Nell’attuale sistema economico globale, l’idea che un cittadino europeo possa vedersi improvvisamente bloccate tutte le carte di credito solo per decisione degli Stati Uniti è una realtà molto più concreta di quanto si possa immaginare. Basti pensare a casi recenti, come quello dei giudici della Corte penale internazionale dell’Aia che hanno subito il blocco dei servizi finanziari, oppure alla relatrice speciale Onu Francesca Albanese, anche lei oggetto di restrizioni digitali e bancarie legate a specifiche sanzioni volute da Washington. Il reportage pubblicato dal Corriere della Sera a firma di Francesco Bertolino e Milena Gabanelli (rubrica «Dataroom») analizza in dettaglio i meccanismi attraverso cui le autorità USA possono esercitare un controllo diretto sulle carte e i conti bancari degli europei, fino a interrompere i circuiti di pagamento che diamo per scontati nella vita quotidiana
Il potere del dollaro e il controllo dei circuiti di pagamento
Il dominio dei circuiti di pagamento statunitensi, tra cui Visa, Mastercard e American Express, rappresenta una delle leve di potere più incisive in mano agli Stati Uniti. Quasi tutte le transazioni elettroniche nell’area euro transitano attraverso questi sistemi gestiti e controllati da aziende soggette al diritto americano. In pratica, ogni operazione che coinvolge carte di pagamento può essere sospesa, annullata o tracciata su ordine delle autorità statunitensi. Il semplice fatto che la maggioranza delle banche europee abbia preferito, negli anni, affidarsi al sistema americano invece di sviluppare un proprio circuito continentale (come tentato ma mai realizzato con progetti come EPI — European Payments Initiative) rafforza l’egemonia del dollaro e delle infrastrutture finanziarie USA.
- Il "privilegio esorbitante" del dollaro favorisce questa posizione: secondo i dati della Federal Reserve, asset in dollari per 70 mila miliardi sono detenuti fuori dagli Stati Uniti; circa il 58% delle riserve valutarie mondiali è in dollari, mentre l’euro si ferma al 20%.
- L’enorme diffusione del biglietto verde significa che, se un domani i gestori americani di carte spegnessero l’interruttore, in Europa si fermerebbe la gran parte della spesa tramite pagamenti elettronici e carte.
- Le banche europee hanno poco interesse a cambiare lo status quo, essendo remunerate dalle commissioni che Visa, Mastercard e le altre riversano per ogni operazione.
Il risultato di questa scelta decennale è che
le sanzioni americane possono trasformarsi in una "pena di morte finanziaria". Non si tratta solo di limitare i pagamenti negli Stati Uniti: l’interdizione si estende a ogni istituzione e azienda che abbia legami diretti o indiretti con la finanza americana. Un sistema articolato che, nell’era digitale, amplifica il potere di ricatto esercitabile da Washington verso individui, aziende e perfino governi stranieri.
Come le sanzioni americane colpiscono individui e banche europee
Gli esempi analizzati da Bertolino e Gabanelli nella loro inchiesta per il Corriere della Sera illustrano concretamente la portata e l’efficacia delle sanzioni finanziarie USA. A subire queste misure non sono solo attori di scena mondiale, ma anche cittadini europei comuni coinvolti in dispute di natura politica, giudiziaria o economica:
- I giudici della Corte penale internazionale dell’Aia, colpevoli di aver emesso un mandato per crimini di guerra nei confronti del premier israeliano Netanyahu, sono diventati «invisibili» finanziariamente: carte bloccate, esclusi dai servizi, conti correnti inutilizzabili.
- Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi, ha visto PayPal bloccare pagamenti unicamente per la presenza del suo nome nella causale; nessuna banca italiana (o europea) si sente sicura nell’aprire un conto a suo favore per il timore di subire ritorsioni americane.
Gli effetti delle sanzioni sono quindi devastanti non solo per chi viene direttamente preso di mira, ma anche per il sistema bancario nel suo complesso:
- Le banche europee rischiano multe miliardarie o l’esclusione dal circuito del dollaro se non collaborano all’attuazione delle restrizioni decise dagli Stati Uniti. Tra il 2010 e il 2020 le principali banche europee hanno pagato al Tesoro USA oltre 18 miliardi di dollari per evitare la chiusura delle loro attività in dollari.
- Le autorità americane possono monitorare ogni singola transazione in dollari, persino se avviene tra due soggetti extra-USA, ponendo le basi per un controllo capillare del flusso finanziario globale.
- In casi estremi, anche chi non ha alcun conto negli Stati Uniti può essere "de-finanziarizzato": non solo non può spendere o investire in USA, ma non riesce neppure a condurre transazioni bancarie standard in Europa.
Nonostante l’Unione Europea abbia introdotto alcuni regolamenti per proteggere aziende e persone da penalizzazioni extra-territoriali,
la paura di ritorsioni blocca ogni forma di supporto bancario ai soggetti “scomodi” agli USA.
Il ruolo globale del dollaro nel commercio e nella finanza
Il biglietto verde è sinonimo di egemonia economica globale. Questa supremazia non si basa solo sulle riserve valutarie mondiali, ma soprattutto sulla centralità assoluta del dollaro nei pagamenti internazionali. I dati forniti dalla Federal Reserve e analizzati dai giornalisti del Corriere illustrano un dominio trasversale:
- Metà di tutti i pagamenti commerciali globali avviene in dollari. Se si osservano le fatture, la percentuale sale al 96% nelle Americhe, il 74% in Asia-Pacifico e il 79% nei restanti mercati.
- Banche, aziende e governi per partecipare agli scambi mondiali hanno bisogno di conti in dollari e, necessariamente, devono rivolgersi a banche statunitensi per movimento e compensazione dei flussi.
- Tutte le operazioni in dollari (in entrata e uscita) passano, almeno per una frazione di secondo, nei data center USA sotto la supervisione del Tesoro e degli enti di sicurezza.
- Il 60% dei depositi bancari internazionali è espresso in valuta americana. L’Europa, di fronte a queste cifre, fatica a promuovere una reale alternativa con l’euro.
Oltre gli aspetti operativi, è lo stesso equilibrio della finanza internazionale a ruotare intorno al dollaro.
Debiti pubblici, commerce trade, fusioni e acquisizioni sono alimentati dal continuo riciclo di ricchezza verso gli Stati Uniti, che sfruttano questa forza non solo per finanziare deficit e bilanci militari, ma anche per esercitare pressioni sulle piazze estere.
Le leve di ricatto finanziario e i rischi per l’Europa
Le autorità statunitensi, sfruttando il ruolo egemonico del dollaro, possono ricorrere a una vasta gamma di strumenti di ricatto finanziario sia verso Stati, sia verso istituzioni bancarie e imprese. La cronaca recente ha moltiplicato gli esempi di pressioni e minacce che si traducono in conseguenze economiche gravi in Europa.
- Nel 2018 la minaccia di sanzioni da parte di Washington contro la banca lettone Ablv ha causato il panico tra i correntisti, portando al collasso dell’istituto nel giro di pochi giorni.
- Le banche europee coinvolte in transazioni con paesi sotto embargo USA (Iran, Cuba, Sudan, Libia) sono state costrette a pagare multe miliardarie o rischiare l’espulsione dal circuito del dollaro, una vera “sentenza capitale” finanziaria.
- Durante le crisi finanziarie, la dipendenza dalle linee di credito della Federal Reserve diventa questione di "vita o di morte economica" per molte banche centrali e Paesi: se la Fed dovesse interrompere questi flussi o negare supporto, interi sistemi rischierebbero il caos.
- L’accesso normativo americano alle informazioni sulle transazioni permette di sorvegliare tutti i movimenti di capitali in dollari a livello planetario. La possibilità di bloccare flussi, conti e carte in Europa è quindi reale e immediata.
Le conseguenze per l’area euro sono molteplici:
dal rischio di paralisi dei pagamenti elettronici — ipotesi nient’affatto remota se la politica estera degli USA dovesse irrigidirsi ulteriormente —
all’indebolimento dell’autonomia finanziaria e strategica dell’intera UE.
Le alternative: euro digitale, yuan e prospettive di autonomia europea
La crescente consapevolezza della dipendenza dagli USA nel sistema dei pagamenti e della circolazione del credito sta spingendo Europa e altre economie a cercare alternative. Le principali iniziative che emergono dal reportage di Bertolino e Gabanelli riguardano:
- Il progetto di euro digitale accelerato dalla BCE: l’obiettivo è creare uno strumento di pagamento autonomo dai circuiti americani per le transazioni interne e, eventualmente, per dare accesso a individui e aziende tagliati fuori dai servizi statunitensi.
- La strategia della Cina sullo yuan: la Repubblica Popolare sta aumentando la quota di scambi commerciali in valuta locale (fino al 40% del volume), provando a scalzare il dollaro dove possibile. Tuttavia la mancanza di uno stato di diritto e la chiusura del sistema cinese ne limitano l’appeal globale.
- La necessità per l’Unione Europea di rafforzare l’euro: secondo Christine Lagarde, presidente BCE, solo una UE con una difesa comune, maggiore emissione di debito pubblico condiviso e una vera "piazza finanziaria unica", può competere con Wall Street nell’attrarre investitori globali.
Altri accordi, come i trattati di libero scambio con India e Mercosur — se basati più sugli euro che sui dollari — potrebbero rafforzare la proiezione internazionale della moneta europea. Tuttavia, serve una volontà politica forte e la determinazione dei 27 Stati membri a percorrere la stessa traiettoria, anche a costo di resistere alle pressioni e alle interferenze della presidenza USA sulle questioni finanziarie strategiche.
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Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni.
In modo particolar...