Negli ultimi giorni di agosto 2026 la discussione sulla tassa sugli extraprofitti è tornata al centro del dibattito politico italiano, in vista della Manovra 2027. A sorprendere è soprattutto la convergenza tra la Schlein e il vicepremier Salvini, entrambi favorevoli, seppur con motivazioni e modalità diverse
Negli ultimi giorni di agosto 2026 la discussione sulla tassa sugli extraprofitti è tornata al centro del dibattito politico italiano, in vista della Manovra 2027. A sorprendere è soprattutto la convergenza, per certi versi inattesa, tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, entrambi favorevoli, seppur con motivazioni e modalità diverse, a chiedere un contributo straordinario a banche, assicurazioni, società energetiche e petrolifere.
Tutto nasce dall'impennata dei prezzi dei carburanti, con benzina e diesel ormai sopra i due euro al litro e la proroga dello sconto sulle accise ridotta a poche ore. Da qui l'affondo di Schlein, che ha chiesto al governo di introdurre subito, a livello nazionale, una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, senza attendere i tempi lunghi di un eventuale accordo europeo.
La leader dem ha preso spunto dalla lettera firmata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti insieme ai colleghi di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, inviata alla presidenza irlandese dell'Ue per sollecitare un quadro comune europeo sulla tassazione degli extraprofitti energetici, considerando che già per la scorsa Manovra 2026 si parlava di una tassazione per le banche. Secondo Schlein, il governo dovrebbe passare dalle parole ai fatti: nella sua ricostruzione, quella inviata a Bruxelles è già la seconda lettera in questo senso, un segnale che per lei dimostra come l'esecutivo condivida nel merito la sua proposta ma eviti di agire in autonomia.
Nel suo intervento, la segretaria dem ha criticato duramente le misure adottate finora dal governo, definendole soluzioni tampone insufficienti di fronte a un'emergenza che considera strutturale. Ha inoltre chiesto misure di sostegno immediate per famiglie e imprese più fragili, sottolineando come i costi dell'inerzia dell'esecutivo finiscano per ricadere sui cittadini.
La vera notizia, però, arriva dalla sponda opposta dello schieramento politico. Interpellato sulla proposta di Schlein, il vicepremier Salvini ha risposto senza esitazioni: sono d'accordo. Il leader della Lega ha spiegato che banche, assicurazioni, energetici e petroliferi stanno guadagnando e che, pur non essendo favorevole a quello che ha definito l'esproprio proletario, ritiene che in questa fase sia giusto chiedere un contributo a chi può permetterselo.
Salvini ha anche aperto un parallelo con le politiche di sostegno alle imprese messe in campo da altri Paesi europei, ricordando che Francia e Germania stanno stanziando decine di miliardi di euro per sostenere il proprio tessuto produttivo, e che l'Italia dovrebbe fare altrettanto senza procedere per piccoli passi. Il ministro ha detto di essere contento che anche Schlein abbia rilanciato il tema degli extraprofitti energetici, evidenziando come su questo punto specifico esista una convergenza bipartisan raramente vista negli ultimi mesi tra maggioranza e opposizione.
Alla base di questa nuova ondata di dibattito c'è un'iniziativa diplomatica precisa. Sabato 22 agosto sei Paesi europei, Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, hanno firmato una lettera indirizzata al ministro delle Finanze irlandese Simon Harris, attuale presidente di turno del Consiglio dell'Unione Europea, per chiedere l'apertura di un confronto su un meccanismo comune di tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere.
Non è la prima volta che questi Paesi si muovono in questa direzione: una richiesta simile era già stata avanzata ad aprile alla Commissione europea. Il tema dovrebbe approdare formalmente sul tavolo della riunione dei ministri finanziari Ue, prevista a metà settembre a Dublino. Un modello a cui si guarda è quello del contributo di solidarietà introdotto dall'Unione europea nel 2022, all'indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, quando la misura fu approvata a maggioranza qualificata senza necessità di unanimità tra gli Stati membri.
Parallelamente al fronte energetico, Salvini porta avanti da settimane una proposta specifica sul mondo bancario, pensata per contribuire al finanziamento delle misure della Manovra 2027. L'idea del leader leghista è quella di chiedere un contributo pari al 5% degli utili ai primi dieci gruppi bancari italiani, da destinare a sicurezza, pensioni e al sostegno dei costi dei carburanti per famiglie e imprese.
Salvini ha respinto le critiche di chi sostiene che una tassazione più severa spingerebbe capitali e investimenti fuori dal Paese, definendo questa tesi una sciocchezza. Secondo i suoi calcoli, ipotizzando un utile complessivo del settore attorno ai 40-42 miliardi di euro, il prelievo del 5% frutterebbe circa 2 miliardi di euro. Il vicepremier ha inoltre ricordato che le banche operano beneficiando delle garanzie dello Stato, pur avendo negli ultimi anni ridotto sportelli e organici, elemento che a suo avviso giustifica ulteriormente la richiesta di un contributo aggiuntivo.
Sul fronte finanziario, le stime circolate indicano che dal contributo bancario potrebbero arrivare in cassa circa 1,65 miliardi di euro nel 2027, cifra legata in particolare all'affrancamento delle riserve costituite nel 2023 come alternativa alla tassa sugli extraprofitti tentata quello stesso anno.
Va ricordato che il settore bancario e assicurativo non arriva certo a questo appuntamento senza precedenti contributi fiscali. Le ultime due manovre hanno già imposto interventi rilevanti, seppur con strumenti diversi da una tassa sugli extraprofitti in senso stretto: nel 2025 il differimento della deducibilità delle DTA (le attività fiscali differite) e le limitazioni sull'uso di perdite ed eccedenze Ace hanno generato un effetto finanziario complessivo stimato in circa 4,6 miliardi di euro. Con la Manovra 2026, inoltre, è stato introdotto un aumento di due punti dell'Irap per banche, assicurazioni e intermediari finanziari, che vale circa 1,13 miliardi di euro l'anno, mentre l'affrancamento delle riserve dovrebbe portare, come detto, circa 1,65 miliardi.
Anche sul fronte energetico il governo Meloni ha già agito in parte: con il decreto Bollette è stato disposto un aumento dell'Irap di due punti per le imprese che commerciano gas ed elettricità, valido dal 2026 al 2028.
Nonostante l'apertura di Salvini, la strada verso una nuova tassa sugli extraprofitti bancari appare tutt'altro che scontata all'interno della maggioranza. Forza Italia ha più volte contestato l'idea di una tassazione straordinaria del settore finanziario, e lo stesso Salvini ammette che proprio su questo punto la proposta potrebbe incontrare le maggiori difficoltà, pur dicendosi convinto che l'intera coalizione lo accompagnerà nel percorso.
Anche all'interno del governo le posizioni non sono uniformi: il ministro dell'Economia Giorgetti ha usato toni più cauti, parlando genericamente della necessità che i sacrifici li facciano tutti, mentre il sottosegretario al Mef ha più volte messo in guardia contro gli effetti di una narrazione ritenuta troppo semplicistica sull'impatto economico di una simile misura.
Sul fronte opposto dello schieramento, anche Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle chiedono da tempo un contributo più incisivo da parte delle banche, sollecitando il governo a non accontentarsi di misure ritenute insufficienti e a estendere il principio anche a settori come armi, farmaceutica ed energia.
Posizione simile arriva da Sinistra Italiana ed Europa Verde, alleate nel cartello di Alleanza Verdi Sinistra, che da mesi chiedono una tassazione più incisiva del settore bancario ed energetico, insieme a interventi strutturali sulle rinnovabili e a una bolletta sociale per il ceto medio.
Il percorso verso la Manovra 2027 si annuncia quindi come un terreno di scontro, ma anche di inattese convergenze trasversali. Da un lato la pressione dell'opposizione guidata da Schlein, dall'altro l'apertura di Salvini su un fronte tradizionalmente considerato più vicino alle proposte del centrosinistra.
Nel mezzo restano le resistenze di Forza Italia e la necessità di trovare una sintesi condivisa all'interno della maggioranza, mentre a livello europeo la partita si giocherà nella riunione dei ministri finanziari di metà settembre a Dublino, che potrebbe fornire indicazioni più chiare sul possibile coordinamento comunitario in materia di extraprofitti energetici.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...