L’altezza può incidere sullo stipendio: tre studi stimano differenze fino a 6mila euro, tra effetto statistico, leadership e bias culturali. Ma il legame non equivale a un guadagno garantito.
Nicola Persico, Andrew Postlewaite e Dan Silverman hanno stimato che, negli Stati Uniti, nell'adolescenza una differenza di circa 2 centimetri di altezza può essere associata a quasi 1.000 dollari di reddito annuo in più. Se si applica lo stesso rapporto al confronto tra una persona alta 183 centimetri e una di 168, la differenza teorica raggiunge 7.500 dollari l'anno. Al cambio di 1 euro per 1,1652 dollari, indicato per il 9 settembre 2026, sono circa 6.437 euro.
Da qui nasce la promessa dei 6mila euro di differenza. Il calcolo, però, non autorizza a dire che ogni lavoratore alto 183 centimetri guadagni automaticamente più di uno alto 168. Le ricerche osservano associazioni statistiche tra statura, esperienze vissute da giovani, competenze sociali, percezione dell'autorevolezza e risultati professionali. I centimetri, da soli, non ricevono una paga: la differenza può riflettere opportunità e pregiudizi che iniziano a formarsi molto prima dell'ingresso nel mercato del lavoro.
Nel 2015 il Journal of Human Capital ha pubblicato uno studio che ha riunito i risultati di varie ricerche sul legame tra statura e reddito nei Paesi occidentali. Il confronto preso in esame è quello tra il 25° e il 75° percentile della distribuzione dell'altezza: persone collocate in due fasce distinte, ma non agli estremi della popolazione. La distanza corrispondente è di circa 10-12 centimetri.
In questo confronto, i guadagni risultano più alti dal 9% al 15%. Gli autori hanno paragonato il rendimento stimato a quello che si può ottenere con uno o due anni aggiuntivi di istruzione. Non significa che ogni centimetro abbia un prezzo fisso. Si tratta di una relazione media, rilevata su gruppi di lavoratori diversi e in periodi differenti.
Andreas Schick e Richard H. Steckel hanno realizzato il lavoro utilizzando la britannica National Child Development Study. La banca dati segue persone nate nel Regno Unito e raccoglie informazioni sulla statura, sui risultati cognitivi, sulle caratteristiche non cognitive e sulle condizioni economiche osservate in seguito.
Il punto da chiarire è che cosa si nasconda dietro il vantaggio associato all'altezza. Le abilità cognitive e non cognitive spiegano ciascuna una parte rilevante del premio. Alimentazione e condizioni di crescita più favorevoli possono incidere contemporaneamente sull'altezza e sullo sviluppo delle capacità. La statura, poi, può cambiare il modo in cui una persona viene trattata dagli altri e anche il modo in cui guarda a se stessa.
Il tratto più evidente riguarda gli uomini nella fascia bassa della distribuzione dell'altezza. Nelle elaborazioni richiamate dallo studio del 2015, il confronto maschile più significativo va da circa 163 a circa 168 centimetri. Bastano dunque pochi centimetri, in quell'intervallo, per osservare una crescita apprezzabile della relazione tra statura e guadagni.
La curva, però, non sale all'infinito. Superati i 182 centimetri circa, tende a stabilizzarsi. Nei dati analizzati, essere ancora più alti non porta a incrementi proporzionali e continui dello stipendio. L'idea di una ricompensa automatica per ogni centimetro aggiuntivo va quindi ridimensionata:
|
Confronto |
Indicazione emersa dagli studi |
|
10-12 centimetri in più |
Aumento associato dei guadagni tra il 9% e il 15% nei Paesi occidentali |
|
Da 163 a 168 centimetri |
Passaggio maschile tra le fasce in cui la relazione appare più evidente |
|
Oltre 182 centimetri |
Effetto in fase di stabilizzazione, senza una crescita proporzionale |
|
183 contro 168 centimetri |
Stima divulgativa di 7.500 dollari annui, ottenuta usando il rapporto 2 centimetri = 1.000 dollari |
Queste cifre non si possono trasferire direttamente allo stipendio italiano. I campioni comprendono redditi, occupazioni e sistemi economici statunitensi o britannici; il valore espresso in euro è soltanto la conversione valutaria di una stima formulata in dollari. Non descrive, quindi, la retribuzione media prevista per un lavoratore in Italia.
La stima più semplice attribuita alla ricerca di Persico, Postlewaite e Silverman parla di 1.000 dollari annui ogni 2 centimetri. La differenza tra 168 e 183 centimetri viene trasformata in incrementi successivi:
Il confronto tra uomini e donne richiede un'attenzione ulteriore. Molti studi storici sul premio dell'altezza si sono concentrati sugli uomini, soprattutto sugli uomini bianchi, per isolare il più possibile gli effetti legati a genere ed etnia. Altri lavori hanno trovato associazioni anche per le donne, ma con valori diversi in base al Paese, al settore e al metodo statistico. Non esiste, perciò, un importo unico applicabile a entrambi i sessi.
In alcuni contesti il vantaggio appare maggiore per le donne, in altri per gli uomini. In determinati settori pubblici, invece, non risulta statisticamente significativo. La statura si sovrappone a occupazione, istruzione, esperienza, origine sociale e possibilità di arrivare a ruoli di responsabilità: separare ogni effetto non è semplice.
La ricerca di Nicola Persico, economista della New York University, insieme ad Andrew Postlewaite e Dan Silverman, ha utilizzato dati statunitensi della National Longitudinal Survey of Youth del 1979 e dati britannici della National Child Development Study. Le analisi hanno riguardato soprattutto uomini bianchi osservati nel passaggio dall'adolescenza alla vita adulta.
Il risultato più citato è netto: l'altezza a 16 anni predice il reddito futuro meglio della statura raggiunta in età adulta. Quando nell'analisi vengono inserite le misure registrate a età diverse, quella adolescenziale conserva un rapporto più forte con i guadagni successivi.
Il significato del cosiddetto premio salariale cambia. Se contasse soltanto l'imponenza fisica durante un colloquio o al momento di una promozione, il legame più diretto dovrebbe essere con l'altezza adulta. I risultati suggeriscono invece che gli anni trascorsi a scuola possono lasciare effetti sulle competenze e sulle occasioni che accompagnano una persona lungo la carriera.
In media, gli adolescenti più alti possono essere coinvolti più facilmente nello sport, nei gruppi scolastici, nelle associazioni o in ruoli di rappresentanza. Da queste esperienze possono derivare maggiore sicurezza, disciplina, capacità di parlare in pubblico e una rete di relazioni più ampia. Non è la statura a produrre automaticamente tali qualità. Può però influire sulle occasioni disponibili e sulla risposta del gruppo.
Il meccanismo, se presente, comincia dunque prima della ricerca di un impiego. Un ragazzo più alto può essere scelto più spesso per un ruolo visibile; quel ruolo gli offre pratica; la pratica accresce la sicurezza. Quando arriva il momento di valutare una promozione, il risultato può sembrare frutto esclusivo delle sue caratteristiche individuali, anche se il percorso è stato condizionato in parte dalle aspettative degli altri.
Nel 2008 un'indagine G.I.D.P./H.R.D.A. ha affrontato il rapporto tra altezza e retribuzione in Italia. L'associazione riunisce dirigenti e professionisti delle risorse umane. Il questionario, composto da 23 domande, è stato rivolto a 80 direttori del personale e quadri di imprese medio-grandi.
Tra i partecipanti oltre i 175 centimetri, la retribuzione annua lorda media dichiarata era di 102.320 euro. Per i colleghi alti 175 centimetri o meno, la media scendeva a 88.790 euro. La distanza osservata ammontava dunque a 13.530 euro lordi annui. Tra chi dichiarava di aver raggiunto almeno 175 centimetri già a 16 anni, il divario indicato arrivava invece a 16.020 euro.
Il dato italiano non è equivalente a quello delle grandi indagini longitudinali. Il campione era piccolo, composto da persone già arrivate a posizioni manageriali e costruito attraverso un questionario. Non rappresentava l'intera popolazione dei lavoratori. Soprattutto, non consentiva di concludere che l'altezza avesse prodotto da sola la differenza di retribuzione.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...