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Quanti soldi hanno realmente come risparmio gli italiani e come li usano secondo ricerca Banca d'Italia

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Quanti risparmi hanno davvero gli italiani nel 2025? Dati aggiornati Banca d'Italia svelano come cambiano abitudini, investimenti, distribuzione geografica e disparità nella ricchezza delle famiglie.

L'anno 2025 restituisce un ritratto articolato della situazione patrimoniale delle famiglie, con oltre 6mila miliardi di euro detenuti in strumenti finanziari. Negli ultimi anni il cresciuto benessere e l'aumento delle retribuzioni hanno stimolato capacità d'accantonamento e una propensione a investire, benché permanga una chiara attenzione verso la sicurezza delle proprie risorse. La ricchezza finanziaria pro-capite ha raggiunto i 103 mila euro, trainata sia dal miglioramento del reddito sia dalla riduzione della popolazione. Questa fotografia segnala un cambio strutturale nell'approccio alla gestione del patrimonio, nella ricerca di un bilanciamento dinamico tra liquidità, opportunità di rendimento e tutela nel lungo termine.

L'evoluzione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane

Negli ultimi cinque anni, la crescita della ricchezza delle famiglie è stata sostenuta e molto superiore all'inflazione. Dal 2019 al settembre 2025, il patrimonio accumulato attraverso strumenti finanziari è cresciuto di oltre 1.400 miliardi di euro, portando la ricchezza totale oltre 6.000 miliardi. Durante questo periodo si sono alternati fasi di incremento della liquidità, come reazione alla pandemia, e una rapida accelerazione degli investimenti azionari e obbligazionari nei successivi anni di recupero.

I dati mostrano che gli investimenti finanziari sono aumentati di circa il 50% nell'ultimo decennio, anche grazie a una riduzione della popolazione di 1,4 milioni di persone. Tra gennaio e settembre 2025, il risparmio investito ha segnato una crescita superiore rispetto all'anno precedente, con flussi in attività finanziarie di circa 53 miliardi, mentre solo 13 miliardi erano stati accantonati nello stesso periodo del 2024.

Il portafoglio delle famiglie ha beneficiato di rendimenti positivi, contribuendo con 215 miliardi di euro in più alla ricchezza, e il valore pro-capite della ricchezza si è incrementato di oltre il 50% rispetto a un decennio fa. La composizione del portafoglio mostra ora un orientamento più maturo e diversificato rispetto al passato:

  • Nel quinquennio, la quota di liquidità detenuta è scesa dal 31% al 26%.
  • Aumentata la presenza di obbligazioni (+83%), azioni (+73%) e fondi comuni (+28%).
  • Polizze assicurative e depositi hanno invece ridotto il proprio peso relativo sul totale della ricchezza.
Si evidenzia così una maggiore consapevolezza e apertura verso strumenti più sofisticati, favorito anche da una richiesta crescente di consulenza professionale e prodotti personalizzati.

Liquidità, investimenti finanziari, polizze e diversificazione

La suddivisione della ricchezza mostra una tendenza marcata alla diversificazione. Al settembre 2025, il 26% del patrimonio è ancora mantenuto in depositi bancari e conti correnti, anche se questa quota è in diminuzione rispetto al 2020, segno di una progressiva riallocazione verso impieghi più redditizi.

Le azioni e partecipazioni non quotate rappresentano ora quasi il 30% del totale, con un valore superiore ai 1.700 miliardi di euro. I fondi comuni sono cresciuti rapidamente, sfiorando i 15 punti percentuali del portafoglio complessivo grazie a nuove sottoscrizioni e rendimento positivo, mentre le polizze assicurative e prodotti previdenziali incidono per il 19%, in calo rispetto a cinque anni fa, pur avendo superato i 1.150 miliardi a settembre 2025.

Ulteriori categorie, come obbligazioni e titoli pubblici, sono tornate rilevanti: la quota dei titoli di Stato nel portafoglio delle famiglie ha superato il 5,5%, avvicinandosi ai livelli antecedenti la crisi dei debiti sovrani grazie sia a rendimenti competitivi sia a nuove formule di investimento rivolte al pubblico retail. Questa articolazione rivela maggiore confidenza e orientamento strategico nella gestione del patrimonio, con minore prevalenza della liquidità a vantaggio di forme di investimento più strutturate e remunerative.

Scelte di investimento tra fondo comuni, azioni, titoli pubblici

L'anno 2025 ha evidenziato importanti mutamenti nelle strategie d'investimento. Nel corso dei primi nove mesi, circa 35 miliardi sono confluiti nei fondi comuni, quasi il doppio rispetto all'intero 2024, determinando una crescita del patrimonio gestito fino a toccare quasi 890 miliardi. Questo risultato va letto in parallelo alla positiva performance dei fondi, che continuano a risultare il principale strumento di riferimento per risparmiatori in cerca di diversificazione e soluzioni guidate da professionisti.

Le azioni quotate hanno conosciuto invece tre anni consecutivi di disinvestimenti netti, riducendo la loro incidenza al solo 1,5% del portafoglio finanziario. Tuttavia, il valore delle partecipazioni e delle azioni non quotate resta elevato, soprattutto nell'investimento verso imprese familiari e piccole-medio dimensioni, a conferma di una fiducia ancora robusta verso l'economia reale nazionale.

Si denota inoltre un ritorno di interesse verso i titoli pubblici: la quota in portafoglio ha quasi raggiunto il 5,5%, grazie a 20 miliardi investiti nei primi mesi dell'anno e a un accumulo progressivo negli ultimi tre anni. Le obbligazioni corporate, al contrario, hanno subito disinvestimenti netti, come risposta a fattori di rischio e minore attrattività di rendimento.

I prodotti assicurativi e previdenziali, dopo anni di fuoriuscite, hanno ricevuto nuovi investimenti per 10 miliardi, con il valore complessivo salito a 1.155 miliardi di euro. La quota percentuale si è però ridotta sotto il 20% perché la crescita del valore degli altri comparti del portafoglio è stata più sostenuta. Questi dati confermano una fase di rinnovata attenzione non solo al rendimento ma anche alla sicurezza e all'allocazione strategica delle risorse.

Distribuzione geografica dei risparmi: divari tra Nord e Sud

Le divergenze territoriali restano ben marcate: la ricchezza finanziaria è distribuita in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Secondo i dati aggiornati a fine 2024, Milano guida la classifica nazionale dei risparmi pro-capite (depositi e investimenti) con oltre 71 mila euro, seguita da Biella e Modena.

Guardando ai depositi bancari pro-capite, le province di Bolzano, Milano e Piacenza risultano più virtuose, rispettivamente con valori medi superiori ai 25 mila euro per residente. Nelle regioni del Sud si rileva invece una marcata minore capacità di accumulo, accentuando il divario storico tra le principali macro-aree. In provincia di Crotone, Siracusa e Trapani i livelli scendono sotto i 13 mila euro per abitante:

Provincia

Risparmio pro-capite (€)

Milano

71.671

Biella

61.711

Modena

57.238

Piacenza

56.362

Crotone

12.964

La crescita degli investimenti accelera anche al Sud, dove si registra un incremento di quasi il 40% rispetto al 2022, ma il punto di partenza resta distante dai livelli delle province settentrionali. Il rapporto tra capacità d'accumulo e impiego sui mercati finanziari mantiene forti differenze, riflettendo uno scenario socio-economico eterogeneo tra Nord e Sud.

Le ragioni della propensione al risparmio: sicurezza e crisi

L'elevata attitudine al risparmio italiana ha radici profonde e si è rafforzata durante periodi di crisi e incertezza. Sebbene la crescita dei consumi sia stata sostenuta dal rialzo del reddito e delle retribuzioni (+3,5% nel 2025), l'accantonamento rimane una priorità per milioni di famiglie. Il continuo timore di shock macroeconomici e la memoria degli anni complessi post-pandemia hanno consolidato questa propensione, così come la ricerca di una via di equilibrio tra sicurezza, liquidità e rendimento.

Il sistema bancario si conferma un perno insostituibile di affidabilità, intermediando vicino al 50% della ricchezza finanziaria. «Il risparmio è un'ancora sociale che richiede tutela e attenzione», sottolinea Sileoni della Fabi, evidenziando come operatori bancari e consulenza svolgano un compito centrale nella valorizzazione e nella protezione del patrimonio nazionale. Gli eventi di questi ultimi anni, come crisi geopolitiche o volatilità dei mercati, hanno rafforzato la tendenza a richiedere supporto professionale e a seguire percorsi di formazione finanziaria diffusa.

Disparità, ricchezza pro-capite e la differenza tra popolazione

Nonostante la crescita complessiva, la concentrazione della ricchezza resta significativa: il 10% più ricco degli italiani possiede il 60% del patrimonio complessivo, mentre il 50% più povero si ferma al 7,4%. Un dato che evidenzia l'ampliamento della disuguaglianza rispetto agli anni precedenti (il differenziale è aumentato di oltre 8 punti percentuali dal 2010). Il valore pro-capite della ricchezza netta, considerando sia beni reali che finanziari al netto dei debiti, si attesta sui 190 mila euro. Tuttavia, analizzando la distribuzione:

  • Nel 10% più ricco, il patrimonio supera il milione di euro per individuo.
  • Nel 50% più povero, il valore pro-capite si assesta attorno ai 30 mila euro, con la maggioranza rappresentata da proprietà immobiliari e una presenza già ridotta di asset finanziari.





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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...