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Ho fatto un giro tra supermercati e discount: pacchetti sempre più piccoli, prezzi altri e legge shrinkflation non applicata

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Ho girato tra supermercati e discount per verificare la legge anti shrinkflation in vigore dal 15 luglio: nessun cartello, nessun avviso, solo confezioni sempre più piccole a parità di prezzo o a prezzo più alto

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Da diverse settimane la legge contro la shrinkflation è ufficialmente in vigore in Italia. Dal 15 luglio 2026, in teoria, chi fa la spesa dovrebbe poter sapere, tramite un cartello o un avviso esposto al punto vendita, quando un prodotto ha ridotto la propria quantità mantenendo lo stesso prezzo o, peggio, aumentandolo. Dopo aver letto e riletto le notizie su questa normativa, ho deciso di non fermarmi alla teoria e di andare a verificare con i miei occhi cosa succede davvero sugli scaffali. Ho girato diversi supermercati e discount della mia zona, dedicando più tempo del solito alla spesa, controllando con attenzione sia i grandi marchi industriali che i prodotti a marchio del distributore. Il risultato di questo giro è stato, per usare un eufemismo, deludente.

Il punto di partenza: cosa dovrei trovare, secondo la legge e cosa c'è nella realta

Prima di raccontare cosa ho visto, vale la pena ricordare cosa la normativa prevede davvero. Quando un produttore riduce la quantità di un prodotto, mantenendo invariata o quasi la confezione esterna, deve informare la filiera commerciale della modifica. A quel punto dovrebbe essere il punto vendita, supermercato o discount che sia, a dover rendere visibile questa informazione ai clienti, tramite cartelli sugli scaffali o avvisi nei punti vendita, per un periodo di tre mesi dalla modifica. Non è più previsto, come nella prima versione della legge, un adesivo diretto sulla confezione del prodotto: quella soluzione era stata giudicata eccessiva dalla Commissione Europea, che aveva aperto una procedura di infrazione contro l'Italia. Con questa premessa in testa, mi sono messo in cammino tra le corsie con l'idea precisa di cosa cercare.

In nessuno dei punti vendita che ho visitato ho trovato traccia della segnaletica prevista dalla normativa. Nessun cartello attaccato agli scaffali, nessun avviso vicino ai prodotti, nessuna indicazione consultabile online sui siti o sulle app delle catene che ho controllato. Ho dedicato particolare attenzione agli scaffali dove sono esposti i prodotti che, a memoria, ricordavo di dimensioni diverse rispetto a qualche mese fa: biscotti, snack salati, detersivi per bucato, prodotti per l'igiene personale, caffè, pasta. In tutti questi reparti, la situazione è sempre la stessa: confezioni presenti, prezzi esposti, ma nessuna comunicazione relativa a un'eventuale riduzione della quantità contenuta.

E qui arriva forse l'aspetto più interessante di questo mio piccolo esperimento sul campo. Non ho controllato solo i grandi marchi industriali, quelli più noti e sotto i riflettori mediatici quando si parla di shrinkflation. Ho dedicato la stessa attenzione anche ai prodotti a marchio proprio dei supermercati e dei discount, quelli che tecnicamente dovrebbero essere anche più semplici da monitorare, visto che sono gestiti direttamente dalla catena che li vende e li mette sui propri scaffali. Anche in questo caso, la conclusione non cambia: pacchi più piccoli, grammature ridotte, ma nessuna informazione visibile al consumatore.

Confezioni che si rimpiccioliscono, prezzi che non si muovono o sono più alti

Quello che ho notato con più chiarezza, girando tra le corsie con calma e confrontando i pacchi con quello che ricordavo, è che il fenomeno non solo continua, ma sembra essersi intensificato proprio in queste ultime settimane. Diversi prodotti che ricordavo avere un certo formato ora contengono visibilmente meno merce, a parità di confezione esterna o quasi identica. E il prezzo, nella maggior parte dei casi osservati, è rimasto esattamente identico, quando non è addirittura  più alto rispetto a quanto ricordavo dalle spese precedenti.

Il problema, per chi fa la spesa in modo distratto o di corsa, come capita alla maggior parte delle persone tra impegni di lavoro e famiglia, è che questi cambiamenti sono praticamente impossibili da notare a colpo d'occhio. La confezione resta simile per forma e colori, il posizionamento sullo scaffale non cambia, il prezzo esposto sul cartellino non subisce variazioni evidenti. Solo guardando con attenzione il peso o il volume indicato in caratteri piccoli sulla confezione, oppure confrontando con cura il prezzo al chilo o al litro riportato accanto al prezzo pieno, ci si può accorgere della differenza reale. Ma quante persone, davvero, fanno questo controllo ogni volta, per ogni singolo prodotto messo nel carrello?

Il divario tra la legge sulla carta e la realtà degli scaffali e il sospetto che nessuno stia davvero controllando

Eppure la normativa, almeno sulla carta, dovrebbe servire esattamente a questo: evitare che il consumatore debba svolgere da solo questo lavoro certosino di verifica prodotto per prodotto. L'obiettivo dichiarato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, quando ha presentato il nuovo impianto normativo, era proprio quello di garantire trasparenza attraverso un sistema di comunicazione lungo tutta la filiera, dal produttore fino al banco del negozio.

Dal mio giro personale tra scaffali, però, questo meccanismo sembra essere rimasto soltanto sulla carta. Non ho trovato un solo cartello, un solo adesivo, un solo avviso che segnalasse in modo esplicito un prodotto riporzionato. E non credo si tratti di un caso isolato o della mia sfortuna nello scegliere i punti vendita sbagliati: le differenze di peso e volume che ho notato con i miei occhi, confrontando i prodotti attuali con quelli che ricordavo, raccontano esattamente il contrario. Le confezioni si stanno rimpicciolendo, ma nessuno lo sta comunicando come dovrebbe.

Quello che mi porto a casa da questo giro di verifica personale è soprattutto un dubbio pesante: chi dovrebbe controllare che questa legge venga effettivamente rispettata? Se davvero, come sembra emergere dalla mia piccola indagine sul campo, i punti vendita non stanno esponendo alcun avviso nonostante le confezioni continuino visibilmente a rimpicciolirsi, significa che qualcosa nella catena di applicazione della norma non sta funzionando. O i controlli sul territorio semplicemente non vengono effettuati con la frequenza necessaria, oppure le eventuali sanzioni previste non vengono applicate in modo concreto, oppure, ipotesi forse più probabile, entrambe le cose stanno accadendo contemporaneamente.

Nel frattempo, chi fa la spesa ogni settimana continua a pagare lo stesso prezzo per una quantità di prodotto sempre minore, senza avere a disposizione nessuno strumento reale per accorgersene sul momento. L'unica difesa resta l'abitudine, tutta personale e faticosa, di guardare con sospetto ogni confezione che sembra "uguale a prima" ma che, una volta aperta a casa, si rivela puntualmente un po' più vuota di quanto ci si aspettasse.

Una legge da verificare ancora

Questo giro tra supermercati e discount non ha certo la pretesa di essere un'indagine scientifica o esaustiva. È semplicemente l'osservazione diretta di chi, dopo aver letto delle nuove regole, ha voluto controllare con i propri occhi se la realtà corrispondesse a quanto previsto dalla normativa. E per il momento, almeno nella mia esperienza personale, la risposta sembra essere piuttosto chiara: tra quello che la legge promette sulla carta e quello che si trova davvero sugli scaffali, la distanza resta ancora molto ampia.






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...