La nuova normativa sulla parità salariale punta a ridurre il gender pay gap introducendo regole di trasparenza negli stipendi aziendali, obblighi per imprese e novità nei rapporti di lavoro.
Dal 7 giugno prende il via una delle riforme più attese nel campo delle retribuzioni aziendali in Italia. L'adozione della normativa europea sulla trasparenza retributiva mira a garantire che il compenso per mansioni equivalenti sia effettivamente rispettato, cercando di superare le disparità storiche, in primis quelle di genere.
Il cosiddetto segreto salariale viene attenuato: i lavoratori vedranno rafforzato il diritto di conoscere la retribuzione media riferita al proprio livello contrattuale, permettendo così di valutare in modo più oggettivo la propria posizione economica rispetto ai colleghi. Tuttavia, permane una quota di riservatezza individuale: non sarà possibile risalire alle buste paga dettagliate dei singoli collaboratori. Questo nuovo quadro normativo nasce dalla volontà di armonizzare i criteri retributivi e fornire strumenti concreti a tutela dell'eguaglianza sul lavoro.
La direttiva UE 2023/970 è stata emanata con l'ambizioso intento di rafforzare l'effettività della parità di retribuzione tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per mansioni di pari valore. La sua adozione si fonda sul principio che la trasparenza rappresenti lo strumento più efficace per sanare le ancora persistenti asimmetrie retributive. Il gender pay gap, spesso favorito da ragioni culturali, sociali e pratiche aziendali opache, rappresenta uno dei principali divari da colmare. Secondo dati, in Europa tale differenza si attesta intorno al 16%, sottolineando la necessità di interventi sistemici.
Il processo italiano di recepimento della direttiva non si limita a una mera trasposizione formale. Il decreto legislativo predisposto dal Governo, attualmente in via di approvazione definitiva, stabilisce nuovi standard in materia di comunicazione interna sulle politiche salariali, adottando criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. Questo comporta l'obbligo per le imprese di rendere trasparenti le regole che determinano sia lo stipendio base sia le eventuali maggiorazioni individuali dovute a competenze, titoli o funzioni accessorie. Il tutto sotto la vigilanza di un organismo di monitoraggio istituito presso il Ministero del Lavoro, chiamato a garantire il rispetto delle nuove disposizioni e a sostenere i lavoratori discriminati nella tutela dei propri diritti.
Il nuovo schema legislativo interessa una grande varietà di rapporti occupazionali. Le regole verranno applicate a tutte le tipologie di lavoratori subordinati, sia nel settore pubblico che privato, compresi i contratti a tempo determinato, part time, apprendistato, lavoro in somministrazione e intermittente. Sono inoltre coinvolti anche dirigenti, candidati durante la fase di selezione e rapporti di lavoro domestico, benché alcune specificità siano previste per questi ultimi.
Anche i candidati a una posizione lavorativa sono coinvolti nella portata della normativa: già nelle fasi di recruiting, le imprese saranno tenute a rispettare criteri oggettivi nella determinazione della retribuzione, impedendo la richiesta di informazioni sulle precedenti retribuzioni percepite. Si estende, per alcuni obblighi, anche alla comunicazione preventiva nell'annuncio di lavoro o su richiesta del candidato di una fascia retributiva o stipendio indicativo. Di seguito una panoramica dei soggetti coinvolti:
l primo motivo, quindi, è che non si conosceranno le retribuzioni individuali, ma soltanto dati medi. Si riconosce ai lavoratori il diritto di ricevere informazioni sui “livelli retributivi medi”, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori comparabili; lo stesso articolo precisa che queste informazioni non possono determinare la conoscibilità diretta o indiretta delle condizioni economiche individuali di altri lavoratori. Tradotto: la norma serve a far emergere possibili squilibri tra uomini e donne, non a rendere pubbliche le buste paga dei colleghi.
Le aziende lavoreranno su medie, non su stipendi effettivi. La media può segnalare un problema, ma può anche appiattire situazioni molto diverse. Dentro la stessa categoria possono convivere lavoratori con anzianità, responsabilità, premi, percorsi professionali e trattamenti individuali differenti. Il dato medio aiuta a capire se esiste un divario strutturale, ma non restituisce il salario reale del singolo lavoratore. È uno strumento statistico, non una fotografia nominativa.
Il terzo punto riguarda il superminimo individuale. Il decreto definisce il “livello retributivo” facendo riferimento agli elementi continuativi e fissi, ma resta fuori una parte dei trattamenti economici individuali non strutturali, cioè quelli attribuiti su base personale, discrezionale o temporanea. Secondo le prime analisi giuslavoristiche, il superminimo individuale continua a essere uno dei possibili elementi meno trasparenti, insieme a incentivi MBO, LTI, straordinari, maggiorazioni occasionali e altre componenti variabili o discrezionali.
Un aspetto centrale delle nuove regole consiste nell'aumentare la trasparenza sulle retribuzioni senza travalicare il diritto alla privacy individuale. In virtù di ciò, ogni lavoratore avrà facoltà di richiedere informazioni inerenti alla retribuzione media dei colleghi aventi mansioni pari o di pari valore:
In aziende con meno di 50 dipendenti, l'adempimento relativo alla pubblicità dei criteri retributivi è facoltativo, ma rimane fermo il diritto di accesso alle informazioni aggregate da parte dei lavoratori. Il rispetto di questi limiti e procedure garantisce un equilibrio tra la necessità di trasparenza e la tutela della privacy.
Per le realtà con almeno 100 dipendenti è stato introdotto l'obbligo di report periodici sul gap retributivo tra uomini e donne. Tali report dovranno includere:
Se dai dati emergerà un divario superiore al 5% non giustificato da criteri oggettivi, il datore dovrà affrontare una valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori per indagare e correggere la discrepanza.
La nuova cornice legislativa istituisce precisi obblighi di intervento e una gamma di sanzioni a carico dei datori di lavoro inadempienti. L'obbligo di azione scatta quando le rilevazioni mettono in luce una disparità retributiva non giustificata di almeno il 5% tra lavoratori dello stesso livello:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...