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Manovra Finanziaria 2027, da prudente a neutra: cosa c'è dietro le parole di Giorgetti e le reazioni dei partiti

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Per la Manovra 2027, il ministro Giorgetti invoca prudenza dopo il via libera al Dpfp e allo scostamento da 29 miliardi. Numeri, retroscena e reazioni di maggioranza e opposizioni.

"Prudenza" torna a essere la parola d'ordine per la manovra 2027. È il monito del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica e alla richiesta di scostamento di bilancio da presentare al Parlamento. Un messaggio rivolto anche agli alleati di governo, che nelle ultime settimane hanno accumulato richieste e promesse per la prossima legge di bilancio, mentre l'opposizione già parla di una manovra senza visione. 

Cosa ha deciso il Consiglio dei ministri e i numeri del Dpfp tra crescita ma anche deficit e debito che pesano

Il Cdm del 2 ottobre ha approvato due atti distinti: il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che aggiorna il quadro macroeconomico e gli obiettivi dei conti, e la relazione sullo scostamento di bilancio, che le Camere dovranno votare. Lo scostamento è pari allo 0,3% del Pil sia per l'energia sia per la sicurezza, in ciascuno dei due anni 2027 e 2028, per un totale di 29 miliardi, oltre 14 per anno, contro i 36 preventivati in estate. 

Tecnicamente si tratta dell'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sulle spese per energia e difesa, la cosiddetta Nec. È lo strumento europeo che consente di spendere di più su capitoli ritenuti strategici senza che l'extra venga conteggiato ai fini della procedura per deficit eccessivo.

Il quadro che emerge è a due facce. Sul fronte della crescita c'è una buona notizia: la stima del Pil 2026 sale all'1% rispetto allo 0,6% iniziale, con un tasso programmatico dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. 

Più delicato il capitolo dei conti pubblici. Sotto il peso dello scostamento il deficit tocca il 3,4% nel 2027, poi scende al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Il 2026 dovrebbe invece restare sotto la soglia del 3%. Il debito resta sopra il 138% del Pil e salirà al 138,6% nel 2027. Anche il sentiero di spesa, come ricordato nelle sintesi della conferenza stampa, risente del contesto inflattivo. 

Per questo, secondo il ministro, serve un approccio più cauto. Una somma di fattori, dall'aumento del deficit nel biennio successivo alla crescita del debito, che spinge il governo a ridimensionare le ambizioni.

Le parole di Giorgetti: perché la prudenza

In conferenza stampa Giorgetti ha descritto un contesto "particolarmente complesso sotto molteplici profili", in cui fare previsioni diventa sempre più difficile. Alla domanda sulla manovra allo studio ha risposto che la sua valutazione di oggi è diversa da quella di un mese fa: l'approccio deve essere più prudente rispetto a quanto riportato finora, perché il contesto richiede maggiore attenzione. 

Il ministro ha poi spiegato che l'esecutivo ha scelto di ridimensionare lo sforzo per la difesa, con un taglio dello 0,3% del Pil, circa 7 miliardi in meno. E ha insistito su un punto tecnico decisivo: secondo la Commissione europea, i dati di deficit 2027 e 2028 vanno depurati dalle clausole su difesa, sicurezza ed energia, quindi, togliendo lo 0,6% cumulato, il dato risulta inferiore al 3%. Il messaggio ai mercati e a Bruxelles è chiaro: i conti restano sotto controllo e la procedura di uscita dal deficit eccessivo non è compromessa. 

Non è mancato un riferimento al quadro internazionale. Al Mef si monitorano con attenzione tassi e inflazione, e Giorgetti ha chiesto di fare chiarezza al più presto sull'incertezza che circonda il futuro della presidente della Bce Lagarde. Sullo sfondo, un'Italia che vuole evitare passi falsi in una fase in cui anche pochi decimali di Pil possono fare la differenza. Lo ha ricordato lo stesso ministro, auspicando di restare sotto il 3% nel 2026 per aprire quello spazio. 

Da prudente a neutra: il significato politico del cambio di passo

La manovra 2027 si preannuncia pertanto "prudente" fino a "neutra", cioè poco espansiva e con margini limitati. La lettura è condivisa da molti osservatori: la manovra pre-elettorale in cui la maggioranza contava di inserire sconti fiscali e bonus potenziati dovrà essere più prudente di quanto ipotizzabile un mese fa.

Il taglio dello scostamento da 36 a 29 miliardi è il segnale più concreto. Significa meno risorse extra a disposizione e, di conseguenza, meno spazio per interventi di bandiera. Restano comunque in discussione le misure circolate nelle ultime settimane. Tra quelle allo studio ci sono l'Irpef al 33% fino a 60mila euro, per circa 3 miliardi, e la tredicesima tassata al 15%. Resta da capire quante di queste proposte supereranno il filtro dei conti. 

Le reazioni dei partiti di maggioranza

Lega. Il partito del ministro ha espresso soddisfazione. La Lega ha apprezzato il rafforzamento degli investimenti per l'energia, che ora raggiungono quelli destinati alla sicurezza. Il Carroccio spinge da settimane per misure su cui, secondo le ricostruzioni, ha trovato un'apertura nel ministro: la flat tax sugli incrementi salariali per i giovani e l'anticipo della pensione a 64 anni. 

Forza Italia. Il partito di Antonio Tajani ha riunito lo stato maggiore proprio in vista della manovra. Il vicepremier ha spiegato che le proposte azzurre sono "tante" e incentrate soprattutto sulla riduzione della pressione fiscale, auspicando che la manovra non sia restrittiva. Un modo per ricordare al Mef che, pur nel segno del rigore, gli spazi per il taglio delle tasse non vanno azzerati. 

Fratelli d'Italia. Il partito della premier Giorgia Meloni segue la linea di Palazzo Chigi, che ha condiviso il Dpfp in Consiglio dei ministri. Nelle sintesi delle agenzie non emergono prese di distanza dal ministro dell'Economia, a conferma di una maggioranza che, almeno nella fase iniziale, sceglie la compattezza.

Le reazioni delle opposizioni

Più dure, com'era prevedibile, le critiche dei partiti di opposizione. Nelle prime reazioni si parla già dell'ennesima manovra di mezze misure senza visione e riforme certe e decise.

Partito democratico. Antonio Misiani ha definito la manovra un insieme di mance pre-elettorali su un'economia in affanno. L'accusa è che il governo, a ridosso delle urne, preferisca interventi di consenso immediato a una strategia di crescita strutturale. 

Alleanza Verdi e Sinistra. Angelo Bonelli ha criticato i 14 miliardi residui destinati alla difesa, a scapito della sanità pubblica. Per Avs, in sostanza, la priorità dovrebbe essere il rafforzamento dei servizi essenziali, non la spesa militare. 

Il confronto ricalca uno schema ormai noto: la maggioranza rivendica responsabilità e attenzione ai conti, mentre le opposizioni contestano la mancanza di una scelta strategica su sanità, salari e sviluppo.

Le prossime tappe: 13 ottobre e 20 ottobre

Il calendario è serrato. La prossima tappa è il voto alla Camera del 13 ottobre, sia sul Dpfp sia sulla richiesta di scostamento. Entro il 20 ottobre il governo dovrà poi approvare in Cdm il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che oltre alle previsioni macroeconomiche conterrà lo scheletro dei provvedimenti della legge di bilancio. 

Il passaggio parlamentare non è una formalità. Lo scostamento richiede la maggioranza assoluta, quindi il centrodestra dovrà presentarsi con ranghi compatti. Eventuali assenze o distinguo, anche tra gli alleati più esigenti sulle richieste di spesa, potrebbero trasformarsi in un caso politico.

Il perimetro è ormai tracciato: poco più di 29 miliardi di flessibilità europea vincolati a energia e difesa, un deficit tendenziale che sale oltre il 3% se non depurato dalle clausole, un debito in aumento e un sentiero di spesa da non compromettere. In questo quadro, per i temi caldi della manovra, ovvero taglio del carico fiscale, pensioni, bonus e sostegno ai redditi, si prevede una selezione severa, con interventi mirati e coperture certe.

La strategia del governo sembra quindi consistere nel presentare all'Europa una manovra credibile, senza rinunciare a qualche misura simbolica da rivendicare in vista delle scadenze elettorali. Il rischio, sottolineato dalle opposizioni, è che il risultato sia una legge di bilancio di compromesso, né espansiva né davvero riformatrice.

 






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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...