Il mercato delle obbligazioni africane in valuta estera sta vivendo una fase di ripresa, attirando l'attenzione per i rendimenti previsti al 2026. Numeri, rischi, prospettive e convenienza.
Dopo un periodo di incertezza durato quasi due anni, segnato da mercati chiusi e riflessi cauti tra investitori internazionali, il segmento degli eurobond africani ha visto una rinnovata dinamicità a partire dal 2024. Le emissioni di obbligazioni in valuta forte, siano esse in dollari o euro, hanno nuovamente attratto l'attenzione dei governi africani, desiderosi di finanziare sviluppo, infrastrutture e ristrutturazione del debito.
Questa ripresa si distingue per l'accelerazione delle operazioni e per l'appetito crescente verso titoli ad alto rendimento, spinti da condizioni macroeconomiche globali più favorevoli. L'inizio del 2026 conferma questa tendenza: ampie emissioni, domanda elevata e investitori pronti a cogliere l'opportunità di remunerazioni importanti su mercati finora rimasti ai margini rispetto ai grandi attori emergenti.
L'arena africana degli eurobond è tornata protagonista tra il 2024 e il 2025, con un'espansione che prosegue ora senza rallentamenti. Governi e istituzioni di numerosi Paesi hanno riaperto il canale delle emissioni su scala regionale e internazionale. Gli ultimi dodici mesi sono stati significativi: si è assistito a un incremento dei volumi di raccolta, alimentato sia da nuove esigenze di finanziamento, sia da una congiuntura favorevole per rifinanziare debiti esistenti. Benin ha fatto da apripista con una raccolta di 850 milioni di dollari, combinata tra un sukuk da 500 milioni e la riapertura di un bond 2038 da 350 milioni. Il successo dell'operazione è stato confermato dalla domanda superiore a 7 miliardi. Camerun ha segnato il ritorno ufficiale sul mercato dal 2024, collocando un quinquennale da 750 milioni di dollari. Angola, Kenya e Repubblica Democratica del Congo sono pronti a seguire: la sola Angola sta valutando il lancio di titoli per circa 1,7 miliardi entro l'anno, mentre Kenya potrebbe debuttare con una tranche da 2 miliardi.
Nel blocco UEMOA (Unione economica e monetaria ovest-africana), la raccolta prevista supera i 27 miliardi di dollari, sostenuta da Senegal e Costa d'Avorio. Tutto il Continente si muove in questa direzione, compresi big come Egitto e Nigeria, intenzionati a testare nuovamente il mercato in valuta forte. Non si tratta più di episodi isolati: la ripresa porta a una vera e propria ondata di emissioni che interessa oltre venti economie su cinquantacinque. La novità del 2026 è il ritmo serrato dei collocamenti e la presenza di Paesi all'esordio, come la Repubblica Democratica del Congo, che punta a raccogliere circa 750 milioni in primavera. Il rinnovato interesse del mercato si accompagna a condizioni favorevoli sia per gli emittenti - costi di raccolta più accessibili - sia per gli investitori, attratti da remunerazioni significative e dalla diversificazione geografica del portafoglio.
Le emissioni africane si distinguono per yield spesso a due cifre - un elemento chiave per attrarre capitali in una fase di normalizzazione dei tassi a livello globale. Il quinquennale del Camerun è stato prezzato oltre il 10%, l'ultimo bond dell'Angola in area 9,8% e il decennale del Kenya ha visto rendimenti sopra il 10,5%, mentre Benin si è fermata al 6,2%. Come si collocano questi valori rispetto al contesto internazionale? Nel panorama dei mercati emergenti, solo alcune regioni - in particolare alcune economie del Sud America e dell'Asia Centrale - propongono cedole similmente elevate, ma spesso con livelli di rischio percepito ancora superiori.
Le obbligazioni di Paesi Latinomericani come il Venezuela offrono talvolta rendimento superiore, ma la probabilità di default resta più elevata e la volatilità più marcata. Nazioni asiatiche come il Pakistan propongono premi paragonabili, pur registrando rischi politici accentuati. L'Africa fornisce quindi uno yield premium interessante, soprattutto su scadenze medio-lunghe, unito a una volatilità accettabile per chi può gestire l'esposizione nei periodi di turbolenza. In tabella:
|
Paese/Emissione (2025-26) |
Durata |
Rendimento |
|
Camerun |
5 anni |
10,0%+ |
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Angola |
7 anni |
9,8% |
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Kenya |
10 anni |
10,5% |
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Benin |
12 anni |
6,2% |
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Brasile (per confronto) |
10 anni |
9,5% |
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Sudafrica |
10 anni |
8,5% circa |
Rispetto ai classici high yield occidentali o ai corporate bond emergenti, le emissioni africane restano competitive sia in termini assoluti che corretti per il rischio - soprattutto per chi adotta strategie a medio termine e può valutare singoli emittenti anziché l'intera regione come un blocco omogeneo.
Il successo delle nuove emissioni africane si fonda su una combinazione di fattori:
Sebbene le emissioni offrano premi interessanti, aumenta la vulnerabilità dei Paesi africani agli shock esterni. I rischi collegati al crescente ricorso al debito in valuta estera possono essere così sintetizzati:
Valutare l'attrattività delle nuove emissioni africane comporta un'attenta analisi dei vantaggi ma anche delle insidie. Di seguito vengono elencati i principali elementi da considerare:
I pro sono: