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Leo esulta, recuperati 101 miliardi di evasione fiscale in 3 anni ma quanti soldi mancano ancora all'appello: dati e numeri

di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Nel triennio 2023-2025 lo Stato ha recuperato 101 miliardi di euro dall'evasione fiscale, grazie anche all'uso crescente di intelligenza artificiale e incrocio delle banche dati: il viceministro dell'Economia Maurizio Leo lo ha definito un record assoluto e i prossimi passi.

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Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo lo ha definito un record assoluto: nel triennio 2023 2025 lo Stato ha recuperato 101 miliardi di euro dall'evasione fiscale, grazie anche all'uso crescente di intelligenza artificiale e incrocio delle banche dati. Un dato reale, in crescita costante, che il governo rivendica come prova dell'efficacia della lotta al sommerso. Ma dietro l'entusiasmo si nasconde un problema di fondo che i numeri, letti con attenzione, mettono in evidenza in modo netto: quello che viene recuperato in tre anni è quasi identico a quello che lo Stato perde in un solo anno.

È la differenza, cruciale e spesso trascurata nel dibattito pubblico, tra flusso e stock. I 101 miliardi sono un flusso di recupero, il risultato cumulato di tre annualità di controlli e accertamenti. Il tax gap, cioè l'evasione fiscale e contributiva stimata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, è invece uno stock che si rigenera ogni anno, come una falla che si riapre puntualmente indipendentemente da quanto viene recuperato l'anno precedente.

I 101 miliardi recuperati: come sono cresciuti anno per anno

Secondo quanto riferito da Leo in audizione davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, il recupero dall'evasione ha seguito un trend di crescita costante:

  • 2023: 31,4 miliardi di euro (di cui 24,7 erariali e 6,7 tra Inps e Comuni)
  • 2024: 33,4 miliardi di euro (di cui 26,3 erariali e 7,1 tra Inps e Comuni)
  • 2025: 36,2 miliardi di euro (di cui 29 erariali e 7,2 tra Inps e Comuni).
Sommando i tre anni si arriva appunto a 101 miliardi, un dato che la maggioranza ha usato per rispondere alle critiche delle opposizioni. Il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, ha parlato di un dato certificato, non di un annuncio o una promessa, sottolineando come il recupero sia avvenuto senza condoni, senza sanatorie e senza sconti.

Il risultato, effettivamente, riflette un miglioramento dell'efficacia dei controlli, favorito dall'interoperabilità delle banche dati dell'Anagrafe tributaria e dagli strumenti di analisi del rischio fiscale. Ma un recupero record, per quanto reale, va sempre confrontato con la dimensione del problema che si intende risolvere. Ed è qui che entra in gioco il tax gap.

Il tax gap 2022: la fotografia più aggiornata del MEF e un flusso contro uno stock che si rigenera

La Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, elaborata dalla commissione di esperti indipendenti nominata dal MEF e trasmessa al Parlamento il 23 ottobre 2025, fornisce i dati più aggiornati disponibili, riferiti all'anno d'imposta 2022 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati di contabilità nazionale assestati).

I numeri, letti nel loro complesso, restituiscono una fotografia molto diversa da quella suggerita dai soli 101 miliardi recuperati in tre anni:

  • Tax gap totale 2022 (tributario più contributivo): tra 98,1 e 102,5 miliardi di euro
  • Sole entrate tributarie mancate: 90 miliardi di euro (nel dettaglio tra 89,7 e 90,9 miliardi)
  • Contributi previdenziali non versati: 11,5 miliardi di euro.
In altre parole, nel solo 2022 lo Stato italiano ha perso all'incirca la stessa cifra che è riuscito a recuperare in tre anni interi di controlli rafforzati. È qui che il titolo del confronto trova la sua giustificazione più solida: 101 miliardi recuperati in un triennio contro circa 100 miliardi persi in un anno soltanto. Non si tratta di un caso isolato, ma di un valore che si ripropone, con oscillazioni contenute, ogni dodici mesi.

La distinzione tra flusso e stock è la chiave per capire perché il problema dell'evasione fiscale in Italia resti strutturale, nonostante i risultati positivi in termini di riscossione.

Il recupero di 101 miliardi è, appunto, un flusso: rappresenta l'ammontare di risorse che l'amministrazione finanziaria è riuscita a intercettare e incassare attraverso accertamenti, controlli, liste selettive di rischio e attività di riscossione, sommando tre esercizi consecutivi.

Il tax gap è, invece, uno stock, nel senso che descrive la dimensione dell'evasione stimata ogni singolo anno, indipendentemente da quanto viene poi effettivamente recuperato. E soprattutto, quello stock si rinnova costantemente: ogni anno nuove basi imponibili sfuggono al Fisco, nuove partite IVA sottodichiarano, nuovi affitti restano in nero, nuove imprese occultano ricavi. Il tax gap del 2023, del 2024 e del 2025, quando saranno disponibili le relative stime, si andranno quindi a sommare (concettualmente) a quello già maturato negli anni precedenti, mentre i recuperi restano sempre una quota parziale rispetto al totale evaso.

È un po' come svuotare una vasca da bagno con un secchio mentre il rubinetto resta aperto: il secchio (il recupero) si riempie sempre di più, ma la vasca (il tax gap) continua a riempirsi allo stesso ritmo, o quasi.

La propensione all'evasione: 17%, ma ancora sopra il target PNRR

Un altro dato utile per contestualizzare il fenomeno riguarda la propensione al gap, cioè la percentuale di gettito potenziale che sfugge alla tassazione. Nel 2022 questo indicatore si è attestato al 17%, in calo rispetto al 18,4% del 2021, ma ancora sopra l'obiettivo del 16,6% fissato dal PNRR.

Il miglioramento è legato soprattutto alla riduzione del gap su IRAP e accise (rispettivamente -4,4 e -4,3 punti percentuali) e, in misura minore, al calo del gap IVA (-1,4 punti). Restano invece in peggioramento alcune voci specifiche:

  • Locazioni: l'evasione sugli affitti cresce del 2,3% rispetto al 2021, salendo a 875 milioni di euro
  • IRES, l'imposta sugli utili delle società, aumenta anch'essa la propria quota di evasione
  • Partite IVA e lavoratori autonomi: restano il segmento più critico, con una propensione media all'evasione del 61,5% tra il 2018 e il 2022, pari a oltre 35 miliardi di euro l'anno
Anche i mancati versamenti da parte di chi dichiara ma non paga sono in aumento, arrivando a 14,8 miliardi di euro nel 2022, superando i livelli pre pandemia.

Perché entrambi i dati sono veri, ma raccontano cose diverse

Non c'è una vera contraddizione tra il messaggio del viceministro Leo e i numeri della Relazione MEF: i 101 miliardi recuperati sono un dato reale e positivo, testimoniano un miglioramento dell'efficacia dei controlli e dell'uso delle tecnologie digitali applicate al contrasto dell'evasione. Ma non vanno confusi con una riduzione proporzionale del problema.

Il tax gap misura infatti quanto manca strutturalmente al gettito ogni anno, mentre il recupero misura quanto l'amministrazione finanziaria riesce a intercettare a posteriori, spesso a distanza di anni dall'anno d'imposta di riferimento (i dati aggiornati del tax gap, non a caso, si fermano al 2022). I due numeri viaggiano quindi su piani temporali e concettuali diversi, e sommarli o confonderli porta a letture fuorvianti.

Guardando ai dati nel loro insieme, il quadro che emerge è il seguente: il governo recupera di più, ma l'evasione stimata resta sostanzialmente stabile intorno ai 100 miliardi l'anno. Il risultato più significativo, semmai, riguarda la propensione all'evasione, che scende lentamente ma resta ancora sopra gli obiettivi fissati dal PNRR.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

Il confronto tra flusso di recupero e stock del tax gap sarà probabilmente il vero banco di prova per valutare l'efficacia della riforma fiscale in corso, incentrata su interoperabilità delle banche dati, intelligenza artificiale e nuovo Codice tributario, atteso in Consiglio dei ministri entro ottobre. Solo quando le prossime edizioni della Relazione MEF forniranno le stime aggiornate per gli anni 2023, 2024 e 2025 sarà possibile capire se al flusso di recupero in crescita corrisponda davvero un calo strutturale dello stock di evasione, e non solo una maggiore capacità di intercettarne una parte sempre più consistente.

Fino ad allora, il dato più onesto da tenere a mente resta questo: in un solo anno l'Italia perde quasi quanto lo Stato è riuscito a recuperare in tre anni di controlli rafforzati.




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...