Taglio dell'Irpef o interventi sulle pensioni: nella manovra finanziaria 2027 solo una delle due priorità potrà passare. Le ipotesi in campo e cosa rischia il resto.
La manovra finanziaria 2027 entra nel vivo e il confronto dentro la maggioranza si concentra su un nodo preciso: le risorse sono poche e le richieste sono molte. Il governo sa che non potrà accontentare tutti, all'indomani dei dati Ista sul deficit italiano. Sul tavolo ci sono due priorità che si contendono la fetta più grande della legge di Bilancio: il taglio dell'Irpef e gli interventi sulle pensioni. Tutto il resto, dalle proroghe dei bonus edilizi alle detassazioni sugli stipendi, rischia di doversi accontentare delle briciole.
Il primo dato da tenere a mente è il quadro dei conti pubblici. L'Istat ha confermato il deficit del 2025 al 3,1% del Pil, facendo sfumare l'uscita anticipata dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Questo significa che il governo dovrà continuare a rispettare il percorso di rientro concordato con Bruxelles. Difficilmente si arriverà alla manovra da 30 o 40 miliardi auspicata dai partiti di maggioranza, e ogni miliardo dovrà quindi essere assegnato con cura.
Va ricordato anche che la prima cosa da mettere in sicurezza è la conferma del taglio del cuneo fiscale per il 2027, una misura considerata centrale dall'esecutivo. Solo dopo aver coperto questa voce ci sarà margine per nuovi interventi. Ed è qui che si apre la competizione tra Irpef e pensioni.
Il taglio dell'Irpef è la bandiera fiscale di una parte importante della maggioranza, soprattutto di Forza Italia. L'obiettivo è alleggerire il carico sul ceto medio, la fascia di contribuenti che spesso resta esclusa dai principali bonus e che paga aliquote elevate.
L'ipotesi più discussa riguarda sia la riduzione della prima aliquota dal 23% al 22% e sia l'ampliamento del secondo scaglione. Oggi l'aliquota del 33% si applica ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, e la proposta è di estenderla fino a 60.000 euro. In pratica la quota di reddito tra 50.000 e 60.000 euro non sarebbe più tassata al 43%, ma al 33%.
I numeri dell'operazione sono questi:
La seconda grande priorità riguarda il capitolo previdenziale, sul quale spinge in particolare la Lega, ma che vede impegnata anche Forza Italia con proposte diverse. Qui il problema è che le opzioni in campo sono almeno tre e non è ancora chiaro quale verrà scelta. Ognuna ha costi, platee e obiettivi molto differenti.
Ipotesi A: blocco dell'aumento dell'età pensionabile
Dal 2027 scatta l'adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia salirebbe a 67 anni e un mese, mentre quella anticipata a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini. Il governo potrebbe decidere di bloccare questo scatto, congelando i requisiti attuali. È una misura di cui si parla molto perché parla a tutti i lavoratori vicini alla pensione e ha un costo che cresce nel tempo, man mano che l'adeguamento si sarebbe accumulato.
Ipotesi B: uscita anticipata a 64 anni
La seconda strada è l'introduzione di una forma di uscita anticipata, per esempio a 64 anni. La Lega punta a evitare lo scatto dei requisiti e a introdurre un'uscita fissata a 64 anni e una Quota 41 flessibile. Si tratterebbe di una flessibilità in uscita pensata per chi ha una lunga carriera contributiva, probabilmente con qualche forma di penalizzazione o ricalcolo dell'assegno per compensare il costo per i conti pubblici. È la soluzione più attesa da chi non vuole aspettare i 67 anni ma anche la più delicata sul fronte della sostenibilità.
Ipotesi C: aumento delle pensioni minime, anche di 200 euro
La terza via è quella dell'aumento delle pensioni minime, cavallo di battaglia di Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani ha rilanciato più volte l'idea di un incremento consistente, arrivando a ipotizzare aumenti anche di 200 euro. Nel 2026 il trattamento minimo Inps è pari a 611,85 euro mensili, quindi un rialzo di questa portata sarebbe un salto molto significativo per milioni di pensionati con assegni bassi.
Proprio per questo il costo sarebbe elevato. Un salto generalizzato verso quote più alte avrebbe un impatto finanziario rilevante e difficilmente potrebbe essere realizzato in un solo passaggio. È probabile, quindi, che l'eventuale aumento venga graduato nel tempo o limitato a determinate platee.
Il cuore della questione è tutto qui. Con una dote economica limitata, il governo non può finanziare entrambe le priorità. Il taglio dell'Irpef costa circa 3 miliardi nella versione più discussa, mentre gli interventi sulle pensioni, a seconda della formula scelta, possono pesare in modo anche superiore e con effetti che si moltiplicano negli anni successivi.
Lo scenario più probabile è quindi un compromesso al ribasso: una priorità finanziata in modo pieno o quasi, e l'altra ridotta a un intervento di bandiera, magari limitato nella platea o negli importi.
Se le due priorità assorbiranno la quota principale delle risorse, le altre misure dovranno accontentarsi di poco. Il rischio riguarda in particolare due capitoli molto attesi.
La proroga dei bonus edilizi
I bonus edilizi continuano a essere una richiesta forte di cittadini, imprese e categorie del settore. Il governo ha però ridotto progressivamente le agevolazioni negli ultimi anni per contenere l'impatto sui conti. Per il 2027 la proroga sarebbe possibile solo con una dote residuale, senza aumenti di aliquote e con ogni probabilità mantenendo o restringendo i paletti già in vigore. Chi programma lavori in casa dovrà attendere il testo definitivo per capire cosa resterà.
Le detassazioni sugli stipendi
Altro capitolo a rischio sono le detassazioni sulle buste paga, di cui si discute la proroga in due forme:
Per allargare i margini il governo sta ragionando anche su un'operazione di flessibilità legata a energia e difesa. La richiesta illustrata dal ministro Giorgetti riguarda circa 35 o 36 miliardi entro il 2028, di cui circa 14 per l'energia e 21 o 22 per la difesa. Lo schema ipotizzato consiste nel far rientrare in questa clausola anche alcune spese già programmate, liberando risorse ordinarie da destinare ad altri interventi.
Il meccanismo, però, dipende dalle spese effettivamente ammesse alla flessibilità e dal confronto con Bruxelles. Se l'operazione riuscisse, il tesoretto disponibile potrebbe crescere e con esso la possibilità di finanziare più misure. Se invece Bruxelles dicesse no, la competizione tra le priorità si farebbe ancora più dura.
Il percorso verso la legge di Bilancio 2027 passa per alcune tappe decisive: la definizione del quadro di finanza pubblica, il confronto con la Commissione europea e la presentazione del testo in Parlamento entro i termini di legge. In questa fase le posizioni dei partiti sono ancora fluide e le cifre possono cambiare rapidamente.
Ecco cosa tenere d'occhio:
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...