Oggi è la Giornata Mondiale del Cane. In Italia ce ne sono 9,1 milioni e ogni proprietario spende in media 900 euro l'anno. Dietro c'è un mercato da 5 miliardi che cresce più dell'inflazione.
Oggi, 26 agosto, si celebra la Giornata Mondiale del Cane. Una ricorrenza che ogni anno invita a fermarsi un momento sul rapporto tra gli italiani e i loro animali da compagnia. Un rapporto che, guardato attraverso i numeri, rivela un mercato molto più grande e articolato di quanto la maggior parte delle persone immagini.
In Italia ci sono 9,1 milioni di cani, distribuiti in famiglie che hanno trasformato il proprio rapporto con gli animali domestici in modo radicale rispetto a una generazione fa. Oggi il cane non è più solo un animale da compagnia: è un membro della famiglia, con una spesa dedicata, un'assicurazione sanitaria, una dieta premium e a volte persino una valigia da viaggio propria.
Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, il 54,5% delle famiglie italiane convive con almeno un animale domestico. Una percentuale che sale al 66,7% nelle famiglie con bambini. Nell'insieme, la popolazione degli animali da compagnia in Italia supera i 53,6 milioni di esemplari: i più numerosi sono i pesci (25,3 milioni), seguiti dai gatti (11 milioni) e dai cani (9,1 milioni).
I cani, però, sono quelli su cui si concentra la spesa più alta e il mercato più articolato. Un gatto richiede meno interazione, meno servizi e meno accessori. Un cane richiede passeggiate, addestramento, toelettatura, veterinario, vaccinazioni, microchip, assicurazione e, sempre più spesso, un professionista che se ne occupi quando il proprietario è fuori casa o in vacanza.
Il dato più sorprendente per chi non ha un cane è la spesa media annua. Secondo i dati Unipol elaborati sul Rapporto Assalco-Zoomark 2026, gli italiani spendono in media circa 900 euro all'anno per ogni cane, pari a circa 75 euro al mese. Di questa cifra, circa 379 euro riguardano visite veterinarie, cure e salute dell'animale. Il resto va in alimentazione, accessori e servizi.
La distribuzione della spesa mensile è però molto variabile. Secondo il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, la maggioranza degli italiani con un animale spende tra i 31 e i 100 euro al mese (57,9% del totale): il 28% spende tra 31 e 50 euro, il 29,9% tra 51 e 100 euro. Chi ha cani di taglia grande o di razza con esigenze particolari spende significativamente di più.
La somma di tutte queste spese individuali forma un mercato enorme. Il settore del pet food e pet care in Italia ha raggiunto nel 2025 un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro, con una crescita del 2,5% rispetto all'anno precedente, superiore all'inflazione generale dell'1,5%. I dati vengono dal Rapporto Assalco-Zoomark 2026.
La fetta più grande, il 79% del totale, riguarda l'alimentazione: 4,2 miliardi di euro spesi in cibo per cani e gatti. Ma è nelle categorie accessorie che si vedono le tendenze più interessanti. Accessori e prodotti per l'igiene hanno raggiunto 654,9 milioni di euro. Le lettiere hanno superato i 328 milioni. E il mercato della salute e prevenzione cresce a ritmi sostenuti: antiparassitari, integratori, prodotti per la cura dentale e le assicurazioni sanitarie.
Proprio le assicurazioni sanitarie per animali sono il segmento con la crescita più rapida. Solo il 16,3% degli italiani ha già sottoscritto una polizza sanitaria per il proprio cane o gatto, ma il mercato europeo delle assicurazioni pet vale già 9,9 miliardi di euro. Il margine di crescita in Italia è enorme.
Al di là del cibo e del veterinario, ci sono segmenti del mercato legato ai cani che la maggior parte delle persone non conosce o sottovaluta.
Il turismo pet friendly è il più grande. Nel 2026 quasi 4 milioni di famiglie italiane faranno almeno una vacanza con il proprio cane o gatto, per oltre 73 milioni di pernottamenti. La permanenza media è di 12,1 notti, non un semplice weekend. Secondo la ricerca di Jfc, il valore stimato del pet tourism per l'estate 2026 è di 9,5 miliardi di euro, con un potenziale che potrebbe raggiungere i 15,8 miliardi se il mercato si sviluppasse pienamente. Hotel, agriturismi, B&B e stabilimenti balneari che si adattano alle esigenze dei proprietari di cani stanno conquistando una clientela fedele e con alta capacità di spesa.
Il cibo premium e funzionale è il secondo driver di crescita. Non si tratta più solo di scegliere tra crocchette economiche e quelle di marca: il mercato si sta segmentando verso diete specifiche per età, taglia, razza e condizioni di salute. Prodotti senza cereali, a base di carne fresca, biologici, con aggiunte funzionali per le articolazioni o il pelo. Il canale specializzato, cioè i pet shop indipendenti e le catene specializzate, cresce del 3,6% proprio grazie a questa premiumizzazione, mentre supermercati e ipermercati registrano una flessione dell'1%.
I servizi professionali sono il terzo segmento in forte crescita. Il dog sitter e il dog walker sono professioni riconosciute con tariffe di mercato sempre più strutturate: in città come Milano e Roma, un dog walker professionista che porta fuori il cane una volta al giorno costa tra i 15 e i 25 euro per uscita. Un dog sitter che accudisce il cane a casa propria per una notte costa tra i 30 e i 50 euro. Il dog hotel per le vacanze dei proprietari può arrivare a 60-80 euro al giorno.
La toelettatura è diventata un servizio ricorrente, non occasionale. Un taglio completo per un cane di taglia media costa tra i 40 e i 70 euro, con frequenza media di 6-8 settimane. Su base annua, solo la toelettatura può costare tra i 300 e i 600 euro per cane.
L'addestramento è il segmento meno conosciuto ma in forte espansione. I corsi di educazione cinofila base costano tra i 150 e i 400 euro per un ciclo di lezioni di gruppo. Il lavoro individuale con un educatore cinofilo professionista costa tra i 60 e i 120 euro all'ora. La domanda è cresciuta significativamente dopo il boom di adozioni del periodo 2020-2022, quando molte famiglie hanno adottato cani senza esperienza precedente.
La pet economy italiana continua a espandersi per ragioni strutturali che vanno oltre la semplice moda del momento. Le famiglie italiane sono sempre più piccole e composte da una percentuale crescente di persone sole o coppie senza figli. In questo contesto il cane assume un ruolo affettivo e sociale di primo piano, con un investimento emotivo che si traduce in disponibilità a spendere.
Il cambiamento demografico si incrocia con una premiumizzazione culturale: la qualità del cibo, delle cure e dei servizi viene percepita come un indicatore di responsabilità verso l'animale. Chi spende di più per il proprio cane non lo fa per status, ma perché considera quella spesa un'espressione del legame affettivo.
Il risultato è un mercato che cresce anche in periodi di incertezza economica, con un'elasticità al ribasso inferiore alla media dei consumi: le famiglie rinunciano a molte cose prima di rinunciare alle spese per il proprio cane. Un dato che spiega perché i 5,3 miliardi di euro del 2025 diventeranno probabilmente 6 miliardi nel giro di pochi anni, e perché sempre più imprenditori stiano guardando al mondo degli animali domestici come a uno dei mercati più solidi e in crescita del prossimo decennio.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...