Bruxelles non apre a nuove deroghe e non concede ulteriore flessibilità all'Italia: cosa rischiano riforma pensioni, taglio Irpef, detassazione degli stipendi e bonus edilizi nella Manovra 2027.
Il 1° ottobre 2026 Bruxelles ha risposto con freddezza alla richiesta italiana di nuovi margini di bilancio per la Manovra 2027, legata all'aumento dell'inflazione e del costo dell'energia. Per il governo Meloni è un ostacolo serio, perché la legge di Bilancio del prossimo anno è l'ultima completa prima delle elezioni politiche e la maggioranza ha già riempito il suo "libro dei desideri".
Senza spazi aggiuntivi, riforma delle pensioni, detassazione degli stipendi, taglio dell'Irpef e proroga dei bonus edilizi non possono essere finanziati tutti insieme. Vediamo perché, e quali misure hanno più probabilità di arrivare in porto.
Il governo ha chiesto più elasticità sulle regole di spesa, sostenendo che l'inflazione più alta del previsto renda inadeguato il percorso concordato. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che il sentiero di spesa è fissato in termini nominali e si basa su un tasso di inflazione molto più basso di quello attuale. Per questo Roma chiede che l'inflazione venga considerata tra i fattori esterni che la Commissione può valutare nell'applicazione delle regole fiscali.
La risposta europea, però, è stata netta. I portavoce della Commissione hanno ricordato che la flessibilità è già stata concessa agli Stati membri, con un margine aggiuntivo dello 0,6% del Pil per le spese energetiche, di cui l'Italia ha chiesto di usufruire. La clausola di salvaguardia consente di discostarsi dal percorso della spesa netta per questo importo complessivo tra febbraio 2026 e la fine del 2028. In sostanza, per Bruxelles gli strumenti esistono già e non servono altre deroghe, almeno per ora.
Non è una chiusura totale. La Commissione non sembra intenzionata a riaprire la discussione sulla soglia del 3%, ma resta disponibile a usare gli strumenti di flessibilità già previsti dalle nuove regole. La richiesta italiana di attivazione della clausola è ancora in esame, e questo lascia uno spiraglio.
Il nodo vero è la procedura per deficit eccessivo. Con il dato comunicato dall'Istat, che ha rivisto il deficit al 3,1%, l'uscita dalla procedura nell'autunno 2026 non è più lo scenario su cui il governo può contare. Giorgetti ha espresso rammarico e indica ora il 2027 come possibile appuntamento per la chiusura.
Questo cambia i calcoli. L'attivazione della clausola per energia e difesa sarebbe stata scontata e automatica con un deficit sotto il 3% e l'uscita dalla procedura. Restando sotto procedura, usare i miliardi della flessibilità diventa più delicato e più discusso. Il governo deve dimostrare di proseguire nella riduzione del disavanzo, altrimenti rischia di allontanare ulteriormente l'uscita.
Sulla carta la flessibilità europea vale molto. Su energia e difesa si parla di 36 miliardi tra il 2027 e il 2028, che potrebbero far salire il conto della manovra fino a 30 miliardi senza appesantire il deficit. Ma senza il via libera pieno di Bruxelles quelle cifre restano ipotetiche. Con margini interni ristretti a 14 o 16 miliardi, le proposte della maggioranza rischierebbero di assorbire l'intera flessibilità.
Tra le ipotesi più solide ci sono gli interventi Irpef sulla riduzione della prima aliquota e l'estensione dell'aliquota Irpef al 33% ai redditi medi. L'aliquota, oggi applicata tra 28mila e 50mila euro di reddito, arriverebbe fino a 60mila euro, con un risparmio massimo di 1.000 euro l'anno. Su questo punto c'è convergenza tra Fratelli d'Italia e Forza Italia, con un costo stimato tra 2,6 e 3 miliardi.
Rispetto ad altre misure, il costo è contenuto e l'impatto sul ceto medio è visibile in busta paga. Per questo, anche in uno scenario di flessibilità negata, è la misura che ha più probabilità di essere finanziata, magari in forma ridimensionata o con una partenza graduale.
Sul fronte previdenziale la maggioranza è divisa. Di fronte all'adeguamento anagrafico di tre mesi in più nel biennio 2027 e 2028, la Lega propone uscite anticipate a 64 anni o una nuova Quota 41, con un costo di 1,75 miliardi il primo anno. Forza Italia spinge invece per aumentare le pensioni minime verso 700 o 800 euro.
Il punto è che la riforma delle pensioni è una spesa strutturale, che pesa sui conti anno dopo anno. Con un'Europa che non concede margini e con lo spread in salita, un intervento ampio appare difficile. Lo scenario più probabile è una soluzione parziale: un blocco dell'adeguamento, una finestra di uscita mirata o un rafforzamento delle minime, ma non una riforma complessiva.
Sul lavoro dipendente, il governo vuole prorogare la tassazione agevolata. L'esecutivo intende estendere al 2027 l'imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, oggi in vigore solo per gli incrementi del 2026.
Poi c'è la detassazione della tredicesima, cavallo di battaglia di Forza Italia. L'ipotesi è un'imposta sostitutiva al 15% o al 10% per chi ha redditi entro i 15.000 euro, con un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro. È una misura che piace perché porta soldi veri ai lavoratori con redditi bassi, ma ha un costo che si somma a tutto il resto. Se le risorse sono scarse, è tra le prime candidate a essere tagliata, rinviata o limitata a una platea più ristretta.
I bonus edilizi sono forse il fronte più fragile. Le regole già scritte prevedono una riduzione automatica dei bonus per la casa. Con le norme in vigore, nel 2027 la detrazione per le ristrutturazioni dovrebbe scendere dal 50 al 36% per l'abitazione principale e dal 36 al 30% per gli altri immobili.
La maggioranza valuta di frenare il calo. L'ipotesi è prorogare al 2027 i bonus edilizi congelando le aliquote, per un costo di 1,35 miliardi, sfruttando la flessibilità green dell'Ue. Ma è proprio questo il punto: se la flessibilità non arriva, o arriva in misura ridotta, la proroga perde il suo canale di finanziamento. Anche il bonus mobili risulta operativo solo per gli acquisti conclusi entro il 31 dicembre 2026.
Per famiglie, imprese e professionisti del settore edilizio significa maggiore incertezza nel programmare lavori e investimenti. Chi ha in progetto una ristrutturazione dovrebbe valutare con attenzione i tempi, perché lo scenario di aliquote più basse dal 2027 è sempre più concreto.
Il calendario autunnale sarà decisivo. Il 9 ottobre è in programma l'Ecofin, dove secondo Meloni la questione dovrebbe essere discussa, mentre le risoluzioni parlamentari saranno esaminate in Aula il 13 ottobre. Quel documento dovrà contenere il quadro macroeconomico programmatico e una prima traccia delle misure, con i relativi effetti finanziari. Il 21 ottobre arriveranno poi i dati Eurostat sui conti pubblici.
Su queste date si capirà se Bruxelles aprirà alla clausola energetica richiesta dall'Italia e se il governo potrà contare su qualche miliardo in più.
In termini pratici, lo scenario che si profila per la Manovra 2027 è quello di una legge di Bilancio selettiva:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...