Il dibattito su una possibile fusione tra Leonardo e Fincantieri anima il panorama industriale italiano, tra smentite, analisi di impatti futuri, relazioni attuali e scenari che interessano l’intero settore della difesa.
Negli ultimi giorni, il mondo finanziario e industriale italiano è stato scosso da rumor e speculazioni riguardanti una possibile integrazione tra due dei maggiori gruppi nazionali nel settore della difesa e della cantieristica: Leonardo e Fincantieri. Questa ipotesi, seppur nata da una dichiarazione con tono ironico, ha acceso il dibattito su scenari di consolidamento nel comparto strategico dell’industria nazionale. Il contesto in cui si inserisce tale discussione è caratterizzato da forti tensioni geopolitiche internazionali, da una crescente richiesta di innovazione tecnologica e da investimenti pubblici mirati a rafforzare l’autonomia industriale dell’Italia nella difesa. Leonardo, quale principale gruppo italiano dell’aerospazio e della difesa, e Fincantieri, leader mondiale nella costruzione navale, rappresentano pilastri dinanzi ad una ridefinizione del comparto. Il solo echo di una sintesi industriale tra realtà così rilevanti ha suscitato interrogativi su possibili ripercussioni per l’intero settore, tanto sul piano nazionale quanto su quello europeo.
Il dibattito ha preso avvio il 19 gennaio, quando, in occasione dell’inaugurazione dello Strategic Hub for Integrated Education on Leadership & Defense (Shield), il presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, ha menzionato la possibilità di una futura fusione tra Leonardo e Fincantieri in modo dichiaratamente scherzoso. La portata delle sue parole, amplificata dai media e dalle dinamiche dei mercati, ha imposto una rapida precisazione: il giorno seguente, Pontecorvo ha sottolineato in una comunicazione ufficiale l’assenza di "qualsiasi intento programmatico o anticipazione strategica" riguardo a operazioni di fusione fra i due gruppi.
Secondo la nota ufficiale, non esistono dossier, analisi preliminari, né valutazioni in corso che prendano in esame un percorso di integrazione. Entrambe le aziende continuano quindi a mantenere la loro identità, perseguendo missioni e strategie indipendenti nel rispetto dei ruoli distinti che le caratterizzano. Questo chiarimento si è reso necessario per evitare speculazioni e per garantire la massima trasparenza a investitori, dipendenti e stakeholder, in un settore in cui ogni dichiarazione può avere impatti sensibili su quotazioni e prospettive industriali. Il posizionamento assunto dai vertici di Leonardo si inserisce anche in linea con le best practice di governance e trasparenza, richieste a livello internazionale nelle società quotate e particolarmente rilevanti in comparti così sensibili come quello della difesa.
Leonardo e Fincantieri vantano attualmente solide collaborazioni in alcuni segmenti chiave, pur operando come entità nettamente distinte. Una delle principali sinergie è rappresentata dalla joint venture "Orizzonte Sistemi Navali" (OSN), nella quale Leonardo detiene una quota del 49% e Fincantieri il restante 51%. Attraverso OSN, Leonardo fornisce sistemi essenziali alle navi realizzate da Fincantieri: si tratta di apparati di combattimento, sistemi radar, sensori avanzati, comunicazioni aeree e piattaforme di gestione del fuoco.
Nel 2025, la razionalizzazione delle aree di presidio ha visto Fincantieri acquisire la business line "Underwater Armaments & Systems" da Leonardo, rafforzando così il proprio posizionamento nel comparto subacqueo e lasciando a ciascuno dei due gruppi una specializzazione più marcata nelle rispettive aree di eccellenza. Questa struttura permette a entrambe le realtà di mantenere un presidio competitivo nelle rispettive filiere, senza però compromettere l’autonomia operativa e strategica, e di ottimizzare le proprie competenze core nell’ambito delle tecnologie navali e della difesa. L’intreccio di business rimane comunque fondato su partnership specifiche e non su un’integrazione societaria su larga scala.
L’idea di fondere due delle principali aziende italiane della difesa è stata oggetto di analisi da parte di operatori finanziari e osservatori di mercato. Secondo le valutazioni di primaria importanza come quelle espresse da Banca Akros ed Equita, non esistono attualmente condizioni concrete favorevoli a una fusione fra Leonardo e Fincantieri.
Se ipotizzata su basi puramente teoriche e ai valori di mercato attuali, un’aggregazione tra Leonardo e Fincantieri darebbe origine a un attore industriale con oltre 28 miliardi di euro di fatturato e circa il 60% del business centrato sulla difesa, mentre la restante quota deriverebbe dal civile. Il Governo italiano, tramite quote dirette e indirette, deterrebbe una partecipazione stimata intorno al 37% nel nuovo soggetto.
Nel dettaglio, il portafoglio lavori coprirebbe tre anni di attività, l’indicatore debito netto/Ebitda si aggirerebbe su 1x, con un margine operativo atteso intorno al 10%. Una tale entità avrebbe una dimensione competitiva paragonabile ad alcuni dei principali player europei della difesa e della cantieristica. Dal punto di vista delle sinergie:
Nel contesto geopolitico attuale Leonardo e Fincantieri occupano posizioni di leadership nella filiera della difesa italiana ed europea. Leonardo rappresenta il polo di riferimento per l’elettronica, l’aerospazio e la cybersecurity, con ormai una spinta evidente verso soluzioni ad alto contenuto tecnologico e un crescente ruolo internazionale. Fincantieri si conferma leader nella cantieristica navale, con competenze trasversali che vanno dal comparto militare a quello civile, incluse aree di eccellenza come l’underwater e l’integrazione sensoristica avanzata.
Entrambe hanno saputo rafforzare la loro pipeline commerciale e collaborare all’interno di programmi chiave europei, giocando un ruolo importante non solo per lo sviluppo del sistema industriale nazionale, ma anche per la sovranità tecnologica e produttiva dell’Europa. La cooperazione tra le due, insieme alla necessità di integrare software e hardware, di innovare su fronti come AI, spazio, cyber-difesa, è considerata dai principali osservatori quale leva per mantenere e rafforzare la posizione competitiva dell’Italia a livello internazionale.