Il doppio taglio dell'Irpef è tornato al centro del dibattito politico proprio mentre il governo apre i lavori sulla manovra finanziaria 2026-2027. L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo è alleggerire il peso fiscale sui redditi medi, intervenendo contemporaneamente su due fronti: il primo e il secondo scaglione Irpef. Quali modifiche potrebbero arr
Il doppio taglio dell'Irpef è tornato al centro del dibattito politico proprio mentre il governo apre i lavori sulla manovra finanziaria 2026-2027, l'ultima legge di bilancio prima delle elezioni. L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo è alleggerire il peso fiscale sui redditi medi, intervenendo contemporaneamente su due fronti: il primo scaglione Irpef e il secondo scaglione Irpef. Se entrambe le misure dovessero trovare copertura economica, il risparmio per i contribuenti potrebbe superare i mille euro l'anno.
Prima di analizzare le ipotesi allo studio, è utile ricordare come è strutturata l'imposta sul reddito delle persone fisiche dopo l'ultima riforma, già entrata in vigore nel 2026. L'Irpef è un'imposta progressiva a scaglioni: ogni aliquota si applica soltanto alla quota di reddito compresa nel relativo scaglione, non all'intero imponibile. Le aliquote attualmente vigenti sono tre:
La prima ipotesi riguarda una riduzione di un punto percentuale dell'aliquota applicata al primo scaglione, quello che interessa i redditi fino a 28.000 euro. L'aliquota scenderebbe dal 23% al 22%, con un beneficio che cresce in proporzione all'imponibile dichiarato.
Secondo le simulazioni circolate finora, se la riduzione delle tasse fosse applicata integralmente sull'intera fascia da 0 a 28.000 euro, il risparmio massimo teorico per chi raggiunge o supera quella soglia sarebbe pari a circa 280 euro l'anno. In altre ricostruzioni la cifra indicata è più prudente, intorno ai 220 euro, poiché il beneficio effettivo dipenderà dal meccanismo tecnico con cui la riduzione sarà applicata e dall'eventuale interazione con detrazioni e trattamento integrativo.
Per i redditi imponibili inferiori a 28.000 euro, il vantaggio sarebbe proporzionalmente più basso, perché la riduzione di un punto percentuale si applicherebbe soltanto sulla quota di reddito effettivamente dichiarata.
Questo primo intervento è promosso in particolare dalla componente della maggioranza vicina al presidente della commissione Finanze della Camera, che ha aperto pubblicamente all'ipotesi di scendere di un punto sulla prima aliquota.
La seconda misura allo studio è più corposa e riguarda l'estensione del secondo scaglione Irpef. Attualmente l'aliquota del 33% si applica solo alla quota di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro, mentre oltre i 50.000 euro scatta l'aliquota massima del 43%.
L'idea, sostenuta in particolare dal viceministro dell'Economia e da Forza Italia, è di spostare da 50.000 a 60.000 euro il tetto della fascia tassata al 33%. In pratica, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro non sarebbe più assoggettata al 43%, ma continuerebbe a scontare l'aliquota del 33%, con un risparmio di dieci punti percentuali su quella specifica fascia di reddito.
Non si tratta di una novità assoluta: l'esecutivo aveva già promesso questo intervento entro la fine della legislatura, ma fino ad oggi non è stato possibile realizzarlo per mancanza delle coperture finanziarie necessarie.
Il vantaggio derivante dall'ampliamento della fascia al 33% cresce progressivamente con l'aumentare del reddito imponibile, fino a raggiungere un tetto massimo. Nello specifico:
Il dato più interessante per i contribuenti riguarda proprio la somma dei due interventi. Se entrambe le misure venissero confermate nella manovra 2026-2027, il beneficio complessivo per chi raggiunge o supera i 60.000 euro di reddito imponibile potrebbe arrivare fino a 1.220 euro l'anno, così suddivisi:
Il doppio taglio dell'Irpef avvantaggerebbe soprattutto il cosiddetto ceto medio, con un beneficio che cresce all'aumentare del reddito fino alla soglia dei 60.000 euro, per poi stabilizzarsi. In sintesi:
Per questo motivo, nessuna delle due misure sull'Irpef può considerarsi ancora definitiva: si tratta di ipotesi al vaglio del governo, che dovranno essere confermate nel testo ufficiale della legge di bilancio, atteso come da prassi entro la fine dell'anno.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...