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Rischio scarsità farmaci e aumento prezzi se crisi in Iran continua con conseguenze per pazienti e aziende farmaceutiche

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

La crisi in Iran minaccia la disponibilità globale di farmaci e l'aumento dei costi coinvolge aziende e pazienti. L'impatto sulla filiera, le ripercussioni sanitarie e le strategie per un settore più resiliente.

L'escalation del conflitto in Iran sta sollevando preoccupazioni crescenti tra analisti, operatori e aziende della filiera farmaceutica internazionale. Il blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz, avvenuto nelle ultime settimane, ha reso sempre più evidente la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento di numerosi settori economici, tra cui quello farmaceutico. La disponibilità dei medicinali rischia ora di essere seriamente compromessa a livello globale, con prospettive inedite per la salute pubblica e per la sostenibilità industriale.

L'industria dei farmaci in Italia e in Europa si trova davanti al terzo shock in quattro anni, dopo la pandemia e le tensioni sul Mar Rosso: la sospensione delle rotte attraverso uno dei più importanti corridoi commerciali mondiali espone tutta la filiera a rischi di carenze senza precedenti. In particolare, si teme per la fornitura di paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e farmaci oncologici, la cui produzione dipende da derivati petrolchimici e materie prime strategiche provenienti dal Golfo Persico.

Lo Stretto di Hormuz: nodo per la filiera farmaceutica globale

Il transito marittimo attraverso lo stretto di Hormuz è divenuto un vero snodo della logistica globale: circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto transitano per queste acque, ma non solo. La produzione di molti principi attivi e materiali chiave della moderna industria farmaceutica si fonda su processi che iniziano proprio nelle regioni a ridosso di questo fragile passaggio. Prima che un comune blister di compresse raggiunga una farmacia europea, la materia prima percorre migliaia di chilometri e attraversa molteplici passaggi industriali.

Il fenolo, essenziale nel paracetamolo, nasce da processi petrolchimici che dipendono dalle esportazioni del Golfo; la metformina, nota terapia per il diabete, discende dal gas naturale della regione; numerosi antibiotici richiedono solventi come il metanolo, anch'essi collegati a quella filiera. Inoltre, materiali come l'alluminio per i blister, la plastica per i flaconi e il polietilene usato negli imballaggi dipendono da forniture asiatiche e transiti dallo Stretto, mentre l'energia per conservare i farmaci biologici e le catene del freddo risente delle tensioni sui mercati degli idrocarburi:

  • I laboratori farmaceutici indiani, responsabili di circa il 20% delle produzioni mondiali di generici, devono garantire approvvigionamenti costanti di metanolo e glicole etilenico.
  • Gran parte di queste materie prime viene importata dalla Cina, che a sua volta dipende dalla regione del Golfo per i precursori.
  • Le rotte marittime e aeree, oggi sotto stress, provocano .
Con il conflitto in corso, le aziende segnalano deviazioni obbligate dei carichi, velocità di consegna dimezzate ed esplosione dei costi assicurativi e logistici. Una catena così interconnessa rende l'intero settore più esposto a interruzioni improvvise, dimostrando quanto sia fragile la sicurezza farmacologica europea di fronte agli eventi geopolitici esterni.

Impatto della crisi sull'approvvigionamento di materie prime

La capacità produttiva dei farmaci oggi dipende largamente da ingredienti e intermedi di origine asiatica. Secondo i dati di settore, il 74% dei principi attivi importati dalle aziende farmaceutiche europee arriva da Cina e India. Tuttavia, come sottolineato anche dal presidente di Farmindustria, la catena di approvvigionamento mostra segnali di forte stress: l'aumento dei prezzi di metanolo, alluminio, vetro e altri materiali ha raggiunto, in alcuni casi, incrementi tra il 20% e il 60% rispetto ai livelli pre-crisi. Le aziende hanno tipicamente scorte di sicurezza sufficienti per due o tre mesi, ma la durata dell'attuale conflitto introduce variabili aggiuntive e imprevedibili:

  • Deviazioni delle rotte comportano ritardi nei controlli qualità e nella produzione.
  • Alcuni impianti farmaceutici indiani, prioritizzando il GPL per uso domestico, hanno già ridotto le forniture industriali.
  • I costi logistici sono aumentati del 72%, mentre i premi assicurativi hanno visto un incremento fino al 300%.
Senza una rapida soluzione diplomatica o alternative strutturali di approvvigionamento, i rischi di carenza di medicinali e interruzioni nell'accesso alle terapie aumentano con il passare delle settimane. Il settore monitorizza l'andamento delle scorte, ma lo spazio per manovre correttive si riduce.

Aumento dei costi e rischio di insostenibilità industriale

I rincari a cascata sulle materie prime e sull'energia stanno rapidamente mettendo in discussione la sostenibilità di molte imprese farmaceutiche europee. Nel dettaglio, il costo dell'alluminio è aumentato del 25%, quello del vetro e di altri materiali per il confezionamento è cresciuto tra il 20% e il 35%, mentre i prezzi dei principi attivi hanno subito incrementi intorno al 15-20% nelle ultime settimane. Tali rialzi, in presenza di sistemi di prezzi amministrati e di contratti a tariffa fissa, gravano integralmente sugli equilibri finanziari delle imprese.

L'impatto diretto di queste dinamiche riguarda sia la competitività dell'industria sia la stabilità dei posti di lavoro. Si aggiungono poi i problemi strutturali di dipendenza da attori extraeuropei e la concorrenza di strategie aggressive statunitensi, basate su regole come la Most Favored Nation che attraggono investimenti e produzione lontano dall'Unione Europea. La prospettiva, secondo Farmindustria, rischia di portare a una perdita di 100 miliardi di euro di investimenti nella ricerca e sviluppo nei prossimi cinque anni.

Le conseguenze dirette sulla salute dei pazienti

Le carenze di farmaci provocate dalle tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero avere effetti immediati e gravi sulla salute pubblica. In particolare, i pazienti affetti da patologie croniche, ad esempio asma, BPCO, diabete, condizioni oncologiche e fibrosi, sono più esposti a interruzioni delle terapie:

  • La mancata disponibilità di medicinali essenziali può costringere a modifiche terapeutiche, con efficacia potenzialmente ridotta e rischio di peggioramento della malattia.
  • Le interruzioni possono tradursi in aumento dei ricoveri ospedalieri e riduzione complessiva della qualità della vita per i malati.
  • I farmaci equivalenti, spesso ad alto volume e basso costo, risultano in prima linea tra i prodotti che rischiano la carenza.
Pazienti fragili, anziani e chi dipende dalla continuità terapeutica risultano particolarmente vulnerabili in questa situazione. Già la pandemia aveva evidenziato le criticità della supply chain farmaceutica, ma l'attuale fase acutizza le disuguaglianze e mette sotto pressione i sistemi sanitari nazionali meno dotati di riserve o capacità di contrattazione internazionale. L'esperienza maturata negli ultimi anni sottolinea l'importanza strategica di garantire una filiera del farmaco solida e resiliente.

Gestione dell'emergenza: scorte, diversificazione e azioni

Le aziende farmaceutiche e le istituzioni stanno adottando diverse misure per far fronte alla crisi di approvvigionamento. In prima battuta, il settore si affida allo stock di sicurezza, solitamente sufficiente per assicurare copertura di alcune settimane o mesi. Tuttavia, come riconosciuto dagli stessi operatori, questa soluzione risponde soltanto a scenari di durata limitata dell'emergenza. Le principali misure adottate comprendono:

  • Deviazione delle rotte commerciali verso itinerari alternativi, spesso più costosi e lenti;
  • Diversificazione degli approvvigionamenti, dove possibile, tramite accordi con fornitori non coinvolti direttamente nelle aree di crisi;
  • Rafforzamento delle scorte a livello nazionale e ospedaliero, con controlli rafforzati sulle priorità distributive;
  • Confronto costante con le autorità regolatorie e piani di emergenza condivisi con l'intera filiera.
Nonostante l'impegno del settore, restano vincoli oggettivi dovuti all'altissimo grado di specializzazione e alla dipendenza da materie prime specifiche. Le strategie di stockpiling richiedono sempre una valutazione attenta tra rischi di obsolescenza, costi e disponibilità effettiva di spazi e infrastrutture logistiche.

Europa tra dipendenza asiatica e concorrenza globale

La crisi attuale pone l'Europa davanti alle proprie fragilità. La dipendenza da paesi asiatici per componenti essenziali si somma alla pressione esercitata dalla concorrenza di Stati Uniti e Cina, che sviluppano strategie industriali protettive e proattive. L'UE, invece, resta schiacciata in quella che gli addetti ai lavori definiscono sandwich negativo, tra innovazione importata e risorse produttive che rischiano di migrare altrove. La Commissione europea è chiamata a rispondere con maggiore determinazione:

  • promuovendo politiche di re-shoring per la produzione di principi attivi e ingredienti strategici;
  • semplificando l'accesso ai mercati interni per nuovi farmaci e vaccini, riducendo i tempi amministrativi (es. dopo l'approvazione EMA);
  • rafforzando la cooperazione tra paesi membri in tema di approvvigionamento e logistica;
  • incentivando investimenti in ricerca, sviluppo e formazione per mantenere la competitività industriale.





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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...