L'estate è stata segnata da un'ondata di richiami alimentari che ha coinvolto carne, pesce e salumi. Le cause più frequenti, dal rischio listeria alla lettura dei lotti, come tutelarsi e restare aggiornati.
Hamburger di bovino per possibile presenza di Escherichia coli STEC, filetti di pesce spada con livelli di mercurio superiori ai limiti di sicurezza, mortadella per Listeria e poi pesto e popcorn interessati da altre segnalazioni. I primi giorni di agosto 2026 hanno portato una successione particolarmente ravvicinata di richiami alimentari pubblicati dal Ministero della Salute, con prodotti molto diversi tra loro e rischi che vanno dalla contaminazione microbiologica a quella chimica.
Per chi ha già fatto la spesa, però, la domanda più utile non è quante allerte siano state pubblicate, ma come capire in pochi secondi se quello che si trova nel frigorifero o nella dispensa sia realmente coinvolto. La risposta passa soprattutto da un dato spesso ignorato: il numero di lotto.
Un richiamo, infatti, raramente significa che tutti gli hamburger di un certo marchio o tutto il pesce spada in vendita siano pericolosi. L'avviso individua normalmente una precisa combinazione di prodotto, marchio, lotto, formato e, quando indicata, data di scadenza o termine minimo di conservazione. È questa sorta di “carta d'identità” dell'alimento che deve essere confrontata con la confezione acquistata.
Il lotto di produzione indica l'insieme di unità di vendita ottenute, fabbricate o confezionate in circostanze sostanzialmente identiche. Dal punto di vista della sicurezza, rappresenta una vera unità di rischio: prodotti dello stesso lotto hanno ricevuto le stesse materie prime, seguito gli stessi processi e condividono identici parametri di controllo.
Il concetto di tracciabilità ruota intorno al lotto: permette di seguire a ritroso il percorso dell'alimento dal punto vendita fino alle materie prime, e viceversa. Queste informazioni facilitano richiami mirati e tempestivi, essenziali in caso di non conformità, e consentono alle autorità di isolare velocemente i prodotti pericolosi, minimizzando sia i rischi per la salute sia gli effetti economici e reputazionali sull'azienda coinvolta.
La codifica del lotto, che può essere alfanumerica o numerica, garantisce unicità e coerenza temporale. La gestione informatizzata e documentata dei lotti, come previsto dai regolamenti europei, assicura la possibilità di fornire prove documentali in caso di controlli ispettivi. In produzione, ogni cambiamento rilevante (come la fine di un turno o la variazione di una materia prima) comporta la generazione di un nuovo lotto, assicurando l'omogeneità e la tracciabilità efficace dell'intera filiera.
Il riferimento normativo principale in materia di tracciabilità alimentare è rappresentato dal Regolamento (CE) n. 178/2002, integrato dalla Direttiva 2011/91/UE e dal Decreto Legislativo 231/2017 sull'obbligo di indicazione del lotto sui prodotti preimballati, salvo specifiche eccezioni. L'identificazione del lotto consente interventi rapidi in caso di emergenze, contaminazioni e frodi, a tutela sia del consumatore sia dell'intero sistema agroalimentare.
Sull'etichetta, il codice lotto è spesso preceduto da sigle come L oppure LOT: la presenza e la leggibilità sono richieste dalla normativa. Le informazioni devono essere facilmente individuabili, possibilmente vicine alla data di scadenza o termine minimo di conservazione.
Tra le deroghe all'obbligo vi sono prodotti sfusi, porzioni individuali per consumo immediato, o confezioni molto piccole; tuttavia, la buona prassi suggerisce di mantenere comunque il riferimento del lotto per garantire la coerenza della tracciabilità interna. Il mancato rispetto degli obblighi può esporre a sanzioni amministrative secondo il D.Lgs. 231/2017, rafforzando l'attenzione alla trasparenza lungo tutta la filiera.
Uno dei richiami che ha attirato maggiormente l'attenzione riguarda due hamburger di bovino adulto razza Marchigiana prodotti nello stesso stabilimento da SOALCA S.r.l. a Pretoro, in provincia di Chieti.
I prodotti sono commercializzati con due marchi differenti ma condividono lo stesso lotto di produzione, 506091. Il primo è l'Hamburger bovino adulto razza Marchigiana Jubatti BBQ, venduto in confezioni da 180 grammi, con date di scadenza comprese tra il 6 e il 9 agosto 2026. Il secondo è l'Hamburger con Marchigiana Terre d'Italia, in confezioni da 200 grammi, con scadenza il 7 e l'8 agosto. Il motivo indicato nel richiamo è la possibile presenza di E. coli STEC.
La circostanza mostra immediatamente perché controllare soltanto il marchio non sia sufficiente. Il richiamo non riguarda genericamente tutti gli hamburger Terre d'Italia o Jubatti BBQ, ma esclusivamente quelli identificati dal lotto 506091 e dalle altre caratteristiche riportate nell'avviso.
Chi abbia ancora in congelatore una confezione acquistata nei giorni precedenti deve prestare particolare attenzione. Anche se la data riportata sulla confezione è ormai passata, il prodotto potrebbe essere stato congelato prima della scadenza ed essere quindi ancora presente in casa. L'indicazione collegata al richiamo resta quella di non consumarlo e restituirlo al punto vendita.
STEC indica ceppi di Escherichia coli capaci di produrre tossine Shiga. La contaminazione degli alimenti può provocare disturbi gastrointestinali e, in alcuni casi, complicazioni più serie.
Gli hamburger meritano particolare attenzione perché la carne è macinata. In una bistecca intera una contaminazione superficiale rimane prevalentemente sulla parte esterna, direttamente esposta alle alte temperature durante la cottura. Quando la carne viene macinata, invece, ciò che si trovava in superficie può essere distribuito all'interno dell'impasto.
Per questo una cottura insufficiente della carne macinata presenta caratteristiche differenti rispetto alla cottura al sangue di un taglio intero. Nel caso di un prodotto formalmente richiamato, però, il consumatore non dovrebbe cercare di stabilire autonomamente se una cottura molto prolungata possa renderlo utilizzabile. La raccomandazione collegata al richiamo è di non consumare il lotto interessato e riportarlo al punto vendita.
Il secondo caso di agosto riguarda un rischio completamente diverso.
Il Ministero della Salute ha pubblicato il richiamo dei filetti di pesce spada all'olio d'oliva Tosi&Raggini SAS, venduti in vasetti di vetro da 200 grammi. Il richiamo è datato 5 agosto 2026 ed è stato pubblicato il giorno successivo. Il motivo indicato è un rischio chimico dovuto al superamento dei limiti massimi di sicurezza per il mercurio nei prodotti ittici.
Il codice decisivo è lotto L 180-334/024 con termine minimo di conservazione 30 novembre 2027. Il prodotto è stato realizzato da Drago Sebastiano di Giuseppe Drago nello stabilimento di Siracusa identificato dal marchio IT 997 CE. Anche in questo caso il richiamo non riguarda tutto il pesce spada, tutti i prodotti Tosi&Raggini e nemmeno tutti i vasetti di filetti di pesce spada della stessa linea. Riguarda quella specifica produzione.
Chi trova in casa un vasetto con lotto L 180-334/024 e TMC 30 novembre 2027 non deve consumarlo e deve riportarlo al punto vendita per il rimborso o la sostituzione secondo le indicazioni diffuse con il richiamo.
Il caso non significa che il pesce spada sia in generale un alimento da evitare, ma richiama un problema ben conosciuto nella sicurezza alimentare. Il mercurio presente nell'ambiente può trasformarsi in metilmercurio ed entrare nella catena alimentare acquatica. Le concentrazioni tendono ad aumentare nei grandi pesci predatori che vivono più a lungo e si alimentano di numerose prede.
EFSA indica proprio pesce spada e tonno tra le principali fonti alimentari di esposizione al metilmercurio. L'Autorità europea ha aggiornato nel febbraio 2026 i dati sui consumi di pesce nell'UE e ricorda che molti Paesi forniscono raccomandazioni specifiche soprattutto alle persone più vulnerabili, comprese donne in gravidanza e bambini. La differenza rispetto alla contaminazione batterica degli hamburger è sostanziale. Nel richiamo del pesce spada si parla di rischio chimico, non microbiologico. La cottura domestica non costituisce quindi una soluzione al superamento del limite di mercurio. Il metallo non viene eliminato semplicemente scaldando il prodotto.
Per capire subito se un lotto acquistato rientra tra quelli oggetto di richiamo, occorre prestare attenzione ai seguenti passaggi:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...