Il recente scandalo del latte artificiale ritirato per sospetta contaminazione solleva timori tra le famiglie italiane. Il caso coinvolge marche note, indagini in corso e interrogativi sulla sicurezza e sui controlli nel settore alimentare.
Nelle ultime settimane numerose famiglie sono state scosse dalla notizia del richiamo di diversi lotti di latte artificiale per neonati distribuendo apprensione in molti Paesi europei, inclusa l’Italia. Alcuni prodotti, distribuiti dai principali marchi internazionali, sono stati oggetto di un provvedimento cautelativo in seguito all’individuazione di una possibile deviazione microbiologica riconducibile a contaminazione da cereulide.
L’indagine più significativa riguarda la tragica morte di due neonati in Francia, sospettata di avere un legame con l’assunzione di latte in polvere contaminato. Tuttavia, il ministero della Salute francese ha dichiarato che non è stato stabilito alcun nesso causale diretto, sottolineando l’importanza delle evidenze scientifiche nella valutazione di simili correlazioni.
L’ondata di richiami ha colpito alcuni lotti di latte in polvere distribuiti in oltre sessanta Paesi, con Italia, Germania, Francia, Austria e Svezia tra i principali mercati europei coinvolti. In particolare, le marche interessate includono noti brand come Beba, Nan, Guigoz, Nidal, Lactogen Harmony, Alfamino, SMA e, per alcune linee specifiche, anche prodotti Nan e Nidina destinati al mercato italiano. A seguito delle individuazioni delle autorità austriache e francesi sono stati identificati oltre 800 prodotti potenzialmente contaminati provenienti da più di dieci stabilimenti nel mondo.
Sotto, una sintesi delle principali marche e lotti coinvolti:
| Marchio | Lotti interessati | Stato/Mercati |
| Beba, Guigoz, Lactogen Harmony, Alfamino, Nan, Nidal, SMA | Specifici lotti pubblicati sui siti dei produttori e delle autorità | Italia, Francia, Germania, Austria, Svezia, paesi extra-europei |
In Italia, come riportato dal Ministero della Salute e dagli avvisi delle aziende, il richiamo ha riguardato solo alcuni lotti di prodotti Nestlé (Nan, Nidina, Alfamino) mentre nella maggior parte degli altri casi non sono risultati provvedimenti di ritiro.
L’origine del problema è stata collegata ad un ingrediente utilizzato nelle formule di fascia alta – l’olio di acido arachidonico (ARA) – fornito da un produttore cinese. Questo olio è impiegato per avvicinare la composizione lipidica alla fisiologia del latte materno e risulta un punto critico di interesse nelle indagini in corso.
La cereulide è una tossina prodotta dal batterio Bacillus cereus, nota per la sua capacità di provocare intossicazioni alimentari, in particolare nei bambini piccoli e nelle fasce vulnerabili. La specificità di questa tossina consiste nella resistenza al calore; la normale bollitura dell’acqua non è sufficiente per eliminarla, rendendo inefficace l’eventuale trattamento termico casalingo del prodotto.
Nei neonati, l’exposizione alla cereulide può causare sintomi quali:
L’espansione dei richiami a livello europeo ha visto il coinvolgimento progressivo di molteplici aziende: dapprima Nestlé, seguita poi da Lactalis, Danone e Vitagermine, con più di 37 Paesi – tra cui Australia, Brasile, Cina, Messico e Sudafrica – che hanno emesso allerta sanitaria.La reazione dei governi è stata caratterizzata da strette collaborazioni tra produttori e autorità di sicurezza alimentare. Analisi puntuali effettuate dalle autorità austriache e francesi hanno accertato in alcuni campioni la presenza della cereulide in tracce molto contenute.
La situazione più critica, o, comunque, più delicata, è al momento quello che si sta vivendo in Francia, dove, come già scritto, è stata aperta una indagine sulla morte di 2 neonati correllata potenzialmente, ma senza nessuna certezza, al latte artificiale
Parallelamente in Italia, il monitoraggio si è mantenuto costante. Le autorità italiane hanno affermato che non si sono registrati casi clinici gravi associati al consumo dei lotti segnalati, limitando i richiami a specifiche linee di prodotti. Rimane attivo un numero verde di assistenza ai consumatori, fornendo informazioni dettagliate sulle modalità di restituzione o rimborso in caso di prodotti appartenenti ai lotti richiamati.
I principali produttori internazionali hanno dichiarato di aver adottato un principio di massima precauzione nel ritiro dei lotti, ribadendo che la sicurezza dei neonati è prioritaria rispetto a tutte le altre considerazioni. Nestlé, Danone e Lactalis hanno collaborato con le autorità dei vari Paesi aggiornando regolarmente le liste dei prodotti interessati.
Tuttavia, non sono mancate critiche da parte delle associazioni dei consumatori, che hanno denunciato una comunicazione inizialmente graduale e frammentaria circa la presenza del rischio e la capillarità delle informazioni trasmesse al pubblico. Foodwatch e altre realtà europee hanno suggerito l’introduzione di sanzioni più severe nei confronti degli operatori economici che tardano negli obblighi di allerta rapida e hanno richiesto la revisione della tracciabilità degli ingredienti nelle filiere internazionali, soprattutto quando le materie prime provengono da fornitori extraeuropei. Numerosi osservatori hanno evidenziato la necessità di una trasparenza ancora maggiore da parte delle aziende in occasione di analoghe crisi sanitarie.
Il settore delle formule pediatriche è tra i più controllati a livello mondiale.La normativa europea (Reg. CE 178/2002 e successive modifiche) impone severi standard igienico-sanitari, con controlli su ingredienti, processi produttivi e tracciabilità di ogni lotto. In passato, altri allarmi hanno portato a richiami precauzionali anche in assenza di casi clinici comprovati, come avvenuto per i prodotti Nestlé e altre multinazionali negli anni recenti.
Nonostante la presenza di protocollo di allerta rapido e collaborazione tra produttori e autorità, gli eventi odierni hanno rimarcato la fragilità insita nella filiera internazionale degli ingredienti, aggravata dall’affidamento a un unico fornitore di olio ARA che ha reso l’incidente di portata transnazionale.
Da sottolineare il costante miglioramento dei piani di autocontrollo e delle indagini analitiche previste dal piano nazionale di sicurezza alimentare. Questi sistemi, concepiti per cultura della prevenzione, consentono di isolare tempestivamente le partite non idonee riducendo il rischio di distribuzione di prodotti potenzialmente pericolosi.
Di fronte a preoccupazioni tanto sentite, le famiglie sono invitate a verificare con attenzione il numero di lotto e la scadenza sulle confezioni. In caso di corrispondenza con quanto riportato nei comunicati ufficiali, l’utilizzo va immediatamente sospeso. I canali a disposizione dei consumatori comprendono: