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Liliana Ocheanu, licenziata per aver assistito la madre: il caso dell'azienda di Belluno che può cambiare le regole

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Una dipendente di Epta Costan a Limana è stata licenziata per assenza ingiustificata dopo aver prolungato le ferie per assistere la madre malata. La Fiom Cgil di Belluno condanna il provvedimento e sciopera.

C’è una vicenda che sta facendo discutere il mondo del lavoro veneto e che riguarda milioni di lavoratori italiani: quella di una dipendente di Epta Costan, nello stabilimento di Limana, in provincia di Belluno, licenziata per assenza ingiustificata dopo essere rientrata in ritardo dalle ferie collettive. Il motivo del ritardo era l’assistenza alla madre gravemente malata. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil di Belluno, la Fiom, ha espresso una condanna ferma e netta e ha portato la protesta davanti ai cancelli dell’azienda.

Il caso va oltre la singola storia. Tocca il confine tra disciplina aziendale e tutela della persona, e pone una domanda scomoda: fino a che punto un datore di lavoro può spingere la rigidità quando in gioco c’è la salute di un familiare?

Chi è la lavoratrice e cosa è successo

Al centro della vicenda c’è Liliana Ocheanu, operaia dello stabilimento Epta di Limana. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, la madre della donna, che vive in Romania, si è ammalata gravemente in piena estate. La lavoratrice ha informato il proprio capo reparto il 28 luglio, spiegando la situazione. Insieme i due avrebbero concordato un periodo di permessi e ferie fino al 1 settembre, così da permetterle di raggiungere la madre e occuparsi di lei.

Il problema è nato dopo. Il rientro non è avvenuto nella data prevista dopo la chiusura estiva per le ferie collettive: la lavoratrice si è trattenuta oltre il periodo concordato per continuare ad assistere la madre. L’azienda ha letto quel ritardo come assenza ingiustificata e ha risposto con la misura più dura che il diritto del lavoro conosca: il licenziamento.

Il segretario provinciale della Fiom Cgil di Belluno, Stefano Bona, ha ricostruito i fatti ammettendo senza reticenze un elemento: la dipendente avrebbe mostrato una certa superficialità nel non formalizzare ogni passaggio. Allo stesso tempo, ha sottolineato che aveva avvisato per tempo e che si era comportata secondo una prassi consolidata in reparto, dove accordi verbali con i responsabili sono, a quanto riferito dal sindacato, una consuetudine. Per la Fiom, questo non giustifica in alcun modo una sanzione così pesante.

La reazione della Fiom: sciopero e presidio a Limana

La risposta del sindacato non si è fatta attendere. Venerdì 2 ottobre si è svolto uno sciopero con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Limana, indetto dalla Fiom di Belluno. Alla manifestazione hanno partecipato anche la segretaria della Cgil di Belluno, Denise Casanova, e rappresentanti di altre sigle del territorio.

Il clima all’interno dello stabilimento è descritto come molto teso. La Fiom ha denunciato di aver cercato un confronto con i vertici aziendali, sia a Limana sia a Milano, senza ottenere alcuna risposta. Un silenzio che, per i rappresentanti dei lavoratori, rende ancora più difficile comprendere la scelta del licenziamento.

Particolarmente dura è stata la critica sul piano dell’immagine che le grandi imprese amano dare di sé. Il sindacato ha richiamato la retorica aziendale della “grande famiglia”, contrapponendola a un provvedimento che colpisce una lavoratrice proprio nel momento di maggiore fragilità personale. Il sindacato parla inoltre di diritto alla fragilità: la tutela di chi, per una malattia grave di un genitore, si trova a dover scegliere tra il posto di lavoro e la cura di una persona cara.

La Fiom ha anche avanzato una lettura più ampia della vicenda, parlando di un possibile attacco alla libertà sindacale, un’accusa che appartiene alla posizione del sindacato e che dovrà essere eventualmente verificata nelle sedi opportune.

Il contesto: un anno di tensioni a Epta Limana

Per capire il caso bisogna guardare al contesto. Lo stabilimento di Limana, specializzato in refrigerazione commerciale e tra i principali poli industriali della provincia di Belluno, ha vissuto un 2026 movimentato sul fronte delle relazioni industriali.

A giugno i lavoratori sono scesi in sciopero in un clima già teso: da un lato lo stallo nella trattativa per il rinnovo del contratto integrativo, dall’altro il caso di un errore contabile che aveva fatto accreditare in busta paga a molti turnisti, per alcuni mesi, importi superiori al dovuto, fino a circa 600 euro. L’azienda aveva chiesto la restituzione delle somme. La Fiom aveva precisato che il cuore della protesta non era la richiesta di restituzione, che i lavoratori non negavano di dover rispettare, ma il blocco delle trattative.

La mobilitazione ha riportato l’azienda al tavolo. A luglio è stato sottoscritto il nuovo integrativo, approvato con ampio consenso dai lavoratori, che prevede tra l’altro un premio legato alla fruizione di ferie e permessi e nuove misure di welfare. Anche in quell’occasione, però, la Fiom aveva espresso toni più cauti rispetto ad altre sigle, parlando di un’occasione colta solo in parte.

Il licenziamento della dipendente arriva dunque in una fase in cui il rapporto tra azienda e sindacato era appena tornato su binari di confronto. E rischia di riaprire una frattura.

Assistenza a un familiare malato: cosa dice la legge

Al di là della vicenda specifica, il caso richiama un tema che interessa molti lavoratori: come si concilia l’obbligo di presenza con la necessità di assistere un familiare malato?

L’ordinamento italiano prevede diversi strumenti a tutela dei cosiddetti caregiver familiari. Tra i principali:

  • I permessi della Legge 104/1992, che consentono a chi assiste un familiare con disabilità grave di usufruire di giorni di permesso retribuiti, nei limiti e alle condizioni previste dalla normativa.
  • Il congedo straordinario retribuito, riconosciuto in presenza di specifici requisiti per assistere un familiare con handicap grave.
  • I permessi per gravi motivi familiari, che permettono di assentarsi per eventi gravi riguardanti la famiglia, nei limiti stabiliti dalla legge e dai contratti collettivi.
  • Le previsioni dei contratti collettivi, che spesso integrano le tutele di legge con ulteriori permessi o aspettative non retribuite.
Un aspetto da considerare in un caso come questo è il luogo di residenza del familiare. Quando la persona da assistere vive all’estero, come in questa vicenda, l’accesso agli strumenti previsti dalla normativa nazionale può diventare più complesso, e la documentazione necessaria deve essere reperita e presentata con tempi e modalità particolari. È un nodo concreto che molti lavoratori stranieri residenti in Italia conoscono bene.

Sul piano disciplinare, inoltre, il licenziamento per assenza ingiustificata richiede una valutazione attenta: contano la comunicazione preventiva, la prassi aziendale, la proporzionalità della sanzione rispetto alla condotta e il rispetto delle procedure previste dallo Statuto dei lavoratori e dal contratto collettivo. Se la vicenda dovesse approdare davanti a un giudice, saranno questi gli elementi su cui si giocherà la partita. Spetterà al giudice, non alle ricostruzioni di una delle parti, stabilire se il provvedimento sia legittimo.

Perchè il caso può cambiare le regole

Il nostro titolo parla di un caso che “può cambiare le regole” e non per enfasi. Una vicenda come questa può produrre effetti su più livelli: In particolare:

  • Sul piano aziendale, può spingere a definire procedure più chiare per la gestione di ritardi dovuti a emergenze familiari, evitando che tutto sia lasciato alla prassi e agli accordi verbali con i capi reparto. Una regola scritta tutela sia l’impresa sia il lavoratore.
  • Sul piano sindacale, può rafforzare la richiesta di inserire nella contrattazione di secondo livello clausole specifiche per i caregiver, con permessi flessibili, banche ore solidali e meccanismi di tolleranza in caso di emergenze sanitarie documentate.
  • Sul piano culturale, riporta al centro una questione che il mondo del lavoro tende a rimuovere: l’assistenza ai familiari malati è ormai una componente strutturale della vita di milioni di persone, in un Paese che invecchia e dove il carico di cura ricade spesso sulle donne. Un datore di lavoro che ignora questa realtà rischia di trasformare la rigidità in ingiustizia.

Le prossime tappe della vicenda

Al momento la situazione resta aperta. La Fiom chiede il ritiro del licenziamento e un confronto con i vertici di Epta, finora rimasti in silenzio rispetto alle sollecitazioni del sindacato. Non si esclude che, in assenza di risposte, la mobilitazione possa proseguire e che la vicenda approdi in sede giudiziale. La posizione ufficiale dell’azienda, al momento, non è stata resa nota nelle ricostruzioni disponibili, e sarà importante ascoltarla per avere un quadro completo.

Quello che emerge, intanto, è un caso destinato a lasciare il segno nel territorio bellunese. Dietro il linguaggio freddo dell’”assenza ingiustificata” c’è la storia di una donna divisa tra il posto di lavoro e la cura della madre malata. Come finirà questa storia dirà molto su quale equilibrio le imprese italiane siano disposte a riconoscere tra produttività e umanità.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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