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Quanto potrebbe durare l'emergenza in Puglia, Calabria, Basilicata: supermercati vuoti e carburanti fini

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Pompe senza benzina e gasolio, scaffali dei supermercati che si svuotano e proteste che si allargano: quanto potrebbe durare l’emergenza al Sud, quali date contano e cosa può succedere nei prossimi giorni

L’emergenza carburante nel Mezzogiorno è peggiorata in pochi giorni. Il 13 ottobre Eni parlava di oltre 50 distributori a secco su circa 300 serviti dalla raffineria di Taranto. Due giorni dopo, secondo i dati attribuiti alla stessa Eni, in Puglia erano senza benzina e gasolio oltre 150 stazioni Enilive su circa 300. I sindacati di categoria parlano di sette distributori su dieci vuoti nella regione. Le attese per un pieno arrivano a due ore, anche di notte, e le pompe vuote si trovano a Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e nel Salento, mentre a Taranto quasi nessun impianto ha ancora scorte.

In Calabria la carenza riguarda gran parte del Cosentino, mentre nel Catanzarese un solo impianto risultava aperto in un’ampia zona; code segnalate anche a Reggio Calabria. In Basilicata i problemi interessano soprattutto Matera, dove la polizia ha dovuto regolare il traffico vicino ad alcuni distributori. Gli aeroporti di Bari e Brindisi hanno dichiarato carenza di carburante e, secondo quanto riportato, a Bari i passeggeri partono con meno bagaglio per ridurre il peso. Non risultano, per ora, sospensioni generalizzate dei voli.

Supermercati: che cosa scarseggia

Il problema non si ferma ai distributori. I camion con i serbatoi vuoti faticano a consegnare le merci, e a pagarne il prezzo sono soprattutto i prodotti freschi: nei supermercati scarseggiano frutta e verdura, che non possono restare ferme nei magazzini. A San Severo, nel Foggiano, sono stati segnalati scaffali vuoti, mentre i sindaci del Gargano parlano di una situazione vicina al «collasso». In Basilicata diversi punti vendita hanno scaffali parzialmente vuoti per le merci deperibili.

La logistica regge finché le scorte dei magazzini non si esauriscono. Per questo le associazioni di categoria chiedono di garantire almeno la circolazione dei prodotti freschi e deperibili. Confesercenti Puglia avverte che, senza segnali concreti dal governo nei prossimi giorni, le conseguenze peseranno sulla vita quotidiana dei cittadini, mentre Confcooperative Agroalimentare invita gli autotrasportatori a lasciar passare le merci che non possono aspettare. In Sicilia, dove il fermo dei mezzi pesanti è iniziato il 16 ottobre, il Comitato Trasporto Siciliano avverte che, se le navi di ortofrutta restano senza scarico, gli scaffali potrebbero svuotarsi in circa 48 ore.

Perché è successo: due proteste e un caro gasolio

All’origine ci sono due vertenze che si sommano. La prima è quella degli operai dell’ex Ilva, che dal 12 ottobre presidiano la raffineria Eni di Taranto e le statali 7 e 106 contro la chiusura dell’area a caldo, impedendo alle autocisterne di entrare e uscire. La seconda riguarda autotrasportatori, agricoltori e olivicoltori, che protestano contro il caro carburante con blocchi a Foggia, ai caselli dell’A14, a Brindisi e in altre zone della Puglia.

Sul fronte dei prezzi, secondo gli operatori il gasolio sarebbe aumentato di oltre 50 centesimi al litro. Una ricostruzione parla di un taglio delle accise scaduto il 5 ottobre, con ritorno all’aliquota ordinaria di 672,90 euro ogni mille litri, e di aiuti promessi che non sarebbero ancora arrivati alle imprese. È un dato da verificare, perché proviene da una sola fonte. A questo si aggiunge, per gli olivicoltori pugliesi, il crollo del prezzo dell’olio, sceso a Bari a circa 4,30 euro al chilo contro i 9 del 2025.

Sulla corsa ai distributori ha pesato anche il tetto di prezzo di Eni in vigore dal 28 settembre (1,99 euro la benzina, 2,19 il gasolio sulla rete Enilive), che secondo Automoto ha attirato più automobilisti e accelerato la vendita delle scorte. La psicosi da accaparramento, con file e pieni anticipati, ha fatto il resto.

Le prospettive dei prossimi giorni

Il primo segnale di miglioramento arriva da Taranto. Dopo la convocazione del governo a Palazzo Chigi per martedì 27 ottobre alle 17, i lavoratori dell’ex Ilva hanno annunciato nella sera del 15 ottobre la sospensione dello sciopero e dei blocchi alla raffineria. Va però precisato che la sospensione è stata annunciata, ma il ripristino della circolazione sul campo e la ripresa regolare dei rifornimenti restano da verificare. Se le autocisterne ripartono, il ritorno del carburante sarà graduale: la rete dovrebbe riempirsi a scaglioni, partendo dagli impianti più vicini a Taranto, e recuperare quattro giorni di consegne mancate richiede alcuni giorni. Una data certa per il ritorno alla normalità non c’è.

Più incerta la situazione in Calabria. Il fermo dei camion proclamato dalla sigla Fedralog dura dal 16 al 20 ottobre e può rallentare i rifornimenti, soprattutto nel Cosentino, con presidi a Rende e Montalto Uffugo. In Sicilia il fermo dei mezzi pesanti è previsto fino a mezzanotte del 20 ottobre, senza blocchi stradali ma con i camion fermi nei piazzali. Il 22 ottobre è atteso lo sciopero dei pescatori. Sullo sfondo resta la minaccia di Unatras e Conftrasporto di un fermo nazionale se il governo non risponde, che al momento non è stato proclamato né ha una data. Il Ministero delle Infrastrutture ha convocato un tavolo urgente con i trasportatori per il 27 ottobre alle 16: un appuntamento che, secondo alcuni osservatori, arriva tardi e senza una proposta definita su accise e fondi.

Gli scenari, in sintesi, sono tre. Nel caso migliore i blocchi di Taranto si fermano davvero, le autocisterne riprendono a circolare e la rete pugliese torna a rifornirsi nel giro di qualche giorno, mentre Calabria e Sicilia restano più lente fino al 20 ottobre. In quello intermedio il carburante torna a chiazze, con zone dove si trova e altre dove no, e gli scaffali dei supermercati si riempiono più lentamente. Nel caso peggiore, i blocchi riprendono o il fermo degli autotrasportatori si estende, con il rischio che la raffineria debba fermare alcune unità per la mancanza di gas tecnici. Assopetroli aveva avvertito che i disagi sarebbero diventati seri in circa una settimana. Si tratta di scenari nostri, non di previsioni ufficiali.






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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...