Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Piemonte, Mini ospedali e Case di comunità per affiancare i medici di base al via: funzionamento e prospettive

di Marianna Quatraro pubblicato il
Miini ospedali e Case di comunità al via

Il Piemonte rinnova la sua sanità territoriale con Mini ospedali e Case di comunità, affiancando i medici di base. Nuovi servizi, integrazione col territorio, sfide e innovazioni trasformano l’assistenza locale.

La sanità pubblica piemontese sta vivendo un profondo mutamento che vede la valorizzazione dell'assistenza di prossimità come asse portante delle nuove politiche sociosanitarie. Questo processo, in continua attuazione,trasforma radicalmente il rapporto tra cittadini e servizi sanitari, puntando ad avvicinare le cure ai bisogni reali delle persone, sia nelle grandi città che nei piccoli comuni. Grazie a massicci investimenti, regolati anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), le Case di comunità e gli "ospedali leggeri" ridefiniscono l’organizzazione dell’assistenza sul territorio. In questo contesto nascono nuove strutture – mini ospedali e Case di comunità, coordinate e multidisciplinari – in grado di rispondere alle crescenti esigenze di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da patologie croniche. Questa riorganizzazione segna il passaggio da un modello tradizionale, centrato sugli ospedali per acuti, a uno nuovo, integrato, orientato su prevenzione, continuità e integrazione sociale.

Il nuovo modello sanitario piemontese: Mini ospedali e Case di comunità

Il sistema sanitario della Regione Piemonte si sta attrezzando per superare il dualismo tra ospedale e assistenza territoriale, grazie a strutture come i cosiddetti "mini ospedali" (Ospedali di Comunità) e le Case di comunità. Questo modello inclusivo, supportato da un investimento pubblico senza precedenti – circa 5 miliardi di euro, tra fondi PNRR e regionali – mira a garantire uniformità e qualità diffusa dell'assistenza in tutte le aree. Si prevede la realizzazione di 91 Case di comunità e 30 Ospedali di Comunità su tutto il territorio regionale, con la duplice missione di creare reti collaborative tra professionisti e facilitare il percorso del cittadino nel sistema sanitario.

  • Le Case di comunità sono pensate come presidi polifunzionali aperti, in cui operano équipe multidisciplinari formate da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri e specialisti ambulatoriali.
  • Gli Ospedali di Comunità rappresentano invece strutture semi-residenziali, con degenze a "bassa intensità", dedicate prevalentemente a pazienti cronici, in fase di riabilitazione o stabilizzazione clinica.
Questo nuovo assetto organizza un sistema integrato nel quale la presa in carico, la prevenzione, il trattamento e la riabilitazione vengono garantiti grazie alla sinergia tra medici, infermieri, assistenti sociali e operatori sociosanitari. Tali presidi suppliscono al gap lasciato dalle strutture ospedaliere tradizionali, creando percorsi differenziati che riducono il sovraccarico dei pronto soccorso e rinforzano la prossimità all’utente. La progettazione di questi spazi, infine, pone attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica, in linea con gli standard internazionali e le nuove esigenze della collettività. Esempi concreti di questa trasformazione si trovano nell’avvio della Casa di comunità di Vigone, nella piena operatività di Alpignano e nell’apertura recentissima dell’Ospedale e Casa di comunità di via Botticelli a Torino.

Funzionamento delle Case di comunità: servizi, ruolo dei medici di base e lavoro in equipe

Le Case di comunità offrono una vasta gamma di servizi progettati per concentrare in un unico luogo prestazioni ambulatoriali, supporto socio-sanitario e attività di prevenzione. In particolare, queste strutture:

  • Accolgono cittadini per visite specialistiche, diagnostiche di base (come ECG e spirometrie), prelievi, consulti psicologici, supporto infermieristico e gestione delle terapie croniche.
  • Gestiscono i Punti Unici di Accesso (PUA) per facilitare l’orientamento agli utenti con bisogni sociosanitari complessi.
  • Organizzano iniziative di promozione della salute e prevenzione (ad esempio, screening e incontri divulgativi).
Il lavoro multidisciplinare è la spina dorsale di questo modello: medici di medicina generale, infermieri di famiglia, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti collaborano in équipe, assicurando la presa in carico personalizzata dei pazienti, in particolare di quelli fragili, anziani o affetti da patologie croniche. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali, un nuovo assetto organizzativo per la medicina di base particolarmente sviluppato in Piemonte, propongono orari prolungati e una presenza continuativa, anche attraverso la collaborazione con pediatri e la continuità assistenziale. Il collegamento con le Centrali Operative Territoriali permette di coordinare le cure domiciliari e il passaggio tra ospedale e territorio, garantendo tempestività nelle risposte e continuità terapeutica. Questa nuova organizzazione mira a prevenire complicanze, ridurre gli accessi impropri agli ospedali e offrire un punto di riferimento solido per tutta la popolazione locale.

Gli Ospedali di Comunità: caratteristiche, destinatari e integrazione con il territorio

Gli Ospedali di Comunità rappresentano strutture semi-residenziali con una dotazione media di 20 posti letto, pensati per accogliere pazienti che necessitano di assistenza sanitaria intermedia. I destinatari tipici sono persone dimesse dagli ospedali per acuti, impossibilitate a rientrare subito al proprio domicilio, oppure soggetti cronici che richiedono monitoraggio e stabilizzazione clinica.
La permanenza in questi mini ospedali è regolata da percorsi prestabiliti: l’accesso non è diretto ma attivato dai servizi sanitari pubblici attraverso una presa in carico coordinata. Le attività qui si focalizzano su:

  • Lungodegenza a bassa intensità
  • Riabilitazione, recupero funzionale e assistenza post-operatoria
  • Monitoraggio e gestione delle cronicità, in collaborazione con le Case di comunità e le strutture territoriali
I team multidisciplinari, composti da medici, infermieri e operatori socio-sanitari, assicurano presenza e sorveglianza h24, garantendo una dimensione “familiare” della cura, legata al quartiere o alla comunità d’appartenenza. L’integrazione con i servizi sociali locali e la centralità della persona costituiscono i cardini di questo modello.
L’obiettivo dichiarato è quello di umanizzare la cura, riducendo la distanza tra ambito sanitario e vissuto quotidiano del paziente, evitando ricoveri ospedalieri impropri e favorendo la continuità assistenziale anche fuori dall’ospedale.

L’impatto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sulla sanità piemontese

Il PNRR rappresenta il volano finanziario e normativo che sta consentendo alla Regione di intraprendere questa trasformazione. L’azione combinata di investimenti mirati, riforme strutturali e cooperazione istituzionale si traduce in:

  • Realizzazione, entro il 2026, di quasi cento nuove strutture tra Case e Ospedali di Comunità
  • Un aggiornamento tecnologico delle attrezzature e informatizzazione dei processi assistenziali
  • Integrazione dei servizi territoriali e ospedalieri secondo linee guida nazionali (decreto ministeriale 77/2022) e regionali
Dalla ripartizione dei finanziamenti dipende la tempestività nell'avanzamento dei cantieri, il rispetto dei tempi e la restituzione delle risorse non utilizzate, fattore che sta tenendo alta l’attenzione sulle tempistiche di realizzazione. Nelle province piemontesi più dinamiche, il tasso di avanzamento delle opere supera il 60%. I nuovi poli assistenziali, finanziati anche col contributo delle amministrazioni locali, divengono così presidi pubblici anche per la promozione della legalità e la lotta all’infiltrazione criminale, come dimostrato dalla firma di specifici protocolli tra Regione e Prefetture. In sintesi, l’implementazione del PNRR in Piemonte traduce le riforme nazionali in risultati tangibili per le comunità locali, accelerando una rivoluzione nella qualità dell’assistenza alla persona.

Criticità e sfide: personale, comunicazione e accessibilità delle nuove strutture

La rapida diffusione di nuovi presidi sociosanitari sul territorio porta con sé alcune criticità strutturali e organizzative:

  • Carenza di personale medico e infermieristico: in Piemonte si stimano oltre 400 medici di famiglia mancanti, con difficoltà crescenti nel reperimento di professionisti disponibili a lavorare nelle nuove aggregazioni e nelle strutture territoriali. Per tamponare questa situazione, sono previsti nuovi concorsi e piani assunzionali straordinari, come quello che interessa 700 operatori da destinare alla rete dei nuovi presidi.
  • Fragilità nella comunicazione: l’efficacia della transizione verso la "nuova sanità" richiede una strategia di comunicazione mirata, capace di informare in modo trasparente su funzioni, orari e accessi di ciascun punto di cura, evitando rischi di smarrimento tra i cittadini.
  • Accessibilità e differenze territoriali: se nelle aree urbane la concentrazione di servizi facilita la fruizione, le zone periferiche e i piccoli comuni rischiano di subire ritardi o minore accessibilità, specie rispetto ai collegamenti, alla copertura del personale e ai servizi specialistici.
Tali sfide saranno determinanti per la sostenibilità e il successo del nuovo modello assistenziale, richiedendo la partecipazione attiva della comunità e una pianificazione delle risorse coerente con i bisogni delle diverse aree.

Prospettive future e innovazioni in Piemonte: investimenti, sostenibilità e coinvolgimento della comunità

Gli investimenti in corso mirano a garantire la sostenibilità economica, ambientale e sociale del nuovo sistema, secondo una visione orientata all’efficienza e alla qualità dei servizi. Tra le novità:

  • Progetti architettonici moderni che pongono grande attenzione all’integrazione paesaggistica e all’efficienza energetica (ad esempio il nuovo Ospedale Torino Nord)
  • Sviluppo di servizi digitali avanzati: nuovo sistema di prenotazione con intelligenza artificiale, centralità della telemedicina e piattaforme regionali per la gestione delle cronicità
  • Partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali, mediante tavoli tecnici, co-progettazione con soggetti pubblici e privati e coinvolgimento di associazioni di pazienti
  • Rafforzamento della presenza del volontariato, specie per il trasporto protetto di soggetti fragili e la gestione dei servizi non sanitari, come accoglienza e logistica
Il potenziamento della rete di prossimità regionale renderà la sanità sempre più inclusiva, capace di rispondere alle sfide poste dal cambiamento demografico e dall’aumento delle patologie croniche. La centralità del paziente e la valorizzazione delle professionalità rappresentano, oggi, le vere leve per garantire una presa in carico globale e continuativa, incrementando al contempo l’attrattività del settore per nuovi operatori sanitari e specialisti.


Leggi anche