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L'intelligenza artificiale ha una coscienza che è già presente in Cloude? Anthropic cambia le regole e scrive una costituzione

di Marcello Tansini pubblicato il
coscienza intelligenza artificiale e Cla

L'intelligenza artificiale può avere una coscienza? Anthropic presenta la 'Costituzione' di Claude, ponendo trasparenza e responsabilità al centro e confrontando la propria visione con altri modelli come Perplexity e ChatGPT.

Il dibattito sull’etica, la sicurezza e la responsabilità nei sistemi di intelligenza artificiale si è arricchito di un nuovo capitolo con la pubblicazione della "Costituzione di Claude" da parte di Anthropic. Questo documento rappresenta una dichiarazione formale dei valori, dei limiti e delle priorità adottati per guidare lo sviluppo e il comportamento del modello Claude, segnando un passo avanti nel percorso verso la trasparenza algoritmica. Anthropic sceglie così di delineare in modo chiaro la struttura etica che regola le interazioni del proprio sistema, favorendo la comprensione di come e perché vengono prese determinate scelte nelle risposte generate.

La pubblicazione di un simile testo pone il focus su temi finora trattati con riservatezza nel settore: la legittimazione dell'intelligenza artificiale come “soggetto” dotato di regole proprie, la responsabilità degli sviluppatori nel delineare orizzonti di utilizzo sicuri e rispettosi delle norme, e l’importanza dell’onestà intellettuale nella gestione dei suoi limiti. Non si tratta di un semplice manuale operativo, ma di un manifesto che vuole stabilire gerarchie tra principi come sicurezza, etica, utilità e rispetto dell'autonomia individuale. L’obiettivo di Anthropic appare chiaro: promuovere un modello capace di ispirare fiducia sia negli utenti che negli operatori di settore, evidenziando fin da subito sia i punti di forza che le inevitabili zone grigie.

Questo approccio apre un interrogativo: quanto possono davvero essere trasparenti le AI rispetto ai propri criteri interni e alle proprie limitazioni? E, soprattutto, in che misura tali dichiarazioni etiche possano rappresentare una reale garanzia per chi utilizza quotidianamente questi strumenti, alla luce delle diverse strategie adottate da realtà parallele.

Valori, limiti e responsabilità nella visione di Anthropic: analisi della Costituzione di Claude

Nell’analisi del documento che governa Claude, emergono quattro pilastri fondamentali: sicurezza, etica, allineamento alle regole dell’azienda e utilità per l’utente. Tale gerarchia non è solo dichiarata, ma viene esplicitamente strutturata per fornire ai modelli AI dei confini operativi invalicabili, in particolare sulle tematiche più critiche quali l’utilizzo di armi di distruzione di massa, attacchi a infrastrutture sensibili e il rischio di abusi. L’imposizione di questi limiti evidenzia un approccio proattivo: la prevenzione di scenari pericolosi non è solo una questione tecnica, ma è direttamente connessa a una concezione responsabile della tecnologia.

Un aspetto di rilievo è l’onestà come valore centrale: Claude è progettato per riconoscere i propri limiti, segnalando all’utente quando una risposta esula dalle reali capacità del modello. Si tratta di una scelta che mira a preservare l’autonomia epistemica delle persone, sostenendo un utilizzo critico e consapevole della tecnologia. Tale apertura è indice di una volontà marcata, da parte di Anthropic, di superare le tradizionali opacità dei sistemi di intelligenza artificiale.

L’etica, nella visione di Anthropic, non viene interpretata come una dottrina inamovibile. È invece definita come una “domanda aperta”, dinamica e in continua revisione. Questa impostazione evita le rigidità concettuali e invita a una valutazione effettuata caso per caso, con un processo di adattamento graduale alle nuove sfide poste dall’evoluzione tecnologica. Tuttavia, la definizione della “persona profondamente etica” resta per certi versi astratta, lasciando spazio a valide domande su chi debba effettivamente interpretare il confine tra liceità e illecità negli impieghi dell’AI.

Il sistema di responsabilità delineato da Anthropic introduce una gerarchia chiara:

  • L’azienda come primo garante dei valori stabiliti.
  • Gli operatori che interagiscono e monitorano i processi decisionali dell’AI.
  • Gli utenti, chiamati a un uso attento e informato dello strumento.
In questo quadro, i confini di intervento sono rigorosi: non solo per prevenire comportamenti dannosi, ma anche per favorire l’emergere di una fiducia reciproca tra autore, sistema e fruitore del servizio. Tali elementi si inseriscono pienamente nel dibattito europeo e internazionale, che negli ultimi anni ha visto l’emanazione di linee guida e normative, come il Regolamento UE sull'Intelligenza Artificiale proposto nel 2021, per la tutela di individui e collettività dall’uso improprio dei sistemi automatizzati.

In sintesi, la “Costituzione” rappresenta una forma di auto-regolazione avanzata, ma anche un messaggio rivolto direttamente agli stakeholder: la trasparenza e la responsabilità sono gli strumenti principali per garantire l’accettabilità e la diffusione sana delle tecnologie AI.

Diversità di approcci nel valutare l’AI: confronto tra Claude, Perplexity e ChatGPT

Il panorama delle intelligenze artificiali generative è segnato da una profonda varietà di strategie nella definizione delle priorità, dei limiti e delle modalità di interazione con l’utente finale. Un confronto tra il modello Claude di Anthropic, Perplexity AI e ChatGPT consente di mettere in luce le differenze sostanziali e le tensioni metodologiche che animano il settore.

Claude, attraverso la sua Costituzione, dà voce ad una narrazione ordinata e istituzionale. L’AI si racconta come soggetto responsabile, dotato di principi gerarchicamente strutturati e attento, almeno nella rappresentazione, alla trasparenza. L’auto-legittimazione è chiara: il controllo interno e la volontà di dichiarare pubblicamente i valori sono elementi centrali. Tuttavia, tale posizione comporta il rischio che la descrizione dei criteri etici resti confinata a una dimensione auto-riflessiva, con la narrazione dell’identità a prevalere sull’analisi dell’impatto concreto delle risposte fornite all’utente. Ne emerge una figura rassicurante ma, talvolta, distaccata dalla verifica fattuale degli effetti prodotti dalla propria azione.

Perplexity AI adotta una logica radicalmente diversa: il valore è posto sulla ricerca documentale, la verifica e la tracciabilità delle fonti. La trasparenza, per Perplexity, non si gioca tanto sulla dichiarazione di principi, bensì sulla capacità di ricostruire il processo decisionale tramite fonti certificabili e accessibili. Tali caratteristiche rendono questo modello particolarmente adatto in ambiti dove la precisione e l’affidabilità dell’informazione sono criteri prioritari, come il giornalismo investigativo, la consulenza legale e l’analisi tecnologica. L’etica, qui, non viene affidata a dichiarazioni astratte ma a procedure di controllo oggettivo, che puntano sulla neutralità e sulla rendicontazione delle scelte operate. Tuttavia, una simile impostazione può risultare, al contempo, meno flessibile nell’interpretare le sfumature morali dei contesti umani, lasciando talune questioni etiche come ambiti di pura competenza informativa piuttosto che di dibattito pubblico e sociale.

ChatGPT, infine, costruisce una posizione intermedia e più sfumata: riconosce l’importanza di dotare di senso e di cultura il quadro normativo scelto dai produttori di AI, ma evidenzia anche il rischio insito in una narrazione eccessivamente autoreferenziale. Secondo questa visione, il nodo cruciale non sarebbe tanto la pubblicazione di testi valoriali quanto la capacità degli strumenti di gestire i conflitti interpretativi, distinguere tra fatti, ipotesi e opinioni, e fornire un’informazione calibrata sul reale impatto delle risposte. La tensione che ne deriva tra l’aderenza a principi statici e la flessibilità richiesta dai diversi ambiti applicativi dell’AI rimane irrisolta. ChatGPT invita a porre maggiore attenzione al contesto e all’utilizzo delle fonti, adottando un approccio che sappia integrare, senza confondere, la narrazione delle linee guida con la valutazione critica dei risultati.

Se si volesse riassumere le tre prospettive, potrebbero essere così espresse:

  • Claude valorizza il racconto valoriale e la trasparenza dichiarativa.
  • Perplexity AI privilegia la tracciabilità dei dati e l’aderenza alle fonti.
  • ChatGPT cerca di combinare entrambe le prospettive, incidendo maggiormente sul contesto e sulla gestione delle differenze interpretative.
L’emersione di questi diversi orientamenti dimostra che non esiste una sola intelligenza artificiale neutrale e universale, ma una molteplicità di sistemi che riflettono le priorità dei creatori e del mercato. Ogni costrutto tecnologico porta in sé visioni del mondo, esigenze regolatorie e tensioni etiche specifiche, mostrando che la trasparenza e la responsabilità non sono blocchi monolitici, bensì orizzonti da costruire attraverso il confronto continuo e la verifica degli effetti reali sulle persone e le società.