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Salari Reali, nonostante aumenti nel 2026-2027 non si riuscirà a recuperare il potere di acquisto secondo Upb

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di Marcello Tansini pubblicato il

Secondo l'Upb, nonostante i previsti aumenti dei salari nel 2026-2027, il potere d'acquisto degli italiani resterà inferiore rispetto al 2021: quali sono le cause, tra crescita economica, inflazione e rischi futuri

Negli ultimi anni, l’evoluzione dei salari e il loro impatto sulla qualità della vita dei lavoratori italiani hanno rappresentato uno dei temi centrali per economisti, imprese e famiglie. L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), nella sua recente nota di congiuntura, fornisce una fotografia dettagliata che lascia emergere un dato di fatto: il potere di acquisto, pur mostrando segni di recupero dal 2023 in avanti, non sarà pienamente ristabilito neppure entro il 2027.

Secondo le analisi dell’Upb, gli stipendi reali a fine 2027 risulteranno ancora di oltre due punti percentuali inferiori rispetto al 2021, nonostante gli aumenti contrattuali e il progressivo rallentamento dell’inflazione. Di conseguenza, sebbene le famiglie abbiano temporaneamente mitigato gli effetti dell’ondata inflazionistica recente, la perdita di capacità di spesa accumulata non sarà colmata nel medio termine. 

Salari reali nel 2027: perché il potere d’acquisto resta inferiore al 2021 nonostante gli aumenti

L’analisi dettagliata dell’Upb rende evidente come, nonostante i rinnovi contrattuali e alcuni segnali di incremento nelle retribuzioni, le famiglie italiane continueranno a confrontarsi con stipendi reali inferiori a quelli precedenti il ciclo inflattivo iniziato nel 2021. 

Innanzitutto, il periodo tra il 2022 e il 2024 è stato caratterizzato da un’accelerazione dei prezzi, frutto di molteplici cause tra cui l’impennata delle quotazioni dell’energia dovuta a tensioni geopolitiche internazionali e un contesto globale caratterizzato da continue incertezze. La rapidità con cui il costo della vita è aumentato ha provocato un’erosione del potere di acquisto che, secondo le analisi dell’Upb, difficilmente potrà essere recuperata in tempi brevi. 

La contrazione delle retribuzioni contrattuali orarie durante il 2025, passate da un +3,9% tendenziale nel primo trimestre a un +2,8% nell’ultimo, evidenzia un rallentamento che ha colpito in misura maggiore il settore privato, mentre la pubblica amministrazione ha potuto beneficiare del rinnovo dei contratti in ambiti come istruzione e sanità.

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla situazione dei rinnovi contrattuali nel settore privato, dove circa il 42% dei lavoratori risulta ancora in attesa di aggiornamento salariale. Una tale quota implica che una larga fetta di dipendenti risente di un mancato adeguamento degli stipendi rispetto all’andamento dell’inflazione. In questo scenario, il miglioramento stimato nel potere di acquisto per il biennio 2026-2027 si limita a una crescita media annua dell’1,5%, insufficiente a riportare i salari ai livelli pre-crisi.

Nella tabella seguente viene riepilogato l’andamento delle retribuzioni e dell’inflazione negli ultimi anni:

Anno Variazione retribuzioni contrattuali (media annua) Inflazione (indice dei prezzi al consumo)
2021 +2,1% +6,5%
2022 +2,5% +8,7%
2023 +3,1% +5,6%
2024 +3,4% +2,6%
2025 +3,1% +1,9%
2026-2027 (previsione) +1,5% annuo +1,7% annuo

Questi dati aiutano a comprendere perché il gap tra retribuzioni reali e costo della vita non si chiuderà facilmente. Sebbene l’inflazione sia tornata su valori moderati (inferiore al 2%), la crescita delle retribuzioni non è sufficientemente elevata da colmare la perdita di potere d’acquisto subita nei momenti più critici.

Bisogna, inoltre, considerare l’evoluzione del mercato del lavoro, con un aumento dell’inattività tra giovani e donne e la crescita della quota degli over 50 nella forza lavoro. Questo fenomeno, unito a una propensione al risparmio attestatasi su livelli superiori a quelli pre-pandemici (11,4% nel 2025), contribuisce a mantenere la domanda interna meno dinamica, con un effetto depressivo sugli investimenti e sulla produttività complessiva. L’incompleto rinnovo dei contratti, la crescita lenta e la mancata inversione degli stipendi in termini reali spiegano appieno il motivo per cui il potere di acquisto rimarrà su valori inferiori rispetto al 2021 anche a fine 2027.

Crescita economica, inflazione e prospettive: Pil, Pnrr e fattori di rischio fino al 2027

L'analisi dell’Upb individua diversi fattori macroeconomici che influenzeranno la traiettoria dei salari e della capacità di spesa nei prossimi anni. Il Pil italiano, secondo le ultime stime, si prevede in crescita dello 0,5% nel 2025 e di uno 0,7% sia nel 2026 che nel 2027.

Questa ripresa resta fragile e trainata prevalentemente dalla domanda interna, con un apporto significativo dall’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Tuttavia, l’Upb sottolinea come il permanere di diversi rischi, soprattutto a livello globale e finanziario, potrebbero frenare l’economia nazionale anche nel medio periodo.

  • Contesto internazionale incerto: le principali minacce sono riconducibili a tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati finanziari e impatti non prevedibili legati ai cambiamenti climatici, che possono alterare l’andamento della domanda estera e degli scambi.
  • Debole produttività e investimenti: sia il rallentamento degli investimenti sia una dinamica poco brillante nella produttività del lavoro continuano a rappresentare ostacoli al rafforzamento della crescita.
  • Occupazione e disoccupazione: si prevede una crescita contenuta degli occupati e un tasso di disoccupazione attorno al 6%, evidenziando la difficoltà del mercato del lavoro nell’assorbire tutta la forza lavoro potenziale.
L’attuazione del Pnrr rappresenta un’opportunità rilevante per dare slancio all’economia, soprattutto in relazione a investimenti strutturali in settori quali infrastrutture, digitale e transizione ecologica. Tuttavia, la reale capacità del Piano di generare un impatto duraturo dipende dall’efficienza nella sua realizzazione e dalla tenuta della domanda interna, tenuto conto della prudenze nelle scelte di spesa da parte delle famiglie.

Sullo sfondo, resta la dinamica dei prezzi, che dopo il picco del triennio 2021-2023 si stabilizza su valori più bassi ma non tale da innescare un recupero automatico e pieno del potere d’acquisto. Il quadro complessivo, dunque, suggerisce che, in assenza di condizioni straordinarie, il percorso verso la riacquisizione dei livelli salariali precedenti alla crisi si preannuncia ancora lungo.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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