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Stipendi medi 2026, per chi e di quanto sono aumentati secondo l’Osservatorio sulle retribuzioni 2026 Hunters Group

di Marcello Tansini pubblicato il

Nel 2026, secondo l’Osservatorio Hunters Group, gli stipendi medi in Italia mostrano segnali di crescita sensibile: quali sono i settori più premiati, le professioni in ascesa e le competenze decisive, con analisi di dati e scenari concreti

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L'impennata degli aumenti salariali nel 2026 scuote le strategie aziendali, spiazza i datori di lavoro e spinge molti professionisti a rivalutare le proprie prospettive. Mai come oggi, saper leggere i trend retributivi significa prendere decisioni decisive e tempestive. I dati pubblicati dall’Osservatorio 2026 di Hunters Group cambiano le carte in tavola: il 2,6% di crescita media nazionale è solo la punta dell’iceberg; dietro i numeri si celano scenari inediti, opportunità selettive e nuovi rischi di esclusione per chi non si aggiorna.

Chi oggi si concentra sulle competenze ibride, sostenibilità e tecnologia, assiste a un balzo retributivo senza precedenti, mentre altre categorie restano al palo. Gli incentivi aziendali e le nuove politiche di valutazione stanno premiando non solo l’expertise ma anche la flessibilità e la capacità di gestire la complessità, sia in ruoli tecnici che manageriali.

L’aumento degli stipendi medi nazionale, secondo la più recente indagine effettuata su scala italiana da Hunters Group, società di riferimento nella ricerca e selezione del personale qualificato, riflette un cambio di passo strutturale: le aziende modificano i processi di selezione e assunzione per attrarre i talenti migliori, mentre la pressione del mercato internazionale sul capitale umano si fa sentire su vari fronti. Sono soprattutto le professioni che richiedono competenze trasversali e una solida esperienza ad ottenere i riconoscimenti economici più consistenti.

L’urgenza di colmare il gender pay gap, la scarsità di professionisti specializzati e il bisogno di trattenere i talenti in un contesto di crescente mobilità lavorativa portano verso politiche salariali trasparenti e sistemi oggettivi di valutazione. In questa cornice, le retribuzioni salgono in modo selettivo e premiante, segnando una svolta per chi sa reinventarsi o investire nella propria formazione e professionalità.

I settori e le professioni con le maggiori crescite retributive: dati e casi concreti

Secondo quanto risulta dai dati più aggiornati raccolti dall’Osservatorio sulle retribuzioni 2026 di Hunters Group, gli aumenti salariali si concentrano in precise filiere professionali, in particolare dove la domanda supera l’offerta di candidati con titoli ed esperienza specializzata. Non tutte le categorie godono della stessa spinta retributiva: le crescite maggiori si riscontrano tra profili ibridi e ruoli di media e alta responsabilità, con una forte attenzione alle competenze tecnologiche, alla transizione green e alla governance aziendale.

  • Settore bancario e assicurativo: primeggia nel panorama nazionale con retribuzioni che, per i profili più senior, possono superare i 250.000 euro lordi annui. È il caso del private banker senior, figura in grado di gestire patrimoni complessi e offrire consulenze personalizzate ad alto valore. Inoltre, un relationship manager con oltre otto anni di esperienza oscilla tra 95.000 e 180.000 euro lordi annui, grazie alla crescita di servizi finanziari avanzati e prodotti tailor-made per la clientela istituzionale e privata.
  • Energia e sostenibilità: Le posizioni legate a sviluppo sostenibile, gestione delle rinnovabili e transizione green sono altrettanto strategiche. Un renewable project manager si posiziona sui 130.000 euro annui, mentre un ESG & sustainability manager senior raggiunge 120.000 euro. Ciò testimonia l’evoluzione verso una managerialità che integra visione strategica, capacità di innovazione e gestione di processi complessi legati alle tematiche ambientali.
  • Manifatturiero avanzato: Un plant manager senior, responsabile della supervisione e ottimizzazione dei processi produttivi, supera di frequente i 90.000 euro all’anno, valore che riflette l’incidenza della digitalizzazione e dell’automazione nella competitività delle aziende italiane.
  • Settore digitale, ICT ed e-commerce: Crescono rapidamente le richieste per cloud architect, e-commerce & omnichannel manager, digital project manager. Per gli esperti cloud, la busta paga può raggiungere facilmente i 100.000 euro; il manager responsabile della strategia omnicanale arriva persino ai 140.000 euro, segnando l’importanza strategica della presenza integrata su canali fisici e digitali. Nel retail e nella vendita multicanale, questa figura è centrale per l’organizzazione e la valorizzazione delle sinergie tra punti vendita e piattaforme digitali.
  • Funzioni aziendali apicali: Il chief financial officer (CFO) guadagna mediamente tra 90.000 e 130.000 euro, con un significativo differenziale legato non soltanto all’esperienza e all’anzianità, ma anche alle competenze di governance, analisi finanziaria avanzata e gestione di piani industriali complessi.
  • Ruoli di supporto evoluto: Si rivalutano figure come l’executive assistant senior, oggi vera spalla strategica del top management; la sua RAL si posiziona tra i 70.000 e i 100.000 euro, in relazione al livello di autonomia gestionale e di coordinamento all’interno delle strutture organizzative.
Ruolo Settore Retribuzione Lorda Annua (€)
Private Banker Senior Bancario/Assicurativo Fino a 250.000
Relationship Manager Senior Bancario/Assicurativo 95.000 - 180.000
Renewable Project Manager Energie rinnovabili Fino a 130.000
ESG & Sustainability Manager Senior Sostenibilità Fino a 120.000
Plant Manager Senior Manifatturiero Oltre 90.000
CFO (Chief Financial Officer) Tutti i settori 90.000 - 130.000
Cloud Architect Digitale/ICT Fino a 100.000
E-commerce & Omnichannel Manager Retail/Digitale Fino a 140.000
Executive Assistant Senior Supporto management 70.000 - 100.000
Analizzando il quadro complessivo, emerge che chi possiede esperienza pluriennale, titoli qualificati e capacità di adattamento alle nuove sfide tecnologiche può ambire con successo alle retribuzioni più alte. L’aumento medio del 2,6% non è mai uniforme, ma ricompensa la capacità di aggiornamento e la disponibilità a esplorare percorsi formativi innovativi.

Tra gli errori più comuni commessi da aziende e professionisti:

  • Sottovalutare l’importanza delle competenze ibride e della formazione continua, limitandosi a percorsi specialistici “classici”;
  • Ignorare la domanda crescente di ruoli legati alla sostenibilità, alla digitalizzazione e alla governance;
  • Assumere che la seniority sia sufficiente ad assicurare una crescita salariale automatica, trascurando invece fattori oggi determinanti come l’aggiornamento tecnologico, il project management e l’attitudine al cambiamento.

Competenze vincenti, analisi tecnica e scenari: quali fattori influenzano davvero lo stipendio nel 2026

La dinamica retributiva italiana nel 2026 descritta dall’Osservatorio Hunters Group evidenzia una svolta nella valorizzazione delle competenze, che diventa condizione essenziale per accedere alle fasce di reddito più alte. Gli effetti combinati di digitalizzazione, sostenibilità e globalizzazione hanno di fatto ridefinito il perimetro delle professionalità “a valore aggiunto”, mentre i ruoli meno aggiornati vengono penalizzati dalla competizione.

I fattori che determinano un incremento salariale significativo sono molteplici e intrecciati tra loro:

  • Competenze trasversali e soft skill: La capacità di comunicare, gestire la complessità, coordinare progetti e mediare tra aree diverse dell’azienda influenza fortemente i percorsi di crescita retributiva.
  • Formazione continua: Le aziende, sempre più attente alla certificazione e al riaggiornamento delle competenze, valorizzano chi investe in master, corsi executive o specializzazioni su tematiche strategiche quali digitalizzazione, sostenibilità, intelligenza artificiale e project management.
  • Capacità di gestire transizioni tecnologiche ed ecologiche: Le organizzazioni che guidano la transizione green e l’innovazione digitale assicurano premi sostanziali ai profili in grado di implementare strategie concrete e misurabili.
  • Titoli di studio avanzati ed esperienza internazionale: Esperienza all’estero e capacità di lavorare su mercati globali, nonché il possesso di titoli superiori (es. MBA, master in innovazione e tecnologie), pesano sempre più nelle scelte di recruiting.
  • Performance e valore aggiunto dimostrabile: Il mercato retributivo attuale privilegia professionalità che possano documentare risultati raggiunti e valore portato in azienda all’interno di contesti complessi e proiettati alla crescita.
Un altro elemento chiave per l’incremento della RAL è l’adozione di sistemi trasparenti, oggettivi e paritari di valutazione retributiva. Ad esempio, la crescente attenzione legislativa e regolamentare in Italia e in Europa verso la riduzione del gender pay gap (si pensi alle linee guida delle direttive europee sulle pari opportunità e alle circolari INPS/INAIL in materia di trasparenza retributiva) costringe le organizzazioni ad adottare strumenti di governance più evoluti e tracciabili.
  • Sistemi premianti variabili, sempre più diffusi nei settori ad alto valore aggiunto, consentono di legare una quota consistente del salario a obiettivi misurabili risultati di business, accelerando la forbice tra chi ottiene risultati e chi resta indietro;
  • Rivalutazione delle professioni classiche in ottica strategica: L’esempio dell’executive assistant senior o del CFO mostra come anche le funzioni “tradizionali” possano evolvere in veri centri di responsabilità trasversale, se capaci di inserirsi nei nuovi flussi decisionali e di adottare strumenti avanzati di gestione.
Dal confronto fra le diverse professioni si nota che il mercato italiano sta premiando l’adattamento, la resilienza e la capacità di aggiornamento costante. I professionisti in grado di integrare competenze digitali con una visione manageriale ampia risultano oggi più richiesti e meglio remunerati.

Lo scenario futuro, secondo le ultime proiezioni, vede:

  • Una crescente polarizzazione fra ruoli a bassa qualifica e posizioni ad alta specializzazione, con investimenti retributivi sempre più marcati per i secondi;
  • Una maggiore apertura delle aziende a processi di selezione internazionali, con competizione sia per attrarre che trattenere i migliori talenti;
  • La necessità, per i lavoratori, di scegliere percorsi di carriera modellati su aggiornamento permanente e acquisizione mirata di skill ibride, indispensabili per mantenere un potere negoziale solido nel tempo.
Le politiche salariali del 2026 mostrano che la semplice permanenza in azienda o la seniority non sono più fattori assoluti di progresso: conta la proattività nell’evolvere la propria professionalità e il posizionamento su ruoli di snodo tra innovazione tecnologica, gestione sostenibile e strategia aziendale globale.




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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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