Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Rider food delivery: le reali condizioni, orari di lavoro e retribuzioni emerse da inchiesta Nidil Cgil 2026

WhatsApp X Telegram
di Marcello Tansini pubblicato il

Dietro le consegne del food delivery, l'inchiesta Nidil Cgil 2026 svela chi sono i rider: orari massacranti, retribuzioni incerte e rischi quotidiani tra mancanza di tutele e caporalato digitale.

La diffusione capillare della consegna di cibo a domicilio ha acceso i riflettori sulle condizioni di lavoro delle persone impiegate nel settore. L'inchiesta realizzata da Nidil Cgil nazionale offre un quadro dettagliato e preoccupante, di un lavoro spesso considerato un'attività temporanea. Attraverso 500 questionari raccolti in tutta Italia in più lingue, emerge un sistema caratterizzato da orari estenuanti, pagamenti a cottimo e assenza di tutele materiali e previdenziali. I dati raccolti tracciano una fotografia severa: turni di 8-10 ore al giorno, sei-sette giorni su sette, compensi bassi che includono tutti i costi e rischi a carico degli stessi lavoratori.

Chi sono i rider del food delivery: età, genere, provenienza

I protagonisti del food delivery italiano sono prevalentemente giovani uomini: il 91,7% degli intervistati nell'indagine Nidil Cgil è di genere maschile, appartenente nella maggioranza dei casi (63,4%) alla fascia di età 21-39 anni. Solo una minoranza è rappresentata da donne e lavoratori di età superiore.

Il fattore distintivo della categoria è una spiccata componente migratoria: più della metà sono italiani ma quasi un terzo proviene da Paesi extra-UE, segno di una forte attrazione del settore per chi si trova in condizioni di fragilità sociale o con minori opportunità lavorative_

  • Il 25,1% dei rider intervistati è di origine pakistana
  • Quote significative da Afghanistan, Bangladesh, India e Iran
  • Una presenza africana pari a circa il 5% (Marocco, Nigeria, Somalia, Tunisia, Senegal, Gambia, Mali, Camerun e Burundi)
  • Presenze residue da Europa orientale e Mediterraneo (Romania, Georgia, Albania, Grecia, Cipro)
Le motivazioni principali per intraprendere questo lavoro sono la mancanza di alternative occupazionali stabili e la necessità di un reddito immediato. L'assenza di requisiti particolari per accedere alla professione rende il food delivery una scelta quasi obbligata in contesti di precarietà. Inoltre, il lavoro su piattaforma attrae per la sua apparente flessibilità, anche se si rivela nei fatti una forma di impiego a tempo pieno piuttosto che un lavoretto.

Orari e ritmi di lavoro: una giornata tipo su strada

L'attività di chi consegna cibo non si esaurisce in poche ore: le informazioni raccolte da Nidil Cgil ribaltano la percezione comune, mostrando come per la maggior parte si tratti di un lavoro strutturato su ritmi intensi. Secondo l'indagine:

  • Il 72,9% lavora 6-7 giorni a settimana
  • Quasi la metà (49,3%) copre turni di 7-10 ore ogni giorno
  • Il 61,7% effettua più di 8 consegne quotidianamente
La giornata tipo prevede una lunga permanenza su strada: lunghi tempi di attesa nei ristoranti (oltre 10-20 minuti per la metà degli intervistati), corse tra vari quartieri e continue sollecitazioni da parte dell'algoritmo che regola la distribuzione degli ordini. Le pause sono poche e spesso non retribuite, i ritmi serrati incidono sulla qualità della vita e sulla percezione di sicurezza personale, tanto che il termine corssa più che descrivere un ritmo, indica una condizione esistenziale di perenne urgenza.

Compensi e retribuzioni: il reale guadagno tra cottimo e costi

Il nodo centrale dell'attività di chi consegna cibo è il meccanismo retributivo: la paga per ogni consegna si attesta mediamente tra i 2 e i 4 euro lordi, secondo oltre la metà degli intervistati (56,3%). Tuttavia, questa cifra racchiude non solo il compenso per il servizio, ma anche tutte le spese e i rischi:

  • Tempi di attesa tra un ordine e l'altro
  • Carburante (per chi opera su mezzi a motore o auto)
  • Usura e manutenzione del mezzo
  • Copertura dei costi telefonici e di connessione dati
  • Rischi legati al traffico, alle intemperie e alla sicurezza personale
Il valore della retribuzione, privo di indennità aggiuntive per tempi morti o spese sostenute, determina una realtà economica instabile. Per molti lavoratori, il complesso dei costi affrontati mensilmente - tra carburante, riparazioni e attrezzatura - supera spesso i 200 euro (31% dei casi), intaccando il già ridotto raccolto mensile. L'opacità della composizione del prezzo, gestita da algoritmi che non spiegano i parametri di calcolo, lascia la gran parte dei rider all'oscuro dei criteri che determinano i loro stessi guadagni (solo il 12,9% dichiara di comprenderli realmente).

Compenso medio/consegna

2-4 euro lordi

Presenza di indennità viaggio/attesa

Assente

Costi vivi medi mensili

Oltre 200€ per il 31%

Conoscenza criteri calcolo compenso

Solo 12,9%

Molti dichiarano di rifiutare incarichi se la paga è troppo bassa (55,4%), un dato che mostra la mancanza di un reale potere contrattuale individuale e i limiti di un sistema fondato quasi esclusivamente sul cottimo.

Multilavoro e lavoro su più piattaforme

Un ulteriore aspetto che emerge dalla ricerca riguarda la necessità di lavorare contemporaneamente su più app: il 55% dei rider si distribuisce tra differenti piattaforme per garantirsi una minima continuità di reddito. Nel panorama italiano due nomi spiccano su tutti Glovo e Deliveroo; Just Eat si distingue per la quota di lavoratori assunti con contratto subordinato ma resta minoritaria. Glovo è tra l'altro adesso finita al centro delle polemiche per via dell'accusa di caporalato.

Questa forma di multilavoro non è dettata da flessibilità, ma da una strategia di sopravvivenza: la segmentazione del lavoro su più piattaforme permette di ottimizzare le pause imposte dagli algoritmi, aumentare il numero totale di consegne e limitare l'impatto delle giornate in cui una sola app offre meno opportunità.

  • Glovo - usata dal 67,4% degli autonomi
  • Deliveroo - scelta dal 70,7%
  • Just Eat - solo il 13,9%, principalmente con contratto dipendente
Frequenti sono i casi in cui il food delivery diventa l'unica fonte di reddito (76,4% del campione), costringendo ad orari prolungati e ad uno stato di reperibilità quasi permanente.

Costi vivi e rischi: mezzi propri, manutenzione, furti

La quasi totalità dei rider utilizza mezzi propri per effettuare le consegne: biciclette tradizionali, e-bike, scooter e, in misura meno rilevante ma presente anche nelle città di medie dimensioni, automobili. La scelta del veicolo viene spesso dettata dalle distanze da coprire e dai costi di gestione, ma in tutte le soluzioni il carico economico ricade sul lavoratore:

  • Il 92,5% usa un mezzo personale
  • Il 40,6% gira in bicicletta o scooter elettrico
  • Il 23,4% utilizza la propria automobile
I chilometri percorsi quotidianamente sono ampi (oltre 40 km al giorno per il 66%), aumentando la frequenza della manutenzione e degli interventi tecnici. I costi mensili, solo per mantenimento e utilizzo del veicolo, il carburante e il telefono, superano spesso i 200 euro.

Sul fronte dei rischi:

  • Il 35,5% ha subito il furto del mezzo
  • Il 12,3% un tentato furto
  • Spesso i percorsi suggeriti dalle app risultano incoerenti, mettendo a repentaglio sicurezza e percorribilità
A ciò si aggiungono i problemi di sicurezza stradale: la pressione a effettuare molte consegne e la necessità di spostarsi rapidamente espongono a incidenti, cadute, e malori legati a condizioni climatiche estreme. La copertura assicurativa rimane parziale, poiché il rapporto di lavoro autonomo spesso esclude una tutela piena, lasciando scoperti molti casi di infortunio.

Salute e sicurezza: DPI insufficienti e formazione inadeguata

La tutela della salute e sicurezza di chi consegna cibo mostra diverse falle, come documentato dall'indagine Nidil Cgil. Gran parte della formazione obbligatoria viene fornita online (71,3%), prevalentemente in italiano, anche in platee molto eterogenee per lingua e livello di istruzione, con moduli standardizzati e lezioni spesso inferiori alle due ore. Solo una minoranza (16,6%) partecipa a sessioni in presenza, peraltro generalmente di breve durata.

La qualità di tale formazione raramente consente un reale apprendimento dei rischi a cui si va incontro su strada. Ciò significa che la consapevolezza sui rischi specifici del lavoro su piattaforma rimane limitata, specie tra i rider stranieri. La carenza linguistica accentua questa difficoltà: l'81,9% riceve formazione esclusivamente in lingua italiana.

I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono assenti per un rider su quattro (28,2%); quando forniti, risultano spesso non adeguati al profilo di rischio reale. Oltre ai caschi (43,7%) e ai giubbotti riflettenti (57,4%), le dotazioni sono quasi inesistenti su alcuni presidi fondamentali come acqua, crema solare, luci notturne, cappelli o indumenti adeguati per condizioni meteorologiche avverse. I costi dei DPI, quando necessari, vengono spesso scaricati direttamente sui lavoratori senza rimborsi o sostegni.

Tutele mancanti, caporalato digitale e richieste

Nelle testimonianze raccolte, emerge con forza la sproporzione tra rischi, aspettative e protezione effettiva. L'assenza di tutele contrattuali espone a situazioni di vera e propria sfruttamento organizzato, spesso definito caporalato digitale: il controllo sul lavoro viene esercitato tramite gli algoritmi delle piattaforme, che regolano assegnazioni, bonus e penalizzazioni.

Casi giudiziari come quello di Foodinho-Glovo attestano, anche dal punto di vista legale, che le soglie di pagamento offerte sono sottoposte a soglie di povertà per la maggioranza dei rider: il 75% risulta retribuito sotto tale soglia, e quasi il 90% lavora a condizioni peggiorative rispetto ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali. Le richieste più sentite dai lavoratori riguardano:

  • Compensi minimi garantiti e più trasparenti
  • Introduzione di rimborsi per carburante, manutenzione e spese vive
  • Miglioramenti sulle tutele in caso di malattia, maternità/paternità, ferie e TFR
  • Sviluppo di modelli contrattuali in linea con la direttiva europea 2024/2831
L'attenzione giudiziaria e il rilievo dato alle denunce sindacali mettono pressione sul legislatore e sulle stesse piattaforme affinché si superi il modello di cottimo e si rafforzino le condizioni di lavoro nel settore, garantendo equità, sicurezza e dignità.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

Puoi Approfondire