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Come cambiano le tasse sul lavoro: cosa viene tassato dal 1% al 15% in busta paga nel 2026. Calcoli ed esempi

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Premi di produttività tassati dall'1% al 5%, detassazione al 15% per il lavoro straordinario e per le maggiorazioni legate ai turni notturni o festivi e non solo: qual è la tassazione sul lavoro che sarà applicata n busta paga nel 2026

Dal 2026 alcune novità fiscali ridisegneranno i prelievi sulle retribuzioni dei lavoratori italiani. La nuova manovra finanziaria, attraverso una serie di interventi mirati su aliquote e meccanismi di tassazione, intende rendere più leggera la pressione fiscale in busta paga. Tra gli aggiornamenti spiccano la riduzione di alcune aliquote IRPEF, l’introduzione di tassazioni agevolate su specifiche componenti della retribuzione e nuove flat tax per aumenti contrattuali, straordinari, premi di produttività e lavoro accessorio. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni è quello di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e favorire la competitività dei lavoratori, ponendo particolare attenzione ai redditi medio-bassi e agli effetti concreti sui netti percepiti a fine mese.

Taglio delle aliquote IRPEF: cosa cambia e chi beneficia

Con la riforma in arrivo a gennaio 2026, il sistema dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) subisce un adeguamento decisivo per i lavoratori con redditi medio-alti. La seconda aliquota, precedentemente fissata al 35% per la parte di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, scende al 33%. Questo taglio, secondo le norme introdotte dalla Legge di bilancio 2026, coinvolge esclusivamente la porzione di reddito in tale intervallo, mentre restano invariate le altre: 23% fino a 28.000 euro e 43% oltre i 50.000 euro.

Questa modifica comporta un alleggerimento del carico fiscale soprattutto per chi si colloca nella fascia intermedia, con risparmi che possono arrivare a 440 euro annui per chi raggiunge esattamente la soglia dei 50.000 euro. Il beneficio cresce con il reddito in quel range, ma non riguarda chi ha imponibili inferiori a 28.000 euro, poiché su questa quota non si applicava già l’aliquota più alta. Al contrario, per i redditi oltre i 200.000 euro annui viene inserito un meccanismo di riduzione delle detrazioni di 440 euro, annullando sostanzialmente ogni vantaggio per i redditi più elevati.

Nel pratico, l’aumento netto in busta paga per gli interessati può variare:

  • da pochi euro al mese per chi supera leggermente i 28.000 euro lordi;
  • fino a circa 35-40 euro mensili per chi si avvicina ai 50.000 euro lordi.
È bene ricordare che il risparmio si calcola sull’imponibile, ossia il lordo al netto dei contributi previdenziali (9,19% per il settore privato, 8,80% per il pubblico). Per i livelli retributivi più bassi, l’effetto del taglio non si manifesta e non sono previste compensazioni alternative.

Flat tax al 5% per gli aumenti da rinnovo contrattuale: funzionamento, limiti e platea

Una delle misure chiave della Manovra Finanziaria 2026 è la flat tax del 5% sugli aumenti salariali derivanti da rinnovi contrattuali firmati nel 2025 o nel 2026.

La tassazione agevolata al 5% si applica esclusivamente:

  • ai lavoratori dipendenti del settore privato;
  • con reddito da lavoro dipendente non superiore a 28.000 euro annui;
  • sulla sola quota di aumento riconosciuto tramite rinnovi contrattuali sottoscritti nel 2025 o 2026.
L’agevolazione sostituisce l’IRPEF ordinaria e le addizionali regionali e comunali esclusivamente sulla parte incrementale dello stipendio, mentre i contributi previdenziali rimangono dovuti con le normali regole. Il beneficio fiscale risulta quindi pari a circa 18 punti percentuali rispetto alla tassazione consueta, garantendo una maggiorazione netta che rende conveniente il rinnovo contrattuale.

Non sono, invece, coinvolti i lavoratori pubblici, a cui questa tipologia di detassazione non risulta estesa nel testo attuale della normativa. Precisiamo che l’agevolazione ha una durata limitata al solo anno d’imposta 2026, salvo eventuali proroghe future.

Riduzione all’1% e 5%: premi di produttività, mance e casi specifici

Una delle principali novità  riguarda la drastica riduzione della tassazione sulle voci di produttività. Nel dettaglio, la Manovra prevede la diminuzione dell’aliquota sui premi di risultato, erogati in base agli obiettivi raggiunti, dall'attuale 5% all’1% per il 2026 e il 2027. Contestualmente, il tetto massimo dei premi agevolabili viene innalzato da 3.000 a 5.000 euro: un ampliamento che allarga il bacino dei beneficiari e amplifica il vantaggio economico legato alle performance aziendali.

La tassazione al 5% resta invece valida per altre componenti accessorie, come:

  • le mance ricevute da personale del settore turistico e alberghiero;
  • alcune somme corrisposte a titolo di straordinari del personale sanitario (ad esempio infermieri);
  • lezioni private e attività di ripetizione svolte da docenti, già oggetto di specifica detassazione negli anni precedenti.
Per l’accesso alla tassazione al’1% dei premi di produttività sono previsti vincoli reddituali: possono usufruirne dipendenti con redditi fino a 80.000 euro lordi annui. L’applicazione è automatica, salvo rinuncia, e coinvolge milioni di lavoratori, soprattutto in ambito privato dove è frequente la corresponsione di premi al raggiungimento di obiettivi.

Questa impostazione si pone come leva strategica per la produttività, stimolando sia l’impegno dei dipendenti che il ricorso da parte delle aziende a forme di retribuzione variabile. Il vantaggio per il lavoratore consiste nella significativa riduzione dell’imposta dovuta su queste somme, rispetto alla tassazione ordinaria, traducendosi in un importo netto sensibilmente maggiore in busta paga.

Detassazione straordinari e lavoro notturno/festivo: la flat tax al 15% per dipendenti pubblici e privati

Dal 2026, una serie di voci accessorie della retribuzione sarà soggetta a una flat tax del 15%, che si configura come imposta sostitutiva all’IRPEF e alle addizionali. L’agevolazione riguarda diversi casi pratici:

Nel settore privato, la flat tax del 15% si applica:
  • ai lavoratori con reddito 2025 fino a 40.000 euro;
  • sulle somme fino a 1.500 euro annui di compensi agevolabili;
  • con eventuale facoltà di rinuncia scritta da parte del lavoratore.
Per i dipendenti pubblici, la disciplina è più contenuta: la tassazione agevolata al 15% si applica entro il limite di 800 euro annui, solo se il reddito complessivo non eccede i 50.000 euro, e riguarda il solo personale non dirigente, ad esclusione delle Forze armate e di polizia che godono di altri regimi.

L’intervento si estende anche al personale sanitario, già oggetto di provvedimenti analoghi, e prevede un aumento netto delle somme percepite per attività extra-ordinaria, in particolare per chi si trova nello scaglione IRPEF più elevato applicabile. 

Esempi pratici di calcolo e impatto sulle buste paga con le nuove aliquote

L’effetto combinato delle varie detassazioni produrrà aumenti diversi a seconda delle singole condizioni contrattuali, della tipologia di lavoro e del livello di reddito. Di seguito alcuni esempi utili (dati cresciuti su base annuale):

SITUAZIONE VECCHIA TASSAZIONE NUOVA TASSAZIONE RISPARMIO NETTO
Dipendente privato con reddito lordo 30.000€, parte di reddito (2.000€) tra 28.000 e 30.000€ 35% sulla differenza: 700€ 33% sulla differenza: 660€ +40€
Piattaforma produttività: premio di risultato di 3.000€ 5% = 150€ di imposta 1% = 30€ di imposta +120€ netto
Aumenti da rinnovo CCNL di 1.000€ (lavoratore privato, reddito sotto 28.000€) 23% IRPEF = 230€ di imposta 5% flat tax = 50€ di imposta +180€ netto
Straordinari per 1.200€ annui (privato, reddito sotto 40.000€) Dal 23% al 33% su questa quota 15% flat tax = 180€ di imposta +96-216€ netto secondo scaglione
Dipendente pubblico: lavoro straordinario extra per 700€ Fino al 43% tendenziale (addizionali incluse: circa 300€) 15% flat tax = 105€ di imposta +195€ netto

Come evidenziato, le agevolazioni risultano particolarmente significative per chi beneficia di premi di produttività e aumenti contrattuali. I vantaggi medi annuali, secondo le valutazioni di organi tecnici e fonti giornalistiche, variano tra i 120 e i 270 euro.