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Le Pmi invecchiano e il passaggio di proprietà appare sempre più un problema secondo Perpethua

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il
aggiornato con informazioni attualizzate il

L'invecchiamento degli imprenditori e delle PMI italiane pone rischi alla continuità aziendale. Fra dati demografici, sfide generazionali e strategie innovative, il ricambio richiede nuove soluzioni.

La longevità demografica italiana è oggi un tema che si riflette, in modo sempre più evidente, anche nel tessuto imprenditoriale. L'Italia vive un progressivo invecchiamento della propria classe dirigente, non solo tra la popolazione generale ma anche e soprattutto nel mondo delle imprese. Le Piccole e Medie Imprese (PMI), cuore pulsante dell'economia, rappresentano circa il 99% delle aziende attive e generano oltre il 70% dell'occupazione totale, ma sono ormai prevalentemente guidate da figure ultracinquantenni, spesso over 60, in particolare nelle regioni settentrionali e centrali.

Questo fenomeno è stato messo in luce dall'Osservatorio sulle PMI realizzato da Perpethua, specialista nei passaggi generazionali e operazioni straordinarie, che ha esaminato oltre 67mila imprese con fatturati tra i 2 e i 25 milioni di euro. I risultati mostrano uno scenario in cui l'esperienza degli imprenditori senior, se da un lato può rappresentare un valore aggiunto, dall'altro fa emergere in modo sempre più pressante la questione della transizione generazionale e della continuità nel delicato sistema produttivo italiano. Affrontare l'invecchiamento degli imprenditori assumendo una prospettiva strategica è oggi una delle sfide più decisive per la competitività a lungo termine dell'economia nazionale.

I dati sull'età degli imprenditori: analisi e tendenze

I risultati dell'analisi condotta da Perpethua e Yuno AI fotografano una realtà che non può essere trascurata: l'età media degli imprenditori italiani alla guida delle PMI è di 56,4 anni. Nel panorama nazionale, il 36% dei titolari d'azienda ha oltre 60 anni e il 20% supera i 65. Emergono differenze marcate soprattutto tra Nord, Centro e Sud Italia.

Al Centro-Nord, in regioni chiave come Liguria ed Emilia-Romagna, la percentuale di imprenditori over 60 tocca il 40% e oltre; quella degli over 75 va anche oltre il 10%, con casi che arrivano a picchi del 5% di imprenditori oltre gli 80 anni. Lombardia e Veneto, tra i principali motori produttivi del Paese, mostrano valori particolarmente elevati: in Lombardia il 40% dei titolari ha oltre 60 anni e il 25% supera i 65; in Veneto il dato arriva rispettivamente al 42% e al 27%.

Al Sud, invece, la situazione è più attenuata. In Campania la quota di imprenditori over 60 è al 26%, con percentuali di over 65 e over 75 sensibilmente inferiori alla media italiana. Sicilia, Calabria e Puglia, pur rimanendo sotto la media nazionale per tutte le fasce d'età osservate, rappresentano territori in cui la tendenza è meno marcata ma suscettibile di rapido cambiamento nel prossimo futuro:

Regione

% over 60

% over 65

% over 75

Liguria

41%

27%

11%

Emilia-Romagna

40%

26%

10%

Lombardia

40%

25%

8%

Veneto

42%

27%

9%

Campania

26%

15%

4%

L'osservazione territoriale mostra inoltre casi-limite come nel Lazio, dove imprenditori attivi continuano ad avere ruoli apicali anche fino ai 99 anni d'età. Questi dati raccontano di un'Italia produttiva che rischia di trovarsi senza adeguato ricambio e senza meccanismi efficaci di trasferimento della leadership.

I rischi per il sistema produttivo: continuità e occupazione

L'invecchiamento della classe imprenditoriale ha ripercussioni immediate e di lungo termine sul tessuto produttivo. Senza un piano di successione ben definito, centinaia di PMI rischiano l'immobilismo al momento di passaggio di testimone, con conseguenze per la tenuta stessa dell'economia reale. I rischi possono essere così riassunti:

  • Paralisi decisionale: imprese guidate da titolari anziani senza eredi o piani di ricambio possono perdere slancio, capacità di innovazione e reattività agli stimoli di mercato.
  • Impatto sull'occupazione: la mancata continuità mette in pericolo posti di lavoro e competenze acquisite nel tempo, generando possibili effetti domino su fornitori e filiera.
  • Perdita di competenze e know-how: si rischia la dispersione di patrimonio aziendale e relazionale costruito in decenni.
Secondo le ricerche riportate da Perpethua, solo il 13% delle imprese italiane arriva viva alla terza generazione. Questa fragilità strutturale rappresenta una minaccia per la competitività del made in Italy e per la solidità economica dei territori. L'assenza di successione, inoltre, favorisce l'insorgere di controversie familiari, la svendita a soggetti non strategici o, in casi estremi, la chiusura dell'impresa, con ricadute sull'assetto occupazionale nazionale.

Il passaggio generazionale: sfide, ostacoli e fattori di successo

Il passaggio generazionale non è più, come nel passato, un evento scontato e privo di rischi. Il calo demografico, la crescente mobilità delle nuove generazioni e l'aumento della complessità dei mercati hanno messo in discussione modelli tradizionali di successione nelle imprese familiari italiane. Le principali difficoltà emerse dagli osservatori specializzati riguardano:

  • Assenza di eredi disponibili: molti giovani hanno seguito percorsi formativi e professionali lontani dall'impresa famigliare, oppure non sono attratti dalla responsabilità imprenditoriale.
  • Resistenza al cambiamento: spesso gli imprenditori senior faticano a delegare potere e responsabilità, diventando inconsapevolmente ostacolo alla crescita futura.
  • Gestione delle emozioni e dei conflitti interni: rivalità familiari o divergenze di visione possono ostacolare una transizione serena.
  • Mancanza di preparazione strutturata: la pianificazione della successione, con la formazione dei successori, la definizione delle regole e la preparazione della governance, è in molti casi lacunosa.
La letteratura giuridica e manageriale descrive i fattori che favoriscono il successo nelle transizioni:
  • Pianificazione per tempo: la successione dev'essere impostata con largo anticipo, coinvolgendo fin da subito i potenziali successori e i consulenti esterni.
  • Trasparenza nella comunicazione: condividere dati e decisioni rilevanti aiuta a costruire fiducia e allineamento tra tutte le parti.
  • Formazione mirata: preparare i nuovi leader non solo con competenze tecniche, ma anche con skill relazionali e gestionali.
  • Coinvolgimento delle risorse chiave: la continuità passa anche attraverso una struttura manageriale forte, in grado di garantire stabilità operativa.
Queste best practice possono trasformare una fonte di rischio in un'opportunità di rinnovamento, garantendo non solo la sopravvivenza ma anche la crescita delle PMI di fronte alle nuove sfide di scenario.

Perpethua e l'innovazione nel processo di successione

L'approccio pionieristico di Perpethua offre oggi un riferimento nazionale per chi affronta il tema della successione in azienda. Questa società benefit, con esperienza consolidata in operazioni di M&A, ha sviluppato una piattaforma digitale basata su algoritmi proprietari che automatizza il matching tra imprese in cerca di continuità e investitori qualificati.

Tra le innovazioni introdotte da Perpethua spiccano:

  • Elaborazione strutturata di dati aziendali che permette di selezionare rapidamente opportunità coerenti con i criteri di investimento di ciascun potenziale acquirente.
  • Semplificazione della valutazione e della due diligence riducendo sia i tempi sia i costi di ogni operazione di acquisizione o cessione.
  • Costruzione di un network nazionale di advisor, avvocati e commercialisti che presidiano i territori e supportano la realizzazione di progetti di successione e passaggio di proprietà.
Perpethua si rivolge a imprese con fatturato compreso tra 2 e 25 milioni di euro, coprendo tutti i settori e aree geografiche e favorendo processi ordinati, trasparenti e digitali di trasferimento aziendale. Come sottolineato dai fondatori: Sappiamo quanto sia difficile per un imprenditore affrontare il tema del futuro della propria azienda. Per questo stiamo costruendo strumenti concreti che possano rendere più semplice questo passaggio, valorizzando il lavoro di una vita.

M&A come leva strategica per la sostenibilità e la crescita

Le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) sono diventate uno strumento sempre più utilizzato dalle PMI italiane sia per garantire la continuità nel tempo, sia per abilitare strategie di crescita rapida e sostenibile. Grazie ai progressi nella digitalizzazione dei processi e alla presenza di piattaforme dedicate, le barriere tradizionali di costo e complessità sono oggi in parte superate.

I dati sugli ultimi anni confermano una crescente mentalità imprenditoriale orientata al consolidamento e all'evoluzione. I modelli buy and build, grazie all'apporto del private equity e delle piattaforme digitali, stanno abbattendo il tabù della vendita, che oggi non significa perdita di controllo ma possibilità di continuità, di innovazione e di crescita integrata a beneficio di tutta la filiera aziendale. La capacità di affrontare il passaggio di mano in modo ordinato è oggi percepita come una vera chiave di successo.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...