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Ryanair, 2 milioni di di posti in meno sui voli Europa. E in Italia? Gli impatti del taglio su passeggeri, prezzi e mercato

di Marcello Tansini pubblicato il
Ryanair 2 milioni di posti in meno sugli

I tagli ai voli Ryanair riducono di 2 milioni i posti disponibili in Europa, con significative ripercussioni anche sul mercato italiano. I motivi, le conseguenze per i passeggeri e l’impatto sul settore.

Il settore del trasporto aereo europeo è attraversato da segnali di forte cambiamento che si riflettono su viaggiatori, scali e operatori turistici. Negli ultimi mesi, la compagnia irlandese che si è distinta per le tariffe competitive sui voli continentali ha annunciato una sensibile diminuzione dell’offerta di posti a bordo dei propri aeromobili, con effetti visibili sia nelle grandi metropoli europee sia negli aeroporti regionali. I tagli annunciati riguardano oltre due milioni di posti nel network continentale, una scelta che si inserisce in un contesto caratterizzato dall’aumento generalizzato dei costi operativi e da mutamenti normativi nei principali mercati.

Nel quadro dell’aviazione civile, la decisione di diminuire la capacità mette in discussione la sostenibilità delle strategie di crescita adottate negli anni dalle compagnie low cost. Molti osservatori sottolineano come, a fronte di tasse aeroportuali in crescita e pressioni dovute al costo del carburante, anche i vettori che hanno rivoluzionato il concetto di mobilità accessibile siano costretti a rivalutare le proprie scelte strategiche. 

L’Italia rappresenta uno dei mercati più rilevanti del Vecchio Continente per quanto riguarda il traffico passeggeri della compagnia irlandese. Di conseguenza, la riduzione della capacità non può che sollevare interrogativi specifici anche sulle ripercussioni per le rotte nazionali e gli aeroporti minori. Prima di entrare nel merito delle conseguenze per i viaggiatori italiani, è importante ricostruire le ragioni che hanno portato alla revisione dell’offerta e l’estensione geografica dei tagli all’interno dell’Unione Europea.

Ryanair: i tagli ai voli e le cause della riduzione dei posti in Europa

La compagnia aerea irlandese ha comunicato una riduzione di circa 2 milioni di posti nella sua programmazione europea per il 2026. Solo nello scalo di Charleroi, da anni hub principale per il Belgio, il taglio ammonterà a oltre 1,1 milioni di posti in meno, effetto diretto – secondo quanto dichiarato dai vertici aziendali – di un sensibile incremento sia delle tassazioni locali che delle spese operative. Simili misure riguarderanno diversi altri Stati membri, tra cui Francia, Spagna e Germania, paesi chiave nel network continentale.

Secondo fonti interne all’azienda e analisti dell’aviazione, la combinazione di tassazione aeroportuale crescente, rincari energetici e nuove regolamentazioni ambientali (in particolare quelle volte a limitare le emissioni nocive) avrebbe minato una parte della redditività tradizionalmente garantita dai voli low cost, specie su tratte brevi. Gli aumenti delle imposte aeroportuali, confermati dai comunicati di diversi enti europei, sembrano aver colpito in misura maggiore gli scali secondari: questi ultimi, nodali per la strategia di connettività delle compagnie a basso costo, soffrono ora più che mai il rischio di una perdita di attrattività rispetto agli hub maggiori.

La situazione è stata ulteriormente aggravata da mutamenti nella domanda di viaggio: la ripresa post-pandemica non si è tradotta in un ritorno automatico ai livelli di traffico del passato, con nuovi trend di prenotazione e una maggiore sensibilità dei consumatori ai prezzi. La necessità di recuperare efficienza ha portato il vettore a concentrare la propria attenzione sulle rotte a maggiore redditività e sui segmenti di mercato meno esposti alle variabili fiscali.

Un ulteriore elemento di complessità deriva dalle azioni legali e regolamentari: di recente, l’Autorità garante della concorrenza ha emesso una maxi-multa nei confronti dell’operatore irlandese (più di 250 milioni di euro) per presunti comportamenti anticoncorrenziali nella vendita dei biglietti. Pur trattandosi di una vicenda specifica, quest’episodio sottolinea la crescente attenzione delle autorità nazionali e comunitarie nei confronti delle pratiche commerciali dei grandi operatori low cost. Insieme agli altri fattori precedentemente elencati, costituisce un quadro di forte instabilità e pressione sulle strategie future della compagnia.

Infine, va sottolineato che le riduzioni di capacità non sono di natura omogenea, ma calibrate in funzione delle specificità dei vari mercati. Da ciò si intuisce che la quota percentuale di posti cancellati varierà sensibilmente da paese a paese, e che i tagli potrebbero essere più marcati laddove le condizioni di mercato risultino meno favorevoli o le trattative con le autorità locali non abbiano prodotto esiti positivi rispetto alla gestione dei costi operativi.

Le conseguenze per l’Italia: cosa cambierà per i passeggeri e il mercato?

Il ridimensionamento dell’offerta da parte del principale operatore low cost ha inevitabili ricadute sul traffico nazionale e internazionale in partenza dagli aeroporti italiani. Se da un lato non è stato ancora dettagliato il numero esatto di posti o collegamenti che verranno eliminati sulla penisola, gli esperti concordano nell’individuare impatti potenziali su più fronti:

  • Rialzo dei prezzi medi sui collegamenti soggetti a taglio, in particolare dove la presenza di vettori concorrenti risulta poco significativa;
  • Riduzione della frequenza dei voli, specie sulle rotte minori, con effetti su area vasta e territori periferici dove il servizio di continuità territoriale rischia di essere compromesso;
  • Aumentata pressione sugli aeroporti regionali, spesso dipendenti in misura sostanziale dalla presenza del vettore irlandese;
  • Potenziale riorganizzazione delle politiche tariffarie anche a seguito delle sanzioni comminate dall’Autorità garante (AGCM) e delle direttive comunitarie in materia di concorrenza e trasparenza;
  • Maggior difficoltà per alcune categorie di viaggiatori – come lavoratori pendolari o residenti sulle isole – a trovare alternative accessibili, immediate e vantaggiose in termini di prezzo e orario.
L’interazione tra offerta ridotta e domanda invariata o crescente potrebbe tradursi in una temporanea perdita di attrattività dei collegamenti a basso costo rispetto ad altri mezzi di trasporto. Nel medio periodo saranno soprattutto le realtà aeroportuali di secondo livello ad avvertire più intensamente la nuova fase: dati recenti evidenziano che in alcune regioni italiane la quota di traffico servita dai vettori low cost supera il 70% del totale, sottolineando il rischio che la diminuzione dei voli si ripercuota non solo sull’industria turistica ma anche sulle relazioni economiche interregionali.

Le associazioni di categoria hanno già richiesto un coinvolgimento più attivo delle autorità di regolazione e del Governo italiano, con l’obiettivo di garantire il rispetto delle normative sulla concorrenza ed evitare situazioni di dominio assoluto nei mercati locali. Sul fronte normativo, si ricorda che la regolamentazione europea, in particolare i regolamenti CE n. 1008/2008 sul diritto di esercizio dei servizi aerei nella Comunità, stabiliscono principi chiari in materia di libero accesso alle rotte e trasparenza tariffaria, ma la loro effettiva applicazione può divenire complessa nelle fasi di drastico ridimensionamento della concorrenza. 

Va infine valutata la capacità di risposta degli altri operatori: laddove le quote di mercato lasciate libere dal vettore irlandese dovessero essere rapidamente occupate da compagnie concorrenti, la transizione potrebbe risultare più indolore. Tuttavia, la tempistica e la sostenibilità economica di tali eventualità rimangono oggi ancora incerti. In sintesi, l’Italia si trova di fronte a una stagione di incertezza che richiederà attenzione sia da parte delle istituzioni pubbliche sia dei privati che intendano salvaguardare la mobilità e la competitività del settore dei trasporti aerei.



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