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Opzione donna, il punto della situazione reale tra annunci e proposte per il 2027 e perchč serve urgentemente

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Mentre si discute delle nuove misure da inserire nella prossima Manovra Finanziaria 2'26-2026, Opzione Donna resta fuori dal tavolo delle prioritą del governo ma da pił fronti si continua a richiedere il suo ripristino.

Mentre la legge di bilancio 2027 prende forma, Opzione Donna resta fuori dal tavolo delle priorità del governo, nonostante il contesto previdenziale stia diventando sempre più rigido. Dal 1° gennaio 2027, infatti, l'età pensionabile sale ulteriormente: la pensione di vecchiaia arriverà a 67 anni e un mese, mentre la pensione anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). In questo scenario, la misura pensata proprio per le lavoratrici con carriere discontinue o usuranti resta senza eredi, e il pressing di comitati, sindacati e parte della politica si fa sempre più intenso.

Cosa cambia dal 2027: requisiti pensionistici più stringenti e silenzio su opzione donna

L'adeguamento automatico dell'età pensionabile alla speranza di vita fa scattare, dal prossimo anno, un nuovo scalino nei requisiti per andare in pensione. La pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, mentre per la pensione anticipata serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Numeri che, uniti all'assenza di canali di uscita flessibile dedicati, rischiano di lasciare senza alternative proprio le lavoratrici con percorsi contributivi più fragili: quelle che hanno interrotto la carriera per motivi di cura, che hanno subito licenziamenti collettivi in piccole imprese, o che convivono con patologie oncologiche e altre condizioni gravi.

È in questo contesto che il tema Opzione Donna torna prepotentemente d'attualità: non come misura “di favore”, sostengono i suoi promotori, ma come strumento ponte necessario a coprire un vuoto normativo che il sistema attuale non affronta in alcun modo.

Al momento, Opzione Donna non risulta tra le priorità del governo in vista della prossima manovra. Le risorse disponibili per gli interventi previdenziali sembrano destinate altrove: verso l'uscita anticipata a 64 anni, il rafforzamento delle pensioni minime e la flat tax. Una scelta che, secondo diversi osservatori, riflette la valutazione fatta negli ultimi anni sulla misura: una platea ormai troppo ristretta per giustificare, agli occhi dell'esecutivo, un impegno di spesa significativo nel 2027.

Questa lettura, però, è proprio il punto più contestato da chi chiede il ripristino della misura, e cioè che la ristrettezza della platea non sia un difetto, ma l'esatta ragione per cui la misura dovrebbe essere reintrodotta: si tratterebbe infatti di una platea residuale ma con esigenze specifiche e non altrimenti tutelate.

Il pressing del Comitato Opzione Donna Social (CODS)

Il Comitato Opzione Donna Social (CODS), è oggi il soggetto più attivo sul fronte del pressing politico, grazie all'impegno e al lavoro intenso della sua fondatrice e amministratrice Orietta Armiliato. L'associazione sta contattando direttamente i parlamentari per chiedere che venga reiterata la mozione n. 1-00532 del gennaio 2026, con l'obiettivo di inserire il ripristino della misura tra le priorità della prossima legge di bilancio.

La richiesta del Comitato è chiara: trasformare un atto di indirizzo parlamentare (la mozione) in un impegno concreto all'interno del testo di manovra. Una distinzione tutt'altro che formale, perché una mozione approvata non modifica automaticamente la normativa vigente: impegna il governo a un orientamento politico, ma senza alcuna garanzia che si traduca in norma di legge. Da qui la strategia del CODS di puntare sui prossimi mesi, quando la finestra temporale per influenzare la scrittura della manovra è ancora aperta.

La proposta dell'opposizione: un pacchetto più ampio

Sul fronte parlamentare, l'opposizione ha presentato una mozione recente che non si limita a chiedere il recupero di Opzione Donna, ma la inserisce all'interno di un pacchetto previdenziale più ampio. Gli elementi principali della proposta sono:

  • Il ripristino di Opzione Donna, con requisiti aggiornati rispetto alla platea attuale delle lavoratrici interessate.
  • La trasformazione dell'Ape sociale in canale strutturale, superando la logica delle proroghe annuali che ne hanno caratterizzato finora l'esistenza.
  • Il riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, ovvero la possibilità di valorizzare ai fini contributivi i periodi dedicati all'assistenza di figli o familiari non autosufficienti.
  • Una pensione di garanzia per i giovani, pensata per chi entra nel mercato del lavoro con contratti discontinui e rischia di arrivare all'età pensionabile con una contribuzione insufficiente.
Anche in questo caso, tuttavia, va sottolineato un limite strutturale: si tratta di un indirizzo politico, non di una norma. Anche se approvata, la mozione dell'opposizione non avrebbe effetto immediato sulla legislazione vigente, ma rappresenterebbe una pressione politica aggiuntiva sul governo in vista della scrittura della manovra.

Il fronte “caldo” del governo: pensione anticipata volontaria a 64 anni

Se Opzione Donna resta ai margini del dibattito di maggioranza, la misura su cui si concentra davvero l'attenzione dell'esecutivo è un'altra: la pensione anticipata volontaria a 64 anni, con ricalcolo contributivo al ribasso. Si tratterebbe di un canale di uscita anticipata generalizzato rispetto agli attuali requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia, non riservato a categorie specifiche come le lavoratrici con carichi di cura, ma aperto più ampiamente a chi accetta una riduzione dell'assegno pensionistico in cambio dell'uscita anticipata dal lavoro.

Questa proposta è spinta soprattutto dalla Lega, che negli ultimi mesi l'ha indicata come propria priorità in materia previdenziale. Parallelamente, sempre secondo quanto emerso nel dibattito politico, la stessa Lega avrebbe di fatto accantonato l'ipotesi Quota 41, giudicata irrealizzabile sul piano finanziario per l'impatto eccessivo sui conti pubblici.

Il quadro che ne emerge è quello di un governo concentrato su una misura di carattere generale (l'uscita a 64 anni con ricalcolo) piuttosto che su strumenti mirati come Opzione Donna, ritenuti meno prioritari nell'allocazione delle risorse disponibili per la manovra 2027.

Perché, secondo chi la chiede, Opzione Donna serve urgentemente

Al di là delle posizioni politiche, ci sarebbero tre sostanziali motivi per cui la misura è nuovamente richiesta con urgenza:

  • Un vuoto assoluto per una fascia specifica di lavoratrici. Le donne con carriere già discontinue o usuranti, cioè chi ha svolto lavori di cura, chi affronta o ha affrontato malattie oncologiche, chi ha perso il lavoro a seguito di licenziamenti da piccole imprese, oggi non hanno alcuna misura ponte verso la pensione. L'unica strada rimasta è attendere i requisiti ordinari, che come visto diventano sempre più alti anno dopo anno.
  • Un divario di genere strutturale che resta scoperto. Opzione Donna nasceva proprio per riconoscere una realtà oggettiva: le donne accumulano mediamente meno contributi rispetto agli uomini, a causa dei carichi di cura familiare e della maggiore discontinuità nei percorsi lavorativi. Secondo il Comitato, la sua cancellazione colpisce in modo diretto chi ha già pagato un costo alto in termini di carriera e retribuzione, penalizzandola una seconda volta proprio nella fase di uscita dal lavoro.
  • Una finestra politica destinata a restringersi. La manovra 2027 si sta scrivendo proprio in queste settimane: l'esecutivo dovrà infatti inviare il testo alla Camera entro il 20 ottobre. Con le elezioni che si avvicinano, secondo chi promuove il ripristino della misura, il pressing politico potrebbe avere oggi più leva di quanta ne avrà nei mesi successivi, quando i margini di intervento sul testo saranno ormai chiusi.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il dossier resta aperto, il problema da affrontare è quello della sostenibilità dei conti pubblici, e il dibattito p destinato a movimentarsi nelle prossime settimane, con la scadenza del 20 ottobre come primo vero banco di prova. Tra il pressing del CODS sui parlamentari, la mozione dell'opposizione e il baricentro del governo spostato sull'uscita a 64 anni, Opzione Donna si gioca la sua partita più delicata degli ultimi anni: quella tra un indirizzo politico ribadito a parole e una norma che, per ora, continua a non esistere.




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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...