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Stipendi Gennaio 2026: le novità fiscali, detassazione, bonus subito presenti e quelle per cui si deve attendere

di Marianna Quatraro pubblicato il
Stipendi Gennaio 2026 novita

Quali sono le recenti novità approvate che incideranno sul calcolo degli stipendi di gennaio 2026 e di tutto il nuovo anno, già al via o che attendono di entrare in vigore: cosa cambia

Il panorama retributivo in Italia affronta una fase di cambiamento con l’avvio delle nuove norme fiscali e contrattuali introdotte dalla Manovra Finanziaria 2026. Dipendenti di aziende private e pubbliche si trovano davanti a una serie di modifiche che riguardano sia la composizione delle buste paga sia le regole di tassazione. 


Tra i principali punti di attenzione figurano la rimodulazione dell’aliquota Irpef, l’introduzione di tassazioni agevolate sui premi e le nuove regole per straordinari e lavoro notturno. Come evidenziato dalle fonti normative e analisi di settore, queste novità non solo incrementano il netto a disposizione dei lavoratori, ma modificano anche le condizioni di accesso alle agevolazioni e ai bonus.

Quando entrano in vigore le nuove regole: Irpef ridotta al 33% e nuove tassazioni sulle retribuzioni

Le modifiche fiscali e retributive hanno effetto a partire da gennaio 2026, costituendo il punto di partenza per il nuovo assetto degli stipendi. 

La riduzione dell’aliquota Irpef al 33% sullo scaglione di reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro è immediatamente operativa, generando benefici che, secondo le elaborazioni ufficiali, si traducono in un maggiore netto mensile per una vasta platea di lavoratori. Per i redditi molto elevati, oltre i 200.000 euro, è prevista invece una riduzione delle detrazioni spettanti pari a 440 euro, mitigando così l’effetto della decurtazione fiscale.

Premi di produttività, straordinari, notturni e festivi godono di nuove imposte sostitutive dal 1° gennaio 2026. Gli incrementi salariali derivanti da rinnovi contrattuali, i cosiddetti “premi”, sono soggetti a una flat tax del 5% per i lavoratori privati con reddito fino a 33.000 euro, mentre il trattamento agevolato sale all’1% per particolari premi di risultato entro i limiti previsti dalla legge. 

Anche la soglia di esenzione dei buoni pasto aumenta fin da inizio anno, confermando la spinta alla modernizzazione degli strumenti di welfare aziendale. Tutte queste modifiche sono state pensate per rafforzare la competitività e tutelare il potere d’acquisto in una fase di forte pressione sui redditi.

Stipendi dei dipendenti privati: tutti gli aumenti, le aliquote, il trattamento integrativo e le condizioni

Il nuovo sistema di tassazione sul lavoro dipendente privato porta con sé vantaggi tangibili per milioni di lavoratori. Il taglio dell’Irpef favorisce in modo particolare i redditi medio-bassi, determinando aumenti progressivi tra 20 e 140 euro annui, e benefici più accentuati per chi percepisce incrementi derivanti da rinnovi contrattuali.


Per chi ha un reddito fino a 33.000 euro, la tassazione agevolata al 5% su questi aumenti consente di trattenere una quota significativa degli incrementi: su 100 euro lordi di aumento mensile, 95 vengono percepiti netti. Il premio di produttività beneficerà di un’aliquota dell’1%, applicata fino a 5.000 euro (precedentemente 3.000), rivolta a chi nell’anno precedente non ha superato 80.000 euro di reddito.

Sul fronte del trattamento integrativo (bonus Irpef), il panorama 2026 prevede le seguenti fasce di accesso:

  • Redditi inferiori a 15.000 euro: importo pieno dell’integrazione
  • Tra 15.000 e 28.000 euro: trattamento graduale decrescente
  • Sopra 28.000 euro: nessuna integrazione prevista
Il beneficio viene erogato mensilmente in busta paga dal datore di lavoro, salvo richiesta di rinuncia da parte del lavoratore. In fase di conguaglio, il credito fiscale viene confermato o recuperato a seconda della posizione reddituale finale.

Non rientrano nel bonus Irpef lavoratori autonomi, pensionati, incapienti e chi supera il tetto dei 28.000 euro. Da sottolineare che la nuova trasparenza salariale impone alle imprese di comunicare con precisione le regole retributive nei contratti e negli annunci pubblici, contrastando fenomeni di disparità e potenziando la chiarezza nel mercato del lavoro.

Le novità sugli stipendi del pubblico impiego: aumenti e bonus 

La Pubblica Amministrazione vede entrare in vigore aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali riferiti al triennio 2025-2027. L’accordo firmato per le Funzioni centrali individua un incremento lordo medio pari a 158 euro mensili. Nella Scuola, dal nuovo contratto 2022-2024, media degli aumenti mensili di circa 70 euro, tra stipendio tabellare e salario accessorio (60 euro sulla parte fissa, 10 euro sulle voci variabili), più arretrati che possono arrivare a 1.600 euro in base a profilo e anzianità.

I nuovi cedolini saranno più chiari nelle voci, grazie all’assorbimento di indennità (come la vacanza contrattuale) nello stipendio tabellare. Gli importi diventano di più facile lettura ma aumentano la necessità di verifica in caso di incoerenze, dato che alcune voci saranno inglobate.

Sul versante fiscale, il trattamento accessorio (premi, straordinari, altre indennità) viene tassato al 15% per redditi fino a 50.000 euro e su una base di massimo 800 euro. 

Flat tax su straordinari, lavoro notturno, festivo e premi di produttività: chi beneficia e quanto si risparmia

Una delle novità più importanti della Manovra riguarda la flat tax su componenti aggiuntive di reddito per incentivare la disponibilità a turni, straordinari e risultati d’impresa. 


Nelle aziende private, per chi ha un reddito fino a 40.000 euro, straordinari, notturni e festivi sono tassati al 15% fino a 1.500 euro annui; oltre tale soglia si torna alla tassazione ordinaria. Il vantaggio stimato si aggira sui 270 euro netti annui per chi utilizza intensamente queste voci. Nel turismo è previsto un trattamento integrativo ad hoc: 15% sulle maggiorazioni di notturno e festivo fino a settembre, sempre entro un tetto di reddito di 40.000 euro.
Per i premi di produttività (e partecipazione agli utili) l’imposta è dell’1% tra 2026 e 2027, applicata fino a 5.000 euro (con limite di reddito a 80.000 euro). 

Nel pubblico impiego il trattamento accessorio (variabile) gode anch’esso della tassazione al 15% su una soglia di 800 euro. Il meccanismo, pensato per assicurare una proporzionalità tra impegno e trattamento netto, garantisce maggiore liquidità senza penalizzare il calcolo pensionistico, dato che i contributi previdenziali restano invariati.

  • Beneficiari principali: dipendenti del terziario, della sanità, industria, turismo e pubblici impiegati sotto i 50.000 euro di reddito.
  • Risparmio annuo stimato: tra 120 e 270 euro in base a orari e premi percepiti
La misura non interessa lavoratori autonomi o professionisti, riservandosi al solo lavoro subordinato.

Buoni pasto 2026: cosa cambia, nuovi importi e soglie di esenzione

I buoni pasto elettronici subiscono un aggiornamento importante sul fronte delle soglie di esenzione fiscale. Dal 2026, la cifra massima esente da tassazione sale da 8 a 10 euro per ogni giornata lavorativa: questa modifica garantisce maggiore flessibilità, purché lo strumento sia offerto in forma elettronica. Resta invariata la soglia di 4 euro per i titoli cartacei.

L’incremento interesserà soprattutto i dipendenti di aziende medio-grandi, dove il welfare aziendale prevede una distribuzione sistematica dei benefit a sostegno del reddito. Il provvedimento rafforza la convenienza dell’utilizzo del buono elettronico rispetto a quello tradizionale, favorendo tracciabilità e semplificazione nella gestione delle spese a carico dei datori di lavoro.

Bonus e incentivi aggiuntivi: famiglie, welfare aziendale e novità settoriali

La Manovra Finanziaria 2026 accompagna le novità sugli stipendi con una gamma di incentivi mirati a sostegno delle famiglie e delle politiche di conciliazione. Tra le modifiche principali:

  • Bonus mamme: elevato a 60 euro mensili per lavoratrici con almeno due figli, entro redditi di 40.000 euro, fino al decimo anno d’età del secondo figlio.
  • Esonero contributivo totale per datori di lavoro che assumono donne con almeno tre figli minori e senza lavoro negli ultimi sei mesi (fino a 8.000 euro/anno per 12, 18 o 24 mesi in base al tipo di contratto).
  • Congedi parentali: estensione dell’età dei figli da 12 a 14 anni per l’80% della retribuzione (tre mesi), raddoppio dei giorni di malattia dei figli e priorità per la richiesta di part-time alle aziende (con sgravi contributivi per chi la concede).
  • Nuove regole Isee per favorire l’accesso alle agevolazioni e rivalutazione della prima casa (franchigia più elevata per le famiglie numerose).
  • Sostegno al welfare aziendale: aumento della quota non tassata per i fringe benefit, nuovi strumenti digitali di gestione delle buste paga e report retributivi trasparenti in linea con la direttiva UE sulla trasparenza salariale.
  • Per settori come spettacolo e agricoltura: accesso facilitato a indennità di discontinuità e stabilizzazione del lavoro occasionale.