Il Senato ha approvato la riforma del servizio civile, ma cosa cambia davvero? Chi può partecipare, quali vantaggi concreti ci sono per i giovani e perché le nuove regole non saranno operative subito.
Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma del servizio civile il 27 ottobre 2026. Il voto finale, secondo le ricostruzioni, è stato di 80 favorevoli e 51 contrari, dopo il via libera della Camera dell’8 luglio. Detto questo, i giovani che pensano di trovare già regole nuove devono fare attenzione: si tratta di una legge delega, che fissa i principi e lascia al governo il compito di scrivere le norme di dettaglio, e al 3 novembre il testo attendeva ancora promulgazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Fino ad allora, e fino all’arrivo dei decreti, restano valide le regole attuali. Vediamo che cosa cambia davvero, chi può fare il servizio civile, quali sono i vantaggi e quando.
La legge, nota come disegno di legge sui giovani e il servizio civile universale, ha due anime. La prima riguarda le politiche giovanili: riordino delle norme, una definizione di «giovani» tra i 14 e i 30 anni, un Osservatorio permanente sulle politiche giovanili, la disciplina della Carta giovani nazionale e una nuova figura professionale, l’operatore socioeducativo per i giovani, ispirata al modello europeo dello youth work. La seconda riguarda il servizio civile universale: il governo dovrà rivedere il decreto legislativo 40 del 2017 e arrivare a un testo unico, con requisiti e termini più chiari per l’iscrizione degli enti all’albo, procedure semplificate per presentare e valutare i progetti, responsabilità distinte tra enti titolari e di accoglienza, controlli e sanzioni più trasparenti.
Il punto chiave è che la delega non cambia da sola la vita dei volontari. Il governo ha sei mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare i decreti legislativi: la Conferenza unificata ha 20 giorni per dare il parere, le commissioni parlamentari 30, e se il parere arriva a ridosso della scadenza il termine si allunga di 45 giorni. I decreti correttivi possono arrivare entro 12 mesi. Una fonte più datata, precedente al voto del Senato, parlava di due anni: i testi più recenti indicano sei mesi, e quelli sono i termini che riteniamo corretti.
La legge è anche a costo zero: contiene una clausola di invarianza finanziaria, quindi non stanzia risorse nuove per il servizio civile. La Carta giovani sarà finanziata con il Fondo per le politiche giovanili, che per il 2026 vale circa 54,9 milioni di euro.
Per ora valgono le regole attuali. Per il servizio civile universale serve avere tra 18 e 28 anni, cioè non aver compiuto 29 anni alla data della domanda. Possono partecipare i cittadini italiani, quelli di un Paese Ue e gli stranieri regolarmente soggiornanti, secondo le condizioni di ogni bando: l’obbligo di cittadinanza italiana era già caduto con la sentenza 119 del 2015 della Corte costituzionale. Restano cause di esclusione per specifiche condanne penali e per alcune incompatibilità con rapporti retribuiti presso l’ente.
La riforma interviene su questo punto: le cause di esclusione legate alle condanne penali saranno riviste, e secondo le ricostruzioni la platea potrebbe allargarsi. Quanto e come lo deciderà il governo con i decreti, quindi oggi non è possibile dire chi in più potrà partecipare. Anche l’età resta quella attuale finché i decreti non dicono altro: la fascia 14-30 della legge riguarda la definizione di «giovani» per le politiche giovanili, non il limite per il servizio civile. È un’interpretazione nostra del testo e conviene verificarla quando usciranno i decreti.
I vantaggi più concreti sono quelli già previsti dal bando nazionale in corso, che riguarda 3.767 operatori volontari su 263 progetti nei settori agricolo, ambientale, digitale e autofinanziato. Il servizio dura 12 mesi, con 25 ore a settimana oppure 1.145 ore complessive, e prevede un assegno mensile di 519,47 euro netti, esenti da Irpef, pari a 6.233,64 euro nell’anno. Ci sono poi copertura assicurativa, formazione, rimborso dei viaggi di andata e ritorno nei casi previsti e, a seconda del progetto, la certificazione delle competenze e il possibile riconoscimento di crediti formativi universitari, secondo le regole di ciascun ateneo.
Per chi conclude il servizio senza demerito, la riserva è del 15% dei posti nei concorsi pubblici per il personale non dirigenziale. Questo vantaggio compare tra quelli già indicati dal bando e anche tra quelli ripresi dalla riforma: nelle fonti che abbiamo letto non è chiaro se la legge lo introduca o lo confermi, quindi non va presentato come una novità certa.
La novità più chiara della riforma riguarda invece le competenze: i volontari potranno far certificare quanto appreso nel sistema nazionale di validazione, così l’esperienza diventa spendibile nel mercato del lavoro. Criteri, competenze certificabili ed enti coinvolti saranno definiti dal governo. Poi c’è la Carta giovani nazionale: sarà gratuita per i giovani dai 18 ai 35 anni, estesa agli stranieri regolarmente residenti, e con l’attivazione che diventa automatica invece di passare dalla registrazione sull’app Io. Le fonti non coincidono su quando parta: una la dà in vigore con la legge, un’altra rinvia a un decreto da adottare entro 60 giorni, con il decreto ministeriale del 2020 che resta valido nel frattempo.
La risposta realistica è che le modifiche non sono ancora in vigore. Il percorso è questo: prima la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, poi l’entrata in vigore della legge, poi i sei mesi per i decreti legislativi, che sono quelli che cambiano davvero le regole su requisiti, enti, progetti e competenze. Fino ad allora si continua con il decreto legislativo 40 del 2017. Alcune misure, come la Carta giovani, potrebbero partire prima, ma le fonti non sono concordi.
Il calendario per chi vuole fare domanda è più urgente. Il bando nazionale scade oggi, 6 novembre 2026, alle ore 14. La domanda si presenta online sulla piattaforma Domanda on Line, con Spid o Cie di livello 2, per un solo progetto e una sola sede, e una domanda salvata in bozza non risulta presentata. Gli stranieri che non possono avere lo Spid possono chiedere credenziali al Dipartimento. Chi ha già presentato la domanda poteva annullarla e ripresentarla entro le 14 del 5 novembre.
Restano poi le critiche della riforma, che riguardano i punti non risolti. Parte del Terzo settore teme che il nuovo testo non ribadisca in modo esplicito il divieto di scopo di lucro per gli enti, aprendo il dubbio sull’ingresso delle aziende, e che un orientamento maggiore al lavoro snaturi la funzione originaria del servizio civile. Sono posizioni di una parte del settore, riportate da una fonte, e non c’è ancora un testo definitivo dei decreti per valutarle.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...