Lo xilitolo, l'alcol zuccherino da decenni promosso come alleato della salute dentale perché non alimenta i batteri responsabili della carie, torna al centro del dibattito scientifico internazionale. E' davvero rischioso per il cuore?
Lo xilitolo, l'alcol zuccherino da decenni promosso come alleato della salute dentale perché non alimenta i batteri responsabili della carie, torna al centro del dibattito scientifico internazionale. Un nuovo studio che sarà presentato al congresso della European Society of Cardiology (ESC) a Monaco di Baviera ha dimostrato come livelli elevati di questo dolcificante nel sangue siano associati a un aumento del rischio di infarto e ictus. Una scoperta che si aggiunge a un filone di studi e ricerche, avviato negli ultimi anni dagli scienziati della Cleveland Clinic, che sta progressivamente mettendo in discussione la reputazione di sicurezza degli alcoli zuccherini, xilitolo ed eritritolo in primis.
Lo xilitolo è un alcol zuccherino che l'organismo produce naturalmente come sottoprodotto del metabolismo del glucosio ed è presente, in quantità molto basse, in alcuni alimenti vegetali. Da tempo però viene aggiunto artificialmente, spesso in concentrazioni oltre mille volte superiori a quelle naturali, per dolcificare caramelle senza zucchero, chewing gum, bevande light, prodotti da forno a ridotto contenuto calorico e soprattutto dentifrici e collutori, dove svolge una funzione riconosciuta di contrasto alla placca batterica. Proprio questa immagine di ingrediente "sano" e a basso impatto sulla glicemia ne ha decretato il successo commerciale degli ultimi dieci anni, in un mercato dei sostituti dello zucchero in costante espansione.
La ricerca al centro delle nuove preoccupazioni è stata condotta dal gruppo guidato da Marco Witkowski, dell'Ospedale Universitario Charité di Berlino, e utilizza i dati di 17.710 persone provenienti da due ampi studi prospettici internazionali, il Canadian Longitudinal Study on Aging (CLSA) e l'EPIC-Norfolk. I partecipanti, con un'età media di circa 61 anni, sono stati suddivisi in quattro gruppi in base alla concentrazione plasmatica di xilitolo misurata all'inizio dello studio.
I ricercatori hanno quindi confrontato l'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto e ictus, tra il 25% dei partecipanti con i livelli più alti di xilitolo nel sangue e il 25% con i livelli più bassi, tenendo conto di altri fattori di rischio come età, sesso, fumo, colesterolo, diabete e ipertensione. Il risultato è netto: nell'arco di sei anni, chi presentava le concentrazioni più elevate di xilitolo ha mostrato un rischio superiore del 57% di andare incontro a un evento cardiovascolare grave rispetto a chi aveva i livelli più bassi. Anche proiettando l'analisi su un orizzonte di trent'anni, il rischio resta più alto del 18% nel gruppo con maggiore esposizione al dolcificante. In sintesi, più alta è la concentrazione di xilitolo nel sangue, più cresce il tasso di eventi cardiovascolari registrato nella coorte.
Secondo Witkowski, ricerche precedenti condotte dallo stesso gruppo avevano già mostrato che lo xilitolo può aumentare la capacità delle piastrine di formare coaguli di sangue, un effetto che si traduce in un maggior rischio cardiovascolare soprattutto nei soggetti già vulnerabili. Il meccanismo proposto dagli scienziati è biologicamente plausibile: piastrine più reattive tendono ad aggregarsi con maggiore facilità, e se un coagulo ostruisce un'arteria coronarica può scatenare un infarto, mentre se blocca un vaso cerebrale può provocare un ictus ischemico.
In uno degli esperimenti collegati a questo filone di ricerca, dopo l'assunzione di una bevanda contenente 30 grammi di xilitolo i livelli plasmatici del dolcificante sono aumentati rapidamente e la reattività piastrinica è salita in modo significativo, un effetto non osservato con una bevanda dolcificata al glucosio. Va però sottolineato un limite importante: 30 grammi in un'unica dose rappresentano un'esposizione molto elevata, ben distante dalla quantità contenuta, ad esempio, in un singolo chewing gum o in una caramella senza zucchero.
Non tutta la comunità scientifica concorda però su un'interpretazione allarmistica di questi dati. Diversi ricercatori hanno, infatti, invitato alla prudenza, ricordando che si tratta di studi osservazionali, dai quali è possibile dedurre un'associazione statistica ma non necessariamente un rapporto di causa effetto. Un punto cruciale riguarda l'origine dello xilitolo misurato nel sangue: il dolcificante non arriva nell'organismo solo attraverso l'alimentazione, ma viene anche prodotto naturalmente come sottoprodotto del metabolismo del glucosio. Questo significa che una concentrazione elevata nel plasma non può essere interpretata automaticamente come indicatore diretto della quantità di xilitolo effettivamente consumata con la dieta.
Alcuni studi hanno, invece, sollevato l'ipotesi che livelli elevati di xilitolo possano essere, almeno in parte, la conseguenza di alterazioni metaboliche già associate alla malattia cardiovascolare, più che la loro causa. Un commento pubblicato nel 2025 sull'European Heart Journal aveva già evidenziato questo limite, ricordando che la via metabolica che produce xilitolo può essere influenzata da condizioni di stress metabolico e cardiovascolare preesistenti. Anche gli stessi autori delle ricerche, incluso Hazen, riconoscono che gli studi osservazionali dimostrano un'associazione e non una causalità, un aspetto sottolineato anche dal Calorie Control Council, l'organismo di categoria del settore alimentare a basso contenuto calorico.
Gli stessi ricercatori, come accaduto già per specifiche bevande, invitano a non drammatizzare e a non eliminare drasticamente dentifrici, collutori o chewing gum a base di xilitolo, che restano prodotti sicuri se usati nelle quantità abituali. Il messaggio degli scienziati è piuttosto quello di consapevolezza: chi consuma regolarmente e in grandi quantità alimenti o bevande addizionati con alti livelli di questo dolcificante dovrebbe essere informato che ciò potrebbe, secondo le evidenze più recenti, contribuire a un aumento del rischio di eventi legati alla formazione di coaguli nel sangue.
Come ha dichiarato Hazen commentando i risultati del 2024, la ricerca su alcoli zuccherini e dolcificanti artificiali resta una priorità immediata, soprattutto perché questi ingredienti continuano a essere raccomandati come alternative "sane" a persone con obesità o diabete, categorie che presentano già di per sé un rischio cardiovascolare più elevato.
Gli autori dello studio presentato a Monaco sottolineano che, come in tutti i lavori di tipo osservazionale, stabilire un nesso di causalità resta complesso, ma i risultati confermano la necessità di approfondire ulteriormente il tema, considerata la sua rilevanza per la salute pubblica. Il congresso della European Society of Cardiology, la più grande conferenza cardiologica al mondo, rappresenta in questo senso una vetrina importante per stimolare nuovi filoni di ricerca clinica su un ingrediente ormai presente in migliaia di prodotti di uso quotidiano.
Nei prossimi anni sono attesi studi di intervento più ampi, capaci di chiarire se il legame osservato tra xilitolo ed eventi cardiovascolari rifletta un reale effetto del dolcificante sull'organismo oppure, come sostengono le voci più caute, un marcatore di condizioni metaboliche già presenti nei pazienti a rischio.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...