L’assistenza sanitaria sul territorio è oggetto di una trasformazione significativa grazie all’intesa in arrivo tra rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale e la Regione Emilia-Romagna. Dopo mesi di confronto serrato, le nuove linee guida organizzative e contrattuali si preparano a ridefinire competenze, modalità di lavoro ed estensione dei servizi destinati ai cittadini. Le decisioni prese mirano non solo a migliorare la qualità delle cure ma anche a renderle più accessibili, efficienti e in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione che cambia.
Quanti sono e chi rappresentano i medici di famiglia coinvolti
In Emilia-Romagna operano circa 2.800 medici di medicina generale, di cui circa 600 soltanto nel territorio bolognese. Questi professionisti della salute rappresentano il primo presidio per la popolazione, offrendo assistenza primaria e supporto quotidiano su tutto l’arco della vita. Le realtà sindacali più rappresentative, coinvolte nel lungo processo di discussione, sono la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) - maggioritaria nella regione -, lo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), la Smi (Sindacato medici italiani) e la Fmt (Federazione medici territoriali). Si tratta di sigle che, pur con differenze interne e divergenze su alcuni punti strategici, rappresentano le istanze e i bisogni di una platea ampia e variegata di operatori.
- Fimmg raggruppa la maggioranza dei medici di famiglia ed è stata protagonista della mediazione più lunga.
- Snami ha visto una crescita importante, soprattutto nei territori metropolitani come Bologna, portando in trattativa posizioni a tratti divergenti sulla riorganizzazione territoriale.
- Le numerose sigle si sono confrontate su aspetti come il bilanciamento tra lavoro ambulatoriale e nuove sedi di assistenza (Case della Salute, Rsa, aggregazioni funzionali territoriali - Aft), la gestione dei carichi e la tutela della qualità delle cure, in territori urbani e rurali. Questo mosaico di rappresentanza garantisce che l’accordo tenga conto delle realtà di pianura, collina, Appennino, ciascuna portatrice di risorse e criticità proprie.
I numeri danno la misura dell’impatto dello scenario che si apre e del grado di coinvolgimento di tutti i livelli del sistema sanitario territoriale, in una regione considerata da anni punto di riferimento nazionale per innovazione e gestione delle cure primarie.
La trattativa dell’accordo 2026: sindacati, contrattazione e punti chiave
Il dialogo tra Regione e sindacati ha caratterizzato l’intero percorso d’avvicinamento al nuovo sistema di accordi, sviluppandosi in più fasi nell’arco di oltre dodici mesi, tra interruzioni, riprese e aggiustamenti. La consultazione ha incluso revisioni approfondite delle bozze contrattuali da parte delle diverse sigle sindacali, concentrate sia sull’aspetto normativo sia sulle ricadute pratiche della riorganizzazione.
- Punto centrale è stata l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, ovvero la fusione operativa tra assistenza primaria e continuità assistenziale. Questa innovazione comporta che il medico non sia più legato esclusivamente all’attività in studio, ma operi in diverse strutture del territorio – Case della Salute comprese – per offrire una copertura più estesa e qualificata.
- I rappresentanti dei lavoratori si sono soffermati in modo specifico sulla distribuzione del carico di lavoro, la necessaria sburocratizzazione delle procedure amministrative e l’adeguamento delle risorse tecnologiche, essenziali per mantenere alta la qualità delle cure e permettere ai professionisti di concentrarsi sugli aspetti clinici.
- Tra i nodi più sentiti, la garanzia del tempo da dedicare al paziente, soprattutto nelle aree interne e meno servite, nonché i criteri per la definizione dei turni e delle modalità di presenza nelle strutture sanitarie territoriali.
Le discussioni hanno trovato sintesi e ora le controparti lavorano agli ultimi adeguamenti, nella prospettiva di un’intesa considerata tra le più innovative a livello nazionale. Si registra un impegno forte nell’assicurare flessibilità di organizzazione e una risposta efficace alle esigenze territoriali, nel rispetto dei vincoli normativi disegnati dall’Accordo collettivo nazionale.
Il ‘ruolo unico’ e la nuova organizzazione della medicina territoriale
L’introduzione del “ruolo unico” inaugura una svolta rilevante nella distribuzione delle responsabilità e nelle modalità di svolgimento delle attività mediche. Da ora in avanti, la stessa figura professionale è chiamata a operare sia come medico di famiglia che come referente della continuità assistenziale (ex guardia medica), calibrando le proprie competenze per offrire assistenza sia programmata sia non programmata.
- Il modello prevede un’integrazione tra servizi di assistenza primaria e strutture territoriali come le Case della Salute, Rsa e Aft. Questo consente un presidio più capillare e una gestione condivisa dei pazienti complessi e cronici.
- L’accesso ai servizi sarà facilitato dalla presenza del medico in più punti del territorio, ottimizzando la risposta nei picchi di richiesta e rendendo più efficaci i collegamenti con gli specialisti ospedalieri.
Gli ostacoli individuati riguardano
la carenza di professionisti in alcune zone disagiate – come nelle aree appenniniche bolognesi –, la tutela della qualità della presa in carico e l’implementazione delle soluzioni digitali. I sindacati hanno sottolineato l’esigenza di investire in strumenti tecnologici avanzati e procedure amministrative snelle per valorizzare il tempo clinico e migliorare il coordinamento interdisciplinare.
Centri di assistenza urgenza (Cau) e continuità assistenziale nel nuovo sistema
I Centri di Assistenza Urgenza (Cau), introdotti come pilastro della riorganizzazione locale, rappresentano oggi un riferimento indispensabile per oltre 1,2 milioni di cittadine e cittadini. Tali centri, nati per gestire situazioni di urgenza non ospedaliera, sono stati oggetto di continui adeguamenti contrattuali, con la proroga dei rapporti di lavoro fino a giugno 2026 per assicurare il servizio senza interruzioni.
- Grazie a questi provvedimenti, la rete dei Cau rimane integrata nei percorsi di cure territoriali, offrendo prestazioni tempestive e decongestionando i Pronto soccorso ospedalieri.
- Nel passaggio al nuovo accordo, la copertura dei turni nelle strutture di continuità assistenziale sarà garantita dagli stessi medici, chiamati a coordinarsi secondo le nuove regole del ruolo unico, assicurando stabilità ai territori anche nella fase di riforma.
La decisione della Giunta regionale di prolungare l’operatività di questi centri testimonia la volontà di offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini, stabilizzando la presenza dei professionisti in attesa della piena attuazione della riforma su scala regionale.
Cosa cambia per i pazienti e impatti sulle cure territoriali
L’evoluzione normativa e organizzativa** comporta cambiamenti tangibili per gli assistiti. L’unificazione delle funzioni di assistenza primaria e continuità assistenziale amplia le possibilità di presa in carico e di **gestione integrata delle cronicità**, con una visione multiprofessionale e più attenta al rapporto con gli specialisti. I principali effetti attesi sono:
- Migliore accessibilità ai servizi e presa in carico più tempestiva, grazie all’ampliamento delle sedi di attività del medico, tra ambulatori tradizionali e presidi territoriali.
- Riduzione degli oneri amministrativi e digitalizzazione delle procedure: i pazienti potranno usufruire di una maggiore semplificazione nell’accesso a prestazioni e referti, con minori tempi di attesa per richieste e certificazioni.
- Rafforzamento della continuità nei percorsi di cura, con una più stretta collaborazione tra servizi domiciliari, specialisti e strutture di riferimento regionale. Questo significa migliore gestione del passaggio tra livelli di cura e più attenzione alla prevenzione e alle patologie croniche.
Il nuovo assetto tende inoltre a **garantire equità tra territori**, colmando il divario tra aree urbane e periferiche, grazie a servizi polifunzionali che rispondono sia alle esigenze della popolazione anziana sia alle richieste delle generazioni più giovani. Si prevede una maggiore reattività nelle situazioni di urgenza lieve e una copertura oraria più ampia, grazie al coinvolgimento diretto dei medici nelle strutture della rete Cau.
La popolazione potrà contare su un modello che si ispira alle migliori pratiche europee di presa in carico territoriale, rafforzando la prevenzione, le campagne di screening e la centralità della relazione medico-paziente, con particolari garanzie nei territori con minore disponibilità di personale.
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