Il ritorno del pesticida Dormex nelle coltivazioni di kiwi italiane riaccende un forte dibattito sui reali vantaggi e rischi
E' tornato al centro del dibattito il tema dell’utilizzo di una sostanza chimica da tempo esclusa dall’ambito agricolo europeo. Il Ministero della Salute ha infatti concesso una deroga temporanea per l’impiego di Dormex nelle coltivazioni di kiwi di alcune regioni italiane. Questa scelta, motivata dalle nuove esigenze produttive determinate da inverni sempre più miti, porta con sé interrogativi complessi sia dal punto di vista agronomico che da quello della sicurezza alimentare.
Il Dormex è un fitostimolante a base di idrogeno cianammide, sostanza che dal 2022 risulta bandita nell’Unione Europea per via dei potenziali rischi tossicologici. In ambito agricolo viene utilizzato principalmente per interrompere la dormienza invernale delle piante, simulando l’effetto del freddo necessario alle colture per riprendere il ciclo vegetativo. Il fenomeno delle "ore di freddo" insufficienti, sempre più diffuso a causa del cambiamento climatico, può compromettere la regolarità della ripresa vegetativa specialmente nelle fruttifere come kiwi, vite e melo.
Spruzzato sulle gemme, il Dormex agisce da interruttore chimico, favorendo la sincronizzazione della fioritura e consentendo una raccolta anticipata. Questa anticipazione offre un vantaggio competitivo sui mercati, dove le primizie spuntano prezzi superiori. La ripresa uniforme e tempestiva della vegetazione si traduce in un maggiore rendimento, una qualità più costante e un prodotto esteticamente più attraente, caratteristiche apprezzate sia in Italia che sui mercati esteri. Pur essendo stato adottato soprattutto in condizioni di freddo invernale ridotto, l’utilizzo del Dormex è oggetto di approfondite discussioni per le possibili ripercussioni su ambiente e salute.
L’attuale autorizzazione italiana è il risultato di richieste pressanti avanzate dalle organizzazioni dei produttori, in risposta a una situazione di svantaggio competitivo rispetto ad altri Paesi come la Grecia, che già da tempo beneficia di deroghe simili. La deroga ha un carattere emergenziale e temporaneo e interessa esclusivamente i kiwi di alcune regioni del Centro-Sud, come Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Tale misura è stata accolta con favore dalle principali associazioni del comparto, tra cui Italia Ortofrutta, che rappresenta il 40% della produzione ortofrutticola nazionale. Secondo i produttori, senza l’uso del fitoregolatore sarebbe difficile mantenere competitività nel periodo di raccolta.
Questa decisione si inserisce in un contesto di cambiamento climatico che sta modificando in modo significativo le dinamiche produttive: gli inverni più miti riducono le ore di freddo, fondamentali per una fioritura regolare e una produzione abbondante. Di fronte a queste difficoltà, molti imprenditori del settore vedono nell’uso temporaneo di Dormex la chiave per evitare cali produttivi e continuare a garantire la presenza del kiwi italiano sui mercati internazionali. Tuttavia, il provvedimento resta oggetto di discussione anche per le implicazioni normative europee e per il rischio di innescare una “corsa al ribasso” sulla tutela della salute in ambito UE.
Le principali criticità legate all’uso di Dormex riguardano la salute degli operatori agricoli e l’impatto ambientale. Secondo documentazione ufficiale e studi internazionali, l’idrogeno cianammide è sospettato di essere cancerogeno e rientra tra le sostanze potenzialmente interferenti endocrini. Tra i rischi segnalati si annoverano possibili danni alla fertilità, effetti nocivi sullo sviluppo fetale e danni agli organi interni in caso di esposizioni prolungate. L’etichettatura del prodotto prevede infatti indicazioni di pericolo severe e l’obbligo di utilizzo di equipaggiamenti di protezione specifici, come tute, guanti, stivali e maschere certificate.
Per quanto riguarda il consumatore, la molecola tende a degradarsi nel tempo e, se le procedure sono rispettate correttamente, i residui già sul prodotto destinato alla tavola risultano tarati su valori molto bassi. Tuttavia, la reale efficacia dei controlli e il rispetto dei tempi di carenza sono ancora temi controversi, alimentando perplessità nella società civile. Non meno importanti sono le preoccupazioni ambientali. Dormex può risultare nocivo per organismi acquatici e insetti utili, oltre a modificare la microflora del suolo nelle fasi immediatamente successive al trattamento. Per questa ragione numerose organizzazioni ambientaliste e società scientifiche hanno denunciato il rischio di un arretramento delle garanzie di tutela ambientale e sanitaria in nome della competitività agricola.
L’Italia detiene storicamente una posizione di rilievo nella produzione mondiale di kiwi, con volumi di oltre 400.000 tonnellate annue. L’export si mantiene su valori molto positivi: nel 2023 si è registrato un incremento delle esportazioni del 7,7%, con i principali destinatari situati in Germania, Spagna, Francia, Belgio, Olanda e Stati Uniti. Il ricorso al Dormex mira a salvaguardare la capacità produttiva e a sostenere la redditività delle imprese agricole, assicurando alle aziende di arrivare nei mercati internazionali con anticipo rispetto ai concorrenti.
La deroga concessa dal Ministero della Salute ha pertanto sollevato entusiasmo tra le organizzazioni di categoria, come testimoniato dalle dichiarazioni di Italia Ortofrutta e Coldiretti, che vedono nell’autorizzazione “una risposta concreta alle esigenze manifestate dai produttori”. Tuttavia, gli stessi attori economici riconoscono la necessità di frattempo investire in ricerca di alternative più sostenibili, per non dipendere, sebbene temporaneamente, da pratiche ammesse solo in deroga.
L’introduzione del Dormex nelle coltivazioni di kiwi pone questioni delicate di coerenza tra le politiche agricole e sanitarie italiane e i regolamenti UE. Secondo molti osservatori, la progressiva concessione di deroghe mina la credibilità dell’intero sistema regolatorio, creando un “doppio standard” tra prodotti importati e autoctoni. Il caso emblematico della Grecia, che da tempo ha ottenuto deroghe simili, è spesso utilizzato come giustificazione, ma rischia di innescare una spirale senza fine nella competizione intraeuropea.
Le preoccupazioni delle organizzazioni ambientaliste e dei consumatori riguardano anche la proposta regolamentare “Omnibus” in discussione recentemente, accusata di allentare i vincoli sulle sostanze attive e ampliare le possibilità di deroga senza sufficienti revisioni scientifiche. In questo clima, la fiducia verso i prodotti alimentari rischia un indebolimento: se da un lato si chiede rigore ai Paesi terzi che esportano in Europa, dall’altro le stesse regole vengono sospese per esigenze interne. Questa asimmetria mette in discussione la narrazione sulla sicurezza alimentare, a discapito della trasparenza e della percezione di tutela della salute pubblica.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...