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Manovra Finanziaria 2026-2027, interventi su tasse, stipendi, pensioni ancora possibili: Giorgetti in trattativa con Ue

di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto un confronto diretto con Bruxelles per ottenere una lettura più flessibile delle regole di bilancio per la prossima Manovra 2027: la situazione attuale e le prospettive.

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La prossima Manovra Finanziaria 2026-2027 entra nella fase più delicata. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto un confronto diretto con Bruxelles per ottenere una lettura più flessibile delle regole di bilancio, mentre a Roma si definiscono le priorità politiche su tasse, stipendi e pensioni. Al centro della discussione c'è la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che permette di scorporare dal calcolo del deficit alcune spese destinate a difesa e sicurezza energetica. Una misura che, secondo il titolare del Mef, potrebbe essere applicata anche prima che l'Italia esca formalmente dalla procedura per deficit eccessivo, attraverso quella che lo stesso ministro ha definito una possibile "interpretazione" della normativa europea.

La clausola di salvaguardia e la richiesta di un'interpretazione elastica

Intervenendo alla Camera, Giorgetti ha spiegato che l'attivazione della clausola per le spese aggiuntive in energia e difesa sarebbe stata scontata e automatica in caso di deficit/Pil sotto il 3% e di uscita dalla procedura di infrazione Ue, mentre ora, alla luce dei dati definitivi dell'Istat, la situazione richiede una interpretazione su cui il governo sta lavorando da tempo. Un passaggio tecnico che nasconde una questione politica ed economica di grande peso: la possibilità, per l'Italia, di beneficiare della flessibilità di bilancio anche senza aver chiuso in anticipo il dossier legato all'eccesso di deficit. 

Il nodo nasce dal fatto che i dati definitivi dell'Istat hanno confermato un rapporto deficit/Pil 2025 al 3,1%, un livello considerato troppo alto per consentire un'uscita anticipata dalla procedura d'infrazione. In condizioni normali, l'accesso pieno alla clausola nazionale sarebbe stato legato proprio al rientro sotto la soglia del 3% e alla chiusura della procedura. Ora, invece, il governo italiano punta a un'applicazione più elastica delle regole, che consenta comunque di attivare lo strumento anche restando, temporaneamente, sotto osservazione da parte delle istituzioni europee.

La procedura per deficit eccessivo è stata aperta nei confronti dell'Italia nel 2024 e resta tuttora aperta. Secondo quanto riportato dal ministro, l'uscita anticipata potrebbe arrivare solo nel 2027, in linea con le previsioni di finanza pubblica già delineate dal governo. Fino a quel momento, Roma dovrà muoversi con cautela, bilanciando la volontà di aumentare la spesa per sicurezza ed energia con il rispetto dei vincoli imposti da Bruxelles.

Giorgetti ha chiarito alla Camera che, qualora la procedura non venga chiusa anticipatamente alla luce di una revisione, nel mese di settembre, del dato relativo al 2025, oppure sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, un eventuale peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nell'infrazione fino al rientro sotto la soglia prevista dai trattati. Questo varrebbe anche nel caso in cui l'eccesso di deficit fosse interamente riconducibile a spese ammissibili secondo i parametri della clausola nazionale, la cosiddetta Nec (National Escape Clause). 

Difesa ed energia: quanto vale la flessibilità richiesta

Sul fronte tecnico, il governo ha già indicato i margini che intende utilizzare. Per la sicurezza energetica, l'Italia chiederà alla Commissione europea di sfruttare il massimo consentito, pari allo 0,3% più 0,3%, per un totale dello 0,6% del Pil cumulato nel triennio 2026-2028. Per la difesa, invece, la scelta è più prudente: il governo non intende chiedere il massimo disponibile e si fermerà allo 0,9% del Pil, restando sotto la soglia massima teorica dell'1,5% complessivo previsto dalla clausola. 

Non tutte le misure, tuttavia, rientrano automaticamente nel perimetro agevolato. Per la parte energetica, il ministro ha precisato che restano escluse le misure che mirano ad attenuare provvisoriamente la crisi in atto, come interventi sulle accise o sussidi diretti e indiretti a prodotti di origine fossile, così come gli aiuti al settore privato che non producono un miglioramento strutturale. Inoltre, a differenza di quanto previsto per la difesa, le spese registrate dopo il 2028 non sembrerebbero ammissibili secondo le regole attuali: per questo motivo sono già state avviate interlocuzioni tecniche con le istituzioni europee, per verificare se investimenti avviati nel triennio 2026-2028 possano comunque produrre effetti su un orizzonte temporale più lungo. 

Un altro elemento chiarito da Giorgetti riguarda la data da cui far decorrere le misure ammissibili: sono ammesse esclusivamente misure aggiuntive, decise a partire dal 28 febbraio 2026 e finalizzate a un rafforzamento strutturale della sicurezza del sistema energetico. Un dettaglio che restringe il campo delle iniziative già annunciate o parzialmente finanziate in precedenza.

Il percorso che porterà all'attivazione della clausola non è immediato. Come spiegato dallo stesso ministro, il governo ha ritenuto necessario presentarsi davanti al Parlamento per chiedere l'autorizzazione ad avviare la trattativa con la Commissione europea, in una fase in cui non è ancora definita la nuova disciplina contabile di bilancio. Il via libera definitivo alla richiesta di attivazione, secondo Giorgetti, è atteso alla riunione dell'Ecofin di ottobre, e soltanto dopo si procederà con la procedura che porterà al cosiddetto scostamento di bilancio.

Le priorità della manovra: taglio dell'Irpef al ceto medio e stipendi

Mentre prosegue il confronto con Bruxelles, a Roma si definiscono le prime priorità della manovra. Rispondendo al question time alla Camera, Giorgetti ha ribadito che il governo ha più volte indicato tra le priorità la prosecuzione del percorso di riduzione delle imposte sul reddito per il ceto medio, confermando che la revisione dello scaglione Irpef è una delle finalità dell'intervento. Il ministro ha però precisato che le diverse opzioni allo studio dovranno convergere in una sintesi complessiva, attesa a breve, dopo l'aggiornamento del quadro di finanza pubblica, con le linee strategiche del governo che saranno chiarite all'inizio del mese di ottobre. 

Tra le ipotesi più concrete sul tavolo c'è l'estensione dell'aliquota Irpef al 33% per i redditi compresi tra i 50mila e i 60mila euro, oggi tassati al 43%. Secondo le stime circolate, l'intervento richiederebbe circa 1,2 miliardi di euro e garantirebbe un beneficio fino a 1.000 euro l'anno per i contribuenti interessati.

Accanto al capitolo fiscale, il governo lavora su più fronti legati a stipendi e lavoro. Tra le misure discusse figurano la detassazione delle tredicesime, con un'imposta sostitutiva agevolata per i redditi più bassi, e la proroga della tassazione ridotta al 15% sulle maggiorazioni per lavoro notturno e festivo, riservata ai dipendenti con redditi contenuti. Confermata anche l'intenzione di mantenere la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti salariali legati ai rinnovi contrattuali, una misura che potrebbe coinvolgere diversi milioni di lavoratori.

Pensioni: la questione dell'età pensionabile

Un altro nodo riguarda le pensioni. Dal 2027 dovrebbe scattare un aumento di un mese dell'età pensionabile, legato all'adeguamento automatico alla speranza di vita. Per evitare questo scatto, secondo le prime stime, servirebbero circa 1,1 miliardi di euro, una cifra che si somma agli altri capitoli di spesa già individuati e che contribuisce a innalzare il costo complessivo della manovra, stimato tra i 30 e i 40 miliardi di euro.

Tra le altre novità per le pensioni, in ballo ci sarebbero la possibilità di uscita anticipa a 64 anni di età e l'aumento di 200 euro dei trattamenti minimi, come fortemente sostenuto dal vicepremier Tajani. 

Uno scenario ancora in evoluzione

Il quadro complessivo resta quindi in movimento. Da un lato, il negoziato con l'Unione Europea sulla clausola di salvaguardia, che potrebbe garantire margini aggiuntivi per difesa ed energia anche prima della chiusura della procedura d'infrazione. Dall'altro, la definizione interna della manovra, con il taglio dell'Irpef al ceto medio come priorità dichiarata, accanto a interventi su stipendi, contratti e pensioni. Le prossime settimane, tra la revisione dei dati di settembre e l'appuntamento dell'Ecofin di ottobre, saranno decisive per capire quanto margine avrà davvero il governo Meloni per costruire una legge di bilancio ambiziosa, senza compromettere il percorso di rientro dei conti pubblici concordato con Bruxelles.






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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...