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Lavoro occasionale agricolo 2026: come funziona con il ritorno del contratto Loagri e nuove regole in base a normative vigenti

di Marcello Tansini pubblicato il
Contratto Loagri 2026

Il lavoro occasionale agricolo nel 2026 si rinnova con il ritorno del contratto Loagri: dalle norme aggiornate ai requisiti, vantaggi per imprese e lavoratori, tutela economica e nuovi orizzonti.

Nel 2026, il lavoro agricolo occasionale assume centralità grazie al ritorno del contratto Loagri, rispondendo all'esigenza - ormai strutturale - di sostenere le campagne in periodi chiave come raccolte e potature. L'intervento normativo risolve sia le carenze di manodopera che la necessità di strumenti trasparenti e sicuri.

La Legge di Bilancio 2026 segna la fine della logica sperimentale e l'avvio di una disciplina chiara, con copertura finanziaria annuale garantita e riferimenti operativi uniformi. Le aziende, grazie a questa innovazione, possono agire in un quadro semplificato e stabile, mentre ai lavoratori si riconosce tutela economica e previdenziale.

L'applicazione delle nuove regole riflette l'impegno alla lotta al lavoro irregolare, promuovendo l'inclusione di soggetti spesso ai margini del mercato occupazionale. L'accento viene posto sulla conformità a contratti collettivi, sulla selezione attenta delle risorse impiegate e sulla massima trasparenza nei rapporti di lavoro, elementi che valorizzano il comparto agricolo in una stagione di profonde mutazioni.

Il percorso normativo del contratto Loagri

Il contratto Loagri ha visto un'evoluzione dal 2023 al 2026. Nato come risposta alle difficoltà di reperimento della manodopera stagionale, fu introdotto in via sperimentale dalla legge di Bilancio 2023 per un biennio, per poi essere oggetto di proroghe annuali fino al definitivo consolidamento con la Legge 182/2025.

Questo iter legislativo, sostenuto da riscontri positivi nel settore (oltre 11.000 contratti attivati nel biennio di test con medie retributive in crescita), ha spinto il legislatore a superare la transitorietà. Dal 2026, con l'Art. 1, comma 156 della Legge di Bilancio, la norma viene resa strutturale: lo strumento attraversa una fase di piena legittimazione, assumendo un ruolo stabile nell'ordinamento agricolo.

Le nuove regole rappresentano un punto di equilibrio tra flessibilità e tutela, in quanto tutelano i diritti dei lavoratori e assicurano alle aziende la possibilità di gestire efficacemente i picchi di attività. Si chiariscono così modalità di accesso, limiti e garanzie previdenziali, restituendo certezze al comparto. La misura risponde anche a una crescente domanda di legalità e standardizzazione, chiudendo in via definitiva la stagione dei voucher e assicurando coperture finanziarie continue, come previsto dal bilancio triennale 2026-2028.

Chi può lavorare e può assumere: categorie e requisiti

Le nuove disposizioni sul lavoro occasionale delimitano in modo puntuale sia i datori di lavoro che i beneficiari del contratto. Possono ricorrere al lavoro occasionale tutte le imprese che operano nel settore primario e sono regolarmente registrate ai fini previdenziali. Non sussistono vincoli riferiti a fatturato o dimensione: il criterio di ammissibilità riguarda esclusivamente l'inquadramento come datore di lavoro agricolo.

Per contro, la platea dei lavoratori è soggetta a selezione stringente. Sono ammessi:

  • Beneficiari di ammortizzatori sociali (es. cassa integrazione, NASpI, DIS-COLL, reddito di cittadinanza, assegno di inclusione).
  • Pensionati di vecchiaia e anzianità.
  • Giovani sotto i 25 anni, in formazione o universitari.
  • Detenuti, internati e soggetti in semilibertà ammessi al lavoro esterno.
Una limitazione centrale riguarda il lavoro pregresso: tranne i pensionati, non può accedere al Loagri chi ha avuto negli ultimi tre anni un impiego agricolo subordinato, a tempo determinato o indeterminato. Questa norma evita che il lavoro occasionale sostituisca posti stabili. In caso di perdita dei requisiti durante il rapporto, il contratto viene sciolto; l'azienda ha il compito di monitorare e richiedere un'autocertificazione aggiornata del lavoratore.

L'attivazione di rapporti tramite Loagri è circoscritta a interventi stagionali, come raccolta, vendemmia o potature. Il legislatore, per favorire la trasparenza e distinguere i rapporti da quelli ordinari, ha fissato parametri ben precisi:

  • Durata massima del contratto: 12 mesi, anche se non continui, ma solo per periodi di necessità.
  • Numero massimo di giornate effettive lavorabili per ciascun lavoratore: 45 l'anno.
La soglia delle 45 giornate è il limite invalicabile: se superata, si verifica la trasformazione automatica del contratto in rapporto a tempo indeterminato, con le relative obbligazioni contributive e retributive. Le giornate conteggiate sono quelle di presenza effettiva, a prescindere dalla durata formale. Questa soluzione consente di mantenere la massima flessibilità nella programmazione delle campagne senza incentivare forme di impiego continuo, in linea con i principi della nuova disciplina. Sono previste sanzioni amministrative in caso di utilizzo irregolare dello strumento o di assunzione di lavoratori privi dei requisiti previsti.

Tutela economica e previdenziale per i lavoratori Loagri

Sul fronte della remunerazione, la normativa prevede che i compensi non siano oggetto di libera contrattazione, ma siano parametrati ai livelli minimi individuati dai contratti collettivi nazionali e provinciali del settore agricolo. Questa direttiva protegge sia il livello di reddito che la sostenibilità degli accordi.

Il quadro di tutele per i lavoratori prevede:

  • Esenzione integrale dall'IRPEF: i redditi derivanti dal lavoro occasionale agricolo non concorrono alla formazione della base imponibile fiscale.
  • Cumulabilità piena con pensioni e altri ammortizzatori sociali.
  • Mantenimento dello stato di disoccupato: le giornate effettuate non comportano la decadenza dai benefici collegati alla condizione di disoccupazione.
  • Versamento dei contributi previdenziali e accesso alle tutele INAIL.
Le giornate di impiego sono registrate negli elenchi annuali dei lavoratori agricoli e concorrono al calcolo di future prestazioni previdenziali e assistenziali (anche per il rinnovo del permesso di soggiorno). Il pagamento del compenso avviene esclusivamente tramite strumenti tracciabili, escludendo il contante. Tutti questi fattori garantiscono sicurezza economica e continuità dei diritti agli impiegati tramite Loagri.

Obblighi e vantaggi per le aziende agricole

Le aziende che ricorrono al lavoro agricolo occasionale traggono vantaggio da un regime contributivo agevolato di grande impatto. Indipendentemente dall'ubicazione geografica, la normativa stabilisce:

  • Contribuzione unificata previdenziale e assistenziale dovuta con l'aliquota prevista per le aree svantaggiate.
  • Abolizione dei precedenti limiti legati alla zona di collocazione aziendale.
La riduzione percentuale degli oneri raggiunge circa il 68% rispetto al regime ordinario, consentendo una pianificazione sostenibile anche per piccole realtà imprenditoriali. Questo incentivo è stato studiato sia per favorire la regolarizzazione delle posizioni sia per contrastare la tendenza al ricorso al lavoro sommerso in fase di punta delle campagne stagionali.

Inoltre, la contribuzione versata resta valida per prestazioni previdenziali future e la quota contrattuale relativa viene calcolata automaticamente dal sistema INPS. Il quadro di agevolazioni rende questa modalità una soluzione particolarmente attrattiva sotto il profilo della razionalizzazione dei costi aziendali.

Per il corretto utilizzo della disciplina, i datori di lavoro sono chiamati a rispettare una serie di adempimenti amministrativi e di gestione:

  • Acquisizione di un'autocertificazione aggiornata dal lavoratore sui requisiti richiesti per l'accesso.
  • Comunicazione obbligatoria al Centro per l'Impiego, da effettuare prima dell'inizio della prestazione e con copia da fornire al lavoratore.
  • Applicazione scrupolosa dei livelli retributivi previsti dalla contrattazione collettiva di settore.
  • Pagamento tracciato (bonifico, assegno, pagamenti elettronici).
  • Iscrizione al Libro Unico del Lavoro delle giornate anche a fine rapporto.
Le aziende che non applicano correttamente il contratto collettivo sono escluse dall'accesso al regime. L'inosservanza dei criteri soggettivi o il superamento dei limiti di giornate comporta sanzioni pecuniarie, la cui entità varia da 500 a 2.500 euro per ogni violazione.

Dalla lotta al sommerso ai benefici per settore e territori

La stabilizzazione normativa nel 2026 rappresenta una svolta per la gestione del lavoro stagionale, contrastando con efficacia la diffusione del lavoro sommerso. L'abbandono definitivo dei voucher e l'introduzione di un sistema regolato, chiaro e sostenibile consente all'agricoltura di rafforzare la trasparenza nei rapporti di lavoro, beneficiando allo stesso tempo di procedure snelle e incentivi reali.

Il quadro normativo favorisce la programmazione delle attività nei periodi di maggiore intensità operativa - ad esempio per filiere come quella dell'uva da tavola - garantendo la possibilità di reperire manodopera qualificata quando necessario. In questo modo:

  • Le imprese operano in un sistema prevedibile, riducendo l'incertezza organizzativa.
  • I lavoratori stagionali possono contare su garanzie retributive e copertura assicurativa anche per engagements di breve durata.
  • Viene favorita l'inclusione sociale di soggetti svantaggiati, riducendo i rischi di marginalizzazione.
Infine, le risorse assegnate a copertura del regime assicurano la continuità, rispondendo alla domanda di legalità e sostenibilità che cresce in tutti i territori agricoli italiani.