescita, in un contesto di prezzi e salari stabili.
Il tessuto imprenditoriale italiano mostra segnali di graduale miglioramento secondo le più recenti indagini pubblicate dalla Banca d’Italia sul finire del 2025. Dopo un periodo di incertezza e rallentamenti, i dati più aggiornati riflettono una fiducia crescente tra le aziende di medio-grandi dimensioni, che percepiscono prospettive favorevoli per i mesi a venire. Il clima di ottimismo è principalmente frutto della combinazione di vari elementi: domanda interna ed esterna in ripresa, stabilità dei prezzi e politiche di incentivo alle imprese, come i crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0.
L’indagine condotta tra novembre e dicembre 2025 ha rilevato che la percezione positiva non si limita a un singolo comparto, ma si diffonde tra industria e servizi, con una netta riduzione dei giudizi sfavorevoli rispetto alle rilevazioni precedenti. Tuttavia, il comparto delle costruzioni presenta ancora alcune incertezze, specie per le aziende più legate a progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Nonostante ciò, la prevalente valutazione di stabilità e un costante rafforzamento delle aspettative economiche sostengono l’ipotesi di una crescita moderata e progressiva nel corso del 2026.
L’analisi degli ultimi trimestri evidenzia come la ripresa della domanda rappresenti uno dei principali motori delle prospettive di crescita economica. Nonostante le difficoltà degli scorsi anni e le tensioni globali causate, tra l’altro, da mutamenti politici negli Stati Uniti e dalle nuove dinamiche commerciali internazionali, la quota di imprese che segnala aumenti della domanda è in deciso incremento rispetto a precedenti indagini. L’industria, i servizi e, in misura inferiore ma significativa, le costruzioni, hanno beneficiato di questa ripresa che interessa sia il mercato interno sia quello estero.
La fiducia delle imprese, sebbene ancora prudente per quanto riguarda le condizioni operative, si va consolidando grazie all’attenuazione degli effetti negativi dell’incertezza e al progressivo recupero del saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento. Quest’ultima dinamica appare particolarmente evidente tra le aziende di dimensioni maggiori, che rappresentano un motore importante per la crescita attesa nel 2026.
L’andamento dei prezzi di vendita e l’evoluzione dei salari rappresentano temi centrali nelle valutazioni per il prossimo futuro dell’economia italiana. Il quadro che si delinea dalle ultime indagini suggerisce una moderazione delle dinamiche inflazionistiche, elemento chiave per la sostenibilità della crescita e la tutela del potere d’acquisto.
| Settore | Incremento annuo prezzi di vendita |
| Industria | 1,9% |
| Servizi | 1,7% |
| Costruzioni | 3,4-3,6% |
L’incremento dei prezzi si mantiene, in generale, sotto il 2% per industria e servizi, mentre risulta più marcato nelle costruzioni. Questa moderazione riflette una normalizzazione del costo delle materie prime e del costo del lavoro, elementi che avevano in precedenza alimentato maggiori pressioni inflazionistiche.
Le aspettative sulle dinamiche retributive indicano un aumento medio dei salari nominali pari al 2,2% nei dodici mesi a venire. La quota di imprese che prevede incrementi superiori al 4% risulta oggi più contenuta rispetto al recente passato, soprattutto nell’industria e nei servizi. Tale evoluzione risponde alla necessità di equilibrare la crescita dei costi con la moderazione inflazionistica osservata e attesa.
L’inflazione al consumo, secondo le rilevazioni Bankitalia, si stabilizza ormai tra l’1,6% a sei mesi e l’1,8% a due anni, confermando una distribuzione omogenea di queste attese su tutto il territorio nazionale e tra i diversi comparti produttivi.
L’attuale scenario offre quindi un quadro di prezzi stabili, sostenuto dall’ancoraggio delle aspettative inflazionistiche e da una ridotta volatilità delle principali variabili macroeconomiche. Questi elementi continuano a supportare le politiche monetarie orientate alla stabilità e favoriscono una maggiore prevedibilità sulle condizioni di mercato, sia per le imprese sia per i lavoratori.
Secondo gli operatori del settore finanziario e produttivo, la combinazione di stabilità dei prezzi e incremento moderato dei salari permetterà di mantenere un livello di competitività adeguato, favorendo la prosecuzione della crescita delle imprese e la realizzazione di nuove strategie di investimento. Il sistema si avvia così verso una fase di consolidamento che, pur all’interno di uno scenario globale complesso, vede l’Italia proiettata verso prospettive di crescita e innovazione nel 2026.