Legge 104 e indennità di accompagnamento sono prestazioni diverse: lo ribadisce la Cassazione. La circolare INPS 100 chiarisce, invece, come ripartire i permessi e chi restituisce le somme.
Chi assiste un familiare con disabilità grave si trova spesso davanti a due sigle che sembrano sinonimi: Legge 104 e indennità di accompagnamento. Non lo sono, e a ricordarlo con forza sono tre ordinanze della Corte di Cassazione depositate il 4 agosto scorso. A questo si aggiunge la circolare INPS numero 100 del 18 settembre, che sistema alcuni nodi pratici sui permessi retribuiti quando i familiari che assistono la stessa persona sono più di uno. Infine, dall'1 gennaio 2027 cambierà l'iter per i nuovi riconoscimenti. Vediamo tutto con ordine.
Partiamo dal punto centrale: avere una forma grave riconosciuta ai sensi della Legge 104 non significa ottenere automaticamente anche l'indennità di accompagnamento. È un equivoco diffuso, alimentato dal fatto che spesso le due condizioni coesistono nella stessa persona e vengono accertate in tempi ravvicinati. Sul piano giuridico, però, sono strade separate, con requisiti diversi e finalità diverse.
La Cassazione, con le tre ordinanze del 4 agosto, ha ribadito proprio questo principio. Il messaggio ai cittadini è chiaro: il riconoscimento della gravità dello stato di handicap non basta per pretendere anche l'assegno di accompagnamento.
La Legge 104 dà accesso a un insieme di tutele che partono da una situazione di disabilità grave, riconosciuta alla persona stessa oppure a un suo familiare. Tra i principali strumenti ci sono:
L'indennità di accompagnamento è, invece, una prestazione economica e richiede condizioni più stringenti. Occorre innanzitutto un'invalidità totale al 100%. A questo requisito deve aggiungersi almeno una tra due condizioni, che sono alternative tra loro:
Le ordinanze della Cassazione contengono anche un'indicazione dal forte impatto pratico. Quando si va davanti a un giudice, ciò che si vuole ottenere va richiesto in modo diretto e inequivocabile. Non è sufficiente far valere una condizione, come la gravità riconosciuta dalla 104, sperando che il giudice riconosca da sé anche un altro beneficio.
Se l'obiettivo è ottenere l'indennità di accompagnamento, la domanda va formulata espressamente in questi termini, allegando e dimostrando i requisiti specifici della prestazione. Lo stesso vale nel senso opposto: chi chiede i benefici della 104 deve indicarlo chiaramente. Una richiesta generica o ambigua rischia di essere respinta, con perdita di tempo e di risorse per chi ha già affrontato un percorso lungo e faticoso.
Per chi si rivolge a un avvocato o a un patronato, è un promemoria utile: ogni beneficio ha la sua domanda e va impostato di conseguenza, fin dal ricorso.
Passiamo ai permessi al lavoro. La circolare INPS n. 100 del 18 settembre ha finalmente chiarito alcuni passaggi che, nella pratica, creavano dubbi a lavoratori, datori di lavoro e consulenti.
Il quadro di partenza è noto: dal 2022 più familiari hanno il diritto di assistere la stessa persona con disabilità grave. Per farlo possono chiedere tre giorni di permesso al mese, in totale, da utilizzare a turno. Il tetto dei tre giorni è quindi complessivo e non individuale: non si moltiplica per il numero di familiari coinvolti. I permessi possono anche essere frazionati in ore, a seconda delle esigenze di assistenza e dell'organizzazione del lavoro.
Il tema più delicato riguarda lo sforamento. Cosa accade se, sommando i permessi fruiti dai vari familiari, si supera il tetto mensile? La risposta dell'INPS si basa su un criterio cronologico: conta chi ha preso il permesso per primo.
Una volta esaurito il terzo giorno, chi ne utilizza un altro lo sta usando indebitamente. In questo caso l'Istituto recupera le somme versate in più, e a restituirle è chi ha fruito del giorno eccedente.
Poniamo che un fratello e una sorella assistano la madre. Il primo si assenta dal lavoro il 5 e il 18 marzo, la seconda il 25 e il 30. Il 30 marzo rappresenta un quarto giorno di permesso, oltre il limite di tre. La sorella, che lo ha utilizzato per ultima, dovrà restituire all'INPS una parte di denaro, cioè quanto percepito per quella giornata non spettante.
Il principio è semplice: chi arriva dopo il tetto risponde dello sforamento. Per questo è importante che i familiari si coordinino tra loro prima di programmare le assenze, tenendo il conto dei giorni già usati nel mese.
C'è poi il caso in cui il criterio cronologico non basta a individuare chi ha superato il limite: quando i due familiari usano il permesso nello stesso giorno o nelle stesse ore. Qui nessuno è arrivato prima, quindi non è possibile stabilire chi abbia sforato.
La soluzione indicata dall'INPS è dividere l'indebito in parti uguali: ciascun familiare restituirà il 50% di quella giornata, calcolato però sul proprio orario di lavoro e sulla propria retribuzione. Due persone con orari o stipendi diversi, dunque, restituiranno importi differenti, pur con la stessa percentuale.
Un accorgimento pratico: prima di fare richiesta, è bene verificare con gli altri familiari le date già prenotate, così da evitare sovrapposizioni che, oltre al rischio di restituzione, possono creare problemi anche con il datore di lavoro.
La Legge 104 grave dà diritto all'accompagnamento?
No. Sono due prestazioni con requisiti diversi. L'accompagnamento richiede invalidità totale e l'impossibilità di deambulare senza aiuto oppure la mancanza di autosufficienza negli atti quotidiani.
Quanti giorni di permesso spettano se più familiari assistono la stessa persona?
Tre giorni al mese in totale, da dividere tra loro e fruibili anche a ore.
Chi restituisce le somme se si supera il limite?
Chi utilizza il permesso dopo l'esaurimento dei tre giorni. Se i permessi coincidono nello stesso giorno o nelle stesse ore, ciascuno restituisce il 50% della giornata, calcolato sul proprio orario.
Le tre ordinanze della Cassazione e la circolare INPS 100 vanno nella stessa direzione: fare chiarezza e ridurre gli errori di impostazione che costano tempo e denaro alle famiglie. Da un lato, 104 e accompagnamento restano prestazioni distinte, da chiedere in modo esplicito. Dall'altro, la gestione dei permessi tra più familiari segue ora regole precise, con conseguenze concrete in caso di sforamento. Con l'arrivo del nuovo iter dal 1° gennaio 2027, il consiglio è di restare aggiornati e di affidarsi, quando serve, a patronati e professionisti.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...