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L'amministratore di condominio va sempre pagato anche quando sbaglia o lavora male?

di Marianna Quatraro pubblicato il

Gestire un condominio implica competenze e responsabilità: ma cosa succede se l’amministratore lavora male o commette errori gravi? L’articolo esplora quando può perdere il compenso e le possibili tutele per i condomini.

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Ogni mese migliaia di condomini italiani si interrogano se sia davvero obbligatorio corrispondere il compenso al proprio amministratore anche in presenza di gravi errori o di una gestione insoddisfacente. L’argomento, oggi più che mai, è al centro di accese discussioni tra proprietari e professionisti: normative sempre più stringenti, nuove sentenze della Cassazione e un quadro legislativo in movimento hanno modificato drasticamente i margini di tolleranza verso prestazioni opache o negligenti. I rischi per chi svolge questo incarico sono oggi molto elevati: dalla perdita del diritto al compenso fino all’obbligo di restituzione delle somme già percepite, senza dimenticare la revoca dell’incarico e i potenziali danni civili.

Nel contesto attuale, le competenze richieste agli amministratori si sono innalzate notevolmente, in parallelo alla domanda, da parte degli stessi condòmini, di trasparenza e affidabilità. Il tema non riguarda soltanto il rapporto tra assemblea e persona nominata, ma coinvolge principi generali come la diligenza contrattuale, obblighi di correttezza e, non di rado, profili sanzionatori che incidono direttamente sulla retribuzione.

La normativa condominiale è chiara: la titolarità di un contratto e una nomina assembleare validamente formalizzata non garantiscono un pagamento automatico o integrale del compenso. Esistono comportamenti e inadempienze che possono legittimare il condominio a negare il pagamento, chiedere la restituzione di quanto già versato e promuovere l’eventuale azione di responsabilità.

La tensione tra diritto al compenso e qualità della prestazione ha ormai assunto rilievo giuridico e pratico inediti, anche alla luce dei recenti orientamenti di giurisprudenza e delle novità legislative in esame. 

Quando l’amministratore perde il diritto al compenso: legge, sentenze e casi pratici

I quesiti relativi al pagamento dei corrispettivi all’amministratore in caso di errori sono oggi tra i più ricorrenti, anche a causa dei frequenti mutamenti normativi e giurisprudenziali in materia condominiale. Non ogni sbaglio, tuttavia, giustifica la perdita del diritto al pagamento: la valutazione, secondo la legislazione e la casistica dei tribunali, ruota attorno al concetto di “grave inadempimento”:

  • Una nomina perfettamente regolare non è sufficiente di per sé a garantire il pagamento: il diritto economico all’onorario presuppone sempre un’attività svolta con diligenza qualificata e trasparenza gestionale.
  • È il comportamento complessivo dell'amministratore, non il singolo errore occasionale, ad essere sottoposto a giudizio; episodi gravi e ripetuti, omissioni rilevanti od opposizione agli obblighi di trasparenza finanziaria, incidono in misura determinante sulla maturazione del diritto al compenso.
Secondo le decisioni più recenti (ad es. Tribunale di Napoli, 27 ottobre 2025, n. 9687), il grave inadempimento azzera ogni pretesa retributiva, anche parziale. Se l’amministratore di condominio ha ritirato somme dal conto del condominio senza agire nel rispetto dei doveri contrattuali, ad esempio omettendo rendiconti, non sollecitando il recupero dei crediti o violando le direttive assembleari, deve non solo rinunciare alla remunerazione, ma restituire le somme eventualmente già riscosse nel periodo di gestione contestata.

Analisi normativa: il Codice civile specifica che l’obbligazione principale dell’amministratore è “l’esatto adempimento” degli incarichi, mentre la Corte di Cassazione (sent. 3892/2017; 9679/2018; 4387/2002) sottolinea che la violazione grave dei doveri comporta perdita totale della retribuzione maturata durante l’inadempimento.

Quali sono le condotte che, nella pratica giudiziaria, giustificano il mancato pagamento? I casi principali sono:

  • Mancata presentazione del rendiconto annuale o modalità non trasparente di gestione finanziaria
  • Inerzia nel recuperare le quote dai morosi, compromettendo la liquidità del condominio
  • Ritardi sistematici nei pagamenti ai fornitori, tali da causare danni economici comuni
  • Violazione palese delle deliberazioni assembleari, ad esempio affidando incarichi senza mandato o disattendendo scelte approvate
  • Carente tenuta della contabilità e occultamento di informazioni rilevanti.
È altrettanto importante sottolineare che la giurisprudenza nega il diritto a compensi ridotti o solo parziali nei casi di violazione grave dei doveri: "chi non ha operato come richiesto non ha titolo a ricevere somme, neppure per mansioni svolte in parte".

Dal punto di vista quantitativo, stando ai dati di settore e ai più recenti rapporti sulle controversie condominiali, più del 30% dei giudizi civili intentati da assemblee contro amministratori riguarda specificamente la qualità della prestazione offerta e la conseguente richiesta di azzeramento o restituzione dei compensi. Il trend è in netta crescita nell’ultimo biennio, complici le nuove regole sulla trasparenza introdotte dal DDL 86 in discussione in Senato, che impongono la pubblicazione periodica degli estratti conto online e maggiori obblighi documentali.

Il DDL 86 introduce elementi innovativi:

  • Obbligo di pubblicazione periodica dei rendiconti in area riservata ai condòmini, pena la revoca
  • Analiticità nella determinazione del compenso contrattuale già dall’accettazione dell’incarico
  • Rafforzamento dei criteri di professionalità, con l’introduzione della certificazione UNI 10801:2024 per chi gestisce patrimoni rilevanti.
Fattori di perdita del compenso Conseguenze per l’amministratore
Omissioni sistematiche Perdita totale del diritto al pagamento, revoca immediata, obbligo di restituzione dei compensi
Violazione gravi direttive assembleari Azzeramento parcelle maturate, azione di risarcimento danni
Mancata trasparenza contabile Possibilità di richiesta giudiziale di ripetizione degli importi già riscossi
Mancata certificazione Decadenza dall’incarico nei grandi condomini
Un amministratore che lavori male, insomma, non può più contare su alcuna automatica tutela retributiva: la legge e i giudici richiedono prestazioni effettive, documentabili e sempre orientate all’interesse collettivo.

Cosa deve fare il condominio di fronte a gravi errori dell’amministratore: tutele, azioni concrete e rischi

Quando si palesano carenze importanti nella gestione, gli strumenti di tutela per i condomini sono oggi molteplici e articolati, come conseguenza sia delle innovazioni normative che degli orientamenti giurisprudenziali degli ultimi anni.

  • Analisi: ogni azione protettiva richiede, come primo passaggio, una ricostruzione puntuale dell’operato del professionista. È necessario raccogliere documenti, e-mail, prove scritte e verbali che attestino con chiarezza omissioni, violazioni regolamentari o danni economici subiti dal condominio.
  • Convocazione assembleare straordinaria: l’intervento principale passa sempre per una riunione assembleare ad hoc, in cui i condòmini (dal 20% in su delle quote) possono chiedere l’inserimento all’ordine del giorno della "revoca con giusta causa" dell’amministratore, così da avviare il quesito legale e tecnico relativo al pagamento dei compensi maturati.
Una volta documentato il grave inadempimento, è possibile agire in due direttrici principali:
  • Rifiuto motivato del pagamento degli onorari: il condominio può avvalersi dell’art. 1460 c.c., giustificando la sospensione dei pagamenti in presenza di documentate negligenze tali da giustificare la perdita del diritto economico.
  • Richiesta di restituzione delle somme già percepite, tramite deliberazione assembleare e – in caso di diniego o inerzia – introduzione di un’azione giudiziale di ripetizione dell’indebito.
  • Azione di risarcimento danni nei confronti dell’amministratore, quando la cattiva gestione ha prodotto una diminuzione patrimoniale facilmente quantificabile o danni materiali.
  • Denuncia alla Camera di commercio o all’associazione di categoria, nei casi di amministratori professionisti iscritti ad albi e registri, per avviare sanzioni disciplinari.
Strumento complementare, rafforzato dalla nuova Riforma del Condominio e già presente nella giurisprudenza attuale, è l’intervento d’urgenza in assemblea per nominare un nuovo soggetto incaricato; la revoca per negligenza comporta anche la revisione degli impegni economici non ancora liquidati, oltre all’obbligo di recupero forzoso delle somme già elargite se indebitamente incassate.

Errori comuni da evitare:

  • Non raccogliere prove dettagliate delle violazioni
  • Rivolgersi in via giudiziale senza aver prima deliberato in assemblea
  • Pagare comunque le spettanze per "evitare problemi", rinunciando a strumenti legali di autotutela
  • Confondere l’errore occasionale con la gestione complessivamente inadempiente: solo quest’ultima giustifica lo stop ai pagamenti
Implicazioni e rischi per il condominio:
  • Possibilità di cause giudiziarie da parte dell’amministratore che ritenga infondata la contestazione
  • Spese procedurali e necessità di reperire un nuovo professionista qualificato
  • Eventuali conflitti interni fra condòmini se manca una valutazione collegiale adeguata
  • Tempi lunghi per ottenere la restituzione forzosa delle somme già pagate, soprattutto in caso di amministratori restii a collaborare
La strategia più efficace prevede:
  • Monitoraggio serrato della gestione tramite estratti conto, verbali assembleari e documentazione fiscale
  • Nomina di professionisti certificati e con comprovata esperienza
  • Adozione di regolamenti interni che prevedano, sin dall’incarico, clausole di decadenza dai compensi in caso di gravi inadempimenti
La moderna disciplina tutela i condòmini dall’arbitrio gestionale, ma impone di agire secondo percorsi tracciati dalla legge. Solo valorizzando una documentazione oggettiva delle manchevolezze, deliberando collegialmente e rivolgendosi eventualmente a consulenti legali esperti di diritto condominiale sarà possibile proteggere i propri diritti senza correre rischi inutili o rimanere vittime di fraintendimenti regolamentari.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...