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L'Ai doveva dare più tempo libero: invece in ufficio porta più incarichi, orari lunghi, rischio burnout e stress

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Burnout e stress

L’IA promette di liberare tempo, ma in ufficio può tradursi in più incarichi e orari lunghi. Chi la usa rischia di diventare un riferimento sempre disponibile, mentre calano gli scambi tra colleghi e crescono stress e burnout: servono regole e manager preparati.

Il rapporto Wellhub sul benessere lavorativo 2027 rileva che in Italia il 34% degli AI Pioneer dichiara che l’intelligenza artificiale ha aumentato il proprio carico di lavoro. La tecnologia velocizza alcune attività, ma il tempo risparmiato non si trasforma automaticamente in tempo libero. Può portare nuovi incarichi, aspettative più alte e responsabilità legate all’introduzione degli strumenti.

Il paradosso è concreto: chi usa l’IA con maggiore familiarità può diventare un riferimento per i colleghi, controllare le risposte generate e integrare la tecnologia nei processi quotidiani, continuando nel frattempo a svolgere i compiti già assegnati. Se tempi, obiettivi e carichi restano gli stessi, la produttività in aumento rischia di tradursi in più lavoro atteso.

Più produttività, ma anche più incarichi

La rilevazione Wellhub 2027 ha coinvolto oltre 5.000 lavoratori in dieci Paesi. In base alla familiarità con l’IA, il report individua tre profili: AI Pioneer, Adopter e Beginner. Nel campione del 2027, il 42% rientra nella prima categoria, il 32% nella seconda e il 26% nella terza.

Gli AI Pioneer hanno integrato l’IA nel proprio modo di lavorare. Gli Adopter la utilizzano con un livello di integrazione meno avanzato, mentre i Beginner sono ancora all’inizio del percorso. Questa classificazione permette di osservare come l’esperienza quotidiana del lavoro cambi insieme al livello di adozione tecnologica.

In Italia, nel 2027, il 34% dei Pioneer afferma che l’IA ha aumentato il proprio carico di lavoro. Per una parte di chi la utilizza in modo intensivo, dunque, l’adozione non alleggerisce le attività: si aggiunge al lavoro ordinario invece di sostituirne una quota.

In azienda il meccanismo si vede in situazioni concrete. Un testo preparato più rapidamente può generare altre richieste di revisione; un’analisi automatizzata porta con sé controlli, verifiche e spiegazioni. Quando uno strumento viene introdotto in un team, qualcuno deve anche aiutare i colleghi a usarlo. Il tempo guadagnato in una fase si distribuisce così tra nuove consegne e attività di supporto, mentre priorità e obiettivi rimangono invariati.

Chi adotta l’IA può diventare il riferimento

Una parte delle mansioni aggiuntive nasce dal modo in cui il lavoro viene distribuito. I dipendenti più esperti diventano spesso il punto di contatto informale per domande, errori e procedure. Se questa funzione non viene riconosciuta e pianificata, e se le altre attività non vengono riviste, si somma alle responsabilità già previste.

La pressione, in questi casi, non si legge soltanto dall’orario di presenza. Si può lavorare più rapidamente e ricevere, nello stesso tempo, scadenze ravvicinate o un numero maggiore di richieste. La prestazione sul singolo compito non racconta tutto: contano anche le attività che si accumulano e il margine disponibile per svolgerle con attenzione.

Alcuni dati europei offrono un quadro delle condizioni di lavoro. Nell’indagine Eurofound del 2024, l’11% dei lavoratori dell’Unione europea riferiva di lavorare almeno 48 ore alla settimana. Il 28% dichiarava di aver superato le 10 ore in una giornata almeno una volta nel mese precedente; il 20% diceva di usare il tempo libero per rispondere a richieste di lavoro.

Quando una tecnologia accelera le consegne, il tempo necessario a produrre un risultato è solo una parte della questione. Contano anche la durata della giornata, le interruzioni e il lavoro che finisce fuori orario. Sono aspetti che incidono sull’esperienza quotidiana delle persone, insieme al volume delle attività affidate loro.

Le interazioni tra colleghi possono ridursi

Nel 2027, in Italia il 43% degli AI Pioneer ritiene che l’intelligenza artificiale abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi. Una parte delle comunicazioni può rimanere, ma concentrarsi su consegne, controlli e passaggi operativi. Resta meno spazio per collaborare e scambiarsi competenze.

Quando le attività individuali accelerano e alle persone viene chiesto di produrre di più, il confronto rischia di essere trattato come un’interruzione. Anche l’aiuto tra colleghi può diventare meno visibile: chi sa usare meglio lo strumento risponde ai dubbi degli altri, ma il tempo dedicato a questa attività non sempre entra nel carico di lavoro. La collaborazione resta necessaria, soprattutto per condividere procedure e individuare errori, ma può essere compressa proprio quando il suo contributo serve di più.

Eurofound include il supporto sociale tra gli elementi che compongono la qualità del lavoro. Nella rilevazione europea del 2024, il 73% dei dipendenti dichiarava di ricevere sostegno dai colleghi sempre o per la maggior parte del tempo. Quanto ai manager, riferiva un sostegno analogo il 65% delle lavoratrici e il 64% dei lavoratori. Le relazioni con colleghi e responsabili fanno quindi parte dell’esperienza lavorativa descritta dalla rilevazione.

Il carico può alimentare stress e burnout

Imparare a usare un nuovo programma non è l’unico possibile motivo di fatica. Se aumentano le attività e si stringono le scadenze, mentre diminuiscono le occasioni di confronto, la pressione quotidiana può crescere. L’esperienza dipende anche dall’autonomia, dall’organizzazione del lavoro e dal sostegno che le persone ricevono.

Nel rapporto Wellhub 2027, il 21% degli AI Adopter italiani e il 19% dei Pioneer dichiara di sperimentare sintomi di burnout ogni giorno. È un dato che richiama l’attenzione sulle condizioni di lavoro, in particolare quando si accompagna a carichi crescenti e a una riduzione delle interazioni significative.

Un’indagine Eurofound sulle carenze di personale, pubblicata nel 2024, descrive un possibile circolo vizioso. Se le risorse non bastano, il lavoro può intensificarsi per chi resta; l’intensità accresce la probabilità di stress e burnout, con possibili assenze e uscite che aggravano la carenza. È una dinamica organizzativa più ampia, utile a leggere il rischio che si crea quando si aggiungono compiti senza considerare le capacità del team. La pressione, allora, riguarda le persone e l’organizzazione insieme.

Regole chiare e manager preparati

La gestione aziendale passa anche dalle regole d’uso. Nel campione Wellhub 2027, il 34% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda manca una policy formale sull’IA. Senza indicazioni condivise, i dipendenti possono non sapere quali strumenti usare, quali dati inserire, chi debba controllare i risultati e come segnalare un errore.

Una policy può definire responsabilità, limiti, procedure di controllo e formazione. Dovrebbe anche chiarire come cambia il lavoro quando una parte del processo viene automatizzata. Se gli obiettivi restano invariati e ogni minuto risparmiato diventa una nuova consegna, lo strumento finisce per intensificare i ritmi, anziché migliorare il lavoro.

Il sostegno dei manager si traduce in scelte pratiche: discutere con i team quali attività ridurre, quali controlli mantenere e quanto tempo riconoscere per imparare e aiutare i colleghi. La formazione deve raggiungere i Pioneer e chi ha meno dimestichezza con la tecnologia. In caso contrario, il compito informale di far funzionare l’adozione rischia di concentrarsi su poche persone.

Il rapporto Wellhub 2027 rileva inoltre che il 72% dei lavoratori italiani valuterebbe di lasciare un’azienda che trascura il benessere. La qualità dell’esperienza lavorativa può pesare sulle decisioni di permanenza: trascurare carichi e salute espone le imprese anche a difficoltà nel trattenere competenze.

Per introdurre l’IA in modo sostenibile, le aziende devono considerare i risultati insieme alle condizioni che li rendono possibili. Un processo può diventare più rapido e, nello stesso tempo, produrre più richieste, ridurre il confronto o rendere abituale il lavoro fuori orario. Il guadagno apparente può così accompagnarsi a costi umani e organizzativi.

La verifica riguarda aspetti pratici: quali mansioni vengono eliminate o semplificate e quante attività di controllo e assistenza si aggiungono; se cambiano orari e priorità; se i dipendenti ricevono formazione e sostegno dai manager. Da qui si capisce se la tecnologia libera capacità o trasferisce altro lavoro sulle persone che la adottano.

Formazione, regole e supporto devono procedere insieme all’introduzione della tecnologia. Se l’IA accelera i compiti ma lascia invariato il carico, la promessa di più tempo libero resta incompiuta. Per chi lavora, il cambiamento si misura nella possibilità di affrontare le nuove attività senza sacrificare pause, relazioni professionali e recupero. Per le imprese, nella capacità di trasformare l’efficienza in condizioni di lavoro migliori.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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